Si apre al Teatro La Fenice di Venezia la Stagione 2018-19 dell’Associazione “Musica con le Ali”

 

Francesca Dego

Sta per iniziare la Stagione di Musica con le Ali al Teatro La Fenice di Venezia: giovedì 20 settembre, alle ore 17, la manifestazione prenderà il via con il concerto inaugurale della violoncellista Erica Piccotti, diciannovenne romana che attualmente frequenta la Kronberg Academy in Germania.
Erica Piccotti suonerà accompagnata dalla pianista Margherita Santi e dalla violinista Francesca Dego, la prima degli importanti musicisti che hanno deciso di sostenere il progetto di Musica con le Ali a favore dei migliori giovani talenti italiani; il trio tutto al femminile eseguirà musiche di F. Mendelssohn, E. Ysaye e R. Schumann.

Dopo il concerto, a tutti i partecipanti verrà offerto un brindisi con le musiciste a Palazzo Marin, grazie alla disponibilità di Rossella Serafini.

Erica Piccotti

La stagione, organizzata in collaborazione con il Teatro La Fenice, è interamente dedicata ai migliori giovani talenti italiani affiancati da musicisti già affermati e di grande fama che con la loro partecipazione daranno più valore e prestigio ai concerti.
Nel corso della stagione, composta di 11 appuntamenti, sul palco delle Sale Apollinee si alterneranno 17 giovani talenti che verranno affiancati da grandi nomi della musica come la violinista Francesca Dego, il violoncellista Enrico Bronzi, i pianisti Michele Campanella, la violoncellista Silvia Chiesa, Gloria Campaner, Itamar Golan e il cornista Martin Owen.
Il prestigioso progetto è stato reso possibile grazie al Teatro La Fenice che ha dimostrato particolari sensibilità e attenzione verso i giovani e il futuro della musica in Italia e soprattutto grazie all’intervento del Sovrintendente Fortunato Ortombina e al Direttore Generale Andrea Erri.

Margherita Santi

Esperienze culturali di livello in uno dei teatri più belli del mondo a costi ragionevoli, questa è la politica adottata dall’Associazione per dare a tutti la possibilità di assistere ai concerti: sono state applicate tariffe particolarmente contenute con ulteriori riduzioni per gli studenti e per i residenti nel Comune e nella Città Metropolitana di Venezia. I biglietti sono in vendita presso le biglietterie di Venezia Unica o direttamente a teatro.
Se si ha a cuore il futuro della musica e dei giovani musicisti italiani, non si può mancare a Venezia nei prossimi mesi!

Info: Tel. 0238036605 – info@musicaconleali.it

Grazia Rondini   www.lachiavediviolino.net

Torna Entroterre Festival per valorizzare la musica a 360 gradi

Il Quartetto Fonè

Da giugno a settembre 2018 torna Entroterre, il festival regionale di musica, cultura e territori dall’anima itinerante e dal respiro internazionale: 4 mesi di programmazione, 60 eventi e decine di città coinvolte che legano l’Emilia e la Romagna in un progetto di valorizzazione della musica colta e tradizionale.
Organizzato da Romagna Musica – società cooperativa che dal ’98 si occupa produzioni musicali ed eventi – il festival propone diversi percorsi di cultura musicale:
“ClassicoAntico” offre un confronto tra musica barocca ed eccellenze musicali italiane di respiro internazionale e conta la presenza di illustri esponenti del panorama musicale internazionale come Concerto Italiano e Rinaldo Alessandrini, La Risonanza e Fabio Bonizzoni, i violoncellisti Antonio Meneses e Giovanni Ricciardi, il primo contrabbasso storico del Teatro alla Scala Giuseppe Ettorre, il quartetto Fonè, il premio Busoni Olaf John Laneri e il flautista Eyal Lerner.
“Entroterre Folk” per riscoprire la musica popolare di qualità con la partecipazione straordinaria dei Supersonus ( progetto ECM) e Peppe Voltarelli. 
Con “BlueJazz” si potrà assistere a serate magiche che ospiteranno all’interno, gruppi jazz emergenti e grandi nomi internazionali del soul e del blues.
Importanti le partecipazioni di Vince Valicelli, Italian Jazz Orchestra con Mirabassi e Zanchini, Trio Correnteza, Markus Stockhausen, Manuela Evelyn Prioli Trio.
“Ci vediamo all’alba” è una mini rassegna di concerti per ammirare il sorgere del sole ascoltando musica in silenzio con la partecipazione del chitarrista Claudio Piastra e il flautista Eyal Lerner.
“Didjin’Oz” per conoscere la musica tradizionale australiana, tra cultura aborigena e didgeridoo; “La Risonanza Barocca”, ovvero il meglio del barocco italiano in residenza tra concerti, master class e musica da camera; ci sarà anche la rassegna “Corsi di Alto Perfezionamento” tenuti da professionisti di massimo livello per formare al meglio i musicisti del futuro, giunti al loro ventiseiesimo anno di svolgimento ed infine la rassegna “TacaDancer” propone spettacoli itineranti, dove la storia della musica da ballo diventa protagonista.

Giovanni Ricciardi, Direttore Artistico del Festival

Questo l’intervento di Giovanni Ricciardi, violoncellista e Direttore Artistico di Entroterre, durante la Conferenza Stampa di presentazione: “Sono molto felice di poter presentare questa stagione di concerti, questo festival (dal latino festivalis cioè giorno di festa) all’insegna dell’eccellenza artistica e dell’umanità: una sorta di porta spirituale che apre ai diversi percorsi che vanno dalla classica al folk, dal perfezionamento musicale d’eccellenza al festival della cultura aborigena australiana al festival del Jazz; un insieme di percorsi legati dal fil rouge dell’arte che non solo crea cultura ed è cultura essa stessa, ma attira anche turismo qualificato e connessioni importanti fra i nostri territori.
Entroterre fra le terre, fra le culture, fra le persone, questo è il festival che presentiamo e anche il nostro desiderio.
Il festival e i suoi percorsi sono anche testimoni di evoluzione e costruzione nel tempo: basti pensare che i corsi di alto perfezionamento sono giunti alla loro ventiseiesima edizione, ventisei anni di musica e istruzione, una realtà costituita da dedizione, passione, impegno e serietà.
Un esempio di una realtà resiliente, un altro fiore all’occhiello di questa meravigliosa regione e del nostro paese.
In un momento di forti contrasti nella società, un momento storico in cui a mio avviso fare cultura e mantenerla viva rappresenta più che una missione, oggi diamo ufficialmente il via a questo festival con sessanta appuntamenti e otto percorsi, un’estate di eventi, concerti e manifestazioni, unica nel suo genere.
Ogni concerto verrà ripreso da Radio 3 che per l’edizione 2018 è nostro Media Partner.
Voglio ringraziare di cuore anche lo staff di Romagna Musica che sta lavorando senza sosta per il successo di questa iniziativa e chiaramente il suo Presidente in primis, Luigi Pretolani, collega, amico, vero e unico pioniere di questa iniziativa meravigliosa.”


www.entroterrefestival.it

Grazia Rondini       www.lachiavediviolino.net

La stagione 2018-2019 di Musica con le Ali prende il via con un programma denso di appuntamenti

Il 13 giugno scorso a Milano, in occasione della presentazione del CD della violoncellista Erica Piccotti assieme a Itamar Golan, il Presidente dell’Associazione Culturale Musica con le Ali ha presentato il programma dei concerti per la stagione 2018-2019, ripercorrendo con grande soddisfazione i momenti più salienti dell’incessante attività svolta finora a sostegno dei giovanissimi talenti della musica classica.
E’ trascorso poco più di un anno da quando a Milano è stata costituita l’Associazione Musica con le Ali, ideata da Carlo Hruby e dalla sua famiglia, per sostenere la crescita dei migliori giovani musicisti italiani attentamente selezionati nelle più prestigiose istituzioni di alta formazione: “I nostri concerti– dichiara Carlo Hruby  sono solo uno degli strumenti che la nostra Associazione mette in atto per promuovere i migliori giovani musicisti italiani. Abbiamo ideato questa stagione con l’obiettivo di offrire una reale opportunità di crescita professionale per i musicisti sostenuti dall’Associazione e al tempo stesso di avvicinare le nuove generazioni all’ascolto e alla conoscenza della musica classica.”

Le attività dell’Associazione spaziano dall’organizzazione di concerti in luoghi di grande prestigio al sostegno di masterclass di specializzazione, inserimento in festival e stagioni concertistiche, fino alla realizzazione di incisioni discografiche con le principali etichette e al supporto nella comunicazione.
In questo primo periodo sono state realizzate numerose iniziative, tra cui la rassegna “Da Firenze all’Europa” a Firenze, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti; diversi concerti a Venezia, all’Auditorium Lo Squero sull’Isola di San Giorgio Maggiore, al Conservatorio Benedetto Marcello e al Teatro La Fenice; due concerti all’estero, a Mosca e a San Francisco; il CD di esordio della violoncellista Erica Piccotti (Warner Music).
La stagione 2018/2019 vedrà l’Associazione impegnata in numerose iniziative.
Palcoscenico d’eccezione per i giovani musicisti sostenuti sarà la stagione di concerti nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia.
In calendario undici appuntamenti da settembre a giugno, nei quali a fianco dei giovani talenti sostenuti da Musica con le Ali si esibiranno spesso musicisti già affermati e di fama internazionale.
Al Teatro Sociale di Como, da ottobre a marzo, nell’ambito della stagione “Camera con Musica” del Teatro, si svolgeranno i concerti organizzati in collaborazione con Musica con le Ali nella suggestiva Sala Bianca.
Oltre a questi appuntamenti, gli artisti sostenuti dall’Associazione saranno impegnati in altre tre date al Teatro Sociale: una di queste vedrà la violoncellista Erica Piccotti aprire la stagione sinfonica del Teatro eseguendo il Doppio Concerto di Brahms con la violinista Laura Marzadori e l’Orchestra delTeatro Carlo Felice di Genova.
Dal lago di Como si vola a Genova, dove nel foyer del Teatro Carlo Felice ha luogo la stagione “Domenica in Musica”, parte della proposta concertistica del Teatro.
Nell’ambito della stagione si svolgeranno a partire dal 30 settembre sette concerti organizzati in collaborazione con Musica con le Ali. Con questi appuntamenti non si esaurisce la presenza di Musica con le Ali al Teatro Carlo Felice: il 27 ottobre Laura Marzadori si esibirà con il
celeberrimo  “Cannone”, il violino appartenuto a Paganini, nel concerto organizzato nell’ambito del “Paganini Genova Festival” nell’anniversario della nascita del compositore genovese.
Dal capoluogo ligure a quello toscano, dove Musica con le Ali organizza per la seconda volta la stagione “Note nel Limbo” nella chiesa dei Santi Apostoli e Biagio, una delle più antiche e suggestive di Firenze.
Sei concerti, da settembre a giugno, con protagonisti undici dei giovani musicisti di Musica con le Ali. A Firenze si svolgerà inoltre per il secondo anno consecutivo il festival “Da Firenze all’Europa”, frutto di un accordo pluriennale tra Musica con le Ali e le Gallerie degli Uffizi.
Le due rassegne della stagione 2018/2019 – la prima in programma dal 21 al 24 novembre e la seconda dal 27 febbraio al 2 marzo, per un totale di dodici concerti che vedranno anche la
partecipazione dell’Orchestra Senzaspine e del Quartetto Adorno – si svolgeranno nella Sala Bianca di Palazzo Pitti.
Un connubio vincente tra opere d’arte e grande musica che costituisce un’importante valorizzazione dei beni museali e dei giovani musicisti di talento.
Oltre ai concerti a Venezia, Como, Genova e Firenze, nel corso della stagione i giovani talenti di Musica con le Ali saranno protagonisti di numerosi appuntamenti a Milano e in altre città in Italia e all’estero.

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Grazia Rondini     www.lachiavediviolino.net

Shlomo Mintz presenta a Venezia “Quatre Hommages”, la sua composizione pubblicata con la Casa Editrice Curci

Crediti: Yonathan Weitzman

Il violinista, violista e direttore d’orchestra Shlomo Mintz, questa sera presso le Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia, alle ore 20, presenterà al pubblico la sua ultima composizione, la Sonatina “Quatre Hommages” per violino e pianoforte, accompagnato dal pianista Roberto Prosseda. 
Il concerto è organizzato dall’Archivio Musicale Guido Alberto Fano Onlus e sarà replicato domenica 17 giugno all’Auditorium Pollini di Padova alle ore 20.30. 
Sono in programma anche musiche di Mendelssohn, Fano e Franck.  
I due concerti coincidono con l’apertura di un’importante collaborazione fra l’artista e la Casa Editrice Curci: la Sonatina “Quatre Hommages” per violino e pianoforte sarà la prima pubblicazione firmata dal violinista israeliano per la storica casa editrice milanese specializzata. 
La composizione che evidenzia influenze classiche, romantiche e contemporanee è stata dedicata dall’artista ai suoi genitori.

Violinista virtuoso, violista e direttore d’orchestra, Shlomo Mintz si esibisce sui palcoscenici internazionali più prestigiosi con le orchestre e i direttori più celebri. Nato a Mosca nel 1957, a due anni è immigrato in Israele con la famiglia e a undici ha  debuttato con la Israel Philharmonic Orchestra. Poco dopo, Zubin Mehta gli ha chiesto di sostituire Itzhak Perlman, per indisposizione, nel Primo Concerto per violino di Paganini. A 16 ha suonato per la prima volta alla Carnegie Hall sotto l’egida di Isaac Stern. A 20 ha firmato il contratto con Deutsche Grammophon. Da allora suona e tiene masterclass in tutto il mondo. Tra i numerosi riconoscimenti che ha ricevuto: il “Diapason D’Or”, il “Gramophone” e l’“Edison Award” e il “Cremona Music Award”.

Info: www.archiviofano.it  

Grazia Rondini    www.lachiavediviolino.net

I “Piombi” di Vivaldi con l’Orchestra Silete Venti! in esclusiva per Amiata Piano Festival

Foto: Carlo Bonazza

Lunghi applausi e standing ovation sabato scorso, 19 maggio, per il Concerto anteprima dell’Amiata Piano Festival che ha avuto come protagonista  “Silete Venti!”. 
L’orchestra barocca fondata e diretta da Simone Toni non ha smentito la critica musicale che l’ha definita rivoluzionaria per il modo rigoroso ma nel contempo appassionato con cui suona e compie studi sulla musica e la vita di Antonio Vivaldi. 
Al pubblico del Forum Bertarelli di Poggi del Sasso (Cinigiano, Grosseto) l’orchestra ha presentato un’esclusiva: ha suonato il “Nisi Dominus” di Antonio Vivaldi – un brano celebre  peraltro inserito nella colonna sonora dell’ultimo film di James Bond – rispettando per la prima volta e in modo scrupoloso una particolare indicazione esecutiva del “Prete rosso”.
Dopo approfondite ricerche sui manoscritti, Simone Toni ha scoperto e fatto ricostruire dei dispositivi speciali da applicare ai violini. 
Difatti, Vivaldi sulla partitura scrive precisando: “con i piombi”, un accorgimento che riproduce una singolare vibrazione sonora di grande suggestione e dai possibili significati alchemici. 
Per la prima volta dopo tre secoli, è stato possibile apprezzare una riproduzione vicina all’originale grazie anche alle eccezionali qualità del Forum Bertarelli, un gioiello di acustica inaugurato nel 2015 per ospitare proprio l’Amiata Piano Festival.
Standing ovation anche per il soprano Raffaella Milanesi e per gli altri brani vivaldiani in programma: le Sinfonie per archi “Il Coro delle Muse” e “Al Santo Sepolcro”, lo “Stabat Mater”, il Concerto per viola d’amore RV 394 e, come bis,  What power art thou di Henry Purcell.

Il festival riprenderà l’ultimo weekend di giugno e proseguirà sino a dicembre con musica sinfonica, da camera, jazz e tango, e degustazioni di vini sullo sfondo naturalistico della Maremma grossetana.
I prossimi concerti: Baccus (28/29/30 giugno e 1 luglio), Euterpe (26/28 luglio), Dionisus (30/31 agosto, 1/2 settembre), Concerti di Natale (8/9dicembre).

Info: www.amiatapianofestival.com – Tel. + 39 339 4420336

Grazia Rondini    http://www.lachiavediviolino.net

L’alchimia di Vivaldi apre l’edizione 2018 dell’Amiata Piano Festival

 

Sarà Antonio Vivaldi a dare il La alla 14° edizione dell’Amiata Piano Festival, la rassegna musicale toscana diretta da Maurizio Baglini e sostenuta dalla Fondazione Bertarelli.
Sabato 19 maggio, presso il Forum Bertarelli di Poggi del Sasso (Cinigiano, GR) alle ore 19, l’orchestra Silete Venti! diretta da Simone Toni farà rivivere la Venezia del Settecento con una nuova interpretazione della musica del Prete rosso.
Si tratta di un concerto in Anteprima che vedrà protagonisti Simone Toni e Silete Venti!, l’orchestra barocca nota per aver rivoluzionato il modo di interpretare la musica di Vivaldi, entusiasmando il pubblico e la critica più autorevole; l‘Orchestra fondata dall’oboista milanese Simone Toni si dedica alla ricerca e allo studio del repertorio barocco e classico su strumenti d’epoca.
La voce Solista è affidata al soprano Raffaella Milanesi, tra le voci più apprezzate della scena internazionale.
Il concerto è dedicato alla spiritualità del Prete rosso e comprende due capolavori dedicati alla Madonna, “La Gran Regina degli Angeli”: il Nisi Domìnus è il salmo che si eseguiva nei Vespri, particolarmente nei giorni consacrati a Maria e lo Stabat Mater veniva cantato come inno dei Vespri nelle due ricorrenze dei Sette Dolori della Beata Vergine.
In programma anche la Sinfonia “Il coro delle Muse” e il Concerto che ha come solista la viola d’amore, uno strumento che raramente si ha la possibilità di ascoltare dal vivo.

Simone Toni rivela un’esclusiva per il pubblico del festival: «Dopo lunghe ricerche sul Nisi Dominusho scoperto che contiene un effetto sonoro, una sorta di vibrazione, molto particolare. E’ indicato nella partitura dallo stesso Vivaldi, ma con una dicitura enigmatica che finora nessuno aveva approfondito e che potrebbe avere a che fare con l’alchimia. Per ora non svelo di più, lo faremo ascoltare per la prima volta all’Amiata Piano Festival».
Perché Vivaldi è ancora oggi tra gli autori più amati dal pubblico? «Non è solo molto amato: è in assoluto il compositore più eseguito al mondo. Perché il fuoco della sua musica è inestinguibile e nutrito dalla bellezza e dalla creatività italiana. Ogni sua nota rivela l’incanto di Venezia ed è capace di toccare e far vibrare l’anima».

Durante l’intervallo al pubblico verranno offerti in degustazione i vini della Cantina ColleMassari, con un assaggio di prodotti tipici del territorio.
Il programma della serata: Sinfonia per archi e basso continuo in Sol Maggiore “Il coro delle Muse” RV 149; Sinfonia per archi e basso continuo in si minore “Al Santo Sepolcro” RV 169; Stabat Mater RV 621; Concerto per viola d’amore, archi e basso continuo in re minore RV 394; Nisi Dominus RV 608.

I prossimi concerti in programma: Baccus (28/29/30 giugno e 1luglio), Euterpe (26/28 luglio), Dionisus (30/31 agosto, 1 /2 settembre), Concerti di Natale (8/9 dicembre).
Biglietti: www.boxofficetoscana.it – Info: www.amiatapianofestival.com   Tel. + 39 339 4420336

Grazia Rondini   www.lachiavediviolino.net

 

Le rose fiorenti di Jordi Savall

 

La rosa damascena non emana più i suoi profumi, i maestri saponificatori di Aleppo muoiono sotto le bombe e gli aromi incensati del tabacco di Latakia sono ormai un lontano ricordo. Ieri le parole pronunciate da Jordi Savall nell’Aula Magna della Sapienza sembravano tagliate apposta per l’apocalisse siriano, e quando dico “tagliate” intendo nel senso letterale della parola, poiché il maestro ne ha usate poche, intense e calibrate, proprio come la sua musica.

Come non ricordare poi le altre apocalissi mediorientali, quella curda, quella palestinese, e poi ancora gli armeni, gli ebrei, le loro terre che oggi, da troppo tempo, esalano il fumo acre delle case sventrate dalle bombe, drammi che è sempre scomodo ricordare. A morire sotto le bombe sono gli uomini e la loro cultura, ma quello che Savall ci ha fatto capire è che nessun conflitto, per quanto esteso e profondo, potrà mai cancellare completamente le tracce di ciò che gli uomini hanno cantato.

Grazie al cielo l’approccio che Savall ha sempre avuto con la sua musica non ha mai avuto niente di ideologico, ed anche ora che sono passate poche ore dal concerto tenuto presso l’Aula Magna della Sapienza per la I.U.C. (Istituzione Universitaria dei Concerti), quello che rimane dentro è la bellezza della musica e lo stupore per tanta, pur studiata, spontaneità creativa.

Quel che stasera Savall ha messo insieme è un intero patrimonio musicale della cultura armena, sefardita, greca e ottomana, brani tramandati dalla tradizione orale e dalla mano paziente dell’erudito moldavo Dimitrie Cantemir (1673-1723), attraverso la sua opera “Il Libro della Scienza e della Musica”, il tutto accompagnato da strumenti poco conosciuti in occidente, e che pure sono capaci di destare nella nostra immaginazione suoni familiari. A cominciare dal “Oud” (che manco a farlo apposta diede l’origine al nome familiare di “Liuto”), e poi al “Kanun”, al “Santur” (derivati entrambe dalle antiche cetre, rispettivamente suonati a pizzico e a percussione, diffusi anche in Europa), al “Kaval” (una sorta di flauto in legno proveniente dall’area balcanica), alle percussioni di Pedro Estevan.

E poi gli strumenti di Jordi Savall, una Viola d’arco, una Lira ed un Rebab. Solo per descrivere uno di questi strumenti e il loro influsso nella storia della musica occidentale sarebbe necessaria un’enciclopedia, invece nei nostri conservatori nei testi di storia della musica sono spesso citati in modo frettoloso, così che quando si ha occasione di ascoltarli dal vivo, come a sottolineare la nostra ignoranza, ci si stupisce che ancora sopravvivano (nonostante le bombe e i genocidi).

Molto interessante il Rebab, che tra tutti gli strumenti ad arco forse è il più diffuso nelle culture africane, asiatiche e mediorientali, seppure nelle infinite varianti locali, reca la costante di avere una pelle tirata a mo’ di membrana su una cassa armonica, fino a quando da qualche parte qualcuno ebbe l’idea di sostituirla con una tavola d’abete rosso, per poi dare origine al violino moderno (ma questa è un’altra storia moderna, circa 500 anni).

Quindi il concerto di Jordi Savall ci sorprende in tutto, non solo per la nostra ignoranza, troppo facile ridurre ad un semplice “non lo sapevo”, è che proprio non dobbiamo permettere alla cattiva coscienza di impedirci di prendere atto che la musica, oltre ad essere un linguaggio  universale, è capace di mettere insieme suoni, persone e strumenti, in una sorta di cenacolo originario che annulla le differenze e che conduce ad un sentire comune.

Non è un semplice mettersi a ballare sulla spiaggia insieme agli indigeni, bensì un ridestare nelle nostre coscienze sopite canti struggenti, mai completamente dimenticati. E questo è stato possibile solo alla sensibilità e all’instancabile lavoro di ricerca che Savall conduce da una cinquantina d’anni, coprendo praticamente ogni possibile repertorio musicale antico, restituendogli vita e vigore.

A questo proposito mi piacerebbe che i filologi di musica antica ascoltassero con più attenzione il canto di Savall, perché oltre ad aver ridato dignità all’improvvisazione (chiedete ad un violinista barocco o moderno di improvvisarvi qualcosa e poi riferitemi le vostre impressioni), mi piacerebbe anche che ascoltassero il vibrato di Savall, non solo quello della mano sinistra, ma anche quello dell’arco. E già che ci siamo anche il tenue ed intenso vibrato che i due suonatori di Oud sono stati capaci di estrarre dai loro “primitivi” strumenti.

In poche parole, se anche a livello puramente istintivo, non si è rimasti rapiti dalla ricchezza degli armonici che questi musicisti sono stati capaci di creare, assieme al nitore delle corde sapientemente pizzicate e percosse, vuol dire che si è relegati per sempre al mondo dell’oscurità. Fortunatamente il pubblico romano ha percepito tanta ricchezza ed ha applaudito in modo sincero ed entusiastico, non solo perché a suonare era Jordi Savall, ma perché la sua musica ci ha svegliati, e lo ha fatto in modo magnifico.

Garbata e mai invadente l’amplificazione del concerto.

Testo e fotografie di Claudio Rampini.

Il Quartetto Guadagnini a Roma: l’incontro.

 

La mia esperienza di conoscenza del Quartetto Guadagnini inizia da lontano, e non parlo di ascolto perché li ho conosciuti prima ancora di averli ascoltati, risale ormai ad alcuni anni fa. Infatti ho avuto occasione di parlarne qui e qui senza mai averli potuti ascoltare veramente in concerto. Questo approccio così atipico e diluito nel tempo mi ha dato modo di iniziare con loro un vero e proprio processo di conoscenza che per me, liutaio e cultore di musica, ha significato approfondire le spesso misteriose dinamiche che regolano la vita musicale ed umana di un quartetto d’archi e dei loro strumenti.

Ma veniamo ai fatti: il Quartetto Guadagnini si è esibito lo scorso 27 marzo 2018 presso l’aula magna della Sapienza di Roma con un programma di tutto rispetto:

  • Haydn, quartetto op.76 n.3 “Kaiserquartet”
  • Webern, sei bagatelle op.9
  • Brahms, quartetto op.51 n.1

L’occasione mi è stata particolarmente gradita perché oltre ad incontrare vecchi amici (cosa che il sottoscritto, che pure nutre un minimo di pretesa di recensore di concerti, non dovrebbe mai fare per preservare un minimo di obiettività), è stata per me una conferma che la sala della Sapienza sia in grado di offrire una esperienza acustica di ascolto di tutto rispetto, come ho più volte avuto occasione di appurare. Questo luogo consente al suono di correre in modo lineare e pulito, cosa che non sempre accade in altre sale magari più blasonate e nate specificamente per le esecuzioni musicali.

Come ho sempre detto in questi miei articoli la mia esperienza di ascolto è concentrata molto sull’aspetto del suono, lasciando alla musica quasi esclusivamente un mero ruolo di impatto emotivo, poiché anche se ne fossi in grado, non starei mai ad ascoltare brani di musica classica con lo spartito in mano a contare le note, il che se da una parte può lasciarmi sfuggire possibili (e sempre più che probabili), arbitrii nell’interpretazione, cioè a dire “suonate pure la vostra musica come meglio credete”, dall’altra sappiamo bene che il suono non perdona.

Infatti non c’è niente di peggio di un concerto bene interpretato, il cui suono è svilito da una sala acusticamente povera, o magari da strumenti non all’altezza. Al contrario, un buon suono che bene si diffonda in una buona sala e da strumenti bene assemblati, può far perdonare anche le imprecisioni. Nel concetto di “buon suono” rientra ovviamente la prerogativa fondamentale di una intonazione di cui si dovrebbe essere più che sicuri, si può suonare infatti con buona intonazione e al tempo stesso non apparire convincenti perché incerti o non maturi.

Dalle prime note di apertura del “Kaiserquartet” il Quartetto Guadagnini esordisce dunque con un buon suono, senza la pretesa di dover piacere per forza, gli armonici si avvertono in modo piuttosto distinto, e cosa più importante, senza il prevalere di uno strumento sull’altro. Questa mi è apparsa una caratteristica molto positiva fin dalle mie esperienze di ascolto nel tempo con il Quartetto di Cremona (evidentemente trasmesse quasi geneticamente ai loro allievi), e prima di loro dal Quartetto Italiano.

Può sembrare strano o magari scontato, ma il suono di un quartetto, che tra tutti gli ensemble musicali, è quello che possiede caratteristiche sinfoniche peculiari, per cui il quartetto suona come un’orchestra senza esserlo. Un pò come la storia del calabrone che secondo la fisica dovrebbe essere impossibilitato a volare, ed invece lui vola lo stesso. Oppure, se nell’intento di una pulizia e nitidezza del suono, il fronte sonoro appare talmente definito da risultare fastidioso.

Invece questo buon suono il Quartetto Guadagnini ce lo ha regalato, anzi, a mio parere avrebbero potuto anche concedersi qualche libertà in più, specialmente nel quartetto di Brahms eseguito nella seconda parte del concerto. Ma per me è andato benissimo, poichè comunque il risultato del loro lavoro di ricerca si è bene percepito, così da assicurare uno “standard” di resa (definizione odiosa, ma rende l’idea), comunque alto.

Il Quartetto Guadagnini suona abitualmente con strumenti moderni, in particolare ho gradito il violino di Fabrizio Zoffoli (primo violino) e la viola di Matteo Rocchi, che a tratti emergevano con nuances delicate e gradevoli, soprattutto negli adagi. Nella fattispecie si trattava rispettivamente di un violino di Marino Capicchioni degli anni ’60 del 1900 e di una viola di Filippo Fasser, invece il secondo violino è stato costruito da Massimo Nesi e il violoncello sempre dalla mano di Filippo Fasser.

A coloro che pensano che pregiati strumenti antichi dovrebbero esser sempre presenti nelle mani dei musicisti, dovrebbero imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi meglio, perché il metodico studio in comune ed una buona messa a punto, attenta e costante nel tempo, nel caso di un quartetto, sono in grado di produrre veri miracoli uditivi.

Nota a margine, ma non tanto: il Quartetto Guadagnini stasera ha suonato con corde della premiata ditta danese “Jargar”, un nuovo tipo che io ho ascoltato in questa occasione per la prima volta, che come da loro tradizione non sono mai state famose per la morbidezza del loro suono, sono state pur capaci di conferire al suono un colore “giusto” e bene proiettato nella sala. In particolare le “bagatelle” di Webern, che così bene si sono sposate con la mano di Sironi (l’autore dell’affresco che domina l’aula magna), e che l’hanno per così dire svuotata di ogni contenuto ideologico restituendoci alla storia in un’atmosfera metafisica, forse avrebbero avuto meno significato suonate con il timbro accattivante di corde più morbide.

Testo e fotografie di Claudio Rampini

Chiusura in bellezza per il Festival “Da Firenze all’Europa” col violoncello di Erica Piccotti e l’Orchestra Senzaspine

 

Sabato 3 marzo, presso la splendente Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, si è concluso il festival “Da Firenze all’Europa” organizzato dall’Associazione Culturale Musica con le Ali in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi.

Nella storica ed elegante sala, nota per essere stata in passato scenario privilegiato di importanti concerti e, a partire dagli anni ’50, delle prime sfilate di moda internazionale, la violoncellista Erica Piccotti, si è esibita assieme ai giovani elementi dell’Orchestra Senzaspine diretta da Matteo Parmeggiani. 
Il programma affrontato prevedeva l’esecuzione del Concerto per violoncello e orchestra n.2 di Haydn e le Variazioni su un tema rococò op.33 per violoncello e orchestra di Tchaikovsky, nei quali la giovane artista ha potuto dare prova della propria abilità sotto il profilo tecnico, senza per questo rinunciare ad un’espressività intensa e coinvolgente.
La piacevole e vivace Simple Symphony op.4, opera composta da Benjamin Britten all’età di 20 anni, pur presentando al suo interno alcuni passaggi di non facile esecuzione, è stata interpretata con grande padronanza strumentale dall’Orchestra Senzaspine rappresentata in tale occasione dalla sola sezione archi.

L’artista diciottenne Erica Piccotti, grazie al sostegno dell’Associazione Musica con le Ali che ha come obiettivo l’offerta di possibilità di crescita ai giovani talenti italiani, ha concluso di recente la registrazione del suo primo CD assieme al pianista israeliano Itamar Golan, per la prestigiosa etichetta discografica Warner Classics.

Il concerto di sabato ha chiuso la seconda rassegna settimanale di concerti prevista all’interno della stagione 2017-2018 del Festival che ha una durata complessiva di tre anni e si articola in due rassegne settimanali ogni anno, in autunno ed in inverno, con l’obiettivo di offrire ai visitatori di palazzo Pitti alcuni concerti di grande musica inseriti nel percorso museale.

L’iniziativa permette ai giovani musicisti di esibirsi in un contesto importante per la storia musicale e artistica di Firenze, ma anche d’Italia e d’Europa, fornendo una grande occasione di visibilità e di crescita.

Il Festival è stato concepito per evidenziare la connessione fra Firenze e la sua antica tradizione musicale, dai fasti dell’epoca barocca al Novecento storico. Il programma dei concerti prevede, infatti, l’esecuzione di musiche di compositori fiorentini e toscani come Veracini, Boccherini, Cherubini, Puccini, ma anche di autori che pur non essendovi nati, ebbero una profonda relazione artistica con la città: Rossini, Listz, Tchaikovsky e Dalla Piccola e poi ancora Bach, Beethoven e Brahms a sancire il legame fra Firenze e l’Europa.

Arrivederci, quindi, in autunno nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, per il prossimo appuntamento con i giovani artisti di talento dell’Associazione Musica con le Ali.

Grazia Rondini       www.lachiavediviolino.net

Concerti a Palazzo Pitti “Souvenir de Florence”.

 

Dal 27 febbraio al 3 marzo gli stucchi e i cristalli della Sala Bianca di Palazzo Pitti rifletteranno i loro bagliori su “Souvenir de Florence”, la seconda rassegna del ciclo di concerti “Da Firenze all’Europa”. 
L’iniziativa si inserisce all’interno di un accordo pluriennale tra l’Associazione Musica con le Ali e le Gallerie degli Uffizi e per la prima volta si svolge in un luogo unico ed eccezionale come la settecentesca Sala Bianca, il cui fascino senza tempo non mancherà di incantare gli spettatori. 

Un connubio vincente, quello tra opere d’arte e grande musica, che costituisce un’importante valorizzazione dei beni museali e, al tempo stesso, dei giovani interpreti di talento.
Protagonisti della rassegna saranno infatti alcuni dei migliori giovani musicisti italiani, sostenuti
dall’Associazione Culturale Musica con le Ali.
Dopo il grande successo del primo ciclo di concerti, che si è svolto lo scorso autunno, anche questa volta i visitatori di Palazzo Pitti potranno prendere parte agli eventi presentando il biglietto di ingresso al museo.
“Dopo il successo della prima edizione di Musica con le Ali a Palazzo Pitti – dichiara Eike
Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi – l’iniziativa ora si sposta nella Sala Bianca, luogo
storico della musica a Firenze, di grande suggestione sinestetica: l’acustica straordinaria e
l’elegantissimo ambiente neoclassico.”
“E’ con profonda soddisfazione– dichiara Carlo HrubyPresidente dell’Associazione Culturale
Musica con le Ali – che presentiamo questa nuova rassegna a Palazzo Pitti, resa possibile grazie
alla sensibilità dimostrata dal Direttore Eike Schmidt verso la valorizzazione dei giovani talenti
musicali che è l’obiettivo primario della nostra Associazione. Un sodalizio, quello tra la nostra
realtà e le Gallerie degli Uffizi, che è anche un incontro tra le opere più sublimi del nostro
patrimonio culturale e la grande musica, in un connubio vincente che promuove e fa vivere con
intensità entrambe le arti”.

Il 27 febbraio il primo concerto vedrà protagonista la pianista Lavinia Bertulli  alle ore 16 con musiche di Liszt e Schumann.

Il 28 febbraio sarà la volta di Federico Piccotti al violino e Chiara Cattani al pianoforte che faranno rivivere le note di Mozart, Nardini e Boccherini, sempre alle ore 16.

Giovedì 1 marzo gli appuntamenti saranno due: alle ore 11.30 con Fabiola Tedesco, violino, e Beniamino Iozzelli, pianoforte, che allieteranno i presenti con Malipiero, Dallapiccola, Messiaen e Chausson e alle ore 16 con Giulia Attili, violoncello e Lavinia Bertulli al pianoforte, con musiche di Shostakovich e Beethoven.

Anche venerdì 2 marzo i giovani musicisti si esibiranno in un concerto mattutino e uno pomeridiano. Ad iniziare alle ore 11.30 saranno Matteo Succi, clarinetto, e Ginevra Costantini Negri, pianoforte, con musiche di Cherubini, Mendelssohn e Weber; il pomeriggio alle ore 16 sarà la volta del trio formato da Erica Piccotti, violoncello, Emma Pamigiani, violino, e Margherita Santi, pianoforte, con musiche di Shostakovich e Mendelssohn.

Il 3 marzo si terranno gli ultimi due appuntamenti a chiudere il programma della rassegna, alle ore 11.30 e poi alle ore 16.00: il pianoforte di Margherita Santi trasporterà i presenti sulle note di Beethoven e Schumann, mentre nel pomeriggio Erica Piccotti, violoncello, accompagnata dall’Orchestra Senzaspine, concluderà la rassegna suonando Haydn, Paganini, Franchomme e Tchaikovsky.

Grazia Rondini  www.lachiavediviolino.net