Si apre al Teatro La Fenice di Venezia la Stagione 2018-19 dell’Associazione “Musica con le Ali”

 

Francesca Dego

Sta per iniziare la Stagione di Musica con le Ali al Teatro La Fenice di Venezia: giovedì 20 settembre, alle ore 17, la manifestazione prenderà il via con il concerto inaugurale della violoncellista Erica Piccotti, diciannovenne romana che attualmente frequenta la Kronberg Academy in Germania.
Erica Piccotti suonerà accompagnata dalla pianista Margherita Santi e dalla violinista Francesca Dego, la prima degli importanti musicisti che hanno deciso di sostenere il progetto di Musica con le Ali a favore dei migliori giovani talenti italiani; il trio tutto al femminile eseguirà musiche di F. Mendelssohn, E. Ysaye e R. Schumann.

Dopo il concerto, a tutti i partecipanti verrà offerto un brindisi con le musiciste a Palazzo Marin, grazie alla disponibilità di Rossella Serafini.

Erica Piccotti

La stagione, organizzata in collaborazione con il Teatro La Fenice, è interamente dedicata ai migliori giovani talenti italiani affiancati da musicisti già affermati e di grande fama che con la loro partecipazione daranno più valore e prestigio ai concerti.
Nel corso della stagione, composta di 11 appuntamenti, sul palco delle Sale Apollinee si alterneranno 17 giovani talenti che verranno affiancati da grandi nomi della musica come la violinista Francesca Dego, il violoncellista Enrico Bronzi, i pianisti Michele Campanella, la violoncellista Silvia Chiesa, Gloria Campaner, Itamar Golan e il cornista Martin Owen.
Il prestigioso progetto è stato reso possibile grazie al Teatro La Fenice che ha dimostrato particolari sensibilità e attenzione verso i giovani e il futuro della musica in Italia e soprattutto grazie all’intervento del Sovrintendente Fortunato Ortombina e al Direttore Generale Andrea Erri.

Margherita Santi

Esperienze culturali di livello in uno dei teatri più belli del mondo a costi ragionevoli, questa è la politica adottata dall’Associazione per dare a tutti la possibilità di assistere ai concerti: sono state applicate tariffe particolarmente contenute con ulteriori riduzioni per gli studenti e per i residenti nel Comune e nella Città Metropolitana di Venezia. I biglietti sono in vendita presso le biglietterie di Venezia Unica o direttamente a teatro.
Se si ha a cuore il futuro della musica e dei giovani musicisti italiani, non si può mancare a Venezia nei prossimi mesi!

Info: Tel. 0238036605 – info@musicaconleali.it

Grazia Rondini   www.lachiavediviolino.net

Un thriller musicale fra composizioni misteriose, calcolo combinatorio e intrecci amorosi

Nel linguaggio musicale, la “cadenza” è una formula armonico-melodica composta dalla successione di due o più accordi che conferiscono un senso di conclusione in una composizione.

Nella cadenza “d’inganno”, rispetto a quella “perfetta”, la naturale aspettativa dell’ascoltatore viene disattesa conferendo un senso di sorpresa e di sospensione che determinano un aumento d’interesse dovuto alla sensazione di posticipazione della chiusura ed un prolungamento del discorso musicale.

Il romanzo “Cadenze d’inganno”, opera prima del musicista e compositore Alessandro Sbrogiò, si dipana utilizzando sapientemente questo concetto della teoria musicale, conferendo alla lettura un ritmo vivace e fresco, caratterizzato da un susseguirsi di colpi di scena in cui la soluzione sembra apparentemente vicina, ma in realtà viene solo rinviata attraversando evanescenti intrecci amorosi, intrighi esoterici e musiche misteriosamente rinvenute, per concludersi in un finale inaspettato e sorprendente che fa riferimento agli eterni legami fra la musica e la matematica, tenendo col fiato sospeso il lettore fino all’ultima pagina.

Protagonisti del brillante thriller musicale, ambientato a Venezia, Parigi e Londra, sono i preziosi spartiti di Venanzio Storioni, un compositore sconosciuto vissuto nel Seicento: si tratta di una serie di “concerti per archi e basso continuo” portati alla luce da Arthur Weller, Direttore dell’Orchestra di Musica Antica di Venezia, che ora si appresta a diffondere grazie ad un tour europeo.

Purtroppo, qualche giorno prima della partenza, un violoncellista dell’orchestra scompare senza lasciare traccia. Viene chiamato a sostituirlo Sauro Parisi, un musicista un po’ impacciato, momentaneamente disoccupato e in crisi a causa di una recente separazione sentimentale.

Il violoncellista giunge a Venezia e, sedotto dall’atmosfera barocca della cittá lagunare e dal mistero artistico che avvolge Venanzio Storioni, si improvvisa lui stesso investigatore per far luce su alcuni omicidi legati al ritrovamento delle composizioni; ma ogni qual volta pare vicino alla soluzione, le vicende deviano inaspettatamente traiettoria, prendendo un’altra direzione.

“Cadenze d’inganno” é un giallo incalzante, meritatamente proclamato vincitore del Premio Letterario “Lorenzo da Ponte” 2017, un concorso letterario dedicato ai romanzi musicali inediti.
Pubblicato dalla Casa Editrice Diastema, si tratta dell’opera prima di Alessandro Sbrogiò, compositore e contrabbassista.

Alessandro Sbrogiò è nato a Catania ma è veneziano d’adozione, si é diplomato in contrabbasso al Conservatorio di Venezia ed é stato uno dei fondatori della Venice Baroque Orchestra e, più tardi, di Magister Espresso Orchestra con cui ha registrato e prodotto il CD di sue composizioni “Banda Vaga”.

Grazia Rondini    www.lachiavediviolino.net

Una star del violino sin dai primi passi con Violin Star edito da Curci

L’ Associated Board of the Royal Schools of Music di Londra è ritenuto l’ente più autorevole e accreditato per quanto riguarda la preparazione e gli esami sia teorici che pratici di musica: ogni anno 600 mila candidati, provenienti da 90 paesi, ambiscono al diploma rilasciato da ABRSM. 
La Casa Editrice Curci di Milano detiene l’esclusiva italiana per le pubblicazioni di ABRSM: fra i vari volumi presenti nel suo catalogo, spicca da quest’anno la serie “Violin Star” – volumi 1, 2 e 3 – , curata dal compositore, arrangiatore e insegnante di violino Edward Huws Jones.
La trilogia di Violin Star è stata realizzata pensando ai neofiti giovani e meno giovani che vogliano intraprendere i primi passi di un percorso musicale, in quanto raccoglie una selezione di 106 brani in totale, musiche note e meno note disposte in modo graduale e progressivo relativamente alle varie difficoltà di teoria musicale e tecnica violinistica, partendo dal livello di principiante fino al Grado 2. Ogni brano propone un apprendimento specifico ed è completato da accattivanti illustrazioni a cura di Mark Beech.
La metodologia e la didattica musicali più recenti sono oramai chiaramente orientati alla proposta dell’esecuzione di brani celebri, opportunamente selezionati e semplificati, da affiancare presto al percorso tradizionale affinché l’allievo abbia la sensazione di “fare musica” sin da subito, mentre affronta le difficoltà tecniche e teoriche più impegnative che potrebbero, altrimenti, rivelarsi noiose.
Tener conto dell’aspetto dell’ “eseguire grande musica” è a maggior ragione fondamentale per i giovani allievi di violino, uno strumento che all’inizio del percorso potrebbe rivelarsi troppo complesso, rischiando di demotivare al proseguimento dello studio.
Violin Star risponde pienamente a questa esigenza perché rappresenta una piacevole ma competente proposta che accompagna lo studente attraverso una selezione eccellente di brani, un repertorio testato e approvato dagli allievi delle Royal Schools of Music.
Ogni volume è completato da un CD audio in cui è presente sia l’esecuzione completa con il violino solista, sia quella solo con la base di accompagnamento.
Inoltre, per chi lo desiderasse, sono disponibili, in versione originale inglese, gli AccompanimentBooks, i libri con le parti di pianoforte e del secondo violino.

 

Grazia Rondini     www.lachiavediviolino.net

Trio Archè: il Romanticismo italiano torna alla ribalta. Incontro con Francesco Comisso, violino della formazione


Il Trio Archè si è formato in seguito all’incontro fra Dario Destefano, violoncello, Francesco Cipolletta, pianoforte, e Massimo Marin, violino. Sin dagli esordi, la formazione ha intrapreso un percorso concertistico di levatura internazionale fondendo un virtuosismo strumentale tipicamente italiano con una particolare attenzione rivolta alla forma e al suono.
Il repertorio del Trio Archè spazia dalle composizioni dei grandi autori (Beethoven, Brahms, Schumann, Dvorak, Mendelssohn, Ravel, Sostakovic) fino a quelle di musica contemporanea, ma ultimamente la ricerca dei tre musicisti si è orientata ai periodi del romanticismo e tardo romanticismo italiano che si collocano fra Otto e Novecento.
Di questa fervente attività, culminata con l’uscita del recente CD “Bossi Piano Trios”, ce ne parla Francesco Comisso, attuale violino del Trio Arché, a cui ho rivolto qualche domanda durante un incontro a Venezia, città in cui risiede con la famiglia.

Come nasce il Trio Archè e a cosa è dovuta la scelta del nome?

Il Trio Archè nasce a Torino nel 2001 dall’incontro fra tre affermati solisti che hanno svolto attività concertistica internazionale; nel 2014, io sono subentrato a Massimo Marin.
Il nome Archè deriva dalla parola greca ἀρχή – fonologicamente “archè”- che significa “principio” da cui ha origine ogni cosa. Nel nostro caso il suono rappresenta sia il comune punto di partenza, sia il nostro luogo d’incontro, il nostro principio generatore. La parola Archè sottintende, per noi componenti, anche il rispetto del suono originario quando, di comune accordo, scegliamo di mantenere una certa coerenza stilistica con l’anima del compositore che decidiamo di eseguire.

La vostra ultima incisione discografica con Brilliant Classics intende omaggiare un compositore meno conosciuto: Marco Enrico Bossi, ricordato principalmente per le sue doti di strumentista d’organo e per l’amicizia con Gabriele D’Annunzio che lo definì l'”Alto signore dei suoni”…

La scelta di incidere i vari Trio di Bossi è stata decisa di comune accordo con la casa discografica e rientra nel nostro progetto di far emergere un repertorio che ad oggi risulta ancora ingiustamente sconosciuto: la musica da camera italiana dalla seconda metà del Settecento in poi.
La cultura musicale italiana di questo periodo è classicamente legata alla tradizione operistica. Escludendo la sontuosità del repertorio barocco, la musica strumentale è stata totalmente oscurata dal melodramma e lo stesso Bossi è stato ottenebrato rispetto ai giganti della lirica di quel periodo e comunque, ancora oggi, è raro ritrovare nei programmi di Conservatorio o dei concerti da sala, i nomi di Respighi, Wolf-Ferrari, Bossi, Martucci.
Marco Enrico Bossi risulta essere il primo a voler fortemente creare una letteratura di musica esclusivamente strumentale in Italia, una letteratura che si contrapponesse coraggiosamente al luogo comune che vuole i compositori italiani di quel periodo, dediti esclusivamente alla tradizione operistica.
Nello stesso tempo Bossi si proponeva nel confronto con la grande musica cameristica europea verso la quale nutriva stima e devozione, ma subito dopo la morte, fu ingiustamente dimenticato. Per noi rappresenta una sorta di Brahms italiano, con lo stile e con una adesione all’estetica di Musica Assoluta simile a quella idealizzata da Eduard Hanslich.
Il primo trio op.107 e il Trio Sinfonico op.123 sono state per noi delle autentiche rivelazioni perché in essi abbiamo trovato la possibilità di esprimerci nel linguaggio più affine alle nostre capacità interpretative senza rinunciare alla nostra identità italiana.

Quali altri progetti discografici in cantiere, collaborazioni e concerti a breve?

Ad agosto uscirà il prossimo CD, ancora per l’etichetta olandese Brilliant Classics, con i due “trio” del compositore veneziano Ermanno Wolf-Ferrari di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario della morte.
Anche questo obiettivo rientra nel progetto del Trio Archè di divulgazione di quel repertorio cameristico italiano, un patrimonio nazionale ricco e intenso che non ha trovato il giusto
spazio e riconoscimento soprattutto all’estero.
In novembre invece incideremo, per l’etichetta giapponese Da Vinci Publishing, due cavalli di battaglia del Trio Archè: il trio n. 1 e il trio n. 2 per violino, violoncello e pianoforte di Felix Mendelssohn-Bartholdy.
Stiamo, inoltre, definendo i termini per una tournée in Messico in cui molto probabilmente eseguiremo il Triplo Concerto di Beethoven con l’Orchestra di Stato di Città del Messico.

Leonard Bernstein sosteneva che per suonare Bach è necessario “essere” Bach, per suonare Mendelssohn “essere” Mendelssohn ecc. Come la pensate a riguardo…

Credo che con questa frase Bernstein si riferisse alla necessità del raggiungimento di una sorta di “disidentificazione” da parte dell’interprete per poter arrivare al pensiero dell’autore: è un concetto a noi molto caro perché affine alla nostra idea di filologia.
Per noi la filologia musicale non è esattamente decidere se suonare con corde di budello o sintetiche oppure scegliere di usare l’arco barocco, dal momento che il nostro repertorio non lo richiede.
Noi vogliamo “entrare” nel pensiero del compositore e per fare ciò, l’interprete deve rinunciare alle proprie velleità narcisistiche. Il suono diventa quindi il mezzo attraverso il quale si veicola il pensiero. Ecco perché noi, come Trio Archè, diamo estrema importanza all’idea “comune” di suono cercando di coltivarla con l’umiltà dell’ascolto. Ogni volta è una meravigliosa sfida, un compito arduo che ci mette alla prova sia come musicisti che come persone.

Svolgete tutti attività didattica in Conservatorio: quali consigli vi sentireste di dare ad un giovane strumentista e a chi si appresta a costituire una formazione da camera?

Essendo personalità diverse abbiamo metodi didattici diversi, ma siamo accomunati dalla convinzione che la musica sia un preziosissimo strumento di emancipazione intellettuale, specie in questi tempi di profonda deriva culturale in cui troppo spesso il senso dell’oggettivo valore artistico è imposto oppure è soggetto a mistificazioni.
Nella nostra società abbiamo necessità di persone che rappresentino punti di riferimento e che orientino alla comprensione di ciò che è “Buono” e ciò che è “Bello” in senso universale.
L’educazione musicale, secondo noi, può condurre a questo risveglio critico perché è l’unica disciplina, in cui la pratica del controllo corporeo e la gestione delle emozioni, portano l’emisfero destro e quello sinistro a svilupparsi in modo armonico e in egual misura.
Per noi la cultura non è mero nozionismo, ma una capacità critica di visione del mondo.
Oggi la preparazione tecnico-strumentale nei giovani studenti non solo è sempre più elevata, ma addirittura scontata, quindi anche il saper contestualizzare storicamente un brano in maniera interdisciplinare, diventa un fattore determinante nel fare la differenza fra ciò che è uno strumentista e quello che è l’artista completo.
Un altro consiglio che sentiamo di dover dare è quello di coltivare l’educazione all’ascolto, sia musicale che umano.
Un ensemble cameristico è una forma di micro-società, come una famiglia, all’interno della quale ogni singolo individuo porta con sé un infinito spettro di caratteristiche qualitative che, una volta definito l’interesse o lo scopo del gruppo, devono essere riconosciute e accettate dagli altri membri.
Questo è possibile solo attraverso l’ascolto dell’altro. Sappiamo che avere la certezza di poter essere ascoltati, ben dispone qualsiasi individuo all’interno di un gruppo. L’attività dell’ascolto deve proseguire, poi, non solo fra gli elementi che compongono un gruppo ma anche nei confronti delle priorità che la musica richiede, come la consapevolezza ritmica, ad esempio. Mai quanto in una formazione cameristica è opportuno il detto africano secondo cui “Esiste la mia verità, la tua verità, e poi sopra di noi… la Verità”.

Quali strumenti ad arco usate abitualmente nelle vostre esecuzioni?

Dario Destefano suona con uno splendido violoncello di Giacinto Santagiuliana di Vicenza del 1821, uno strumento dalla profondissima sonorità che si sposa molto bene con il mio violino, un Dom Nicolau Amati di Bologna del 1735. Dom Nicolò Amati è stato un liutaio/sacerdote nato e vissuto a Bologna fra il 1662 e il 1752. Il suo vero nome era Nicolò Marchioni o forse Nicolò Melchioni, ma fu soprannominato “Amati” in omaggio alla celebre famiglia di liutai cremonesi in quanto i suoi violini si contraddistinguevano per le vernici di alta qualità orientate verso le tonalità del rosso.

Grazia Rondini     www.lachiavediviolino.net

Torna Entroterre Festival per valorizzare la musica a 360 gradi

Il Quartetto Fonè

Da giugno a settembre 2018 torna Entroterre, il festival regionale di musica, cultura e territori dall’anima itinerante e dal respiro internazionale: 4 mesi di programmazione, 60 eventi e decine di città coinvolte che legano l’Emilia e la Romagna in un progetto di valorizzazione della musica colta e tradizionale.
Organizzato da Romagna Musica – società cooperativa che dal ’98 si occupa produzioni musicali ed eventi – il festival propone diversi percorsi di cultura musicale:
“ClassicoAntico” offre un confronto tra musica barocca ed eccellenze musicali italiane di respiro internazionale e conta la presenza di illustri esponenti del panorama musicale internazionale come Concerto Italiano e Rinaldo Alessandrini, La Risonanza e Fabio Bonizzoni, i violoncellisti Antonio Meneses e Giovanni Ricciardi, il primo contrabbasso storico del Teatro alla Scala Giuseppe Ettorre, il quartetto Fonè, il premio Busoni Olaf John Laneri e il flautista Eyal Lerner.
“Entroterre Folk” per riscoprire la musica popolare di qualità con la partecipazione straordinaria dei Supersonus ( progetto ECM) e Peppe Voltarelli. 
Con “BlueJazz” si potrà assistere a serate magiche che ospiteranno all’interno, gruppi jazz emergenti e grandi nomi internazionali del soul e del blues.
Importanti le partecipazioni di Vince Valicelli, Italian Jazz Orchestra con Mirabassi e Zanchini, Trio Correnteza, Markus Stockhausen, Manuela Evelyn Prioli Trio.
“Ci vediamo all’alba” è una mini rassegna di concerti per ammirare il sorgere del sole ascoltando musica in silenzio con la partecipazione del chitarrista Claudio Piastra e il flautista Eyal Lerner.
“Didjin’Oz” per conoscere la musica tradizionale australiana, tra cultura aborigena e didgeridoo; “La Risonanza Barocca”, ovvero il meglio del barocco italiano in residenza tra concerti, master class e musica da camera; ci sarà anche la rassegna “Corsi di Alto Perfezionamento” tenuti da professionisti di massimo livello per formare al meglio i musicisti del futuro, giunti al loro ventiseiesimo anno di svolgimento ed infine la rassegna “TacaDancer” propone spettacoli itineranti, dove la storia della musica da ballo diventa protagonista.

Giovanni Ricciardi, Direttore Artistico del Festival

Questo l’intervento di Giovanni Ricciardi, violoncellista e Direttore Artistico di Entroterre, durante la Conferenza Stampa di presentazione: “Sono molto felice di poter presentare questa stagione di concerti, questo festival (dal latino festivalis cioè giorno di festa) all’insegna dell’eccellenza artistica e dell’umanità: una sorta di porta spirituale che apre ai diversi percorsi che vanno dalla classica al folk, dal perfezionamento musicale d’eccellenza al festival della cultura aborigena australiana al festival del Jazz; un insieme di percorsi legati dal fil rouge dell’arte che non solo crea cultura ed è cultura essa stessa, ma attira anche turismo qualificato e connessioni importanti fra i nostri territori.
Entroterre fra le terre, fra le culture, fra le persone, questo è il festival che presentiamo e anche il nostro desiderio.
Il festival e i suoi percorsi sono anche testimoni di evoluzione e costruzione nel tempo: basti pensare che i corsi di alto perfezionamento sono giunti alla loro ventiseiesima edizione, ventisei anni di musica e istruzione, una realtà costituita da dedizione, passione, impegno e serietà.
Un esempio di una realtà resiliente, un altro fiore all’occhiello di questa meravigliosa regione e del nostro paese.
In un momento di forti contrasti nella società, un momento storico in cui a mio avviso fare cultura e mantenerla viva rappresenta più che una missione, oggi diamo ufficialmente il via a questo festival con sessanta appuntamenti e otto percorsi, un’estate di eventi, concerti e manifestazioni, unica nel suo genere.
Ogni concerto verrà ripreso da Radio 3 che per l’edizione 2018 è nostro Media Partner.
Voglio ringraziare di cuore anche lo staff di Romagna Musica che sta lavorando senza sosta per il successo di questa iniziativa e chiaramente il suo Presidente in primis, Luigi Pretolani, collega, amico, vero e unico pioniere di questa iniziativa meravigliosa.”


www.entroterrefestival.it

Grazia Rondini       www.lachiavediviolino.net

La stagione 2018-2019 di Musica con le Ali prende il via con un programma denso di appuntamenti

Il 13 giugno scorso a Milano, in occasione della presentazione del CD della violoncellista Erica Piccotti assieme a Itamar Golan, il Presidente dell’Associazione Culturale Musica con le Ali ha presentato il programma dei concerti per la stagione 2018-2019, ripercorrendo con grande soddisfazione i momenti più salienti dell’incessante attività svolta finora a sostegno dei giovanissimi talenti della musica classica.
E’ trascorso poco più di un anno da quando a Milano è stata costituita l’Associazione Musica con le Ali, ideata da Carlo Hruby e dalla sua famiglia, per sostenere la crescita dei migliori giovani musicisti italiani attentamente selezionati nelle più prestigiose istituzioni di alta formazione: “I nostri concerti– dichiara Carlo Hruby  sono solo uno degli strumenti che la nostra Associazione mette in atto per promuovere i migliori giovani musicisti italiani. Abbiamo ideato questa stagione con l’obiettivo di offrire una reale opportunità di crescita professionale per i musicisti sostenuti dall’Associazione e al tempo stesso di avvicinare le nuove generazioni all’ascolto e alla conoscenza della musica classica.”

Le attività dell’Associazione spaziano dall’organizzazione di concerti in luoghi di grande prestigio al sostegno di masterclass di specializzazione, inserimento in festival e stagioni concertistiche, fino alla realizzazione di incisioni discografiche con le principali etichette e al supporto nella comunicazione.
In questo primo periodo sono state realizzate numerose iniziative, tra cui la rassegna “Da Firenze all’Europa” a Firenze, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti; diversi concerti a Venezia, all’Auditorium Lo Squero sull’Isola di San Giorgio Maggiore, al Conservatorio Benedetto Marcello e al Teatro La Fenice; due concerti all’estero, a Mosca e a San Francisco; il CD di esordio della violoncellista Erica Piccotti (Warner Music).
La stagione 2018/2019 vedrà l’Associazione impegnata in numerose iniziative.
Palcoscenico d’eccezione per i giovani musicisti sostenuti sarà la stagione di concerti nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia.
In calendario undici appuntamenti da settembre a giugno, nei quali a fianco dei giovani talenti sostenuti da Musica con le Ali si esibiranno spesso musicisti già affermati e di fama internazionale.
Al Teatro Sociale di Como, da ottobre a marzo, nell’ambito della stagione “Camera con Musica” del Teatro, si svolgeranno i concerti organizzati in collaborazione con Musica con le Ali nella suggestiva Sala Bianca.
Oltre a questi appuntamenti, gli artisti sostenuti dall’Associazione saranno impegnati in altre tre date al Teatro Sociale: una di queste vedrà la violoncellista Erica Piccotti aprire la stagione sinfonica del Teatro eseguendo il Doppio Concerto di Brahms con la violinista Laura Marzadori e l’Orchestra delTeatro Carlo Felice di Genova.
Dal lago di Como si vola a Genova, dove nel foyer del Teatro Carlo Felice ha luogo la stagione “Domenica in Musica”, parte della proposta concertistica del Teatro.
Nell’ambito della stagione si svolgeranno a partire dal 30 settembre sette concerti organizzati in collaborazione con Musica con le Ali. Con questi appuntamenti non si esaurisce la presenza di Musica con le Ali al Teatro Carlo Felice: il 27 ottobre Laura Marzadori si esibirà con il
celeberrimo  “Cannone”, il violino appartenuto a Paganini, nel concerto organizzato nell’ambito del “Paganini Genova Festival” nell’anniversario della nascita del compositore genovese.
Dal capoluogo ligure a quello toscano, dove Musica con le Ali organizza per la seconda volta la stagione “Note nel Limbo” nella chiesa dei Santi Apostoli e Biagio, una delle più antiche e suggestive di Firenze.
Sei concerti, da settembre a giugno, con protagonisti undici dei giovani musicisti di Musica con le Ali. A Firenze si svolgerà inoltre per il secondo anno consecutivo il festival “Da Firenze all’Europa”, frutto di un accordo pluriennale tra Musica con le Ali e le Gallerie degli Uffizi.
Le due rassegne della stagione 2018/2019 – la prima in programma dal 21 al 24 novembre e la seconda dal 27 febbraio al 2 marzo, per un totale di dodici concerti che vedranno anche la
partecipazione dell’Orchestra Senzaspine e del Quartetto Adorno – si svolgeranno nella Sala Bianca di Palazzo Pitti.
Un connubio vincente tra opere d’arte e grande musica che costituisce un’importante valorizzazione dei beni museali e dei giovani musicisti di talento.
Oltre ai concerti a Venezia, Como, Genova e Firenze, nel corso della stagione i giovani talenti di Musica con le Ali saranno protagonisti di numerosi appuntamenti a Milano e in altre città in Italia e all’estero.

www.musicaconleali.com

Grazia Rondini     www.lachiavediviolino.net

Shlomo Mintz presenta a Venezia “Quatre Hommages”, la sua composizione pubblicata con la Casa Editrice Curci

Crediti: Yonathan Weitzman

Il violinista, violista e direttore d’orchestra Shlomo Mintz, questa sera presso le Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia, alle ore 20, presenterà al pubblico la sua ultima composizione, la Sonatina “Quatre Hommages” per violino e pianoforte, accompagnato dal pianista Roberto Prosseda. 
Il concerto è organizzato dall’Archivio Musicale Guido Alberto Fano Onlus e sarà replicato domenica 17 giugno all’Auditorium Pollini di Padova alle ore 20.30. 
Sono in programma anche musiche di Mendelssohn, Fano e Franck.  
I due concerti coincidono con l’apertura di un’importante collaborazione fra l’artista e la Casa Editrice Curci: la Sonatina “Quatre Hommages” per violino e pianoforte sarà la prima pubblicazione firmata dal violinista israeliano per la storica casa editrice milanese specializzata. 
La composizione che evidenzia influenze classiche, romantiche e contemporanee è stata dedicata dall’artista ai suoi genitori.

Violinista virtuoso, violista e direttore d’orchestra, Shlomo Mintz si esibisce sui palcoscenici internazionali più prestigiosi con le orchestre e i direttori più celebri. Nato a Mosca nel 1957, a due anni è immigrato in Israele con la famiglia e a undici ha  debuttato con la Israel Philharmonic Orchestra. Poco dopo, Zubin Mehta gli ha chiesto di sostituire Itzhak Perlman, per indisposizione, nel Primo Concerto per violino di Paganini. A 16 ha suonato per la prima volta alla Carnegie Hall sotto l’egida di Isaac Stern. A 20 ha firmato il contratto con Deutsche Grammophon. Da allora suona e tiene masterclass in tutto il mondo. Tra i numerosi riconoscimenti che ha ricevuto: il “Diapason D’Or”, il “Gramophone” e l’“Edison Award” e il “Cremona Music Award”.

Info: www.archiviofano.it  

Grazia Rondini    www.lachiavediviolino.net

Il nuovo disco del Trio Archè è dedicato al compositore Marco Enrico Bossi


Esce per Brilliant Classics il nuovo disco del Trio Archè, una delle più prestigiose formazioni europee da camera, dedicato a Marco Enrico Bossi (1861-1925), definito da Gabriele D’Annunzio come “alto signore dei suoni”.
Così inizia la grande produzione cameristica tardoromantica italiana: due trii, Op. 107 e Op. 123, due esempi di musica assoluta, un atteggiamento nuovo e di respiro europeo, tramandato da Bossi ai suoi allievi, tra cui ricordiamo Gian Francesco Malipiero e Giorgio Federico Ghedini.
È un progetto di riscoperta quello che il Trio Arché, composto da Francesco Comisso (violino), Dario Destefano (violoncello) e Francesco Cipolletta (pianoforte), ha appena prodotto per Brilliant Classics, un unicum nel catalogo dell’etichetta olandese.
La scoperta di Marco Enrico Bossi (Salò 1861- Oceano Atlantico 1925), compositore di spiccata personalità che a cavallo tra due secoli, 800 e 900, si fece interprete di una concezione musicale transnazionale e che, di fatto, inaugurò la grande produzione tardoromantica della musica da camera italiana, fino ad allora praticamente inesistente.
I due trii incisi, l’Op. 107 e l’Op. 123, sono due esempi emblematici di questa nuova idea di far musica e dell’estetica compositiva di Bossi. L’espressività dei tre strumenti non è solo il mezzo attraverso il quale far veicolare il pensiero dell’autore, ma il fine stesso. Due esempi di musica pura, assoluta, libera da qualsivoglia legame testuale o riferimento letterario, in perfetta forma-sonata.
Ma se il primo è ascrivibile a una scrittura classica, stilisticamente equilibrata e composta, il secondo è squisitamente romantico, irruento, a tratti dal sapore operistico. Il virtuosismo dei tre strumenti fa eco a soluzioni armoniche organistiche, strumento con il quale Bossi intraprese la carriera concertistica e per il quale fu assimilato ai colleghi e amici Cesar Franck e Camille Saint-Saëns.

TRIO ARCHÉ

Nato a Torino nel 2001 dall’incontro di tre affermati solisti, il Trio Archè intraprende fin da subito un percorso concertistico di levatura internazionale. Dario Destefano e Francesco Cipolletta con il violinista Massimo Marin prima, e con Francesco Comisso oggi, riconoscono in questa formazione una terra comune in cui il dialogo fra le parti scaturisce dal culto della forma e del suono. 
Il suono, principio generatore (in greco ἀρχή, archè) della musica, è quindi il punto di partenza e luogo d’incontro di questa formazione. Ed è attraverso la cultura del suono che da oltre quindici anni il Trio Archè si dedica sia alla grande letteratura cameristica composta per questa formazione, sia alla rivalutazione di quel tesoro nascosto che è il repertorio cameristico italiano, per secoli ottenebrato dal repertorio operistico. Alle composizioni dei grandi autori (Beethoven, Brahms, Schumann, Dvořák, Mendelssohn, Ravel e Šostakovič), il trio abbina con disinvoltura opere di compositori italiani come Bossi, Busoni, Casella, Martucci e Wolf-Ferrari. Il virtuosismo strumentale tipicamente italiano e l’esperienza concertistica internazionale dei tre interpreti si fondono in una lega forte e sincera.
Grazia Rondini      www.lachiavediviolino.net

I “Piombi” di Vivaldi con l’Orchestra Silete Venti! in esclusiva per Amiata Piano Festival

Foto: Carlo Bonazza

Lunghi applausi e standing ovation sabato scorso, 19 maggio, per il Concerto anteprima dell’Amiata Piano Festival che ha avuto come protagonista  “Silete Venti!”. 
L’orchestra barocca fondata e diretta da Simone Toni non ha smentito la critica musicale che l’ha definita rivoluzionaria per il modo rigoroso ma nel contempo appassionato con cui suona e compie studi sulla musica e la vita di Antonio Vivaldi. 
Al pubblico del Forum Bertarelli di Poggi del Sasso (Cinigiano, Grosseto) l’orchestra ha presentato un’esclusiva: ha suonato il “Nisi Dominus” di Antonio Vivaldi – un brano celebre  peraltro inserito nella colonna sonora dell’ultimo film di James Bond – rispettando per la prima volta e in modo scrupoloso una particolare indicazione esecutiva del “Prete rosso”.
Dopo approfondite ricerche sui manoscritti, Simone Toni ha scoperto e fatto ricostruire dei dispositivi speciali da applicare ai violini. 
Difatti, Vivaldi sulla partitura scrive precisando: “con i piombi”, un accorgimento che riproduce una singolare vibrazione sonora di grande suggestione e dai possibili significati alchemici. 
Per la prima volta dopo tre secoli, è stato possibile apprezzare una riproduzione vicina all’originale grazie anche alle eccezionali qualità del Forum Bertarelli, un gioiello di acustica inaugurato nel 2015 per ospitare proprio l’Amiata Piano Festival.
Standing ovation anche per il soprano Raffaella Milanesi e per gli altri brani vivaldiani in programma: le Sinfonie per archi “Il Coro delle Muse” e “Al Santo Sepolcro”, lo “Stabat Mater”, il Concerto per viola d’amore RV 394 e, come bis,  What power art thou di Henry Purcell.

Il festival riprenderà l’ultimo weekend di giugno e proseguirà sino a dicembre con musica sinfonica, da camera, jazz e tango, e degustazioni di vini sullo sfondo naturalistico della Maremma grossetana.
I prossimi concerti: Baccus (28/29/30 giugno e 1 luglio), Euterpe (26/28 luglio), Dionisus (30/31 agosto, 1/2 settembre), Concerti di Natale (8/9dicembre).

Info: www.amiatapianofestival.com – Tel. + 39 339 4420336

Grazia Rondini    http://www.lachiavediviolino.net

La saggia naturalezza di Shlomo Mintz.

 

Il 12 Maggio scorso Shlomo Mintz si è esibito presso l’Aula Magna della Sapienza di Roma per i concerti organizzati dalla I.U.C. (Istituzione Universitaria dei Concerti). Il mio ricordo di Mintz risale a circa una ventina di anni fa al Teatro Verdi di Pisa, dove ebbi occasione di poterlo ascoltare in modalità piuttosto singolare, per non dire originale: grazie agli amici dell’Orchestra Regionale Toscana spesso entravo in teatro insieme agli artisti, questo mi dava modo di scorrazzare allegramente dappertutto e di poter approcciare più liberamente ai camerini degli artisti e ai loro preziosi strumenti.

Quindi assistetti al concerto di Mintz da dietro le quinte, assieme a due o tre vigili del fuoco. A sipario ancora chiuso a un metro di distanza lo sentivo prepararsi suonando note in ordine sparso sul suo Guarneri del Gesù, un suono che udito a così breve distanza riusciva a colpirmi nel profondo. Anche in quell’occasione si esibì come violinista e direttore, un ruolo che sembra ormai connaturato nella sua figura di musicista e che mi è sembrato sempre svolgere in modo molto adeguato e personale.

L’unico appunto che potetti fare all’epoca fu che aveva suonato per l’ennesima volta uno dei concerti per violino di Mozart, ed erano in molti allora a suonarli, creando così una specie di inflazione che purtroppo non rendeva adeguata giustizia al genio di Salisburgo.

In questa occasione Mintz ha suonato su un violino di bottega stradivariana di autore incerto, databile a circa 20 o 30 anni dopo la morte del grande liutaio cremonese, uno strumento sicuramente meno blasonato di un leggendario Guarneri, ma in grado di stupire per la sua grande qualità e corposità di suono (lo strumento era montato con corde Peter Infeld).

Il concerto per due violini in Re minore di Bach è stato eseguito in modo misurato e forse grazie alle sue qualità come direttore, l’orchetra dei Solisti Aquilani è riuscita ad emergere in modo convincente riuscendo a creare una tavolozza di colori varia, equilibrata e bene impastata. Mi è sembrato che il primo violino dei Solisti Aquilani, Daniele Orlando, che ha accompagnato Mintz nell’esecuzione mostrasse in alcuni momenti una intonazione non proprio perfetta, ma comunque non tale da impedire all’ascoltatore di lasciarsi andare alla buona musica.

Le differenze timbriche tra i due violini erano evidenti,  suono ampio e vellutato quello di Mintz, più sopranino e leggermente nasale quello di Orlando, che proprio su questo aspetto hanno ben riempito e completato la scena sonora. Il violino di Mintz è di scuola cremonese, attribuito alla bottega di Antonio Stradivari, uno strumento cosiddetto “minore”, ma al mio orecchio in grado di rivaleggiare con qualsiasi altro grande strumento classico, grazie ad un suono ricco e corposo.

Ascoltare Shlomo Mintz è sempre una bella esperienza, ma nel suo caso si rimane affascinati anche dal suo sapersi muovere in modo discreto e senza eccessi, i passaggi di forza eseguiti sempre con grande naturalezza (mai vista una goccia di sudore imperlare la fronte di Mintz), ed una padronanza mai arrogante, che non sovrasta o stravolge lo spirito del compositore. Da questo punto di vista aggiungerei anche che si può eseguire Bach nella più pura tradizione novecentesca, con diapason a 440Hz, senza per questo ricorrere a confronti con esecuzioni filologiche.

I cosiddetti “strumenti originali” e un ritrovato modo antico di suonare è pur vero che ci restituiscono un mondo perduto di armonici, ma a mio parere non si deve cedere mai ad un rigore fondamentalista per cui gli autori antichi suonati “alla moderna” appaiano per questo poco probabili e perfino svuotati di significato.

Anche con il concerto per violino e archi in Re minore, che Mendelssohn scrisse a soli 13 anni, ci è apparso in tutta la sua freschezza, una ingenuità e fiducia nel futuro che solo una mente pura può concepire. Mintz oltre a suonare con determinata passione e bravura, è stato anche capace di raccontarci storie, in questo senso io lo reputo uno dei migliori interpreti contemporanei della musica classica.

Testo e fotografie di Claudio Rampini.