Firenze: a Palazzo Pitti Concerto di Natale e presentazione del CD “From Florence to Europe”

A completare la magia dell’atmosfera natalizia, torna la grande musica tra i cristalli di una delle sale più celebri del patrimonio culturale italiano.
Domani, 14 dicembre, alle ore 16, un doppio evento contribuirà ad illuminare la Sala Bianca di Palazzo Pitti: un concerto di giovani eccellenze sostenute dall’Associazione Culturale Musica con le Ali e la presentazione del CD “From Florence to Europe”. 

Protagonisti del Concerto di Natale – frutto della collaborazione fra la Fondazione Enzo Hruby di Milano, l’Associazione Musica con le Ali, e le Gallerie degli Uffizi-  saranno Giulia Attili, giovane violoncellista sostenuta dall’Associazione Musica con le Ali, e il Quartetto Lyskamm che dal momento della fondazione nel 2008, ha raggiunto in breve la notorietà grazie al talento dei suoi musicisti: Cecilia Ziano (violino), Clara Franziska Schötensack (violino), Francesca Piccioni (viola) e Giorgio Casati (violoncello). In programma il Quartetto per archi in re minore K. 421 di Mozart e il Quintetto per archi in do maggiore op. 163 D. 956 di Schubert.

Il CD “From Florence to Europe” contiene gli estratti dei concerti tenuti lo scorso novembre a Palazzo Pitti: brani di Tchaikovsky, Brahms, Schumann e Janacek eseguiti dai giovani talenti di Musica con le Ali che si sono esibiti durante il Festival: Lucilla Rose Mariotti (violino), MartinaConsonni (pianoforte), Emma Pestugia (pianoforte), Giulia Attili (violoncello), Quartetto WertherEricaPiccotti (violoncello) e Lavinia Bertulli (pianoforte). Con loro anche gli affermati pianisti Roberto Arosio e Filippo Gamba, e l’Orchestra Senzaspine di Bologna diretta da FabioConocchiella.

L’opera è impreziosita dal brano “Concerto Rotondo” di Giovanni Sollima: il violoncellista ha aderito al progetto offrendo l’esecuzione di una sua composizione molto suggestiva, effettuando la registrazione proprio nella Sala Bianca degli Stucchi di Palazzo Pitti.
L’iniziativa è stata realizzata grazie a BartokStudio, a Raffaele Cacciola – Producer e Direttore Artistico per Giovanni Sollima – con la regia di Christian Frattima e la collaborazione di AlbertoChines.
Il CD sarà in vendita in esclusiva nei bookshop delle Gallerie degli Uffizi e degli altri musei di Firenze.
“Dopo il grande successo del Festival “Da Firenze all’Europa – dichiara Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi – sono lieto di annunciare questo emozionante concerto, che al perfetto connubio tra arte e musica che contraddistingue il Festival aggiunge il tocco magico del Natale. Con questo concerto e con questo CD desidero augurare Buone Feste a tutti i numerosi visitatori di Palazzo Pitti”.

“L’incontro tra le opere più straordinarie del nostro patrimonio culturale e la grande musica – dichiara Carlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby e Presidente dell’Associazione Musica con le Ali – rappresenta un connubio vincente che fa vivere con intensità entrambe le arti, grazie al talento dei giovani interpreti che si esibiscono in questa meravigliosa sala e che contribuiscono a promuovere i nostri beni culturali e il valore della musica classica. Siamo molto soddisfatti di trasmettere questa testimonianza ai visitatori di Palazzo Pitti e di condividere con loro la gioia della festa più bella dell’anno con questo concerto e con questo CD”.

E’ possibile assistere al Concerto di Natale e alla presentazione del CD presentando il regolare biglietto di ingresso a Palazzo Pitti, fino ad esaurimento posti.

Grazia Rondini  http://www.lachiavediviolino.net

Il canto di Anna Tifu

Per il terzo concerto della stagione “Minerva” presso l’Aula Magna della Sapienza (I.U.C. Istituzione Universitaria dei Concerti), ieri sera si è esibita la violinista Anna Tifu con il suo splendido “Marechal Berthier”, uno Stradivari del 1716, con musiche di Prokof’ev, Schumann, Chausson e Ravel (per il programma completo vedere qui), accompagnata dal pianista Julien Quentin.

Anna Tifu è una violinista particolare, non ama il virtuosismo fine a sé stesso, e pur possedendo qualità tecniche che le consentono di affrontare con agilità qualsiasi repertorio, le sue scelte sono spesso dirette su quei brani che le consentono di creare atmosfere di grande intensità lirica.

Cioè a dire che le pur impervie difficoltà tecniche di compositori come Paganini o De Sarasate, a volte servono per nascondere una certa povertà di ispirazione ed il canto che ne risulta è spesso privo di colore.

E se poi si pensasse per assurdo che Prokof’ev e Schumann siano scelte di comodo, solo un folle può arrivare a pensarlo, perché bisogna comunque possedere doti interpretative non comuni.

Per farla breve, far cantare un violino è una delle cose più difficili perché richiede una grande padronanza dell’arco, specialmente pensando ai pur talentuosi violinisti di scuola orientale, a nostro avviso piuttosto noiosi.

Il gesto violinistico di Anna Tifu è apparso sempre sicuro e ben calibrato, la voce del suo “Marechal Berthier” perfetta ed esemplare, ed ancora una volta, semmai servissero ulteriori conferme, essa resta un riferimento per quei liutai che oltre a costruire strumenti, avessero in proposito di perseguire bontà di timbro e ricchezza di armonici.

Alexandre Berthier fu un generale francese che condusse una guerra vittoriosa in Spagna, nel bottino di guerra vi era compreso questo violino di Stradivari costruito nell’anno 1716, costruito per la corte spagnola, e che Napoleone Bonaparte gli donò per compensarlo dei suoi buoni servigi.

Niente di questo violino può essere considerato fuori posto: la sua quarta corda, così ricca e dinamica, che esprime “quel” timbro che ha fatto storia fin da quando lo strumento fu trasformato da barocco in moderno e l’equlibrio tra le quattro corde, che lascia sempre libero il musicista di poter suonare senza fallo qualsiasi musica gli venga in mente di suonare.

Tenuto poi conto che lo strumento veniva suonato, complice il diligente pianismo di Julien Quentin, su uno Steinway gran coda, noto da sempre per l’eccellenza del suo timbro e la generosità dei suoi volumi sonori, Anna Tifu e il suo Stradivari hanno potuto raggiungere ogni angolo della sala senza apparenti difficoltà, anche nel più tenue sussurro.

L’unico appunto che ci sentiamo di fare è sul suono del pianista Julien Quentin, che forse per privilegiare la pur ottima ed eccellente Anna Tifu, è apparso leggermente in penombra rispetto al violino, a scapito di un impasto sonoro che a nostro parere avrebbe potuto essere più colorito e corposo.

Test e fotografie Di Claudio Rampini

Il Quartetto Ebène, rigore e leggerezza.

Sempre per il ciclo “Minerva” dell’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC), il secondo concerto della nuova stagione all’Aula Magna della Sapienza si è aperto con il Quartetto d’archi Ebène, composto nel 1999 da quattro giovani musicisti francesi, fattisi notare fin dai loro primordi per l’originalità dello stile e una certa agilità nel passare da un genere musicale all’altro senza apparenti sofferenze.

In programma musiche di Beethoven, Ravel e Brahms (il programma completo lo potete trovare qui), che per ampiezza cronologica e peculiarità di esecuzione richiede effettivamente non comuni qualità interpretative.

Ottimo il suono espresso dai giovani francesi , eseguito su strumenti antichi italiani (eccettuata la viola, proveniente dall’area tirolese),  che al di là del loro valore intrinseco, ci sono sembrati ben assemblati per un ottimo impasto sonoro, sia per qualità, che per volume.

Il quartetto op. 18 n. 5 di Beethoven ci è sembrato mancante di quella tensione drammatica a cui siamo abituati, ma considerando gli evidenti richiami mozartiani, anche questo tipo di interpretazione può avere una sua ragion d’essere.

Su Ravel niente da dire, la leggerezza metafisica era ben presente ed è stata restituita tutta la sua bellissima poesia. A questo punto verrebbe da fare una bella lista di luoghi comuni per cui agli italiani viene bene Verdi, ai tedeschi Wagner, agli spagnoli De Falla, e via dicendo.

Certamente il background culturale influisce moltissimo sulle esecuzioni e loro interpreti, ma sappiamo che la cosa non è poi così scontata fortunatamente, si pensi ad esempio alle leggendarie esecuzioni del Quartetto Italiano o del Quartetto Amadeus, che hanno espresso qualità ed eccellenza un po’ per tutti i compositori da loro frequentati.

Forse nel Quartetto Ebène è stata un po’ troppo prevalente la presenza del primo violino e una certa tendenza all’asetticità, che a nostro modesto parere caratterizzano spesso le esecuzioni dei giovani interpreti.

Impressione confortata dal fatto che eseguendo il bis “Milestones” di Miles Davis, improvvisamente è stata proiettata tutta la carica di calore e spontaneità che ci è sembrata mancare per i compositori classici, Brahms incluso.

Testo e foto di Claudio Rampini

Pubblicato l’Aggiornamento del Catalogo Tematico delle musiche di Niccolo’ Paganini

Niccolò Paganini, genio incontrastato, grande direttore d’orchestra, compositore, esecutore e improvvisatore. Apprezzato dai suoi stessi colleghi – Liszt, Chopin, Schubert, Schumann, Berlioz – ha precorso i tempi lasciando dietro sé un’immagine diabolica divenuta leggendaria: l’isteria del pubblico che precedeva i suoi concerti era del tutto simile a quella suscitata dalle moderne rockstar.

Sono tanti i suoi capolavori lasciati ai posteri, ma solo in tempi recenti, grazie al certosino lavoro di due studiose, si è potuto mettere ordine e catalogare tutto il materiale, sparso per il mondo, che porta tracce del suo operato, dei viaggi, dei concerti e degli incontri con personaggi celebri del suo tempo.

Giá nel 1982, il Comune di Genova, in occasione dei 200 anni della nascita di Niccolò Paganini, commissionò a Maria Rosa Moretti e Anna Sorrento  – due insegnanti di Conservatorio – il primo Catalogo tematico delle musiche di Paganini (CT) . Quest’anno, a distanza di 36 anni, in occasione della seconda edizione del Paganini Genova Festival 2018, è stato pubblicato l’Aggiornamento del Catalogo tematico (CTA), sempre a cura delle stesse studiose e grazie all’impegno sostenuto dall’Associazione Musica con le Ali presieduta da Carlo Hruby. 

Si tratta di un volume finemente rilegato di circa 300 pagine che richiama, per grafica e copertina, la prima pubblicazione.

Per osservare più da vicino questa interessante iniziativa culturale, frutto di decenni di ricerche e analisi accurate che hanno raggiunto città come Washington, Londra, Berlino, ho incontrato Carlo Hruby Presidente dell’Associazione e Maria Rosa Moretti.

Sappiamo che l’Associazione Musica con le Ali opera senza fini di lucro e finora si é dedicata al sostegno del percorso di giovani talenti della musica, a partire dall’organizzazione dei concerti fino alle incisioni discografiche con importanti etichette. Ho chiesto al dottor Hruby se l’appoggio a questo speciale progetto costituisca l’apertura ad un nuovo ambito di attività dell’associazione: 

“La pubblicazione di questo volume risponde ad uno degli obiettivi primari che la nostra Associazione si è prefissata fin dalla sua costituzione, ovvero sostenere i migliori giovani talenti italiani della musica classica e favorirne la crescita musicale, professionale e culturale nel senso più ampio del termine. Ritengo infatti che una base culturale solida –  che preveda anche lo studio e la frequentazione di autori e di opere meno presenti nei percorsi di studi dei conservatori e delle istituzioni di alta formazione –  sia il presupposto indispensabile e fondamentale per ogni musicista. Purtroppo, nel nostro Paese, importanti studi e ricerche spesso rischiano di cadere nel dimenticatoio a causa della costante carenza di risorse che ne impedisce la pubblicazione. Questa iniziativa rappresenta dunque un’operazione culturale per la nostra Associazione, in quanto offre ai musicisti la possibilità di approfondire la conoscenza dell’opera di uno dei compositori più importanti al mondo, quale è Niccolò Paganini. Rappresenta anche la nostra prima iniziativa editoriale e dà il via ad un filone importante delle nostre attività, abbiamo dunque voluto offrire un contributo in questa direzione, andando a valorizzare uno studio musicologico di grandissimo rilievo realizzato grazie alla competenza e all’impegno di Maria Rosa Moretti e Anna Sorrento. Il nostro augurio è che possa rappresentare uno strumento utile per i musicisti e gli appassionati del geniale compositore e, in generale, un’opportunità di approfondimento culturale.” 
L’autrice Maria Rosa Moretti, che risponde anche per conto della collega Anna Sorrento, ci fornisce alcuni interessanti dettagli relativi alle ricerche contenute nell’ultimo volume e alle differenze con il precedente catalogo: 

“Il catalogo del 1982 era costituito essenzialmente da opere provenienti dal corpus di musica custodito dallo stesso Paganini, in modo disordinato, in un prezioso baule, ereditato poi dal figlio Achille, che attraverso passaggi ereditari e vendite all’asta, era stato depositato nella Biblioteca Casanatense di Roma. Il contenuto del secondo volume proviene, invece, prevalentemente dagli archivi privati, in particolare l’archivio più ricco è quello degli eredi del violinista, allievo di Paganini, Camillo Sivori, la cui famiglia ha messo a disposizione molto materiale. Esistono, tuttavia, informazioni e opere firmate dal compositore appartenenti attualmente ad archivi privati di famiglie che non hanno dato il consenso ad accedere ai documenti. Nell’Aggiornamento vi sono contenute informazioni anche non strettamente musicali, sui luoghi e le istituzioni in cui sono custoditi i manoscritti e sulla storia della Collezione Postuma.  Per quanto riguarda le opere si tratta di pagine essenzialmente cameristiche composte entro il 1824. In tutto, nel primo catalogo si registravano 122 opere, mentre nell’Aggiornamento ne sono presenti 140 e di alcune abbiamo potuto correggere le date di composizione. Anche nel nuovo catalogo é presente un capitolo molto interessante: la Terza Sezione “Schizzi e abbozzi” contiene alcuni “Fogli d’Album” che testimoniano dei numerosi incontri di Paganini avvenuti durante la tournée europea (1828-1834), sostanzialmente appunti del compositore, ma anche autografi ai quali Paganini era solito accompagnare due o tre righi di musica.

Per informazioni e per chiedere una copia del del libro è possibile scrivere a info@musicaconleali.it

Grazia Rondini   www.lachiavediviolino.it

Gli archi dei Wiener Concert-Verein alla Sapienza

Il concerto, tenutosi lo scorso 16 Ottobre, ha aperto la nuova stagione 2018-2019 per il ciclo “Minerva” dei concerti della IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti), in programma musiche di Bruckner, Mozart, Čajkovskij, Dvořák e Brahms (per il programma completo vedere qui).

Formatisi nel 1987, il complesso dei Wiener Concert-Verein è composto da alcuni membri dei Wiener Symphoniker, dunque una selezione di altissimo livello di un’orchestra leggendaria che ha avuto tra gli altri, direttori come Furtwängler, Von Karajan, Sawallisch e Giulini.

Non parleremo di come questo straordinario ensemble abbia interpretato i vari compositori, argomento per il quale ci sarebbe da scrivere già parecchio, ma ci limiteremo, per così dire, all’aspetto del suono, che è poi la dimensione a noi, che ci occupiamo di strumenti ad arco, più congeniale.

Basterebbero solo un paio di definizioni come “straordinario” o “stupefacente” per concludere degnamente l’articolo, ma bisogna pur tentare di spiegare quello che a parole è difficile spiegare, perché il suono lo si ascolta, e per questo motivo cercheremo di descriverne le sensazioni che ha suscitato.

All’attacco del “Divertimento” di Mozart subito una sensazione quasi strana di meraviglia, capisci che ci sono persone che ti fanno capire che l’universo è fatto di musica, e che ad un certo punto non fanno altro che attingere da quel fiume che scorre ininterrotto e di cui avevi solo una vaga contezza.

Un suono unico, non solo nel suo genere, ma unico per la capacità di suonare tutti insieme con un unico spirito, una capacità istantanea di entrare nella musica (segno evidente, che per loro il flusso della musica non si interrompe mai), e che rapisce senza perdono l’attenzione dello spettatore.

E poi, mai senza una sbavatura, e quelle piccole incertezze che l’orecchio attento potrebbe definire “micro sfalsamenti”, magari nel picco di massima espressività in cui i sovracuti richiedono al musicista il massimo della sua capacità di tenuta del suono, scopri invece che sono voluti e che danno una “visione” tridimensionale della nota.

Ottima e ricercata anche la disposizione degli strumenti: 10 violini, 2 violoncelli, 1 contrabbasso, 3 viole, disposti così come sono stati elencati, con le viole all’esterno, posto di solito riservato ai violoncelli. Questa non è certo una posizione inedita, molte orchestre oggi vedono le viole più esposte, invece di seppellirle tra i secondi violini e la sezione dei violoncelli, ma lo stesso le viole è sempre difficile farle emergere, invece nel caso dei Wiener Concert-Verein, le viole non solo hanno suonato bene, ma se ne è potuto ascoltare distintamente il suono, pur essendo così ridotte di numero.

E questo grazie probabilmente al fatto che questi musicisti sanno ascoltarsi e hanno consapevolezza del suono che arriva al pubblico.

Anche i violoncelli, che in numero di due poteva sembrare che non potessero conferire corpo alla musica, ma che invece anche grazie al fatto di essere posti leggermente in alto su una pedana di legno, ha fatto sì che la poesia dei loro armonici pervadesse senza problemi la sala.

Anche il fatto che l’unico contrabbasso fosse posto dietro ai violoncelli, per di più senza l’ausilio di nessuna pedana, quindi leggermente nascosto alla vista del pubblico, non ha recato nocumento alcuno alla sostanza dei suoni bassi, anche perché è noto che le basse frequenze abbiano la proprietà peculiare di non temere ostacoli e di poter viaggiare su distanze lunghe e lunghissime.

Il tutto espresso con buoni strumenti, moderni nel caso delle viole, e “abbastanza antico” nel caso del primo violino che ha suonato con uno strumento di Jean Baptiste Villaume, quindi niente di particolarmente unico e prezioso, strumenti comunque di qualità che in mano a professionisti della musica hanno saputo regalarci un grande suono e una grande musica.

Grande anche la loro generosità, che ha regalato al pubblico ben tre bis, tre pòlke di Johann Strauss Jr.

Testo e foto di Claudio Rampini

Si apre al Teatro La Fenice di Venezia la Stagione 2018-19 dell’Associazione “Musica con le Ali”

 

Francesca Dego

Sta per iniziare la Stagione di Musica con le Ali al Teatro La Fenice di Venezia: giovedì 20 settembre, alle ore 17, la manifestazione prenderà il via con il concerto inaugurale della violoncellista Erica Piccotti, diciannovenne romana che attualmente frequenta la Kronberg Academy in Germania.
Erica Piccotti suonerà accompagnata dalla pianista Margherita Santi e dalla violinista Francesca Dego, la prima degli importanti musicisti che hanno deciso di sostenere il progetto di Musica con le Ali a favore dei migliori giovani talenti italiani; il trio tutto al femminile eseguirà musiche di F. Mendelssohn, E. Ysaye e R. Schumann.

Dopo il concerto, a tutti i partecipanti verrà offerto un brindisi con le musiciste a Palazzo Marin, grazie alla disponibilità di Rossella Serafini.

Erica Piccotti

La stagione, organizzata in collaborazione con il Teatro La Fenice, è interamente dedicata ai migliori giovani talenti italiani affiancati da musicisti già affermati e di grande fama che con la loro partecipazione daranno più valore e prestigio ai concerti.
Nel corso della stagione, composta di 11 appuntamenti, sul palco delle Sale Apollinee si alterneranno 17 giovani talenti che verranno affiancati da grandi nomi della musica come la violinista Francesca Dego, il violoncellista Enrico Bronzi, i pianisti Michele Campanella, la violoncellista Silvia Chiesa, Gloria Campaner, Itamar Golan e il cornista Martin Owen.
Il prestigioso progetto è stato reso possibile grazie al Teatro La Fenice che ha dimostrato particolari sensibilità e attenzione verso i giovani e il futuro della musica in Italia e soprattutto grazie all’intervento del Sovrintendente Fortunato Ortombina e al Direttore Generale Andrea Erri.

Margherita Santi

Esperienze culturali di livello in uno dei teatri più belli del mondo a costi ragionevoli, questa è la politica adottata dall’Associazione per dare a tutti la possibilità di assistere ai concerti: sono state applicate tariffe particolarmente contenute con ulteriori riduzioni per gli studenti e per i residenti nel Comune e nella Città Metropolitana di Venezia. I biglietti sono in vendita presso le biglietterie di Venezia Unica o direttamente a teatro.
Se si ha a cuore il futuro della musica e dei giovani musicisti italiani, non si può mancare a Venezia nei prossimi mesi!

Info: Tel. 0238036605 – info@musicaconleali.it

Grazia Rondini   www.lachiavediviolino.net

Un thriller musicale fra composizioni misteriose, calcolo combinatorio e intrecci amorosi

Nel linguaggio musicale, la “cadenza” è una formula armonico-melodica composta dalla successione di due o più accordi che conferiscono un senso di conclusione in una composizione.

Nella cadenza “d’inganno”, rispetto a quella “perfetta”, la naturale aspettativa dell’ascoltatore viene disattesa conferendo un senso di sorpresa e di sospensione che determinano un aumento d’interesse dovuto alla sensazione di posticipazione della chiusura ed un prolungamento del discorso musicale.

Il romanzo “Cadenze d’inganno”, opera prima del musicista e compositore Alessandro Sbrogiò, si dipana utilizzando sapientemente questo concetto della teoria musicale, conferendo alla lettura un ritmo vivace e fresco, caratterizzato da un susseguirsi di colpi di scena in cui la soluzione sembra apparentemente vicina, ma in realtà viene solo rinviata attraversando evanescenti intrecci amorosi, intrighi esoterici e musiche misteriosamente rinvenute, per concludersi in un finale inaspettato e sorprendente che fa riferimento agli eterni legami fra la musica e la matematica, tenendo col fiato sospeso il lettore fino all’ultima pagina.

Protagonisti del brillante thriller musicale, ambientato a Venezia, Parigi e Londra, sono i preziosi spartiti di Venanzio Storioni, un compositore sconosciuto vissuto nel Seicento: si tratta di una serie di “concerti per archi e basso continuo” portati alla luce da Arthur Weller, Direttore dell’Orchestra di Musica Antica di Venezia, che ora si appresta a diffondere grazie ad un tour europeo.

Purtroppo, qualche giorno prima della partenza, un violoncellista dell’orchestra scompare senza lasciare traccia. Viene chiamato a sostituirlo Sauro Parisi, un musicista un po’ impacciato, momentaneamente disoccupato e in crisi a causa di una recente separazione sentimentale.

Il violoncellista giunge a Venezia e, sedotto dall’atmosfera barocca della cittá lagunare e dal mistero artistico che avvolge Venanzio Storioni, si improvvisa lui stesso investigatore per far luce su alcuni omicidi legati al ritrovamento delle composizioni; ma ogni qual volta pare vicino alla soluzione, le vicende deviano inaspettatamente traiettoria, prendendo un’altra direzione.

“Cadenze d’inganno” é un giallo incalzante, meritatamente proclamato vincitore del Premio Letterario “Lorenzo da Ponte” 2017, un concorso letterario dedicato ai romanzi musicali inediti.
Pubblicato dalla Casa Editrice Diastema, si tratta dell’opera prima di Alessandro Sbrogiò, compositore e contrabbassista.

Alessandro Sbrogiò è nato a Catania ma è veneziano d’adozione, si é diplomato in contrabbasso al Conservatorio di Venezia ed é stato uno dei fondatori della Venice Baroque Orchestra e, più tardi, di Magister Espresso Orchestra con cui ha registrato e prodotto il CD di sue composizioni “Banda Vaga”.

Grazia Rondini    www.lachiavediviolino.net

Una star del violino sin dai primi passi con Violin Star edito da Curci

L’ Associated Board of the Royal Schools of Music di Londra è ritenuto l’ente più autorevole e accreditato per quanto riguarda la preparazione e gli esami sia teorici che pratici di musica: ogni anno 600 mila candidati, provenienti da 90 paesi, ambiscono al diploma rilasciato da ABRSM. 
La Casa Editrice Curci di Milano detiene l’esclusiva italiana per le pubblicazioni di ABRSM: fra i vari volumi presenti nel suo catalogo, spicca da quest’anno la serie “Violin Star” – volumi 1, 2 e 3 – , curata dal compositore, arrangiatore e insegnante di violino Edward Huws Jones.
La trilogia di Violin Star è stata realizzata pensando ai neofiti giovani e meno giovani che vogliano intraprendere i primi passi di un percorso musicale, in quanto raccoglie una selezione di 106 brani in totale, musiche note e meno note disposte in modo graduale e progressivo relativamente alle varie difficoltà di teoria musicale e tecnica violinistica, partendo dal livello di principiante fino al Grado 2. Ogni brano propone un apprendimento specifico ed è completato da accattivanti illustrazioni a cura di Mark Beech.
La metodologia e la didattica musicali più recenti sono oramai chiaramente orientati alla proposta dell’esecuzione di brani celebri, opportunamente selezionati e semplificati, da affiancare presto al percorso tradizionale affinché l’allievo abbia la sensazione di “fare musica” sin da subito, mentre affronta le difficoltà tecniche e teoriche più impegnative che potrebbero, altrimenti, rivelarsi noiose.
Tener conto dell’aspetto dell’ “eseguire grande musica” è a maggior ragione fondamentale per i giovani allievi di violino, uno strumento che all’inizio del percorso potrebbe rivelarsi troppo complesso, rischiando di demotivare al proseguimento dello studio.
Violin Star risponde pienamente a questa esigenza perché rappresenta una piacevole ma competente proposta che accompagna lo studente attraverso una selezione eccellente di brani, un repertorio testato e approvato dagli allievi delle Royal Schools of Music.
Ogni volume è completato da un CD audio in cui è presente sia l’esecuzione completa con il violino solista, sia quella solo con la base di accompagnamento.
Inoltre, per chi lo desiderasse, sono disponibili, in versione originale inglese, gli AccompanimentBooks, i libri con le parti di pianoforte e del secondo violino.

 

Grazia Rondini     www.lachiavediviolino.net

Trio Archè: il Romanticismo italiano torna alla ribalta. Incontro con Francesco Comisso, violino della formazione


Il Trio Archè si è formato in seguito all’incontro fra Dario Destefano, violoncello, Francesco Cipolletta, pianoforte, e Massimo Marin, violino. Sin dagli esordi, la formazione ha intrapreso un percorso concertistico di levatura internazionale fondendo un virtuosismo strumentale tipicamente italiano con una particolare attenzione rivolta alla forma e al suono.
Il repertorio del Trio Archè spazia dalle composizioni dei grandi autori (Beethoven, Brahms, Schumann, Dvorak, Mendelssohn, Ravel, Sostakovic) fino a quelle di musica contemporanea, ma ultimamente la ricerca dei tre musicisti si è orientata ai periodi del romanticismo e tardo romanticismo italiano che si collocano fra Otto e Novecento.
Di questa fervente attività, culminata con l’uscita del recente CD “Bossi Piano Trios”, ce ne parla Francesco Comisso, attuale violino del Trio Arché, a cui ho rivolto qualche domanda durante un incontro a Venezia, città in cui risiede con la famiglia.

Come nasce il Trio Archè e a cosa è dovuta la scelta del nome?

Il Trio Archè nasce a Torino nel 2001 dall’incontro fra tre affermati solisti che hanno svolto attività concertistica internazionale; nel 2014, io sono subentrato a Massimo Marin.
Il nome Archè deriva dalla parola greca ἀρχή – fonologicamente “archè”- che significa “principio” da cui ha origine ogni cosa. Nel nostro caso il suono rappresenta sia il comune punto di partenza, sia il nostro luogo d’incontro, il nostro principio generatore. La parola Archè sottintende, per noi componenti, anche il rispetto del suono originario quando, di comune accordo, scegliamo di mantenere una certa coerenza stilistica con l’anima del compositore che decidiamo di eseguire.

La vostra ultima incisione discografica con Brilliant Classics intende omaggiare un compositore meno conosciuto: Marco Enrico Bossi, ricordato principalmente per le sue doti di strumentista d’organo e per l’amicizia con Gabriele D’Annunzio che lo definì l'”Alto signore dei suoni”…

La scelta di incidere i vari Trio di Bossi è stata decisa di comune accordo con la casa discografica e rientra nel nostro progetto di far emergere un repertorio che ad oggi risulta ancora ingiustamente sconosciuto: la musica da camera italiana dalla seconda metà del Settecento in poi.
La cultura musicale italiana di questo periodo è classicamente legata alla tradizione operistica. Escludendo la sontuosità del repertorio barocco, la musica strumentale è stata totalmente oscurata dal melodramma e lo stesso Bossi è stato ottenebrato rispetto ai giganti della lirica di quel periodo e comunque, ancora oggi, è raro ritrovare nei programmi di Conservatorio o dei concerti da sala, i nomi di Respighi, Wolf-Ferrari, Bossi, Martucci.
Marco Enrico Bossi risulta essere il primo a voler fortemente creare una letteratura di musica esclusivamente strumentale in Italia, una letteratura che si contrapponesse coraggiosamente al luogo comune che vuole i compositori italiani di quel periodo, dediti esclusivamente alla tradizione operistica.
Nello stesso tempo Bossi si proponeva nel confronto con la grande musica cameristica europea verso la quale nutriva stima e devozione, ma subito dopo la morte, fu ingiustamente dimenticato. Per noi rappresenta una sorta di Brahms italiano, con lo stile e con una adesione all’estetica di Musica Assoluta simile a quella idealizzata da Eduard Hanslich.
Il primo trio op.107 e il Trio Sinfonico op.123 sono state per noi delle autentiche rivelazioni perché in essi abbiamo trovato la possibilità di esprimerci nel linguaggio più affine alle nostre capacità interpretative senza rinunciare alla nostra identità italiana.

Quali altri progetti discografici in cantiere, collaborazioni e concerti a breve?

Ad agosto uscirà il prossimo CD, ancora per l’etichetta olandese Brilliant Classics, con i due “trio” del compositore veneziano Ermanno Wolf-Ferrari di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario della morte.
Anche questo obiettivo rientra nel progetto del Trio Archè di divulgazione di quel repertorio cameristico italiano, un patrimonio nazionale ricco e intenso che non ha trovato il giusto
spazio e riconoscimento soprattutto all’estero.
In novembre invece incideremo, per l’etichetta giapponese Da Vinci Publishing, due cavalli di battaglia del Trio Archè: il trio n. 1 e il trio n. 2 per violino, violoncello e pianoforte di Felix Mendelssohn-Bartholdy.
Stiamo, inoltre, definendo i termini per una tournée in Messico in cui molto probabilmente eseguiremo il Triplo Concerto di Beethoven con l’Orchestra di Stato di Città del Messico.

Leonard Bernstein sosteneva che per suonare Bach è necessario “essere” Bach, per suonare Mendelssohn “essere” Mendelssohn ecc. Come la pensate a riguardo…

Credo che con questa frase Bernstein si riferisse alla necessità del raggiungimento di una sorta di “disidentificazione” da parte dell’interprete per poter arrivare al pensiero dell’autore: è un concetto a noi molto caro perché affine alla nostra idea di filologia.
Per noi la filologia musicale non è esattamente decidere se suonare con corde di budello o sintetiche oppure scegliere di usare l’arco barocco, dal momento che il nostro repertorio non lo richiede.
Noi vogliamo “entrare” nel pensiero del compositore e per fare ciò, l’interprete deve rinunciare alle proprie velleità narcisistiche. Il suono diventa quindi il mezzo attraverso il quale si veicola il pensiero. Ecco perché noi, come Trio Archè, diamo estrema importanza all’idea “comune” di suono cercando di coltivarla con l’umiltà dell’ascolto. Ogni volta è una meravigliosa sfida, un compito arduo che ci mette alla prova sia come musicisti che come persone.

Svolgete tutti attività didattica in Conservatorio: quali consigli vi sentireste di dare ad un giovane strumentista e a chi si appresta a costituire una formazione da camera?

Essendo personalità diverse abbiamo metodi didattici diversi, ma siamo accomunati dalla convinzione che la musica sia un preziosissimo strumento di emancipazione intellettuale, specie in questi tempi di profonda deriva culturale in cui troppo spesso il senso dell’oggettivo valore artistico è imposto oppure è soggetto a mistificazioni.
Nella nostra società abbiamo necessità di persone che rappresentino punti di riferimento e che orientino alla comprensione di ciò che è “Buono” e ciò che è “Bello” in senso universale.
L’educazione musicale, secondo noi, può condurre a questo risveglio critico perché è l’unica disciplina, in cui la pratica del controllo corporeo e la gestione delle emozioni, portano l’emisfero destro e quello sinistro a svilupparsi in modo armonico e in egual misura.
Per noi la cultura non è mero nozionismo, ma una capacità critica di visione del mondo.
Oggi la preparazione tecnico-strumentale nei giovani studenti non solo è sempre più elevata, ma addirittura scontata, quindi anche il saper contestualizzare storicamente un brano in maniera interdisciplinare, diventa un fattore determinante nel fare la differenza fra ciò che è uno strumentista e quello che è l’artista completo.
Un altro consiglio che sentiamo di dover dare è quello di coltivare l’educazione all’ascolto, sia musicale che umano.
Un ensemble cameristico è una forma di micro-società, come una famiglia, all’interno della quale ogni singolo individuo porta con sé un infinito spettro di caratteristiche qualitative che, una volta definito l’interesse o lo scopo del gruppo, devono essere riconosciute e accettate dagli altri membri.
Questo è possibile solo attraverso l’ascolto dell’altro. Sappiamo che avere la certezza di poter essere ascoltati, ben dispone qualsiasi individuo all’interno di un gruppo. L’attività dell’ascolto deve proseguire, poi, non solo fra gli elementi che compongono un gruppo ma anche nei confronti delle priorità che la musica richiede, come la consapevolezza ritmica, ad esempio. Mai quanto in una formazione cameristica è opportuno il detto africano secondo cui “Esiste la mia verità, la tua verità, e poi sopra di noi… la Verità”.

Quali strumenti ad arco usate abitualmente nelle vostre esecuzioni?

Dario Destefano suona con uno splendido violoncello di Giacinto Santagiuliana di Vicenza del 1821, uno strumento dalla profondissima sonorità che si sposa molto bene con il mio violino, un Dom Nicolau Amati di Bologna del 1735. Dom Nicolò Amati è stato un liutaio/sacerdote nato e vissuto a Bologna fra il 1662 e il 1752. Il suo vero nome era Nicolò Marchioni o forse Nicolò Melchioni, ma fu soprannominato “Amati” in omaggio alla celebre famiglia di liutai cremonesi in quanto i suoi violini si contraddistinguevano per le vernici di alta qualità orientate verso le tonalità del rosso.

Grazia Rondini     www.lachiavediviolino.net

Torna Entroterre Festival per valorizzare la musica a 360 gradi

Il Quartetto Fonè

Da giugno a settembre 2018 torna Entroterre, il festival regionale di musica, cultura e territori dall’anima itinerante e dal respiro internazionale: 4 mesi di programmazione, 60 eventi e decine di città coinvolte che legano l’Emilia e la Romagna in un progetto di valorizzazione della musica colta e tradizionale.
Organizzato da Romagna Musica – società cooperativa che dal ’98 si occupa produzioni musicali ed eventi – il festival propone diversi percorsi di cultura musicale:
“ClassicoAntico” offre un confronto tra musica barocca ed eccellenze musicali italiane di respiro internazionale e conta la presenza di illustri esponenti del panorama musicale internazionale come Concerto Italiano e Rinaldo Alessandrini, La Risonanza e Fabio Bonizzoni, i violoncellisti Antonio Meneses e Giovanni Ricciardi, il primo contrabbasso storico del Teatro alla Scala Giuseppe Ettorre, il quartetto Fonè, il premio Busoni Olaf John Laneri e il flautista Eyal Lerner.
“Entroterre Folk” per riscoprire la musica popolare di qualità con la partecipazione straordinaria dei Supersonus ( progetto ECM) e Peppe Voltarelli. 
Con “BlueJazz” si potrà assistere a serate magiche che ospiteranno all’interno, gruppi jazz emergenti e grandi nomi internazionali del soul e del blues.
Importanti le partecipazioni di Vince Valicelli, Italian Jazz Orchestra con Mirabassi e Zanchini, Trio Correnteza, Markus Stockhausen, Manuela Evelyn Prioli Trio.
“Ci vediamo all’alba” è una mini rassegna di concerti per ammirare il sorgere del sole ascoltando musica in silenzio con la partecipazione del chitarrista Claudio Piastra e il flautista Eyal Lerner.
“Didjin’Oz” per conoscere la musica tradizionale australiana, tra cultura aborigena e didgeridoo; “La Risonanza Barocca”, ovvero il meglio del barocco italiano in residenza tra concerti, master class e musica da camera; ci sarà anche la rassegna “Corsi di Alto Perfezionamento” tenuti da professionisti di massimo livello per formare al meglio i musicisti del futuro, giunti al loro ventiseiesimo anno di svolgimento ed infine la rassegna “TacaDancer” propone spettacoli itineranti, dove la storia della musica da ballo diventa protagonista.

Giovanni Ricciardi, Direttore Artistico del Festival

Questo l’intervento di Giovanni Ricciardi, violoncellista e Direttore Artistico di Entroterre, durante la Conferenza Stampa di presentazione: “Sono molto felice di poter presentare questa stagione di concerti, questo festival (dal latino festivalis cioè giorno di festa) all’insegna dell’eccellenza artistica e dell’umanità: una sorta di porta spirituale che apre ai diversi percorsi che vanno dalla classica al folk, dal perfezionamento musicale d’eccellenza al festival della cultura aborigena australiana al festival del Jazz; un insieme di percorsi legati dal fil rouge dell’arte che non solo crea cultura ed è cultura essa stessa, ma attira anche turismo qualificato e connessioni importanti fra i nostri territori.
Entroterre fra le terre, fra le culture, fra le persone, questo è il festival che presentiamo e anche il nostro desiderio.
Il festival e i suoi percorsi sono anche testimoni di evoluzione e costruzione nel tempo: basti pensare che i corsi di alto perfezionamento sono giunti alla loro ventiseiesima edizione, ventisei anni di musica e istruzione, una realtà costituita da dedizione, passione, impegno e serietà.
Un esempio di una realtà resiliente, un altro fiore all’occhiello di questa meravigliosa regione e del nostro paese.
In un momento di forti contrasti nella società, un momento storico in cui a mio avviso fare cultura e mantenerla viva rappresenta più che una missione, oggi diamo ufficialmente il via a questo festival con sessanta appuntamenti e otto percorsi, un’estate di eventi, concerti e manifestazioni, unica nel suo genere.
Ogni concerto verrà ripreso da Radio 3 che per l’edizione 2018 è nostro Media Partner.
Voglio ringraziare di cuore anche lo staff di Romagna Musica che sta lavorando senza sosta per il successo di questa iniziativa e chiaramente il suo Presidente in primis, Luigi Pretolani, collega, amico, vero e unico pioniere di questa iniziativa meravigliosa.”


www.entroterrefestival.it

Grazia Rondini       www.lachiavediviolino.net