progettare il suono del violino

Suonare e costruire i violini
svanni
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progettare il suono del violino

Messaggio da svanni » lunedì 24 ottobre 2016, 16:41

Buongiorno, volevo fare una domanda a proposito di una questione che non mi è chiara.
Mi chiedo se il liutaio durante la realizzazione del violino possa decidere che tipo di suono ottenere poi dallo strumento finito. Se ci siano dei parametri su cui può intervenire ad esempio per ottenere un timbro più scuro o più limpido, eccetera. Oppure se il risultato sonoro sia ingovernabile a priori e sia possibile scoprirlo solo a strumento ultimato.

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Messaggio da claudio » lunedì 24 ottobre 2016, 19:43

Le opinioni in proposito sono molto varie, ognuno ha le proprie teorie, ed io tento di spiegare la mia.

Partendo dal presupposto che sugli strumenti classici cremonesi è stata scritta gran parte della letteratura musicale occidentale, è evidente che abbiamo modelli di riferimento importanti a cui affidarci. Nel tempo si è creata infatti una immagine del suono, con tutte le varianti del caso, per cui uno strumento che abbia aspetto, dimensioni e caratteristiche sonore diverse dai classici che conosciamo, generalmente non viene accettato.

Questo è presto detto, infatti, sempre tenendo presenti le variabili, noi amiamo un suono dolce, potente, pervasivo, che proietta lontano senza essere fastidioso, di pronta emissione, aggressivo ma mai volgare.

Quindi la prima cosa che dovrebbe fare l'aspirante liutaio è quella di studiarsi il maggior numero possibile di pubblicazioni sull'argomento, poichè oggi a differenza del passato di strumenti classici ne sono stati pubblicati in gran numero, e da lì si possono prendere riferimenti importanti per il suono.

Il liutaio con i primi strumenti è quasi sempre troppo occupato dalle esigenze costruttive e dall'imparare ad usare correttamente gli attrezzi per concentrarsi esclusivamente sul suono, oltretutto non possiede ancora una base minima di esperienza che gli permetta di scegliere modelli e procedure che gli consentano di governare l'aspetto del suono in modo soddisfacente.

Ma con il tempo l'esperienza cresce e se il liutaio, che nel frattempo dovrebbe avere un minimo di formazione musicale, oltre a frequentare regolarmente le sale da concerto (io ai concerti di liutai ne ho sempre visti pochissimi), inizia a capire i fondamenti che regolano il suono, ossia quell'insieme di fattori governati dal modello dello strumento, dalle bombature, dagli spessori, che possano dare un risultato di un certo tipo.

E' evidente che il risultato finale conservi un margine abbastanza ampio di imponderabilità, anche e soprattutto per coloro che io definisco "liutai razionalisti", che cercano di misurare ogni cosa, spesso servendosi anche di apparecchiature scientifiche, senza che ciò garantisca loro, ma soprattutto le nostre orecchie, di risultati soddisfacenti, e comunque lontani da quelli progettati.

Per me il costruire violini è un insieme complesso di fattori in cui l'intuito e il talento personale contano più di qualsiasi cosa, ma al tempo stesso bisogna sempre tenere viva l'attenzione sugli esempi migliori dei liutai classici.

Nella pratica quotidiana io per fare uno strumento di un certo tipo devo conoscerlo molto bene, se ad esempio voglio realizzare un modello Guarneri, devo mettere bene a fuoco quali sono gli aspetti che mi hanno colpito di quello strumento, quindi si passa ad un esame della documentazione esistente che lo riguarda, spessori, bombature (sperando sempre che chi ha fatto le rilevazioni, abbia agito correttamente), che poi cercheremo di collegare all'esemplare che abbiamo avuto occasione di ascoltare (meglio sarebbe dal vivo).

Ad esempio, alla fine degli anni '80 Charles Beare mi fece esaminare, e anche provare brevemente, due Guarneri degli anni '30 del 1700, rimasi colpito, più che dalla potenza, dall'estrema nitidezza e pulizia del suono. Mi sarei aspettato strumenti spettacolarmente potenti sotto l'orecchio, e sicuramente lo erano, ma non è stata quella la prima impressione che ho avuto. E difatti qualche anno dopo realizzai strumenti, che a prescindere dal modello, erano molto uniformi, con un suono abbastanza chiaro ma ricco di armonici. Non credo che ciò sia avvenuto per caso.
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Messaggio da doriangray69 » lunedì 24 ottobre 2016, 21:26

ricco di armonici inferiori.

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Messaggio da claudio » lunedì 24 ottobre 2016, 22:17

Preferisco pensare in termini di armonici interiori.
andante con fuoco

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Messaggio da doriangray69 » lunedì 24 ottobre 2016, 23:04

bello , ma credo che acusticamente un violino del 700 ha caratteristice acustiche tali proprio in virtu' del maggior numero di armonici inferiori rispetto a quelli superiori, per tale ragione un violino che suona fortissimo da vicino in sala si perde e viceversa un violino con poco suono(apparente) si propaga in sala.. almeno io credo..

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Messaggio da claudio » lunedì 24 ottobre 2016, 23:12

In genere è così come dici tu, ma la questione degli armonici nei violini è sì ben percepibile, ma difficilmente inquadrabile. O perlomeno io non ne ho mai avuto percezione netta e misurabile. Questo perchè la cassa armonica è una fonte sonora di rumori concomitanti di tutte le specie, di cui il nostro orecchio opera una scelta guidata da fattori affettivi, per non tenere conto poi di quei suoni che pur percepiti ancora non ci si rende conto. Il complesso mondo degli armonici.

:lol:
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Messaggio da doriangray69 » lunedì 24 ottobre 2016, 23:17

vero... molto spesso ci si affeziona ad un timbro o ad un colore particolare, ma ad esempio ,banalizzo, se un armonico superiore possiamo immaginarlo come un segmento di 3 mm un armonico inferiore possiamo immaginarlo come un segmento di 30 mm ovviamente la portata e'maggiore.
Sul fuoco del suono molto spesso poi e'piu'la tecnica di cavata che lo strumento di per se... almeno io penso..

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Messaggio da claudio » lunedì 24 ottobre 2016, 23:25

Arco, violino, violinista: basta che uno di questi tre elementi non renda al suo meglio ed ecco che avviene la catastrofe! In fondo il violinista passa tutta la propria vita a cercare di mettere d'accordo sè stesso con gli altri due elementi. Anche se accade spesso che sia proprio il violinista (ma accade anche con i liutai), a non riuscire a mettersi adeguatamente in discussione e a pretendere tutto solo dall'arco e dallo strumento.
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Messaggio da doriangray69 » lunedì 24 ottobre 2016, 23:41

verissimo... quello che pero' e'palese in strumenti antichi (quindi rodati,suonati,etc etc) ,non in tutti ovv, e'il fatto che il suono non si rovescia mai, ma non si espande in volume , per dirla con un esempio i violini moderni hanno un difetto ,come le lenti che intercettano la luce del sole non c;e un punto di fuoco... i violini antichi lo concentrano su un punto lontano ( avete presente una lente di ingrandimento? se e'a fuoco alla fine la luce del sole si concentra in un punto piccolissimo e denso...) al contrario i violini moderni tendono a sfilacciare acusticamente questo meccanismo..

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Messaggio da davidesora » martedì 25 ottobre 2016, 0:28

Ma di che strumenti antichi stiamo parlando? E di che strumenti moderni?
Le generalizzazioni in questo campo sono dilaganti e un po' annoianti, e spesso si tendono a considerare i migliori strumenti antichi (seguiti da molti 000) e i peggiori strumenti moderni (che di zeri ne hanno al massimo 3...).
Scherzi sulle cifre a parte, credo che la generalizzazione non porti molto lontano.

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Messaggio da doriangray69 » martedì 25 ottobre 2016, 0:39

Mattia Albani (Caldaro e Bolzano)
Leonardo Giovanni da Martinengo (Martinengo, Bergamo)
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Nicola Amati (Cremona)
Antonio Amati (Cremona)
Girolamo Amati (Cremona)
Carl Ludwig Bachmann (Berlino)
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Gasparo Bertolotti (detto Gasparo da Salò) (Brescia)
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Giovanni Battista Guadagnini (Piacenza, Milano, Parma, Torino)
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Giuseppe Guarneri del Gesù (Cremona)
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Francesco Ruggeri, detto il "Per" (Cremona)
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Carlo Giuseppe Testore (Milano)


e tanti altri del 700 che non cito..

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Messaggio da doriangray69 » martedì 25 ottobre 2016, 0:44

tra l'altro non e'un assioma violino del 700= ottimo violino violino moderno =pessimo violino.

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Messaggio da doriangray69 » martedì 25 ottobre 2016, 0:55

non voleva essere polemica, semplicemente i violini devono maturare, le colle assestarsi,le resine evaporare,la vernice ossidarsi etc etc.... credo che ad esempio i guarneri non erano molto apprezzati per via della loro voce aspra e non mi dilungo perche'non mi permetterei mai di parlare con chi ne sa'piu'di me..ascolta questo video

http://www.rts.ch/archives/tv/informati ... 08-68.html

min. 14:40 interessantissimo....

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Messaggio da davidesora » martedì 25 ottobre 2016, 1:20

doriangray69 ha scritto:Mattia Albani (Caldaro e Bolzano)
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Jacobus Stainer (Absam)
Antonio Stradivari (Cremona)
David Tecchler (Venezia, Roma)
Carlo Giuseppe Testore (Milano)


e tanti altri del 700 che non cito..
Come dicevo, violini a parecchi zeri nel prezzo.
comunque il nome dell'autore non è garanzia assoluta, diversi Stradivari vengono scartati dai migliori solisti, e diversi di quelli che tu citi vengono scartati per altri migliori.
Ci sono ottimi violini tra quelli antichi, alcuni forse insuperabili, ma non in tutti i casi....
Anche la mia non è una polemica, solo una costatazione realistica per smorzare un po' l'idealizzazione del violino perfetto che non esiste.
Ogni strumento anche ottimo ha i suoi punti deboli e i suoi punti di forza.

PS Li hai suonati o sentiti suonare tutti personalmente dal vivo?

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Messaggio da doriangray69 » martedì 25 ottobre 2016, 10:08

suonati non tutti ovv. tra gli altri anche un raro guarneri "del carcere"

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