Un insegnamento di Remo Bodei.

l filosofo Remo Bodei

Sebbene dimorassimo entrambe a Pisa, non ho mai conosciuto il filosofo Remo Bodei, scomparso in questi giorni lasciando un vuoto incolmabile. L’ho incontrato virtualmente e in periodi più o meno regolari della mia vita attraverso i suoi interventi su RadioTre, i suoi articoli, le sue prefazioni.

Dei suoi libri non ho mai letto nulla perché troppo specialistici, sebbene “Geometria delle Passioni” mi tenti non poco per la possibilità di capire meglio la mentalità e lo spirito dell’uomo antico.

Bodei era un uomo la cui luce intellettuale attraversa senza difficoltà ogni disciplina dello scibile umano e, cosa più importante, riesce a toccare le corde di chiunque abbia la ventura di ascoltarlo e di leggerlo. Non solo perché Bodei parla e spiega le cose più difficili in modo sempre trasparente, senza mai vanificarne il contenuto originale, senza mai farne una divulgazione d’accatto, ma rimanendo nello specifico riusciva a farti capire le cose come mai nessuno è stato capace di fare.

Fu un mattino di qualche anno fa, quando in modo assolutamente casuale ascoltando RadioTre durante un viaggio in automobile, sentii Bodei parlare di “pratica”, “prassi” ed “empirismo” nel contesto dell’ambiente artistico e filosofico delle corti italiane tra 1500 e 1600.

Piccola premessa: noi liutai siamo spesso additati dagli studiosi come esponenti di una setta dedita all’empirismo, cioè a dire che siccome un violino, notoriamente oggetto piuttosto variabile di umore, nonostante gli sforzi degli studiosi abbiano tentato di racchiudere il “segreto” del suono in formule e teorie che trovano applicazione in modo molto parziale nella pratica quotidiana del nostro lavoro, si tenta di spiegare un fenomeno che non si è capaci di capire rinchiudendolo nella parola “empirismo”, che tutto spiega e tutto riconduce ad una rassicurante razionalità.

A mio parere l’unica cosa veramente razionale in uno strumento ad arco è cercare di porlo in vendita e ricavarne un buon guadagno, a parte questo l’arbitrio e il mito regnano supremi.

Pur avendo difficoltà a spiegarlo, io mi sono sempre opposto fieramente ad essere etichettato come “empirico” o come “empirista”. E’ vero che durante il lavoro di costruzione di uno strumento si ricorre all’intuito e al ragionamento induttivo, ma questo non è assolutamente sufficiente a dare dignità alle nostre creazioni.

Sarebbe come dire che la luce nuova, concreta, ed infine magica, dei quadri di Caravaggio nell’incapacità di comprenderla e spiegarla pienamente, la si volesse inquadrare in una sorta di pratica empirica, che non solo riduce il genio stesso di Caravaggio, ma ci allontana in modo insopportabile dalla sua opera.

Il fatto è che la luce di Caravaggio la ritroviamo in ogni suo quadro, ed il suono e la bellezza dei violini di Stradivari, Guarneri ed Amati, li ritroviamo in ogni loro strumento.

Benvenuto Cellini nel suo trattato di oreficeria scrive:

Ma perché per mezzo della pratica si ritrovano bellissimi segreti e s’ imparano di molte destrezze così nell’ arte…

Certamente, aggiungo io, la pratica è importantissima perché conduce al perfezionamento dell’esperienza, ma quel che Bodei voleva dire era una cosa diversa: la pratica in certi ambiti disciplinari-artistici diviene “prassi”, ossia la creazione di linee guida che caratterizzano la disciplina stessa, a cui l’artista si attiene per il conseguimento di un certo risultato.

E difatti osservando il lavoro degli Amati, fondatori della liuteria classica cremonese, troviamo il metodo della forma interna per la costruzione degli strumenti, di cui non furono creatori, ma originali prosecutori di un qualcosa che li ha preceduti, unitamente ad un’educazione artistica che ha permesso loro di comprendere e valorizzare una tradizione legata alla lavorazione del legno, che ai loro tempi era da considerare ai vertici della qualità artistica.

Quindi ci si chiede come sia stato possibile che solo in tempi recenti il “segreto” della liuteria cremonese non sia da considerare più tale, e che da linee guida dettate dalla forma interna e dall’uso delle vernici ad olio, si sia passati alla forma esterna e alle vernici ad alcool, pur avendo a disposizione tutte le conoscenze necessarie per ricollegarsi all’antica tradizione cremonese.

E difatti se lo chiedeva anche Fernando Sacconi, quando insieme al suo allievo ed amico Francesco Bissolotti, riordinarono gli attrezzi della bottega di Stradivari, donati dall’opera munifica di Giuseppe Fiorini.

E ce lo chiediamo ancora oggi: perché nonostante le evidenze di una disciplina consolidata in quasi 200 anni (dalla prima apparizione del violino moderno ad opera di Andrea Amati, agli ultimi strumenti di Guarneri del Gesù), la liuteria abbia preso strade così diverse, segnando di fatto una rottura traumatica con la tradizione antica.

Possiamo capirlo per i liutai ottocenteschi che non ebbero possibilità di accedere direttamente agli strumenti originali e che niente o poco sapevano delle tradizioni che li precedettero, ma oggi alla luce delle evidenze sull’uso della forma interna, la lavorazione a cassa chiusa dei filetti e delle sgusce, l’uso delle vernici ad olio, ci si ostini a costruire veri e propri ibridi, che in modo fraudolento e forzato si vogliono ricondurre alla tradizione antica cremonese.

Il concetto di “prassi”, così bene espresso dal filosofo Bodei, ovviamente non deve essere inteso come schiavitù ad un metodo, ma dato che il metodo stesso della forma interna, il cui disegno lascia ampi margini alla creatività del liutaio, deve oggi essere preso molto bene in considerazione proprio perché negli ultimi 200 anni ha visto una incredibile stratificazione fatta di “misteri esoterici” e ricerche pseudo scientifiche che ci hanno allontanato non solo dal concetto della liuteria originaria, ma anche da una dimensione del suono per cui i violini moderni suonano in modo sempre diverso, per non dire peggiore, da quelli originali antichi.

Così come Stradivari si è evoluto partendo dal lavoro degli Amati, e come Guarneri del Gesù si è evoluto seguendo l’esempio stradivariano, al tempo stesso noi potremmo fare lo stesso, solo che lo volessimo.

Claudio Rampini liutaio

bibliografia essenziale:
I "Segreti" di Stradivari - Fernando S. Sacconi
Dell'oreficeria - Benvenuto Cellini

Quel violoncello davanti al muro di Berlino

Trent’anni fa, il 9 novembre 1989, crollava il Muro di Berlino.

Nel 30° anniversario della caduta del “Muro”, avvenuta il 9 novembre 1989, un libro illustrato, edito da Curci, racconta ai ragazzi una pagina drammatica della storia recente e ne ricorda uno dei momenti simbolici più toccanti: il concerto del leggendario violoncellista Mstislav Rostropovich, improvvisato tra le macerie di quella che era stata una frontiera invalicabile per 28 lunghi anni.

A ricordare quella storica data, ma soprattutto le drammatiche vicende di una città spaccata in due, è un originale libro illustrato: “Aria per violoncello” di Adèle Tariel, illustrazioni di Pinho e Silvia (Edizioni Curci, Collana Curci Young).
Il racconto è ambientato a Berlino nel 1988. Un ragazzo scova per caso in solaio il violoncello appartenuto alla nonna, inizia a suonarlo e ad appassionarsi alla musica. Attraverso questo strumento ripercorre la storia di famiglia: i genitori erano fuggiti da Berlino Est, portando con sé lo strumento, mentre i nonni erano rimasti dall’altra parte del Muro. Testi e immagini compongono una narrazione coinvolgente che immerge il lettore nella vita berlinese dell’epoca, fino alla sofferta e sospirata riunificazione iniziata in quell’indimenticabile giornata del 9 novembre.
Sebbene in modo indiretto e filtrato dalla fantasia, il libro fa un riferimento esplicito a un episodio realmente accaduto, ovvero il concerto che Mstislav Rostropovich, violoncellista russo, naturalizzato americano (1927-2007), improvvisò davanti alle rovine del Muro, l’11 novembre 1989, sulle note di alcune Suite di Bach. Un episodio tra i più emblematici di quelle giornate, che rimbalzò nei media di tutto il mondo e che ancora oggi continua a commuovere lasciando una traccia indelebile fra le pagine della storia recente.
Il volume è arricchito da una sezione divulgativa che illustra i fatti storici in modo semplice e chiaro, utile anche per eventuali laboratori scolastici o approfondimenti personali.

Grazia Rondini www.lachiavediviolino.it

IL QUARTETTO DI CREMONA APRE LA STAGIONE 2019-2020 DI MUSICA CON LE ALI

Domenica 15 settembre si apre la stagione di Musica con le Ali 2019-2020 al Teatro la Fenice di Venezia: presso le Sale Apollinee, alle ore 20, il concerto inaugurale vedrà protagonisti il Quartetto di Cremona e la giovane violoncellista Ludovica Rana, sostenuta dall’Associazione Musica con le Ali.

In programma Langsamer Satz per quartetto d’archi di Webern e il Quintetto per archi in do maggiore D 956 di Schubert.

Il Quartetto di Cremona è la prima formazione di musicisti “big” coinvolti nella stagione: ad affiancare i giovani talenti nei 17 concerti in programma da settembre a giugno 2020 (15 nelle Sale Apollineee e 2 in Sala Grande) ci saranno anche altri celebri interpreti di fama internazionale come Francesca Dego, Francesca Leonardi, Itamar Golan, Giuseppe Andaloro, Enrico Bronzi, Roberto Prosseda, il Quartetto di Venezia, Enrico Dindo, Giovanni Sollima, Massimo Quarta, Martin Owen, Federico Guglielmo, Gloria Campaner, Alessandro Taverna, il Quartetto Prometeo e l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius. Questi grandi interpreti della musica, aderendo al progetto di Patronage Artistico dell’Associazione Musica con le Ali, permettono ad un ampio pubblico la possibilità di vivere un’esperienza importante e, nel contempo, offrono una significativa opportunità di crescita professionale per i giovani talenti sostenuti dall’Associazione.

E’ attualmente aperta la campagna abbonamenti per assistere ai concerti, con formule flessibili e tariffe particolarmente vantaggiose per i residenti nel Comune e nella Città Metropolitana di Venezia e per i più giovani.

Per informazioni: 348 7809962

Grazia Rondini www.lachiavediviolino.it

La città del violoncello si prepara alla VI edizione di Rovigo Cello City

Il Festival Rovigo Cello City, sotto la direzione artistica del violoncellista Luigi Puxeddu, giunge quest’anno alla sua sesta edizione (31 agosto – 8 settembre 2019) . Il Festival, nato dall’esigenza di valorizzare una realtà musicale di eccellenza della città di Rovigo e del territorio rodigino, riunisce alcuni tra i migliori interpreti di fama internazionale, offrendo ai giovani talenti emergenti non solo l’opportunità di ascoltare concerti e seguire lezioni, ma anche di “fare musica” insieme a grandi solisti. Anche per quest’anno la rassegna si presenta densa di appuntamenti che guideranno il pubblico nel mondo del violoncello e lungo un itinerario di luoghi di interesse della città. 

Come nelle precedenti edizioni, ai concerti ed agli altri eventi aperti al pubblico, si affiancheranno masterclass per i giovani violoncellisti che avranno l’opportunità di confrontarsi e imparare dai grandi maestri ospiti del Festival. Oltre a Peter Somodari, Giovanni Gnocchi e Francesco Dillon, saranno ospiti quest’anno anche il primo violoncello del Teatro alla Scala Sandro Laffranchini, i primi violoncelli del Teatro Comunale di Bologna Francesco Parazzoli e del Teatro Comunale di Firenze Patrizio Serino, in una speciale iniziativa di training per i giovani che aspirano a lavorare in orchestra.

Sabato 31 agosto, serata di inaugurazione del festival, il primo violoncello dei Wiener Philarmoniker, Peter Somodari, suonerà presso il Tempio della Rotonda insieme ai mezzosoprano Marina De Liso e Paola Gardina, al giovane flautista rodigino Damiano Rizzato e all’ensemble “I Violoncelli di Rovigo Cello City”, sotto la direzione di Gerardo Felisatti. Il programma sarà dedicato all’Opera, con grandi classici ed arie famose, rielaborate per l’ensemble da Luigi Bedin.

Doppio appuntamento per domenica 1 settembre: alle 17 la Gelateria Godot, partner di Rovigo Cello City 2019, presenterà il gelato al gusto Violoncello, creato appositamente per l’occasione e che sarà offerto al pubblico  al termine di un intervento musicale di un quartetto di violoncelli. Mentre, alle ore 21 presso la Chiesetta del Cristo,  appuntamento col violoncellista Giovanni Gnocchi che, assieme al pianista Andrea Dindo, presenterà un programma dedicato alle Variazioni su temi celebri.

Spazio alle parole lunedì 2 settembre alle ore 18.30, presso l’Accademia dei Concordi, dove la scrittrice, nonché violoncellista del Teatro alla Scala, Alice Cappagli, presenterà il suo ultimo romanzo, “Niente Caffè per Spinoza”, edito da Einaudi. Dialogherà con l’autrice il presidente dell’Accademia Giovanni Boniolo.

Mercoledì 4 settembre alle ore 21, presso la Chiesetta del Cristo, sarà di scena un insolito quartetto formato dai violoncellisti Luca Simoncini, Luigi Puxeddu, Giovanni Gnocchi e dal pianista Davide Furlanetto. In programma alcune tra le più note musiche di Sibelius, Schumann, Dvořák, Gluck, Rimskij-Korsakov, Bizet, trascritte appositamente per l’ensemble da David Vicentini.

Giovedì 5 settembre, alle ore 18.30, presso la Chiesetta del Cristo, i ragazzi di Rovigo Cello City si cimenteranno nell’esecuzione del Quintetto op.44 di Robert Schumann. Sarà con loro Massmo Contiero, che guiderà il pubblico all’ascolto.

Tra i grandi solisti ospiti di Rovigo Cello City sarà presente Mario Brunello, in un originale recital con il Coro del Friuli Venezia Giulia, che si terrà venerdì 6 settembre ore 21 presso il Tempio della Rotonda, con un programma musicale caratterizzato da originali contaminazioni.

Appuntamento sabato 7 settembre per un concerto all’aperto a cui farà da cornice la suggestiva Fabbrica dello Zucchero: il violoncellista Francesco Dillon e l’ensemble I Violoncelli di Rovigo Cello City, insieme alla compagnia di danza Fabula Saltica e ai due giovani chitarristi Enrico Dellamorte e Siegfried Pegoraro, daranno vita ad una performance di musica e danza basata sull’improvvisazione, con un programma che spazierà da Vivaldi ai nostri giorni.

A conclusione del Festival, la giornata di domenica 8 settembre si aprirà alle ore 9.30, presso il Salone del Conservatorio, con Rossini con Brio(ches): Pietro Scimemi e Emilio Maria Colpi, i giovani premiati del concorso nazionale “Premio delle Arti”, indetto dal ministero e svoltosi in giugno a Rovigo, eseguiranno il noto Duetto di Rossini per violoncello e contrabbasso. Al termine saranno offerti al pubblico brioches, caffè e the caldo per fare colazione tutti insieme nel giardino del Conservatorio. Nel pomeriggio, i piccoli violoncellisti del Conservatorio Venezze e della Scuola Suzuki del Veneto, si esibiranno in concerto alle ore 17.30 presso la Chiesetta del Cristo e a fine concerto sarà distribuito ai più piccoli, fino ad esaurimento scorte, il gelato al gusto Violoncello.

Per maggiori informazioni consultare il sito:  www.rovigocellocity.it

Grazia Rondini

FRANCESCA DEGO ISTITUISCE IL PREMIO DEDICATO AL VIOLINISTA E DIDATTA DANIELE GAY

L’11 luglio, alle ore 18, presso lo Spazio Fazioli in via Conservatorio a Milano, la violinista Francesca Dego e l’Associazione Musica con le Ali presenteranno il vincitore della prima edizione del Premio “Daniele Gay”.
E’ Fabiola Tedesco, una giovane violinista, la vincitrice della prima edizione del Premio dedicato  a Daniele Gay, grande violinista e didatta scomparso nel 2018. Il premio è stato istituito dalla sua allieva, la violinista Francesca Dego, in collaborazione con l’Associazione Musica con le Ali presieduta da Carlo Hruby.

All’incontro interverranno Francesca Dego, Carlo Hruby e Luisa Gay, moglie di Daniele Gay, per presentare le finalità di questa iniziativa realizzata per ricordare il grande violinista e il valore della formazione alla quale Daniele Gay si è dedicato con passione ed entusiasmo affiancando alla carriera di musicista svolta ai massimi livelli, un’importante attività didattica che l’ha portato a insegnare violino per 36 anni al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.

Nel corso della serata gli interventi si alterneranno a composizioni musicali eseguite da Fabiola Tedesco e Francesca Dego insieme alla pianista Francesca Leonardi. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Fabiola Tedesco

Il Premio “Daniele Gay”, che a partire da questa prima edizione verrà assegnato con cadenza annuale ad uno tra i migliori giovani talenti italiani della musica classica, consiste in una borsa di studio offerta dalla stessa Dego e nella possibilità di esibirsi in una serie di concerti accanto alla violinista.

Per la vincitrice Fabiola Tedesco si prospetta, quindi, un importante periodo di crescita musicale e professionale.

La cerimonia di assegnazione del Premio si svolgerà il prossimo 23 settembre al Teatro La Fenice di Venezia in una serata dedicata al Maestro, nell’ambito della stagione concertistica 2019/2020 organizzata da Musica con le Ali. In questa occasione Fabiola Tedesco si esibirà nuovamente insieme a Francesca Dego e a Francesca Leonardi in un concerto che prevede musiche di Beethoven, Prokofiev e Shostakovich.     

Grazia Rondini www.lachiavediviolino.it