Un’orchestra formata da 101 violoncelli e contrabbassi invade pacificamente Bertinoro


Venerdì 28 luglio alle ore 21,15, Piazza della Libertà a Bertinoro ospiterà il concerto dell’orchestra 101 Cellos & Bass, una pacifica invasione di violoncelli e contrabbassi che animerà il centro storico della cittadina romagnola in provincia di Forlì. 

Un evento eccezionale nell’ambito della rassegna ClassicoAntico di Entroterre, il festival dell’Emilia-Romagna che propone un ricco programma per valorizzare diverse culture musicali. L’ingresso è gratuito.

Dopo il grande successo di pubblico dei “101 Violoncelli per Genova”, il M° Giovanni Ricciardi –direttore artistico e presidente di Italian Cello Consort – arriva a Bertinoro per uno speciale appuntamento con 101 violoncelli e contrabbassi provenienti da tutta Italia e da diverse nazioni.

Un’esperienza unica per assistere a un live dove oltre 100 strumenti e 100 musicisti di ogni età ed estrazione si esibiranno in un repertorio pressoché illimitato, esaltando il suggestivo teatro naturale di Piazza della Libertà.

Tra gli artisti dello speciale evento ci saranno Michael Flaksman, didatta e solista di fama internazionale, allievo storico di Antonio Janigro; Sandro Laffranchini, primo violoncello del Teatro alla Scala e solista di spicco nel panorama musicale internazionale; Sergio Patria, già primo violoncello del Teatro Regio di Torino e solista di fama internazionale; Giuseppe Ettorre Primo Contrabbasso del Teatro alla Scala, Alessandro Serra altro Primo Contrabbasso del Teatro alla Scala, solisti di spicco nel panorama musicale internazionale; Giorgio Mirto, chitarrista e compositore fra i più interessanti del panorama internazionale; Marco AlgentiNicola BaroniMassimiliano Pace, e tanti altri.

Dirigerà la serata il M° Stefano Salvatori.

Grazia Rondini www.lachiavediviolino.it

L’ensemble Concerto Italiano celebra Claudio Monteverdi nell’ambito dell’ Entroterre Festival

Credit: Pasquale Juzzolino

Mercoledì 19 luglio Rinaldo Alessandrini, con il suo ensemble Concerto Italiano – uno dei più prestigiosi gruppi di musica antica del panorama internazionale – presenta un concerto dedicato a Claudio Monteverdi (Cremona, 1567 – Venezia, 1643) nell’ambito di Entroterre Festival.
L’appuntamento è fissato alle ore 21.15 nella Chiesa della Madonna del Popolo a Forlimpopoli.
Un’occasione unica, promossa da Entroterre Festival, per celebrare un artista che “nell’anno del 450esimo anniversario della sua nascita, sembra essere stato in gran parte dimenticato dall’Italia”, come ha dichiarato Alessandrini, ma anche per dare spazio al gruppo italiano e all’interprete che più hanno valorizzato il compositore cremonese nel mondo.
Dopo aver calcato le scene di teatri come l’Opéra di Parigi, La Scala di Milano, oltre a sale da concerto a Barcellona, New York, Siviglia, Milano, Napoli, Lugo, Tokio, Adelaide, Concerto Italiano dopo il concerto di Forlimpopoli, partirà per fare tappa in alcuni dei più importanti festival di musica antica in Italia: accanto ai madrigali del VII Libro, in programma le musiche vocali del suo grande contemporaneo Frescobaldi e due brani strumentali di Kapsberger, in un avvincente confronto tra la libertà espressiva del primo e la più composta, ma non meno emozionante, carica comunicativa degli altri due compositori.

Concerto Italiano è tra i gruppi italiani che hanno rivoluzionato i criteri d’esecuzione della musica antica, a partire dal repertorio madrigalistico e monteverdiano, fino a quello orchestrale e operistico per il repertorio settecentesco. Sulla scena della musica antica da 20 anni, l’ensemble è stato impegnato nella trilogia monteverdiana alla Scala, che ha debuttato a settembre 2009 con l’Orfeo, poi ripresa nel 2014 all’Opera Garnier di Parigi. Oggi le incisioni discografiche di Concerto Italiano sono considerate versioni di riferimento da critica e pubblico, a testimonianza del rinnovato interesse verso un repertorio rivisitato attraverso la sensibilità mediterranea.

Rinaldo Alessandrini è fondatore e direttore di Concerto Italiano: clavicembalista, organista e fortepianista, privilegia nelle scelte del repertorio la produzione italiana, attribuendo alle esecuzioni le caratteristiche di cantabilità e mobile espressività proprie dello stile italiano del XVII e XVIII secolo.
Oltre a curare l’attività di Concerto Italiano, conduce un’intensa attività solistica, è ospite di festival internazionali (in USA, Canada, Giappone, Europa), ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica discografica. Nel 2003 è stato nominato Chevalier dans l’ordre des Artes et des Lettres dal Ministro francese della Cultura. Oggi è accademico dell’Accademia Filarmonica Romana e registra in esclusiva per Naive. Recentemente ha diretto Semele di Handel (Toronto) e Il ritorno di Ulisse in Patria di Monteverdi (Torino)

Grazia Rondini   www.lachiavediviolino.net

Incontro ravvicinato con Erica Piccotti, astro nascente del violoncello

Photo Credit: Laure Jacquemin

Il suggestivo Auditorium “Lo Squero” dell’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, lo scorso 18 giugno, ha ospitato il concerto del talento emergente Erica Piccotti accompagnata al pianoforte da Monica Cattarossi, musicista già consolidata nel panorama internazionale.
La violoncellista romana, classe 1999, ha affrontato un programma con musiche di Schumann, Brahms, Debussy, Respighi e Stravinski, pagine particolarmente ricche di passaggi impegnativi, sfoggiando una padronanza e la precisione d’intonazione di chi può vantare già un brillante curriculum ed esperienza internazionale.
Il concerto è stato organizzato grazie alla collaborazione fra la Fondazione Giorgio Cini Onlus e l’Associazione Culturale “Musica con le ali” presieduta da Carlo Hruby.
Al termine del concerto che ha visto l’Auditorium gremito, Erica ha risposto ad alcune mie domande con la semplicità e la naturalezza tipiche della sua giovane età.

Erica si è diplomata in violoncello a 14 anni con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore, ha vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali, si è esibita in festival prestigiosi e sale come la Carnegie Hall, ha condiviso il palcoscenico con artisti quali Antonio Meneses, Miguel da Silva, Mario Brunello, Bruno Canino, Bruno Giuranna, Salvatore Accardo, Danilo Rossi, Massimo Quarta. Il suo debutto è avvenuto in occasione del Concerto di Natale 2012 che si tiene annualmente nella Camera dei Deputati.

Credit: Laure Jacquemin

Quali sono gli insegnanti con cui hai stabilito una sintonia tale da stimolarti a far emergere le tue capacità?
Certamente Francesco Storino, il mio primo insegnante, è stato molto importante nella mia formazione e rappresenta ancora un mio punto di riferimento: oltre ad avermi insegnato la tecnica, mi ha trasmesso l’amore e la passione per questo strumento, incoraggiandomi sempre a migliorare. A 14 anni, dopo il diploma al Conservatorio, ho conosciuto Antonio Meneses con cui ho subito stabilito una perfetta sintonia tanto che, nonostante la mia giovane età, mi ha accolto nella sua classe all’Hochschule der Kunste di Berna che ho frequentato per due anni ed attualmente presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona. Grazie a lui mi sono introdotta in ambito internazionale e ciò mi ha permesso il confronto con studenti provenienti da tutto il mondo. Tutti i suoi consigli sono preziosi, ma ciò che apprezzo di più è la libertà interpretativa che mi concede nell’esecuzione dei brani, permettendo lo sviluppo di una mia personalità, fermo restando il rispetto dello stile del compositore.

Considerata la giovanissima età, hai partecipato e vinto in innumerevoli concorsi. Quali sono a breve i tuoi prossimi impegni?
Grazie ai concorsi vinti, sia nazionali che internazionali, ho avuto l’occasione di farmi conoscere ed esibirmi in sale prestigiose come la Carnegie Hall di New York. I prossimi appuntamenti importanti saranno un recital a Palazzo Chigi Saracini all’interno del “Chigiana International Festival and Summer Academy”, un concerto al Teatro da Verme con i Pomeriggi Musicali dove eseguirò il doppio concerto di Brahms, oltre a numerosi altri eventi promossi dall’ Associazione “Musica con le ali” in location prestigiose come Palazzo Strozzi e Palazzo Pitti a Firenze e poi il concerto di Natale nella Basilica di Sant’ Ambrogio a Milano. All’estero, sempre a novembre, sarò in Cina al “Festival di musica da camera” di Chengdu e ad aprile volerò in Florida con Bruno Giuranna ed Antonio Meneses per il Festival “La Musica” a Sarasota .

Puoi raccontare del tuo approccio al violoncello e di quando hai compreso che sarebbe divenuto fondamentale per il tuo futuro professionale?
A casa mia si suonava sempre, mia mamma il pianoforte, mio fratello maggiore il violino ed io giocavo con gli strumenti che trovavo a disposizione, ma anche con flauti, trombe, chitarre, fisarmoniche. Un giorno, però, è entrato in casa il violoncello ed è stato amore a prima vista: mi è piaciuto subito il suo suono caldo, il fatto che lo potessi abbracciare e soprattutto che fosse più grande del violino di mio fratello! Molto più tardi, dopo i primi successi ai concorsi e grazie alle forti emozioni provate durante le esibizioni, ho compreso quanto importante sia per me suonare e ne ho sistematicamente conferma nei periodi in cui non ho in programma molti concerti. In questi momenti percepisco dentro me un grande vuoto e allora comprendo come il mio desiderio non sia semplicemente quello di suonare ma soprattutto quello di trasmettere e condividere le mie emozioni con il pubblico.

Il tuo ancora breve ma intenso percorso vanta collaborazioni che hanno lasciato il segno…

La prima tra tutte è stata la possibilità a soli 13 anni di suonare in duo con Mario Brunello, uno dei miei idoli, un incontro speciale che ha coinciso con il mio debutto: era la prima volta in cui mi esibivo assieme ad un’orchestra e per di più in diretta Rai, un’esperienza particolarmente intensa che rivivo ogni qualvolta rivedo il filmato. L’incontro con Brunello ed il successo del concerto mi hanno trasmesso grande motivazione a studiare con maggiori determinazione ed impegno. Sono seguite altre importanti collaborazioni con il mio insegnante Antonio Meneses, con Bruno Giuranna, Salvatore Accardo, Massimo Quarta e poi con Augustin Dumay, Louis Lortie, Miguel da Silva. Ognuno di questi incontri è stato per me molto formativo dal punto di vista musicale ma anche umano: ho compreso in modo tangibile come alcuni artisti più sono grandi, tanto più sanno essere semplici ed umili.

C’è un compositore che ami eseguire più di altri?
Mi trovo molto a mio agio nel repertorio romantico, amo particolarmente Brahms ed adoro i suoi quartetti con pianoforte. La sua musica è a volte appassionata e struggente, altre meditativa e serena, un po’ come me d’altronde.

Quali altri progetti stai condividendo con l’Associazione “Musica con le ali”?
Con l’Associazione Musica con le Ali è iniziata una bella collaborazione che mi permette di esprimere al meglio le capacità e di fare passi decisivi per il mio futuro nella musica. L’Associazione crede molto nelle mie possibilità e mi sta aiutando a raggiungere traguardi importanti sostenendomi, nei diversi aspetti dell’ attività, con varie iniziative e occasioni che contribuiscono ad arricchire la mia crescita come musicista. Proprio in questo periodo si sta definendo il progetto di un’incisione con un’importante casa discografica che con l’aiuto dell’Associazione spero di realizzare nei prossimi mesi. Però preferisco non anticipare nulla di più, per non rovinare la sorpresa.

Quando sei libera dagli impegni professionali, come preferisci trascorrere il tuo tempo, riesci a conciliare l’impegno della musica con le esigenze di una ragazza della tua età?

Amo viaggiare e leggere. La mia unica vera passione, però, rimane la musica. È chiaro che a volte mi pesa dover rinunciare a qualche serata divertente con gli amici, ma il sacrificio viene ripagato dalle emozioni che provo ogni qualvolta salgo sul palcoscenico: qui la stanchezza e le notti insonni sui libri di scuola svaniscono in un attimo.

Quale strumento usi abitualmente per i concerti, puoi descrivere le sue caratteristiche principali?
Grazie alla Fondazione Pro Canale suono un violoncello Francesco Ruggeri del 1692 di proprietà della Fondazione Micheli. È uno strumento dalle grandi potenzialità con un suono molto caldo e potente nei bassi, ma nello stesso tempo elegante e cristallino nella parte acuta. È molto importante avere uno strumento che mi conceda di esprimermi al meglio nei concorsi e durante i concerti. Colgo l’occasione quindi per ringraziare tutti coloro che sostengono, sotto vari aspetti ed ognuno con le proprie possibilità, noi giovani musicisti, dandoci prova di stima e fiducia.
Grazia Rondini  www.lachiavediviolino.it

Prende il via la 3° edizione estiva del Venice Music Master

Il Conservatorio Benedetto Marcello, una delle sedi dei Corsi

Dal prossimo 29 giugno e fino al 14 luglio, sotto la direzione artistica di Anna Trentin, violinista dell’Orchestra del Teatro La Fenice, si svolgerà la 3° edizione estiva di Venice Music Master (VMM) promossa dall’Associazione Culturale Venice Institute of Art&Music, corsi di Alto Perfezionamento Musicale e concerti al Teatro La Fenice, alla Fondazione Ugo e Olga Levi Onlus e al Conservatorio B. Marcello.
Questa edizione sarà caratterizzata da una scelta più mirata dei corsi di alto perfezionamento musicale e da una vasta offerta di concerti serali e mattutini durante i quali si esibiranno i docenti e gli allievi del Venice Music Master.
Le edizioni precedenti hanno visto un alto numero di studenti (circa 70), provenienti da tutto il mondo e sono molti gli studenti degli scorsi anni tornano a frequentare i corsi di Venice Music Master, riconoscendo la validità della proposta formativa.
Tra i fattori di successo di questo progetto vi sono la scelta del contesto di Venezia, storico luogo di studi musicali, la collaborazione e il forte sostegno degli operatori locali e del team d’eccellenza di docenti invitati, collaboratori di lunga data: Gilles Apap (violino),

Teatro La Fenice, sede didattica dei Corsi di Alto Perfezionamento

Roberto Baraldi (violino), Edoardo Catemario (chitarra), Diana Ketler (pianoforte), Roberto Prosseda (pianoforte), Alessandra Trentin (arpa), Pavel Vernikov e Svetlana Makarova (violino).
Per valorizzare di più l’iniziativa e dare risalto a questo appuntamento che rappresenta un’occasione di crescita professionale per numerosi musicisti, l’Associazione Venice Institute of Art&Music si è data una nuova struttura organizzativa, presieduta da Carlo Hruby e Anna Trentin alla Direzione Artistica, Andris Brinkmanis come vicepresidente, Presidente emerito Gabriele Gandini.
Questa ventata di rinnovamento porterà tante novità, molte delle quali già in fase di realizzazione.
Con VMM, la didattica musicale si instaura in luoghi del calibro del Teatro La Fenice e del Conservatorio di Musica Benedetto Marcello, dando ai partecipanti la possibilità di sperimentare l’atmosfera unica di questi contesti storici e al contempo favorendo lo sviluppo della loro carriera professionale.
Venice Music Master rappresenta uno strumento essenziale per creare una sinergia con docenti e solisti di altro profilo, scoprire i futuri talenti della musica classica all’inizio della loro carriera e per creare nuove reti di scambio e aggiornamento didattico e professionale.
Oltre al Direttore artistico Anna Trentin, i corsi coinvolgono anche musicisti dell’Orchestra della Fenice come Roberto Baraldi (violino) e alcuni musicisti di Venezia come l’arpista Alessandra Trentin.
Una borsa di studio integrale, in collaborazione con l’Archivio Fano (dedicato al compositore Guido Alberto Fano), verrà assegnata per la miglior esecuzione di un brano per violino, viola o pianoforte.
Altre borse di studio verranno offerte in collaborazione con la Fondazione Ugo e Olga Levi Onlus e dai nuovi collaboratori e sponsor.
L’appuntamento con Venice Music Master ha una cadenza annuale con un picco di attività in inverno e in estate, ma si sviluppa anche attraverso altri progetti promossi dall’Associazione Venice Institute of Art&Music, realizzati in stretta collaborazione con diverse istituzioni.
Tra queste, l’Associazione Culturale Musica con le Ali, la Fondazione Teatro La Fenice, la Fondazione Ugo e Olga Levi Onlus, il Conservatorio di Musica Benedetto Marcello, svariate scuole musicali e altri soggetti della cultura, favorendo così la rivitalizzazione degli studi musicali di alta qualità a Venezia.
Il VMM rappresenta così uno strumento per valorizzare il contesto locale a livello internazionale, contribuendo alla promozione della città di Venezia come centro di studi musicali e fucina di giovani talenti riconosciuta a livello mondiale.
I sostenitori e gli sponsor di Venice Music Master sono l’Associazione Culturale Musica con le Ali, Fondazione Teatro La Fenice, Fest, Fondazione Amici della Fenice, Adopt a Musician, Fondazione Ugo e Olga Levi, Liutaio Francesco Trevisin, Archettaio Walter Barbiero, Ristorante Antica Adelaide e l’Ufficio comunicazione Vela spa.

Grazia Rondini   www.lachiavediviolino.it

Aperte le iscrizioni del primo Corso di Laurea in Italia per restauratore di strumenti musicali

ll 10 luglio prossimo scadono i termini per l’iscrizione all’a.a. 2017/18 al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Percorso formativo Professionalizzante n. 6 per strumenti musicali, strumentazioni e strumenti scientifici e tecnici, l’unico e primo corso previsto in Italia.
Il nuovo Corso di Laurea con sede a Cremona è stato attivato all’interno del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia: si tratta del sesto indirizzo del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. Il laureato magistrale in Conservazione e restauro dei beni culturali sarà abilitato alla professione di restauratore di beni vincolati, essendo in grado di operare nei campi della conservazione, del restauro, della gestione e valorizzazione degli strumenti musicali e di quelli della scienza e della tecnica.

Per conoscere un po’ più a fondo alcuni aspetti di questo nuovo e interessante indirizzo accademico, ho incontrato la Prof. Angela Romagnoli, responsabile del Corso di Formazione.

Quali sono state le motivazioni che hanno portato all’istituzione di questo nuovo percorso universitario, considerata la giá importante presenza in Italia di corsi relativi alla formazione di restauratore per Beni Culturali?

La progettazione del corso è frutto di un lavoro meticoloso a cui hanno partecipato istituzioni culturali protagoniste nell’ambito della liuteria, della musica e della formazione, per andare a colmare una lacuna del panorama delle offerte formative in Italia: a seguito di una normativa del 2011, la figura professionale del restauratore non può più destreggiarsi con una semplice preparazione tecnica ma deve possedere una solida formazione culturale, sia dal punto di vista umanistico che scientifico, affinché possa affrontare il discorso della conservazione dei beni con piena coscienza e consapevolezza della grande responsabilità del proprio ruolo.
Dando un’occhiata al Piano di Studi emerge subito la massiccia presenza di ore di laboratorio…
Certo, il Corso di Laurea prevede al suo interno discipline di tre ambiti fondamentali: quello umanistico, quello scientifico e quello artigianale per un totale di 300 crediti; ma il punto di forza è rappresentato dai 100 crediti che corrispondono a 2500 ore di laboratorio distribuite nei 5 anni.
Il corso è supportato dai laboratori scientifici dell’Università di Pavia e del Politecnico di Milano, sostenuti dalla Fondazione Arvedi, che hanno sede presso il Museo del violino di Cremona. Il corpo docente è composto da insegnanti già in servizio all’Università di Pavia e nel Politecnico di Milano per quanto riguarda le materie umanistiche e scientifiche, mentre le attivitá di laboratorio sono curate da professionisti altamente specializzati ma esterni all’Ateneo.

Il corso di laurea prevede l’iscrizione di soli 5 studenti per ogni anno, 25 in tutto il Corso. Perché la scelta di un numero così ristretto?

Per i corsi di laurea di questa classe, il Ministero impone che nelle ore di laboratorio vi sia un rapporto studenti/docente di 5 a 1; con questa modalitá si può garantire una formazione eccellente ed inoltre si evita il rischio della saturazione di mercato nel settore. Al termine del Corso di Laurea, inoltre, gli studenti dovranno sostenere un Esame di Stato.

Per poter accedere ad un “numero chiuso” così ristretto é previsto un esame di ammissione?

Sì, l’esame di ammissione consiste di 3 prove: una pratica che testa la manualitá dello studente a confronto con un lavoro, abbastanza generale, su legno, un test audio-percettivo ed un colloquio per conoscere le motivazioni e la cultura musicale dello studente.

La facoltà riguarda la preparazione rivolta solo agli strumenti ad arco?

Il corso ha preso il via lo scorso anno per gli strumenti ad arco, a pizzico e gli organi; gli studenti selezionati avevano già una formazione completa da liutai, ma non è un prerequisito fondamentale. Nei prossimi anni verranno introdotte anche altre classi di strumenti, come i fiati o le tastiere storiche.

È possibile fare un consuntivo al termine di questo primo anno accademico?

Possiamo affermare di essere parecchio soddisfatti dei risultati, abbiamo la conferma che gli esami di ammissione hanno funzionato perché gli studenti sono molto motivati ed entusiasti. In questo momento si trovano all’Università di Edimburgo per partecipare ad un importante convegno internazionale organizzato dalla Galpin Society e per visitare il museo degli strumenti della città: è importante che vengano a contatto con collezioni e realtá diverse da quelle italiane.

Quali sono gli ambiti lavorativi e gli sbocchi professionali a cui potranno accedere gli studenti al termine del Corso di Laurea?

Innanzi tutto questa laurea dovrebbe essere riconosciuta e spendibile quanto meno in tutta Europa, ma considerando l’enormità di beni culturali, collezioni pubbliche e private presenti nel nostro paese (in numerosi casi non ancora nemmeno catalogati) auspichiamo che lo Stato rifletta sulla necessità di strutturare la figura del restauratore all’interno dei musei e in generale delle collezioni pubbliche, come avviene già all’estero, ma purtroppo non ancora in Italia; speriamo anche che queste nuove figure con competenze così complesse ed elevate trovino spazio nelle Sovrintendenze, nelle Curie, nei palazzi storici per progetti sia di conservazione che di restauro dei beni.
Auguriamo buon proseguimento dei lavori alla Prof. Romagnoli e ricordiamo che il prezioso progetto ha potuto vedere la luce grazie alla sinergia fra il Distretto Culturale del Comune di Cremona, il Politecnico di Milano, il Museo del Violino di Cremona, Cr.Forma, la Scuola Internazionale di Liuteria, i laboratori scientifici dell’Università di Pavia e il sostanziale contributo finanziario della Fondazione Cariplo.
Per accedere al bando di ammissione consultare l’albo ufficiale del sito dell’Università di Pavia

Grazia Rondini www.lachiavediviolino.it

Ci ha lasciati il M° Luca Primon.

Riprendiamo la notizia dal quotidiano online “Il Dolomiti” apparso nella giornata di oggi 28 Maggio 2017, per informazione a chi ne avesse facoltà di partecipare ai funerali dello sfortunato M° Luca Primon.

Link all’articolo su “Il Dolomiti”.

TRENTO. Si è spento ieri pomeriggio, all’età di 65 anni, all’ospedale San Camillo, Luca Primon.

Nato a Trento, è stato uno dei più grandi liutai al mondo riuscendo a far apprezzare la propria abilità ed esperienza oltre i confini nazionali.

E’ stata una vita piena di riconoscimenti quella di Primon, durante la quale ha costruito violini per i più grandi musicisti, partecipando inoltre al restauro di strumenti di straordinario interesse storico anche appartenenti a collezioni uniche.

Nato a Trento nel 1952, ha studiato prima musica al Conservatorio per poi spostarsi dal 1974 al 1979 alla scuola di liuteria presso il Conservatorio di Parma, sotto la guida del maestro liutaio Renato Scrollavezza.

Dal 1980 ha insegnato la costruzione degli strumenti musicali ad arco presso la Civica Scuola di Liuteria del Comune di Milano frequentando poi a cavallo degli anni ’90 i corsi di specializzazione per liutai tenuti dal Maestro Jurgen Von Stietencron a Riva del Garda.

Oltre ai tanti corsi che ha tenuto o ai quali ha partecipato, tra il 1989 ed il 1991 è riuscito a vincere per le sue capacità artigiane due medaglie d’oro e due d’argento in concorsi nazionali e internazionali.

Dopo un periodo all’estero e in altre grandi città d’Italia, nel 2008 Luca Primon era tornato a vivere e lavorare a Trento.

Il funerale si terrà martedì 30 maggio alle ore 16 presso la chiesa dello Sposalizio in via san Bernardino. Durante la cerimonia suoneranno i suoi violini e violoncelli.

Claudia Fritz e Joseph Curtin ci riprovano (i violini moderni suonano meglio degli Stradivari).

In questo articolo apparso su La Repubblica online dell’8 Maggio 2017, la ricercatrice di Scienze Acustiche di Parigi Claudia Fritz (che è anche flautista) ed il liutaio americano Joseph Curtin hanno riproposto l’esperimento già avvenuto nel 2012 che avrebbe portato all’evidenza per cui i violini di Stradivari non suonerebbero meglio dei violini moderni, contribuendo a loro dire a sfatare un mito duro a morire. Il primo esperimento fu condotto in modo assolutamente irricevibile per una persona che avrebbe le intenzioni di confermare in modo “scientifico” la superiorità di un suono rispetto ad un altro, ossia musicisti bendati fatti suonare all’interno di una stanza d’albergo, laddove le proprietà acustiche, non solo degli Stradivari ma di qualunque strumento, ne uscirebbero seriamente compromesse.

Per cui sembrerebbe non valere più il concetto che l’essenziale non è solo mettere tutti gli strumenti a parità di condizioni, ma che ogni strumento possa avere una resa completamente diversa a seconda del musicista, dell’ambiente, della musica che viene suonata e della montatura adottata (corde, ponticello, cordiera, ecc.).

Ebbene oggi, anno 2017, l’esperimento è stato ripetuto nelle sale da concerto e ancora una volta ne è scaturito un verdetto sfavorevole per gli strumenti antichi. Il che può anche essere possibile, dato che ogni strumento, moderno o antico che sia, possa avere qualità acustiche indiscutibili (a patto che venga suonato bene e in un ambiente favorevole all’ascolto della musica).

Purtroppo la pagina completa dell’articolo pubblicata su PNAS è a pagamento per cui ci dobbiamo limitare a ciò che i giornali e le riviste hanno saputo condensare: i violini antichi suonano peggio dei violini moderni e poco altro, niente è dato di sapere sui metodi di selezione degli strumenti e dei musicisti, delle montature adottate e soprattutto dell’identità degli strumenti che sono stati suonati nelle prove acustiche, tradendo così la regola fondamentale per cui una prova che abbia un minimo valore scientifico dovrebbe possedere come fondamento: la trasparenza.

Va aggiunto che nel tempo, dal 1800 fino ai giorni nostri, sono state condotte molte prove “al buio”, e che spesso hanno dato esito sfavorevole agli strumenti antichi (famoso è l’esperimento del violino costruito da Savart), ma che negli anni hanno visto gli strumenti moderni o di nuova concezione relegati ad un più modesto ruolo di violini di fila o conservati nei musei come curiosità.

Quindi è tutto mito ciò che circola sul suono degli Stradivari? (e i Guarneri, gli Amati, i Bergonzi, ecc ecc, dove li mettiamo?). Per la mia esperienza posso dire con sicurezza che non è tutto mito, e che all’interno di una sala da concerto le differenze sono molto ben percepibili. Inoltre è curioso che da una parte si metta bene in chiaro il nome di Stradivari come confronto, ma dall’altra i violini moderni delle prove rimangano perfettamente nell’anonimato, perlomeno la cui indentità è nota solo a pochi eletti. Forse si teme un ulteriore confronto? ossia che conoscendo il nome dei liutai che hanno costruito quei violini moderni, li si possa usare per prove in cui venga dimostrato il perfetto contrario, ossia che spesso le qualità di un violino moderno, non solo sono inferiori ad un buon violino di Stradivari, ma che il liutaio o i liutai in questione non abbiano il coraggio di metterci la faccia, temendo comunque un confronto che li possa danneggiare nella loro reputazione?

Ma più delle mie parole, può spiegare l’esperienza di Maxim Vengerov, che con modestia e assoluta onestà intellettuale spiega le sue ragioni in un messaggio di replica su slippedisk.com.

Aggiornamento:

Test di questo genere nascono con il peccato originale, per non dire errore fondamentale, di intendere la voce di un violino come quella di un cantante, per cui uno Stradivari potrebbe e dovrebbe essere riconoscibile alla stregua della voce di Pavarotti e Domingo. Ovviamente non è così perchè la voce del violino è altra cosa dalla voce umana e non è così riconoscibile, come peraltro dimostrato da un test condotto da liutai e musicisti di provata competenza, tra cui Isaac Stern e Charles Beare, in cui non poche furono le sorprese ad ascoltare gli strumenti a distanza, in cui i giudizi sul suono furono così contraddittori che fu inevitali considerarli non attendibili. Lo stesso Stern affermò che avrebbe potuto riconoscere ad occhi chiusi (ma con orecchie aperte), qualsiasi strumento purchè potesse suonarlo per qualche secondo, ma alla distanza cogliere le differenze tra violini di altissima qualità diventa cosa praticamente impossibile.

Questo significa che certamente si possono valutare le qualità timbriche di qualsiasi strumento e la portata del suono, sia suonandoli in prima persona che alla distanza, ma per la mia esperien za i violini antichi hanno sempre dimostrato qualità superiori rispetto a violini moderni (inclusi i miei), tranne quei casi in cui i violini antichi fossero montati male o avessero bisogno di interventi di revisione o restauro. Ovviamente dobbiamo anche considerare strumenti che a dispetto della loro illustre paternità, forse anche a causa di interventi di restauro maldestri, non sono in grado di emettere suoni di qualità. O forse dobbiamo intendere che oggi, anno 2017, non vi siano più liutai come Sacconi o Weisshaar non siano più capaci di fare montature decenti?

Qui la discussione nel nostro forum.

La costruzione dell’archetto secondo William Watson

William Watson ha lavorato per la rinomata ditta W.E. Hill & Sons dal 1945 al 1962, in questo video di dieci minuti illustra i passaggi della costruzione di un arco dall’inizio alla fine.
Watson è stato l’ultimo allievo di William Retford, e ha continuato a costruire archi dove aver lasciato la Hill, nel tempo si è costruita una solida reputazione nell’ambito della tradizione archettaia inglese (e non solo). I suoi archi costruiti per Hill sono stampigliati con il numero 7.

Notizia ripresa da “The Strad” su Facebook

 

Stradivari del 1734 rubato torna sul palcoscenico.

Dopo un meticoloso lavoro di restauro che è durato più di un anno, uno violino di Antonio Stradivari del 1734, rubato al violinista Roman Totenberg, può finalmente tornare sul palcoscenico. Una ex allieva di Totenberg (Mira Wang, nel video), suonerà lo strumento in un concerto privato a New York.  (Fonte: Associated Press )

La scomparsa del M° Andrea Tacchi

05 ottobre 2016

Il M° Andrea Tacchi non è più tra noi, lo storico primo violino dell’Orchestra Regionale Toscana è scomparso lo scorso 26 Settembre lasciando un senso generale di sgomento e incredulità, poiché mai si sarebbe immaginato vedere interrotta così presto una carriera luminosa e densa come la sua. Di Andrea Tacchi si ricorda volentieri il buon carattere e la sua modestia, così che la sua sconfinata bravura ed infinita resistenza nell’affrontare responsabilità e carichi di lavoro faticosissimi, impensabili per una persona normale, apparivano quasi scontati nella loro straordinaria quotidianità.

Iniziai a frequentare l’ORT nel 1992 grazie al violista Dimitri Mattu, che conobbi a sua volta presso la Scuola di Musica di Fiesole, dove egli insegnava e dove mi recavo regolarmente per conoscere tanti grandi musicisti e i loro strumenti. In modo per me inaspettato il M° Mattu mi propose la costruzione di una viola piccola per un suo allievo e quando fu finita, dopo qualche mese, egli ne rimase favorevolmente colpito.

Quella fu la mia prima viola in assoluto e fui felice della buona riuscita, quindi incontrare Riccardo Masi (prima viola) e poi Andrea Tacchi fu praticamente tutt’uno. Allora l’ORT aveva sede nella chiesa di S. Stefano al Ponte, così chiamata data la sua vicinanza all’iconico Ponte Vecchio, nel cuore della Firenze rinascimentale, laddove le città italiane assumono parvenza di gioiello e offrono protezione ed intimità a chi le frequenta.
Fu un incontro importantissimo, perché aldilà dei miei strumenti da far valutare ai musicisti, mi si presentava l’occasione di poter accedere in modo discreto e senza difficoltà nel variegato e complesso mondo di una realtà orchestrale e di entrare in contatto con i migliori solisti del mondo e i loro grandi strumenti.

Questo ha significato per me un percorso di formazione e maturazione del mio gusto musicale e della percezione del suono, fino ad allora infatti non avevo bene recepito la dimensione degli “armonici” e di quello che un musicista di provata esperienza riesce a sentire e a cavare dal proprio strumento.

Gli equilibri tra le varie sezioni dell’orchestra, tra i violini primi e i violini secondi, le viole, i violoncelli, fu così che conobbi anche Horvath, Ballini, Bacchelli. Ma la cosa più bella era che potevo ascoltarli in prova, e tra una pausa e l’altra scambiare con loro impressioni, imparare cose nuove, avere la possibilità di vedere strumenti importanti.

E fu così che finalmente mi trovai a tu per tu con il Gragnani del M° Tacchi, il quale me lo porse con la sua consueta simpatia e disponibilità, e che al tempo stesso poneva seri dubbi sulle mie capacità di riuscire mai un giorno a realizzare un violino così bello e sonoro come quello.

Dall’antico liutaio livornese Antonio Gragnani mi sarei aspettato un’opera al limite della rusticità, con uno stile propriamente toscano, ma già il constatare la cura che fu posta nella realizzazione delle punte dei filetti, la cura nelle bombature, l’armonia della forma, mi indusse a pensare che egli avesse avuto qualche rapporto con la scuola cremonese, o che perlomeno avesse avuto opportunità di vedere un buon numero di strumenti classici cremonesi.

Tacchi sorrise compiaciuto, amava molto quel violino. E faceva bene, perché raramente ho avuto opportunità di vedere un’armonia così completa tra il musicista e il suo strumento, un insieme unico in grado di poter affrontare con sicurezza qualsiasi repertorio. All’epoca era direttore stabile Lu Ja con il quale Tacchi mi è sembrato avere sempre un grande affiatamento, così non mi è parso mostrare nessuna esitazione in altri ambiti e con altri direttori, da Berio ad Alan Curtis, Tacchi riusciva sempre a dare il meglio e a non fartelo mai pesare.

Quello che non finiva mai di stupirmi, sia in prova che in sede di concerto, era il suono di Tacchi, che riusciva sempre ad emergere senza tuttavia essere aggressivo o sgradevole. Ingenuamente ero portato a pensare che il violino di Tacchi fosse sempre un gradino sopra gli altri, invece quello era il “suo” suono, che difatti in breve tempo sarei stato in grado di riconoscere tra mille altri. Lo riconoscevo in un concerto di musica da camera in una bellissima sala medievale di un antico palazzo di Pistoia, oppure in duo, suonando il concerto doppio per violino e orchestra di Bach insieme allo Stradivari di Boris Belkin, ma anche seppellito in mezzo all’orchestra in fondo alla chiesa di S. Stefano al Ponte, quando suonarono il concerto Op. 61 di Beethoven, solista Pierre Amoyal.

E poi ancora con Gidon Kremer ai Quattro Mori di Livorno, con Viktoria Mullova al Verdi di Pisa, Yuri Bashmet, e tanti, tanti altri ancora, la cui musica non si è mai persa nel vento. Poi venne la notte dell’attentato in via dei Georgofili, della cui esplosione risentì anche la chiesa di S. Stefano al Ponte, che fu dichiarata inagibile, quindi l’ORT fu spostata momentaneamente al teatro Verdi. Un momento durato più di vent’anni, visto che oggi la sede dell’ORT è proprio lì, ma il mio ricordo resta indelebilmente legato all’antica chiesa, e non potrei mai pensarla diversamente, perché proprio lì assistetti ad un concerto in cui vidi e udii tra gli altri, una delle mie viole, era una sinfonia di Haydn.

E quella stessa viola finì proprio nelle mani di Tacchi, dopo che Mattu decise di acquisire un nuovo strumento costruito da Francesco Bissolotti. Mi stupisco ancora oggi di come quella mia viola imperfetta (la mia seconda in assoluto), sia finita in mani tanto stimate, e che Tacchi dette in prestito a Beate Springorum per il completamento del suo diploma in viola, qualche anno prima del suo trasferimento presso la Filarmonica di Monaco. Contrariamente a quanto accaduto con Riccardo Masi, cui mi lega un’amicizia ventennale, con Andrea Tacchi non ho mai avuto una confidenza stretta, e se ricordo bene, in tutti gli anni che ho frequentato l’orchestra, sia in prova che in concerto, non gli ho mai fatto provare uno dei miei violini.

A dire il vero non mi è mai nemmeno venuta la fantasia di fargliene provare uno, so bene che avrei trovato benevola accoglienza da parte sua, ma una sorta di pudore misto a rispetto mi ha sempre tenuto lontano da questo proposito, perché per me lui rappresentava la musica che amo e niente altro. E la musica non è solo quella prodotta dagli strumenti, ma è quella che ti porti dentro e che riconosci negli altri.

Claudio Rampini
Tivoli 5 ottobre 2016