Concerti a Palazzo Pitti “Souvenir de Florence”.

 

Dal 27 febbraio al 3 marzo gli stucchi e i cristalli della Sala Bianca di Palazzo Pitti rifletteranno i loro bagliori su “Souvenir de Florence”, la seconda rassegna del ciclo di concerti “Da Firenze all’Europa”. 
L’iniziativa si inserisce all’interno di un accordo pluriennale tra l’Associazione Musica con le Ali e le Gallerie degli Uffizi e per la prima volta si svolge in un luogo unico ed eccezionale come la settecentesca Sala Bianca, il cui fascino senza tempo non mancherà di incantare gli spettatori. 

Un connubio vincente, quello tra opere d’arte e grande musica, che costituisce un’importante valorizzazione dei beni museali e, al tempo stesso, dei giovani interpreti di talento.
Protagonisti della rassegna saranno infatti alcuni dei migliori giovani musicisti italiani, sostenuti
dall’Associazione Culturale Musica con le Ali.
Dopo il grande successo del primo ciclo di concerti, che si è svolto lo scorso autunno, anche questa volta i visitatori di Palazzo Pitti potranno prendere parte agli eventi presentando il biglietto di ingresso al museo.
“Dopo il successo della prima edizione di Musica con le Ali a Palazzo Pitti – dichiara Eike
Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi – l’iniziativa ora si sposta nella Sala Bianca, luogo
storico della musica a Firenze, di grande suggestione sinestetica: l’acustica straordinaria e
l’elegantissimo ambiente neoclassico.”
“E’ con profonda soddisfazione– dichiara Carlo HrubyPresidente dell’Associazione Culturale
Musica con le Ali – che presentiamo questa nuova rassegna a Palazzo Pitti, resa possibile grazie
alla sensibilità dimostrata dal Direttore Eike Schmidt verso la valorizzazione dei giovani talenti
musicali che è l’obiettivo primario della nostra Associazione. Un sodalizio, quello tra la nostra
realtà e le Gallerie degli Uffizi, che è anche un incontro tra le opere più sublimi del nostro
patrimonio culturale e la grande musica, in un connubio vincente che promuove e fa vivere con
intensità entrambe le arti”.

Il 27 febbraio il primo concerto vedrà protagonista la pianista Lavinia Bertulli  alle ore 16 con musiche di Liszt e Schumann.

Il 28 febbraio sarà la volta di Federico Piccotti al violino e Chiara Cattani al pianoforte che faranno rivivere le note di Mozart, Nardini e Boccherini, sempre alle ore 16.

Giovedì 1 marzo gli appuntamenti saranno due: alle ore 11.30 con Fabiola Tedesco, violino, e Beniamino Iozzelli, pianoforte, che allieteranno i presenti con Malipiero, Dallapiccola, Messiaen e Chausson e alle ore 16 con Giulia Attili, violoncello e Lavinia Bertulli al pianoforte, con musiche di Shostakovich e Beethoven.

Anche venerdì 2 marzo i giovani musicisti si esibiranno in un concerto mattutino e uno pomeridiano. Ad iniziare alle ore 11.30 saranno Matteo Succi, clarinetto, e Ginevra Costantini Negri, pianoforte, con musiche di Cherubini, Mendelssohn e Weber; il pomeriggio alle ore 16 sarà la volta del trio formato da Erica Piccotti, violoncello, Emma Pamigiani, violino, e Margherita Santi, pianoforte, con musiche di Shostakovich e Mendelssohn.

Il 3 marzo si terranno gli ultimi due appuntamenti a chiudere il programma della rassegna, alle ore 11.30 e poi alle ore 16.00: il pianoforte di Margherita Santi trasporterà i presenti sulle note di Beethoven e Schumann, mentre nel pomeriggio Erica Piccotti, violoncello, accompagnata dall’Orchestra Senzaspine, concluderà la rassegna suonando Haydn, Paganini, Franchomme e Tchaikovsky.

Grazia Rondini  www.lachiavediviolino.net

Al via la II edizione di Gewa “Young Contest”, concorso per giovanissimi strumentisti ad arco


Torna a Cremona Musica il Gewa Young Contest dedicato ai giovanissimi musicisti.
Non poteva che celebrarsi nella città del violino la fase finale del concorso per giovanissimi violinisti, violisti e violoncellisti promosso da Gewa Music. 
Dopo il successo dello scorso anno, anche la seconda edizione del Gewa Young Contest culminerà all’interno della manifestazione internazionale Cremona MondoMusica: il 29 settembre si sfideranno i vincitori assoluti e i primi premi degli otto concorsi regionali, in programma fra l’inizio di marzo e la fine di maggio.
Il concorso è nato per sostenere le nuove generazioni di musicisti ed è aperto ai violinisti, violisti e violoncellisti fra i 6 e i 14 anni.
Molti i premi previsti: il vincitore assoluto riceverà 500 euro e avrà l’opportunità di suonare in concerto con I Musici, la celebre orchestra italiana di musica barocca.
Al secondo e al terzo andranno rispettivamente i pannelli acustici offerti da Puma Acoustics e un premio in denaro da 250 euro.
Nei concorsi regionali saranno assegnati ulteriori premi messi in palio da Gewa Music, come borse e astucci, mute di corde Larsen Strings e abbonamenti alla rivista specializzata ARCHI Magazine.
Il calendario dei concorsi regionali per accedere alla fase finale si apre il 3 marzo, con il Premio Biasin ad Azzano Decimo (PN), e si chiude con il Premio 3M Musica, che si terrà a Sassari fra il 26 e il 27 maggio.
Nel mezzo sono previsti altri sei concorsi in altrettante regioni; le informazioni sono reperibili sui siti internet dei concorsi regionali.

3-4 marzo: Premio Biasin –  www.biasin.com – Azzano Decimo  – (PN)
24-25 marzo: Premio Academia Cremonensis – www.academiacremonensis.it – Cremona
14-15 aprile: Premio Chroma – www.chromaviolini.it – Roma
28-29 aprile: Premio Liuteria Classica Jesi (Ancona)
5-6 maggio Premio Pentamusa – www.pentamusa.com – Rocca di Capri Leone (ME)
12-13 maggio: La Bottega della Musica String Contest – www.bomu.it – Reggio Calabria
18-19 maggio: Premio Real Music – www.real-music.it / www.luisi.it  – Luisi (Matera)
26.-27 maggio: Premio 3M Musica – www.3mmusica.it – Sassari

Grazia Rondini  www.lachiavediviolino.net

Guido Rimonda, uno Stradivari e l’anticonformismo in musica.

 

Ieri sera presso l’Aula Magna della Sapienza in Roma si è esibito il violinista Guido Rimonda accompagnato dalla “Camerata Ducale”, di cui è anche direttore. In programma musiche di Locatelli, Tartini, Paganini, Serra, Wieniawski, Williams, Ravel, Gluck, un panorama musicale cronologicamente vasto ed impegnativo che ha destato in me subito molta curiosità e aspettativa. Avevo già ascoltato il disco registrato da Rimonda per la Decca, “Le Violon Noir” e mi era piaciuto il suono pulito di questo musicista, ma come sempre l’ascolto dal vivo riserva sempre sorprese, nel bene e nel male.

Dopo un breve brano introduttivo dell’orchestra ecco che alle nostre spalle si ode il flebile suono di un violino, ci voltiamo e vediamo proprio lui, Rimonda che in modo del tutto inusuale ha fatto il suo ingresso procedendo lentamente dalle ultime file in direzione del palcoscenico. Procede con calma, il suono si fa più definito, già noto che è in grado di pervadere tutta la sala, un timbro decisamente caldo, in buona sostanza il classico suono di un violino italiano antico di pregio, ampio e mai aggressivo, udibile anche nei “piano” più sussurrati.

Sorrido all’idea di poter suonare il violino camminando, mi viene in mente “il violinista sul tetto”, cioè a dire che nella tradizione ebraica il suonare il violino mentre ci si muove o si è in un delicato equilibrio fisico (o anche semplicemente esistenziale), è cosa ardua perché il violino lo si suona con l’arco, in grado di registrare ogni minimo tuo sussulto ed ogni tuo sussurro.

Bene, mi dico, ci troviamo di fronte ad un virtuoso, vediamo un po’ fin dove vuole arrivare! e lo dico proprio con un senso di sfida. Come liutaio forse è il caso di aggiungere in un tragico gioco di parole che io sono “disincantato”, e che tutte le storie e leggende diaboliche e di mistero che circondano il violino e i violinisti non mi incantano più, ma non per questo il mio cuore  pur nella ricerca costante di un suono essenziale, si sia inaridito e reso cieco alla poesia.

Ed io sorrido quando Rimonda ci racconta di come Tartini compose il suo “Trillo del Diavolo”, di come Paganini avesse una fama diabolica sia in vita, che dopo morto, il dramma di Laura Lanza, Baronessa di Carini, che dopo essere stata colpita a morte impresse sulle pareti per l’eternità la sua mano insanguinata.

Sorrido e dopo avere ascoltato i suoi racconti, ascolto il suo suono e la sua musica, quella dello Stradivari “Leclair” anno 1721 e di Guido Rimonda, violinista contemporaneo che alcune cronache dipingono alto e pallido, magari un po’ lugubre. In effetti un po’ pallido lo è veramente, ma a me la sua figura non ispira niente di esoterico o di misterioso, vedo invece che suona con cura e disinvoltura, direi che mi comunica generosità e perfino simpatia.

Quello che mi colpisce è la straordinaria ricchezza di colori del suo suono e quello del suo violino, indubbiamente il “Leclair” 1721 riesce veramente a stregarti con un suono morbido e pervasivo, una dinamica indubbiamente poco comune che si ritrova solo nei migliori strumenti classici e meglio conservati. Invece il “Leclair” 1721 ne ha viste di tutte i colori, sul suo corpo le ferite dovute al tempo e agli uomini sono evidenti, eppure la voce è perfetta. E questo è quello che conta.

Tra i brani in programma quello che ho gradito maggiormente è stato “Le Streghe” di Paganini, che fu composto ispirandosi all’opera di Süssmayr  “Il noce di Benevento”, Rimonda affronta con grande disinvoltura le impervie virtù paganiniane, ottimo, definito e ben udibile il pizzicato della mano sinistra. Considerato che il programma di questa sera, oltre ad essere circondato da un’aura “maledetta, affronta un arco cronologico di composizioni di grandissima varietà esecutiva ed interpretativa, e che Rimonda ci offre perfino mettendosi a sedere sugli scalini del palcoscenico, ecco che la mia simpatia nei suoi confronti si trasforma in ammirazione.

Nelle esecuzioni dal vivo non faccio mai troppa attenzione alle inevitabili imprecisioni, ma nel caso di Rimonda non riesco a ricordare nessun momento in cui abbia avuta la benché minima caduta di stile o di intonazione, inoltre affronta un repertorio poco comune, quello che tra 1700 e 1800 noi liutai definiamo “di transizione”, riferendoci al fatto che ormai lasciati definitivamente al passato il Barocco e i suoi fasti, i violini classici affrontano una fase a cui nemmeno il “Leclair” è riuscito a sottrarsi: la montatura “alla moderna”, ossia quell’insieme di modifiche strutturali che hanno reso il violino barocco ciò che noi vediamo e costruiamo oggi.

Eppure anche in quell’epoca di profonde trasformazioni culturali e tecniche, l’influsso del Barocco nelle composizioni degli autori dell’epoca si avverte chiaro, e anche Rimonda che quel periodo sembra conoscerlo molto bene, forse anche per la sua profonda dedizione a Viotti, non tradisce la storia con vibrati veementi e arcate di un virtuosismo a volte selvaggio, che troppo spesso funestano le mie povere orecchie, come accade con altri interpreti, anche di gran blasone, di oggi e di ieri che a volte sembrano poco avvezzi alla realtà del “suono italiano”.

Rimonda e il suo “Leclair” ci restituiscono il valore del sussurro e del silenzio, così che ci si potrebbe chiedere dove il dolore e la sofferenza de “Le Violon Noir”, le inquietudini di Tartini e della Baronessa di Carini dove siano andati a finire,  si può rispondere solo che la musica, espressione artistica della nostra vita umana, racchiudono tutto. Ed è per questo che io stasera mi sento di sorridere al mistero, perché il suono di questo violino è senza ombre, è chiaro e luminoso,  “Le Clair” appunto, e niente ci fa pensare ad un “Violon Noir”.

Qualche parola su violino: il “Leclair”, pur nelle sue meravigliose doti sonore, è indubbiamente un violino che ha sofferto molto, quelle che si ritengono siano le tracce insanguinate dell’abbraccio di Jean Marie Leclair nei suoi ultimi momenti di agonia, sono evidenti. Ignoro al momento quanto sia da attribuire a verità o leggenda, ma è certo che quelle zone più scure sembrano essere state ripulite fin troppo a fondo (senza peraltro esser riusciti nell’intento), e che qualcosa abbia penetrato profondamente le fibre del legno, e che poi ritocchi e forse riverniciatura successive hanno reso ancora più evidenti. Che sia uno Stradivari autentico non è testimoniato solo dalla grandezza del suono, ma anche dalla forma stessa del violino, che in ogni copia non si riesce mai ad avvertire fino in fondo quella purezza di curve originaria, così come il taglio delle “effe” conserva sostanziosi bagliori dell’antica freschezza.

Testo e fotografie di Claudio Rampini

N-ICE CELLO, Giovanni Sollima e un violoncello di ghiaccio per riflettere sul futuro dell’ambiente


N-ICE CELLO è un progetto culturale integrato da un percorso musicale a cura del violoncellista Giovanni Sollima, creato per invitare alla sensibilizzazione riguardo al tema delle risorse idriche e della loro importanza a livello planetario.
Il progetto ha preso la forma di un tour scientificomusicale che attraverserà l’italia da nord verso sud e il cui protagonista sarà un violoncello di ghiaccio costruito appositamente dall’artista americano Tim Linhart nel mese di gennaio 2018, durante una residenza sul Ghiacciaio Presena in Trentino, presso il Passo Tonale.
La prima tappa del tour toccherà Trento lunedì 29 gennaio e precisamente il MUSE, il Museo delle Scienze di Trento. 
Lo strumento di ghiaccio proseguirà il suo viaggio, trasportato in una cella frigorifero mobile, facendo tappa all’isola di San Giorgio a Venezia e poi a Roma, per giungere il 9 febbraio al Politeama Garibaldi di Palermo – capitale italiana della cultura 2018 –  e qui le sue acque allo stato solido verranno consegnate alle correnti del Mar Mediterraneo.
Corrado Bungaro, direttore artistico, violinista e autore del docu-film made in Trentino che verrà trasmesso durante l’avento, si occuperà di raccogliere le riflessioni e le testimonianze di importanti artisti e pensatori incontrati lungo l’itinerario on the road. N-ICE CELLO delinea un percorso che richiama a un esodo di senso contrario, incrocia l’itinerario dei migranti che dalle terre senza acqua si spostano verso i paesi del Nord, in un esodo generato da molteplici ragioni tra i quali assumono importanza anche il cambiamento climatico e il degrado ambientale.
È l’acqua che ritorna, simbolicamente, come un atto di restituzione, nei paesi in cui scarseggia anche per motivi più globali e dove la crisi idrica causa conflitti e conseguenti migrazioni “climatiche” di massa.
Ed è proprio grazie all’arte e alla buona scienza che nascono i punti di incontro, per costruire dialoghi e promuovere occasioni di conoscenza e sensibilizzazione.

La serata del 29 a Trento prevede la presentazione del progetto da parte di Corrado Bungaro in dialogo con Tim Linhart, con le esecuzioni musicali al violoncello di ghiaccio di Sollima e gli approfondimenti scientifici sul tema dei ghiacciai e della risorsa acqua con Michele Lanzinger e i ricercatori del MUSE Christian Casarotto e Valeria Lencioni.
L’esecuzione con il violoncello di ghiaccio avverrà nella lobby del museo a riscaldamento spento con una temperatura attorno ai 15°. Si consiglia ai partecipanti di vestirsi con abbigliamento invernale adeguato.
A fine serata verrà offerta una degustazione a cura di Distilleria Marzadro. Prenotazione obbligatoria al numero 0461 270311 o su www.muse.it.

Grazia Rondini    www.lachiavediviolino.net

Anne Sophie Mutter a Roma dopo 26 anni.

 

Dopo ventisei anni di assenza, la violinista di Monaco di Baviera Anne Sophie Mutter torna a Roma a suonare il concerto per violino di Beethoven con l’Orchestra di Santa Cecilia, oggi Sabato 20 Gennaio 2018 è l’ultimo di tre appuntamenti che la Mutter ci ha donato, e a giudicare dal generale consenso e dal numero di spettatori presenti sembra anche abbia ottenuto un grande successo.

Il concerto per violino e orchestra op. 61 di Beethoven è una di quelle opere che nella letteratura violinistica non presenta al solista difficoltà insormontabili, paragonato a concerti altrettanto famosi di altri autori, come quello di Brahms, di Bruch o Mendelssohn, sembra addirittura facile.

Ma come ben sanno gli amici violinisti ed appassionati di musica, questa è una facilità del tutto apparente, poiché dal punto di vista interpretativo, complice anche l’assenza di un supporto virtuosistico che a volte sembra celare deficienze di ispirazione da parte dell’autore (e spesso anche da parte degli esecutori), il concerto per violino di Beethoven è in grado di mettere a dura prova i talenti di ogni ordine e grado, prova ne è il fatto che in tanti anni di frequentazione delle sale da concerto, molto raramente ho avuto occasione di ascoltare questo concerto eseguito con il giusto spirito.

Per questo motivo mi tengo care due datate incisioni, una di Gidon Kremer (con cadenza scritta da Schnittke) e l’altra di Arthur Grumiaux (cadenza di Kreisler), che personalmente considero le mie esecuzioni di riferimento.

Quindi confesso che è stato con uno spirito di cauto disincanto che mi sono apprestato a varcare la soglia della Sala Santa Cecilia, complice anche il fatto per me ormai assodato che nella sua austera bellezza, questo luogo non riserva doti acustiche tali da valorizzare al meglio compositori, orchestre, strumenti e solisti.

Il violino che la Mutter suona da più di 25 anni è uno Stradivari del 1710, il Lord Dunn-Raven, è uno strumento che si presenta in ottimo stato di conservazione, vernice chiara, appartenente al periodo migliore del liutaio cremonese.

La Mutter suona senza spalliera e questo ai miei occhi non può che essere un gran merito, vedere poggiare questo violino sulla sua spalla nuda, intervallato da un fazzoletto bianco a mo’ di cuscinetto, non solo riporta ad una scuola violinistica che si va sempre più rarefacendo, ma che dà subito un’indicazione di quanto la musicista sia consapevole del fatto che così facendo non è solo il violino a suonare, ma è l’intero suo corpo che si fa veicolo di trasmissione delle vibrazioni.

Questo particolare apparentemente marginale acquisirà una fondamentale importanza da lì a pochi minuti, quando la Mutter inizierà ad eseguire i suoi “pianissimo”, che definirei sussurri portati all’estremo della udibilità, e che pure per qualche mistero sono rimasti udibili nella loro interezza (almeno nella mia posizione laterale in galleria, non certo ideale).

Questo più di tutto mi colpisce della Mutter, il non temere di suonare piano e pianissimo, il privilegiare un delicato sussurro che conferisce a Beethoven quella necessaria componente di comunicazione discreta e intima, senza la quale non puoi dire di aver veramente capito questo compositore. E’ così che il suono diventa poesia.

Il vibrato della Mutter, così energico e spesso serrato, sembra provenire da altre epoche, ed ho sorriso pensando che forse molti suoi colleghi è probabile che definiscano come datata questa particolarità, ma nel Beethoven della Mutter vi sono state anche arcate molto ben meditate in cui non compariva nessun vibrato, che mi hanno restituito una dimensione settecentesca di cui pure Beethoven è stato erede.

E poi i portamenti, che nella scuola violinistica contemporanea sembrano essere quasi scomparsi del tutto, la Mutter li usa con grazia e disinvoltura, così come la cadenza di Kreisler, “esplosiva” e dirompente ma mai tale da perdere la dimensione di intimità da cui eravamo partiti.

Direi che questa della Mutter è stata una esecuzione di grande respiro e dinamica, i passaggi di forza in cui il violino “ruggisce” sui bassi, hanno contribuito a gettare nuova luce su questo concerto così impegnativo.

Inevitabili alcune, poche, imprecisioni: attacchi e note non pienamente centrate, che in una esecuzione dal vivo a mio parere diventano veicolo di una emotività che spesso manca in concerti eseguiti perfettamente a livello tecnico.

L’orchestra non mi è sembrata completamente all’altezza dell’arduo compito di tenere testa a siffatta interprete, ma non credo sia mancata la capacità dei musicisti o del direttore Pappano, mi chiedo quanto tempo abbiano avuto per provare e rodare questo concerto, a mio parere questo tempo nelle orchestre contemporanee non è mai abbastanza.

Grazie Frau Mutter, ci porteremo nella memoria la grazia dei tuoi delicati ed inconfondibili sussurri.

Testo e fotografie di Claudio Rampini

Erica Piccotti e Itamar Golan in concerto alla Fondazione Zeffirelli di Firenze

L’Associazione culturale Musica con le Ali in collaborazione con la Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, ha scelto la città di Firenze per il concerto inaugurale del 2018.
Venerdì 19 Gennaio alle ore 21.00 la giovane e talentuosa violoncellista Erica Piccotti e l’affermato pianista Itamar Golan si esibiranno nei suggestivi spazi dell’Oratorio fiorentino di San Filippo Neri, presso la Fondazione Zeffirelli nel primo concerto che li vede suonare insieme.
In programma autentiche pietre miliari della letteratura cameristica: la Suite n. 3 BWV 1009 per violoncello solo di Bach, la Sonata op. 119 di Prokof’ev e la Sonata in la maggiore di Franck.

L’Associazione Culturale Musica con le Ali è stata costituita a Milano nel dicembre 2016 per iniziativa di Carlo Hruby e della sua famiglia.
L’Associazione non ha fini di lucro e sostiene la crescita di giovani musicisti italiani, attentamente selezionati tra i migliori studenti dei conservatori e delle istituzioni di alta formazione.
I giovani talenti vengono supportati nel loro cammino formativo e aiutati ad affermarsi nella musica classica – e quindi a “spiccare il volo” – attraverso la creazione di un percorso personalizzato in base alle caratteristiche e necessità di ciascuno.
Concentrando la propria azione solo a favore dei migliori giovani musicisti italiani, l’Associazione Musica con le Ali realizza una serie di attività per la loro crescita e promozione che spaziano dall’organizzazione di concerti in luoghi di grande prestigio al sostegno di masterclass di specializzazione, inserimento in festival, rassegne e stagioni concertistiche, sostegno di realizzazioni discografiche, al supporto nella comunicazione, strumento fondamentale per la loro visibilità e per la valorizzazione delle loro capacità.

www.musicaconleali.it
Per informazioni: 02 38036605 – info@musicaconleali.it

Per acquisto biglietti rivolgersi alla biglietteria della Fondazione Franco Zeffirelli a Firenze
tel. 055 2658435 – ticket@fondazionefrancozeffirelli.com
Online circuito: www.ticketone.it

Grazia Rondini        www.lachiavediviolino.net

Viola da Gamba distrutta in un volo Alitalia.

Sulle pagine di Facebook gli scorsi giorni è comparsa una notizia che ha destato sgomento nei musicisti e nei liutai: la gambista brasiliana Myrna Herzog ha visto la sua viola da gamba pesantemente danneggiata nel volo Alitalia Rio de Janeiro – Tel Aviv ( con scalo a Roma), il tutto illustrato da immagini che non vorremo mai vedere.

La viola di M. Herzog come le è apparsa dopo la riconsegna da parte di Alitalia

Incredulo di fronte a tanto sfacelo mi sono premurato di verificare la notizia, poiché nella psicosi collettiva delle cosiddette “fake news”, ho contattato immediatamente la diretta interessata, mentre il suo messaggio (e relative fotografie), rapidamente facevano il giro della rete raccogliendo decine di migliaia di “like” e condivisioni.

Ignoro se per un malinteso senso di patriottismo, ma da parte di molti musicisti italiani è sorta immediata una levata di scudi in difesa di Alitalia tacciando Myrna Herzog con appellativi spesso offensivi, accusandola di superficialità e perfino di tirchieria, poichè secondo fonti non bene identificate questi musicisti hanno subito avuto le idee chiare su quanto accaduto, ossia che la Herzog avesse peccato nel non avere assicurato il suo strumento (una viola da gamba costruita dal liutaio inglese Edward Lewis nel 1685), nel non avere provveduto all’acquisto di un “extra seat” per il suo strumento (un posto supplementare), di avere usato una custodia “fragile”, di non avere apposto l’etichetta “fragile” su detta custodia, ed infine di aver lasciato che tale strumento fosse depositato nelle orride e gelide stive di un aeroplano di linea.

La carta d’imbarco del volo Alitalia di M. Herzog

La risposta da parte della stessa Myrna Herzog, che ho avuto la premura di contattare privatamente attraverso Facebook, non si è fatta attendere, ed oltre a confermare quanto accaduto ha tenuto a chiarire che la viola era innanzitutto assicurata, che aveva richiesto l’extra seat ma che non le fu concesso perché l’aereo aveva esaurito i posti disponibili, che la custodia dello strumento era in realtà una robustissima Gewa in fibra di vetro, che su detta custodia vi erano apposti almeno 4 adesivi “Fragile”, di cui uno in bella mostra nella parte anteriore, e che comunque le “orride stive” degli aeroplani sono in realtà luoghi le cui temperature e condizioni ambientali si possono regolare al pari di quelle del vano passeggeri. Ovviamente gli oggetti contenuti nelle stive dovrebbero essere vincolati appositamente dal personale addetto ai bagagli affinché il loro trasporto avvenga senza inconvenienti sia per i bagagli che per l’aereo stesso.

Premesso che il viaggio in aereo degli strumenti musicali rappresenta sempre una percentuale variabilissima di imponderabilità, le compagnie aeree hanno regole molto diverse tra loro, non sempre è possibile richiedere l’extra seat non solo perchè non vi sono posti disponibili, ma anche perché la custodia di un violoncello assicurata ad un sedile di un aereo può trasformarsi in un corpo contundente in caso di violenta turbolenza, bruschi atterraggi e in tutti quei casi in cui l’aereo è costretto a movimenti repentini. Ed infatti alcune compagnie non acconsentono al trasporto nel vano passeggeri di un violoncello o di strumenti comunque voluminosi semplicemente perché i sedili sono progettati per le persone e non per le cose.

Le versioni rilasciate dalla Herzog e da Alitalia non coincidono: la compagnia afferma che alla musicista fu offerta insistentemente la possibilità di acquistare un extra seat, ma che di fronte al suo diniego, le fu comunque promesso che la custodia destinata alla stiva fosse portata a mano, e per questo le fu sottoposto da firmare un foglio di scarico delle responsabilità della compagnia. La Herzog afferma anche che lo strumento, in previsione della custodia nella stiva (si era presentata al check in tre ore prima dell’orario di partenza), si era premurata di smontarlo completamente mettendo da parte accuratamente ogni componente mobile (ponticello, corde, cordiera, piroli, anima, bottone reggicordiera).

All’arrivo a Tel Aviv, la Herzog non vede giungere la custodia contenente la sua viola, ne chiede ragione al personale addetto, il quale dopo una breve ricerca riferisce che “lo strumento ha subito danni”, e che per averlo indietro deve firmare un ulteriore foglio. Al che lo strumento le viene riconsegnato e la Herzog si trova davanti a quel che nessun musicista vorrebbe mai trovarsi per nessuna ragione: custodia semiaperta, pesantemente danneggiata, strumento visibilmente danneggiato con la tavola armonica aperta da cima a fondo.

Myrna Herzog e le sue viole, a destra quella danneggiata.

La Herzog, che in 48 anni di attività musicale intensa e di molteplici spostamenti in aereo, tenta subito di contattare Alitalia ma non ci riesce, solo 3 giorni dopo la compagnia si fa viva con un laconico comunicato in cui si dichiara costernata per l’accaduto e che il danno le sarà risarcito nella misura di 1400 euro circa, che però non coprono nemmeno il valore di una custodia nuova. La Herzog lamenta comunque che ad oggi Alitalia, oltre al suddetto comunicato, non si sarebbe fatta viva nemmeno con una telefonata o attraverso uno dei suoi rappresentanti, almeno per far sentire alla sfortunata cliente un senso di umana solidarietà. Il che se rispondesse a verità non deporrebbe a favore di Alitalia e dei suoi modi di trattare con i viaggiatori.

In aggiunta è bene precisare che in un mondo come il nostro in cui le compagnie aeree movimentano milioni di passeggeri e relativi bagagli ogni giorno, gli incidenti accaduti agli strumenti musicali sono episodi tutt’altro che rari, e che riguardano tutte le compagnie, non solo Alitalia. A questo proposito è stata da tempo aperta una apposita petizione internazionale che chiama il consiglio d’Europa a pronunciarsi su regole precise che tutelino i musicisti e i loro strumenti che si recano in viaggio.

La ditta tedesca “Gewa”, produttrice della custodia che conteneva la viola da gamba, contattata dalla stessa Herzog sull’accaduto, si è dichiarata incapace di capire come una loro custodia in fibra, nata per assorbire ogni genere di urti e danneggiamenti anche pesanti, usata da loro stessi nei viaggi aerei come bagaglio ingombrante, non è mai capitato di assistere ad un episodio di simile gravità.

Nel frattempo Myrna ha ricevuto la confortante notizia da parte del suo liutaio di fiducia che lo strumento potrà essere riparato, anche se ciò richiederà tempo e capacità non comuni. Nella sua comunicazione la Herzog si dichiara innamorata dell’Italia e della sua cultura e che quanto accaduto riguardi una compagnia italiana (ripetiamo, una delle tante coinvolte in episodi del genere), le procura se possibile ancora maggior dispiacere.

In attesa di ulteriori notizie, mi auguro che Alitalia mostri una sensibilità ancora maggiore e che si arrivi a chiarezza sulle responsabilità di quanto accaduto.

E’ morto il violista Luigi Alberto Bianchi

Il violista Luigi Alberto Bianchi, secondo la notizia riportata da Violinchannel, è morto all’età di 72 anni a Roma. Bianchi fu considerato un’autorità su Paganini, fu prima viola dell’Orchestra Sinfonica della Rai, ha fatto parte del Quartetto di Roma e ha a lungo insegnato Viola presso il Conservatorio di Milano.

Grande virtuoso della viola e del violino, ha segnato un percorso inusuale tra i musicisti di fama internazionale. Proveniente da una famiglia di musicisti, L. A. Bianchi iniziò a studiare violino a 6 anni, ma fu con la viola che vinse una borsa di studio al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Si è diplomato all’età di 19 anni suonando il concerto per viola di Bartòk.

il violista M° Luigi Alberto Bianchi

Nel 1973 L. A. Bianchi fu scelto per la prima esecuzione della “Sonata per la gran viola” di Paganini, che egli eseguì su uno strumento originale Amati del 1595 (strumento in seguito passato alla storia per essere stato rubato). Bianchi ha anche registrato le tre suites per viola di Max Reger e nel 1980, poco prima del furto della viola Amati, una selezione di brani per viola e pianoforte eseguiti con Bruno Canino.

Dopo il furto, probabilmente amareggiato dall’impossibilità di poter tornare a suonare un altro strumento che possedesse le qualità di quello scomparso, Bianchi decise di passare al violino ed acquisì uno Stradivari del 1692, che poi cambiò con il “Colossus” del 1716, sempre di Stradivari, e che fu a sua volta rubato nel 1998.

L. A. Bianchi ci ha lasciato pregevoli registrazioni che effettuò per Dynamic e Naxos, tra gli altri gli “Encores” di Fritz Kreisler e le esecuzioni delle musiche di Nino Rota. Dotato di un talento non comune che si esprimeva in un suono caldo e generoso, Bianchi lascia un vuoto incolmabile. Nel video di Youtube un brano di Kreisler eseguito sul “Colossus”.

Una compagine di violoncelli si radunerà a Zagabria il 21 gennaio per celebrare il centenario della nascita di Antonio Janigro

Si avvicina la data del centenario della nascita di Antonio Janigro che ricorrerà il 21 gennaio 2018 e il mondo del violoncello è in fermento per i preparativi di un evento musicale storico che vedrà riuniti nella città di Zagabria musicisti provenienti da ogni parte del mondo.
Per rinnovare il ricordo e commemorare la nascita del Maestro Janigro, l’associazione a lui dedicata (AJA: Antonio Janigro Association con sede in Zagabria, presidente Dobrila Berković Magdalenić, allieva e assistente di Janigro), promuove un mega concerto che sarà ospitato nella sala più prestigiosa e rappresentativa della città, la “Vatroslav Lisinski”, proprio nella giornata del 21 gennaio.
Con lo spirito partecipativo che ha sempre contraddistinto le attività di Antonio Janigro, il concerto vedrà l’avvicendarsi di due ensemble, una composta da oltre 160 violoncellisti e l’altra più contenuta formata dai primi violoncelli delle orchestre slovene e croate fra cui spiccano i solisti Thomas Demenga, Andrej Petrač, Julius Berger, Michael Flaksman, Giovanni Ricciardi, Thomas Buric, Monika Leskovar.
Fra le teste di serie spicca Giovanni Ricciardi, violoncellista italiano impegnato da 30 anni nell’approfondimento e nella divulgazione della tecnica Janigro nel mondo assieme a Michael Flaksman, designato da Janigro stesso come erede della sua didattica (fu suo assistente al Mozarteum di Salisburgo).

La Concert Hall di Zagabria “Vatroslav Lisinski”

L’ evento che verrà trasmesso dai media nazionali ha come partner I Solisti di Zagabria, la città di Zagabria, la Croatian String Teacher Association e la storica azienda Thomastik-Infeld di Vienna.                                                    La carriera artistica di Antonio Janigro è intimamente intrecciata al patrimonio musicale della ex Jugoslavia: alla fine dell’estate del 1939, il violoncellista di origine milanese ancora ventenne – ma già considerato musicista completo e interprete apprezzato per la sua raffinata espressività –  si trovava in vacanza in Croazia e, a causa dello scoppio della guerra, vi rimase facendone il centro delle sue numerose attività.
Il conservatorio di Zagabria gli offrì la cattedra di violoncello e musica da camera: da quel momento le opportunità di approfondimento della didattica, lo portarono a fondare la scuola di violoncello Jugoslava e l’orchestra sinfonica della Radio e Televisione di Zagabria.
Formò l’ensemble “I Solisti di Zagabria”, una delle più prestigiose orchestre di musica da camera di tutti i tempi.
In seguito fu protagonista di concerti e manifestazioni che lo portarono ad esibirsi, ad insegnare, a dirigere, a registrare in tutto il mondo.

Giovanni Ricciardi e Michael Flaksman

Il virtuosismo umano e musicale, il metodo didattico innovativo, la capacità espressiva, il risoluto spirito di ricerca insieme al convinto desiderio di utilizzare la musica per abbattere le barriere sociali e politiche in un periodo storico caratterizzato da distruzione ed eventi bellici mondiali, hanno fatto di Antonio Janigro un grande didatta, una figura fondamentale per la formazione di generazioni di violoncellisti.
Tra i suoi allievi ne ricordiamo solo alcuni: Enrico Dindo, Julius Berger, Antonio Meneses, Giovanni Sollima, Mario Brunello, Michael Flaksman.

Fu direttore del Mozarteum di Salisburgo dove tenne anche masterclass di perfezionamento.

Grazia Rondini     www.lachiavediviolino.net

Tre giovani interpreti di talento spiccano il volo a Venezia


Ieri sera la Sala Concerti del Conservatorio di Venezia sito a Palazzo Pisani, uno delle più prestigiose residenze di Venezia, ha ospitato un concerto organizzato dall’Associazione Culturale “Musica con le Ali”
Strepitosi protagonisti sono stati tre musicisti italiani di grande talento, tutti classe 1997: la violinista Fabiola Tedesco, il violoncellista Giovanni Inglese e il pianista Beniamino Iozzelli, grazie ad un programma attentamente selezionato, hanno reso omaggio a sei compositori dando prova di altissima qualità tecnica.
Il programma della serata: F. Chopin, Studio in do diesis minore op. 25 n. 7 per pianoforte e Introduzione e Polonaise brillante op. 3 per violoncello e pianoforte,
R. Schumann, Adagio und Allegro Op. 70,
J. Brahms, Scherzo in do minore dalla Sonata FAE per violino e pianoforte,
P.I. Tchaikovsky, Valse Scherzo in do maggiore op. 34 per violino e pianoforte,
A.N Skrjabin, Sonata n. 4 in fa diesis maggiore op. 30 per pianoforte,
S. Rachmaninov, Trio elegiaco n. 1 in sol minore

Fabiola Tedesco ha frequentato il Conservatorio di Torino dove si è diplomata sedicenne con il massimo dei voti, lode e menzione speciale. Ha seguito masterclasses con V. Brodsky, U. Ughi, K.Takezawa e segue regolarmente le masterclasses di Ana Chumachenco in tutta Europa. Attualmente si perfeziona con Rudens Turku presso il Voralberger Landeskonservatorium di Feldkirch (Austria) e presso l’Accademia Perosi di Biella.
Suona un violino costruito da A. D’Espine (Torino, 1820). Il prestito di questo strumento rientra nell’attività del progetto “Adopt a Musician”.

Giovanni Inglese è allievo di Antonio Meneses all’ Università di Berna e all’Accademia “W.Stauffer” di Cremona. A soli 17 anni si diploma con il massimo dei voti, lode e menzione sotto la guida di Andrea Nannoni e Luca Provenzani presso il Conservatorio “L.Cherubini” di Firenze.
Ha preso parte a masterclass di violoncello dei maestri Frans Helmerson, Thomas Demenga, Asier Polo, Massimo Polidori, Yung Chang Cho, Vittorio Ceccanti e Francesco Dillon; e di musica da camera con Bruno Canino, Alfonso Ghedin e Giovanni Gnocchi.
Suona un violoncello di Peter Wamsley del 1750.

Beniamino Iozzelli ha studiato pianoforte con Giovanna Prestia e musica da camera con Daniela de Santis al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze diplomandosi nel 2016 col massimo dei voti, lode e menzione d’onore.
Attualmente si sta perfezionando con Riccardo Risaliti e Massimiliano Ferrati. Nel corso dei suoi anni di studio è risultato vincitore di oltre 15 concorsi pianistici, di composizione e di musica da camera, nazionali ed internazionali.

L’ Associazione Culturale Musica con le Ali  è stata costituita a Milano nel dicembre 2016 per iniziativa di Carlo Hruby e della sua famiglia.
L’Associazione non ha fini di lucro e sostiene la crescita di giovani musicisti italiani, attentamente selezionati tra i migliori studenti dei conservatori e delle istituzioni di alta formazione.
I giovani talenti vengono supportati nel loro cammino formativo e aiutati ad affermarsi nella musica classica – e quindi a “spiccare il volo” – attraverso la creazione di un percorso personalizzato in base alle caratteristiche e necessità di ciascuno.
Concentrando la propria azione solo a favore dei migliori giovani musicisti italiani, l’Associazione Musica con le Ali realizza una serie di attività per la loro crescita e promozione che spaziano dall’organizzazione di concerti in luoghi di grande prestigio al sostegno di masterclass di specializzazione, inserimento in festival, rassegne e stagioni concertistiche, sostegno di realizzazioni discografiche, al supporto nella comunicazione, strumento fondamentale per la loro visibilità.

Grazia Rondini        www.lachiavediviolino.net