Vernici a confronto

Suonare e costruire i violini
Giacomom
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Vernici a confronto

Messaggio da Giacomom » mercoledì 10 luglio 2019, 14:41

Chi ha piacere può postare le foto dei suoi lavori così da analizzare insieme le caratteristiche della verniciatura

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Re: Vernici a confronto

Messaggio da claudio » mercoledì 10 luglio 2019, 18:27

Dubito fortemente che fotografie di strumenti possano in qualche modo servire ad un reale confronto. Tempo fa mi era venuto in mente, proprio per queste ragioni ed in seguito ai nostri convegni/seminari, di organizzare incontri dove poter giudicare i nostri strumenti sia da un punto di vista tecnico ed artistico, ovviamente non disgiunto dall'aspetto sonoro, ma purtroppo non se n'è ancora fatto nulla, complice anche la mia sfiducia nel genere umano liutario.

Si può comunque tentare attraverso le foto degli strumenti di poter ricavare qualcosa di utile, anche grazie all'apporto di Davide.
andante con fuoco

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Re: Vernici a confronto

Messaggio da Giacomom » mercoledì 10 luglio 2019, 20:47

Vai Claudio dai il LA#

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Re: Vernici a confronto

Messaggio da davidesora » giovedì 11 luglio 2019, 0:23

Rompo gli indugi e comincio io.
Vernice alla linossina.
violino 2018 green.jpg

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Re: Vernici a confronto

Messaggio da claudio » giovedì 11 luglio 2019, 2:11

A me sembra una foto leggermente ritoccata con Photoshop, comunque è il punto di verde che mi è sempre piaciuto, forse un po' troppo brillante per un violino. :mrgreen:

Visto però che siamo a parlare di vernici forse è il caso di iniziare a sviluppare l'argomento da un punto di vista storico-artistico, in modo da avere un migliore background che permette di giudicare al meglio, senza tuttavia trascurare l'impatto immediato ed emozionale che una vernice suscita al primo sguardo.

Per me il discorso sulle vernici inizia sempre dalla fine, cioè a dire dalle ricerche e dalle sperimentazioni più recenti che ho condotto da quando ho iniziato a costruire violini fino ad oggi. La ricerca si approfondisce e si fanno passi a ritroso alla ricerca di conferme nelle tradizioni dell'arte, come pure di nuovi elementi su cui riflettere.

Fin dall'inizio l'apprendista liutaio sente subito parlare di vernici a spirito e vernici ad olio, spesso in contrapposizione le une alle altre, spesso si ammirano le vernici degli strumenti originali magari senza sapere esattamente cosa si sta osservando, o addirittura uno strumento che pur essendo originale, ha visto da tempo sostituita interamente la sua vernice con una moderna. Per non parlare degli innumerevoli restauri e ritocchi che condotti con grande abilità riescono a nascondere all'occhio i segni del tempo, e che solo indagini all'infrarosso o ultravioletto riescono a svelare.

Molto spesso a me è capitato di capire più dalle descrizioni dei vari autori che hanno fatto delle vernici antiche, piuttosto che dagli strumenti reali, poiché almeno all'inizio mi mancava il background di cui sopra. Così fu il libro di Sacconi che mi introdusse alle vernici antiche, che se da una parte non può essere seguito per la realizzazione di una buona vernice (silicato di potassio e vernici alla propoli sugli strumenti antichi non se ne sono mai trovati), contiene comunque importantissime osservazioni ricavate dall'esperienza di restauro.

Per questo sono in qualche modo lieto di iniziare con il dire che quando si parla di vernice si fa prima di tutto un discorso sulla luce, visto che la prima caratteristica di una vernice è data dalla sua trasparenza, in questo Sacconi è molto preciso e parla di fenomeni di dicroismo della vernice, cioè a dire che una vernice non è solo trasparente come una lastra di vetro, ma per i pigmenti che contiene questi agiscono come prismi microscopici che scompongono la luce, e complice un fondo riflettente, la luce viene rinviata creando giochi ed illusioni spesso affascinanti quanto sfuggenti. Non c'è niente di più misterioso di una vernice antica, visto che dopo 4 o 5 secoli siamo ancora qui a parlare delle tecniche degli Amati tentando di capirci qualcosa.

Dalla fine del 1700 ad oggi, cioè a dire dalla fine del periodo classico che hanno visto Guarneri del Gesù e Carlo Bergonzi ultimi esponenti della scuola cremonese antica, la tradizione liutaria in declino ha perso i contatti con il passato per il mutare delle condizioni sociali ed economiche, e quindi anche artistiche, è stata costretta a reinterpretare gli esempi lasciati dagli antichi. Questi fenomeni di profonde trasformazioni hanno riguardato anche le vernici antiche sulle cui tracce sono stati versati oceani di inchiostro, costruiti strumenti e formulate nuove vernici, che nelle migliori intenzioni tentavano di ricreare gli antchi fasti.

Quindi se tanti liutai del mondo occidentale tra 1800 e 1900 hanno inseguito il mito della vernice cremonese una ragione ci deve pur essere, infatti se osserviamo uno strumento originale in buone condizioni, pur senza essere liutai ci rendiamo conto della sua bellezza e che il mito che ne è stato creato nel tempo ha un suo fondamento reale.

Data la complessità dell'argomento mi fermo qui e direi di andare avanti per gradi, cercando di chiarire poco a poco gli elementi legati alla vernice.
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Re: Vernici a confronto

Messaggio da Giacomom » giovedì 11 luglio 2019, 7:36

Quindi Sacconi ci fa capire l'importanza della preparazione del legno sia dal punto di vista cromatico sia dal punto di vista sonoro sia per la durata dello strumento... Ma se non é vero che veniva usato silicato di potassio e di calcio.... E sicuramente non usavano albumina perché si dice che bagnando questa sostanza rinviene... (leggo che l'albunima col tempo diventa insolubile) allora cosa usavano secondo voi...?

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Re: Vernici a confronto

Messaggio da claudio » giovedì 11 luglio 2019, 13:21

Esattamente, ma per la durata dello strumento le cose sono difficile interpretazione, Sacconi si basò sul famoso episodio di naufragio del Trio di Trieste nel Rio delle Amazzoni durante una loro tournée, per cui andarono a mollo per qualche giorno il violino Guadagnini di Zanettovich e il cello Stradivari "Mara" di Baldovino (l'episodio mi fu raccontato di persona da Zanettovich). Dopo che furono ripescati, ovviamente completamente scollati, gli strumenti furono portati a Londra per essere restaurati, cosa che fu possibile solo per il violoncello di Stradivari, da qui la convinzione di Sacconi che Stradivari per i suoi legni usasse uno speciale trattamento che ne garantiva sonorità e durata nel tempo. L'albumina con il tempo diviene insolubile.

Difficile interpretare l'episodio di cui sopra e attribuirlo ad una speciale preparazione del legno, da quello che ho visto io negli anni, tutte le sostanze usate in pittura e nell'ebanisteria se non sono completamente reversibili, sono comunque alterabili nel tempo. Bisogna anche considerare un violoncello per le sue dimensioni maggiori, ha sicuramente legni più flessibili rispetto a quelli di un violino, inoltre non sappiamo esattamente dei danni riportati realmente dagli strumenti. Quello che è sicuro è che tra legno e vernice vi è la presenza di uno strato di origine proteica e non sembra che il legno sia stato sottoposto a speciali trattamenti mineralizzanti (che pure venivano usati in antico).
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Re: Vernici a confronto

Messaggio da Giacomom » giovedì 11 luglio 2019, 13:25

In attesa delle prime foto posto un libro interessante
Claudio lo conosci...?
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Re: Vernici a confronto

Messaggio da claudio » giovedì 11 luglio 2019, 13:38

Io di questo libro conosco vita, morte, miracoli e genesi. La prima edizione fu curata dal gesuita Filippo Bonanni, che a sua volta ha ripreso il lavoro del suo collega Athanasius Kircher. Guidotti vi ha introdotto alcuni ampliamenti, come mi sembra di ricordare nella introduzione scritta dall'autore.
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Re: Vernici a confronto

Messaggio da davidesora » giovedì 11 luglio 2019, 16:58

Questi antichi testi vale la pena di leggerli solo per come sono scritti, quasi poetici.
Un tuffo nel passato.

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Re: Vernici a confronto

Messaggio da Giacomom » giovedì 11 luglio 2019, 18:54

Si
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Re: Vernici a confronto

Messaggio da claudio » venerdì 12 luglio 2019, 10:24

Partiamo da un violino in verde ed arriviamo al "sorbetto di Limone", uno potrebbe anche domandarsi cosa c'entri tutto questo con le vernici e i violini, e difatti non c'entrano nulla, tuttavia senza queste innocenti divagazioni non potremmo approcciare all'argomento in modo migliore, perché il pigmento verde nelle vernici serve a smorzare le colorazioni troppo vivaci e la poesia dei testi antichi permette un primo approccio con quella che possiamo definire la mentalità dell'uomo antico, e quindi con i suoi manufatti. Se non capisci come penso, difficilmente capirai cosa faccio.

Proprio l'altro ieri ho ricevuto una mail di XXXXXXXXXX, l'attuale direttore editoriale di XXX XXXX, a cui avevo inviato mesi fa un corposo articolo che parlava di Kircher, Monteverdi e del mondo alchemico e simbolico tra 1500 e 1600 in Italia, la sua risposta è stata questa, la traduzione dall'inglese è mia:
Caro Claudio Rampini,
grazie per averci scritto, sono il direttore editoriale di The Strad. Ho appena scoperto il tuo articolo nella cartella spam della casella mail di The Strad, e ho dato un'occhiata allo scritto di 4300 parole. Mentre io sarei molto contento di pubblicare un articolo sulla vernice Cremonese, Io non penso che questo tuo articolo dica molto di essa. Vi è più sull'argomento dell'alchimia, che pur essendo affascinante, non è di grande importanza per i nostri lettori; e in ogni caso io sono scettico sui rapporti tra alchimia e produzione di vernici antiche. Le tue argomentazioni sulle possibili origini ebraiche di Andrea Amati sono ben condotte, ma questa non è una nuova teoria; vedi ad esempio un articolo su Amati scritto quest'anno da John Dilworth. (la mail si chiude con la raccomandazione a spedire i miei articoli al giusto indirizzo senza il rischio di finire nella cartella spam e quindi i saluti di rito).
Per questo motivo, visto che per ragioni di esclusiva avevo riservato alla rivista il diritto alla pubblicazione, ora mi sembra giusto proporre a voi questo mio articolo, così mi potrete dare il vostro parere. Riguardo le origini ebraiche di Andrea Amati sono molto d'accordo con l'articolo di John Dilworth, ma nel mio articolo non discuto di questo, anzi, lo do come un dato acquisito, piuttosto mi soffermo sul fatto indiscutibile che l'enorme patrimonio culturale che la cultura ebraica comporta, alchimia inclusa, abbia avuto un ruolo molto importante sull'opera di Andrea Amati e nei suoi rapporti con il compositore alchimista Claudio Monteverdi. Nei fatti i rapporti tra la comunità cristiana e quella ebraica nella Cremona tra 1500 e '600 sono intensissimi, cosa che se da una parte ha dato a Cremona enormi vantaggi economici e culturali, dall'altra ha causato la cacciata degli ebrei da Cremona perché questa loro presenza così profonda negli strati sociali cremonesi era poco o per niente tollerata dagli ambienti politici ed ecclesiastici cremonesi dell'epoca.

P.S.
Ho dovuto omettere il nome della rivista e del direttore editoriale onde evitare possibili strascichi legali, basti sapere comunque che si tratta di una nota rivista inglese nel settore degli strumenti ad arco e della musica per archi.
Allegati
Kircher Amati Alchimia.pdf
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Re: Vernici a confronto

Messaggio da Giacomom » venerdì 12 luglio 2019, 13:52

Molto bello e interessante Claudio
Ma se posso permettermi, visto che sono stato dentro il mondo delle pubblicazioni, il tuo difetto o pregio (dipende dal contesto) é che scrivi troppo.
Una rivista non può permettersi una pubblicazione di 4000 parole al massimo 1000
So che i temi che tratti sono complessi ma oggi il mondo della comunicazione vuole prima di tutto la sintesi....

Tu sei un'uomo di altri tempi... 😅

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Re: Vernici a confronto

Messaggio da Giacomom » venerdì 12 luglio 2019, 15:15

Ad ogni modo non mi stupirei se fossero stati gli ebrei ad inventare il violino.
Loro sapevano cose che noi umani possiamo solo immaginare

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Re: Vernici a confronto

Messaggio da claudio » venerdì 12 luglio 2019, 16:51

Ti puoi permettere eccome, i miei lavori devono essere alla vista di tutti, nel bene e nel male, altrimenti diventa il soliloquio di un sognatore. La lunghezza dei miei articoli è quella giusta, io scrivo esattamente per la lunghezza necessaria a spiegare i concetti. D'altronde l'argomento è così vasto che è impossibile essere brevi.

Oltretutto il direttore di The Strad mi ha informato di non avermi dato il consenso a pubblicare il suo messaggio, la cosa mi sorprende non poco perché si tratta di uno scambio civile di pareri tra un liutaio e un direttore editoriale sul mio lavoro, non capisco che consensi o dinieghi si vadano cercando.

Ovviamente la sua mail resterà lì perché necessaria al confronto, anche se esprime in modo un po' brutale un parere su un articolo che non sembra abbia letto a fondo, sono comunque obiezioni di cui tenere conto, non è il primo individuo che passa casualmente da queste parti ad esprimere opinioni buttate a caso.

La cultura ebraica è portatrice di grandissimi valori artistici, diciamo che in unione con quella italiana rinascimentale ha espresso mirabilmente il connubio Monteverdi/Amati, che è solo uno dei molteplici aspetti in cui l'incrocio delle culture abbia portato a cose importantissime. Gli ebrei sono stato un popolo nomade che ha girato praticamente tutto il mondo e l'Europa in particolare, ed ogni paese reca tracce importanti del loro passaggio.
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