Il violino di Maurizio

Suonare e costruire i violini
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mico
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » martedì 31 luglio 2018, 22:32

Torno dopo aver lavorato sulla tavola. In teoria nulla di nuovo nel senso che ho rifatto tutte le operazioni tecniche già fatte sul fondo con una grande differenza: se da un lato l'abete richiede un minor sforzo nella lavorazione, dall'altro ho trovato che è più difficile lavorarlo proprio per la sua "tenerezza".
Trovo difficoltà anche nel togliere il pelo finale dalla tavola che in più punti non risulta ancora liscia.
In ogni caso, come già accennato, le misure della sesta è presa praticamente dal Sacconi mentre ho provato ad usare, al posto delle quinte, dei raggi di curvatura come indicato da Davide. In questo modo per la curva centrale risulta un R = 9,5 cm, ancora in standard.

Vi risparmio tutte le fasi intermedie mentre riporto l'ultimo disegno dei profili:
tavola 6.jpg
e la tavola prossima alla finitura:
b9b18778-a3dc-4e06-917b-53fcc1df7383.jpg
Devo dire che le maggiori difficoltà le ho trovate nella filettatura sia in senso tecnico, dovuto alla lavorabilità dell'abete (difficile fare un canale preciso), ma soprattutto nel senso estetico ed in modo particolare nelle punte: non v'è parvenza della raffinatezza del baffo molte volte osservata.

L'aspetto "punte" richiederà da parte mia un doveroso studio di approfondimento.

Per gli spessori della tavola, se non ho capito male, devo arrivare ad un valore costante di 2,4 mm che arriva a 2,7 intorno alle ff ed a 3,2 intorno all'anima. Corretto?
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da Ananasso » mercoledì 1 agosto 2018, 0:09

Hai una tavola parecchio densa e bombatura 'media'. Gli spessori suggeriti da Sacconi dovrebbero andare bene. Controlla ogni tanto peso e la nota emessa dalla tavola: dovresti arrivare sopra i 70 grammi e, come nota, circa al Fa.
(Io sto lavorando una tavola molto leggera e capricciosa, con densità 0.33 gr/cmcubo, e i miei spessori sono 2.7-3 mm anche se la bombatura è abbastanza pronunciata (16.5 mm). Il peso senza catena è di 59 grammi).
Le effe cambieranno poi profondamente l'acustica della tavola, ma avrai a disposizione la catena e la preparazione del legno per rimettere le cose a posto. Quando scavi, fai attenzione alla posizione degli occhi inferiori delle effe: è facile scavare troppo da quelle parti, e ti conviene disegnare delle effe provvisorie sul dorso della tavola per meglio controllare gli spessori.

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » mercoledì 1 agosto 2018, 12:49

Ananasso ha scritto:
mercoledì 1 agosto 2018, 0:09
(Io sto lavorando una tavola molto leggera e capricciosa, con densità 0.33 gr/cmcubo, e i miei spessori sono 2.7-3 mm anche se la bombatura è abbastanza pronunciata (16.5 mm).
E' la seconda volta che sento parlare di spessori in relazione all'altezza della bombatura, in passato ho sempre sentito abbinare le bombature in relazione agli spessori, cioè a dire che alte bombature siano di "rinforzo" a spessori sottili. Nella tradizione antica non ci sono questi "abbinamenti", si potrebbe capire da dove provengano simili insegnamenti? se non altro per coglierne una logica che nella tradizione novecentesca potrebbero avere un senso.
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » mercoledì 1 agosto 2018, 14:29

Claudio, io pensando e ripensando ho tratto i miei "insegnamenti" dalla tecnica delle costruzioni ovvero: una struttura arcuata sopporta un carico maggiore, a parità di materiale con cui è costruita, rispetto ad una meno arcuata o, invertendo, a parità di carico con spessori minori (a parità di materiale). Questo fatto, che deriva da aspetti tecnici era comunque ben noto già in tempi remoti (basti pensare all'evoluzione delle cupole delle cattedrali o agli archi).
Pertanto ho pensato che qualcosa di simili possa essere stato pensato anche in tempi passati.
Perché prima le bombature e poi gli spessori? Semplicemente perché ragiono in ordine temporale.
Il tutto funziona se però ragiono partendo da uno "standard" ovvero: normalmente uso un legno e so che funziona con un certo progetto ma se uso un legno più pesante che faccio? Come posso diminuire la massa? Diminuendo gli spessori rispetto allo std ma per farlo devo arcuare maggiormente le bombature.
Chiaramente tutto questo non ha nulla a che fare col suono ma rappresenta solo una questione, se vogliamo, strutturale.
Questo è quanto mi sono spiegato io e non so se liuteristicamente parlando abbia senso.
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da piase » mercoledì 1 agosto 2018, 18:33

Ciao.
Una bombatura più alta (a parità di spessori) comporta un aumento di peso. Penso trascurabile rispetto all'influenza della densità. Ad occhio arriverai più sugli 85 grammi che sui 65. Stando su spessori standard.

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » mercoledì 1 agosto 2018, 18:37

Sull'argomento non si finisce mai di scrivere e riflettere, anch'io al mio primo violino quando sulla scorta del solo libro di Sacconi e delle indicazioni di Charles Beare sugli strumenti antichi e dei buoni consigli di Francesco Bissolotti (era il 1985), i dubbi sugli spessori da dare alla tavola armonica e relative bombature erano feroci e rimanevano irrisolti.

Ogni paragone o analisi servendosi delle conoscenze di meccanica, sebbene generalmente utili, nello specifico non servirono allora e non servono oggi, il violino non è un ponte, non è una trave flettente, non è una lamiera piegata ed imbutita: è solo legno e per di più intagliato e con la fibra interrotta. Per di più tutti gli studi fatti da fior di ingegneri e studiosi di meccanica in genere, non hanno mai offerto una spiegazione o un'indicazione chiara al riguardo.

Francesco Bissolotti risolveva il tutto affermando con la sua schietta saggezza che "nel violino 2 + 2 non fa mai 4", e di questo parere era anche Morassi. In buona sostanza quando c'è da spessorare una tavola, nonostante l'esperienza acquisita negli anni, ma peggio ancora se si è al primo violino, si è completamente abbandonati a sé stessi in una terra di nessuno.

L'unico riferimento sono le tavole dei violini antichi e gli spessori che sono stati pubblicati, ma come è ben risaputo l'applicazione meccanica di valori presi a riferimento da strumenti già fatti e ben riusciti non significa praticamente nulla. Il fatto è che da un punto di vista strutturale i principi di meccanica sembrano funzionare bene, ma questo non si traduce automaticamente nel buon suono.

Un esempio che penso possa essere utile: Francesco Bissolotti ebbe tra i suoi allievi un ragazzo particolarmente negato per i lavori manuali, alla fine del percorso costruì un violino bruttissimo che il maestro quasi si rifiutava di montare per quanto era stato realizzato male, poi però seguendo un istinto compassionevolmente paterno fu deciso di andare avanti e di metterlo in prova, risultato: lo strumento si rivelò dotato di un suono eccezionale, praticamente mise in ombra tutti gli altri strumenti presenti. Non so se al secondo violino quel ragazzo fu capace di fare altrettanto e che futuro abbia avuto, ma è per far capire che l'imprevisto è sempre dietro l'angolo, in senso positivo o negativo.

Per me l'errore più grande che si possa fare è cercare rifugio in una serie di principi (vedi i famosi "modi", ad esempio), che pur consentendo di raggiungere un buon standard nei risultati, rischiano di non farti crescere mai. Cioè a dire che il pericolo maggiore nello studiare la rigidità di una tavola armonica è rappresentato dalla rigidità mentale del suo artefice. Al tempo stesso anche la completa assenza di principi e di ignoranza della tradizione liutaria, magari accompagnato da un cambio continuo delle forme senza approfondirne le proprietà, sono la garanzia di violini mediocri (ma magari costruiti in modo egregio, lucidi e con il filetto nero sullo smusso del riccio che brilla severo e perfetto).

Ciò detto, per gli spessori della tavola ci sono molte scuole di pensiero, ma per amor di brevità ne cito solo due: quella stradivariana a spessore costante, e quella a spessore variabile (Amati e simili). A peggiorare le cose vediamo che negli strumenti originali stradivariani il concetto di spessore costante è alquanto aleatorio, se prendiamo qualsiasi strumento di Stradivari, come il Cremonese 1715, oppure il Milanollo, o magari anche il violoncello Davidov con una tavola mediamente spessorata ad appena 3mm, i dubbi rischiano di aggravarsi perché non sembra esservi una costante negli spessori e nemmeno una logica per quanto essi variano. Le cose migliorano con altri autori, ma con Guarneri del Gesù si torna di nuovo nell'incertezza perché sembra che egli abbia adottato entrambe i metodi, nei suoi strumenti vediamo tavole a spessore costante ed altre a spessore variabile.

Quindi se si decide di adottare le indicazioni fornite da Sacconi di una tavola armonica a spessore costante di 2.4mm, lo si faccia pure, io l'ho fatto tante volte per violini e viole e mi sono trovato bene. Ma si sappia che una tavola armonica a spessore costante ha proprietà sonore molto diverse da una a spessore variabile (più spessa al centro digradante ai bordi), riflette il suono ampio e profondo tipico italiano, ma richiede un approccio con l'arco piuttosto studiato ed accurato (è la ragione per cui i violini stradivariani sono considerati generalmente non di facile ed immediato approccio).

Quindi la cosa migliore da fare è studiare ed ascoltare molti strumenti (anche le registrazioni aiutano, ma raccomandato è l'ascolto dal vivo), ed infine abbandonare ogni indugio e procedere con il proprio strumento. Nel tuo caso l'adozione di spessori a 2.4mm non dovrebbe causare problemi dal punto di vista strutturale, e non ne causerebbero adottando bombature alte o basse, sempre che non ci sia divertiti troppo a "scarnificare" i bordi e le zone intorno ai blocchetti di testa e di fondo.

Se poi uno vuole fare una marcia di graduale avvicinamento, può adottare spessori "sicuri" di 2.7/2.6mm, magari lo strumento non suonerà al massimo, ma comunque avrà una voce rispettabilissima.
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da lorenzo fossati » mercoledì 1 agosto 2018, 21:40

A parità di nota di accordatura la bombatura influisce sugli spessori ottenuti: bombature più alte con spessori sottili, bombature più basse con spessori marcati, i miei dubbi sono più che altro a riguardo di peso e spessori (se e quanto influisca il peso sulla bontà di una tavola o di un fondo, e se con spessori troppo bassi si rischino deformazioni nel tempo, o comunque una fragilità strutturale che metta a rischio l'incolumità dello strumento, e se con spessori troppo alti si rischi imballare il suono di uno strumento non permettendone una buona vibrazione)

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da Ananasso » mercoledì 1 agosto 2018, 22:08

claudio ha scritto:
mercoledì 1 agosto 2018, 12:49
Ananasso ha scritto:
mercoledì 1 agosto 2018, 0:09
(Io sto lavorando una tavola molto leggera e capricciosa, con densità 0.33 gr/cmcubo, e i miei spessori sono 2.7-3 mm anche se la bombatura è abbastanza pronunciata (16.5 mm).
E' la seconda volta che sento parlare di spessori in relazione all'altezza della bombatura, in passato ho sempre sentito abbinare le bombature in relazione agli spessori, cioè a dire che alte bombature siano di "rinforzo" a spessori sottili. Nella tradizione antica non ci sono questi "abbinamenti", si potrebbe capire da dove provengano simili insegnamenti? se non altro per coglierne una logica che nella tradizione novecentesca potrebbero avere un senso.
Ho prima valutato di alzare la bombatura di 0.5 mm rispeto al violino precedente (che ho scelto come riferimento per quello che sto facendo ora) per dare maggiore rigidezza alla tavola. La scelta è partita dalla bassa densità di questa tavola rispetto alle mie esperienze precedenti e dalla venatura un po' obliqua della semitavola destra. Non so quantificare, non ho numeri; solo un modello grezzo in testa che mi dice che la tavola dovrebbe deformarsi meno con l'aumentare della bombatura.
Gli spessori sono venuti di conseguenza, puntando ad ottenere il famosissimo FA. Mi sono fermato ad un Fa crescente e non sono sceso di più: è la prima volta che il peso scendeva sotto i 60 grammi. Ho fatto le effe con distante tra i fori 41 mm e 113 mm (la forma è la PG). La catena, molto densa, ha una altezza massima di 10 mm. Alla fine, dopo una mano di colla diluita (1/10) all'interno ho una tavola che sfiora il Fa# (come il fondo). E così la lascio.
Non so se tutto questo rientra in qualche logica novecentesca o meno; non ho scuola né modo di recuperare adesso, purtroppo per me. Così copio me stesso ...

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da piase » mercoledì 1 agosto 2018, 22:53

Ciao ananasso. E il modo #2?

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » mercoledì 1 agosto 2018, 23:03

Discussione molto interessante in cui la frase "nel violino 2 + 2 non fa mai 4" racchiude tutti gli aspetti affascinanti di questo mondo.
Io non so quali siano le relazioni che intercorrono tra spessori, forma, bombatura, etc... ma mi sono spesso fermato a pensare se i grandi fossero a conoscenza di tali "segreti"..... chi lo sa se per loro era più importante la fase lunare o il mese dell'anno. Purtroppo non lo sapremo mai.

Intanto ho praticamente finito lo scavo della tavola che resta da rifinire e lucidare:
daf20232-00b3-4c24-b1c8-dee75d0ebe0d.jpg
Gli spessori sono arrivati al limite dei 2,4 mm e 2,7 mm nella zona centrale delle ff. Chiaramente spessore uniforme per rimanere in linea col progetto iniziale.
Il peso...91 grammi (Piase hai fatto quasi centro) non può ulteriormente scendere ma va bene così (almeno per il momento): ho preferito non scavare tutto e lasciare la zona di incollaggio un po' più solida.
Ora devo studiare il posizionamento delle ff e la catena.
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » mercoledì 1 agosto 2018, 23:17

Ananasso ha scritto:
mercoledì 1 agosto 2018, 22:08
claudio ha scritto:
mercoledì 1 agosto 2018, 12:49
Ananasso ha scritto:
mercoledì 1 agosto 2018, 0:09
(Io sto lavorando una tavola molto leggera e capricciosa, con densità 0.33 gr/cmcubo, e i miei spessori sono 2.7-3 mm anche se la bombatura è abbastanza pronunciata (16.5 mm).
E' la seconda volta che sento parlare di spessori in relazione all'altezza della bombatura, in passato ho sempre sentito abbinare le bombature in relazione agli spessori, cioè a dire che alte bombature siano di "rinforzo" a spessori sottili. Nella tradizione antica non ci sono questi "abbinamenti", si potrebbe capire da dove provengano simili insegnamenti? se non altro per coglierne una logica che nella tradizione novecentesca potrebbero avere un senso.
Ho prima valutato di alzare la bombatura di 0.5 mm rispeto al violino precedente (che ho scelto come riferimento per quello che sto facendo ora) per dare maggiore rigidezza alla tavola. La scelta è partita dalla bassa densità di questa tavola rispetto alle mie esperienze precedenti e dalla venatura un po' obliqua della semitavola destra. Non so quantificare, non ho numeri; solo un modello grezzo in testa che mi dice che la tavola dovrebbe deformarsi meno con l'aumentare della bombatura.
Gli spessori sono venuti di conseguenza, puntando ad ottenere il famosissimo FA. Mi sono fermato ad un Fa crescente e non sono sceso di più: è la prima volta che il peso scendeva sotto i 60 grammi. Ho fatto le effe con distante tra i fori 41 mm e 113 mm (la forma è la PG). La catena, molto densa, ha una altezza massima di 10 mm. Alla fine, dopo una mano di colla diluita (1/10) all'interno ho una tavola che sfiora il Fa# (come il fondo). E così la lascio.
Non so se tutto questo rientra in qualche logica novecentesca o meno; non ho scuola né modo di recuperare adesso, purtroppo per me. Così copio me stesso ...
Quello che hai scritto è giusto ed è in qualche modo diverso rispetto a ciò che si poteva capire inizialmente, cioè che si usavano le bombature per compensare un aspetto meramente meccanico a seconda della densità del legno. La bombatura certo tiene conto della densità (o meglio, è il liutaio che deve imparare ad abbinare le cose), ma per un aspetto puramente legato alla sonorità, lasciando da parte ogni discorso legato alla resistenza minore o maggiore di un legno. Per la colla diluita, posso suggerire una concentrazione molto più diluita, 1:10 è troppo densa e rischia di vedere incollata l'anima a tavola e fondo una volta messo in opera lo strumento. Niente di drammatico perché basta un colpetto e l'anima si stacca facilmente, ma è appunto un'indicazione del fatto che la colla comunque resta sensibile all'umidità e alla temperatura, quindi va usata con parsimonia, anche per non appesantire inutilmente lo strumento. Meglio due mani 1:20, che una mano 1:10 (ma io all'interno ne do una sola).
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da Ananasso » mercoledì 1 agosto 2018, 23:49

piase ha scritto:
mercoledì 1 agosto 2018, 22:53
Ciao ananasso. E il modo #2?
Volevo sorvolare, ma se me lo chiedi ... Puntavo ad una F2 di circa 170 Hz per avere un B1- sopra al La 440 Hz (le mie tabelline mi mostrano una buona correlazione tra B1- e F2 della tavola). Invece ho avuto per tutta la lavorazione F2 < F5/2, e alla fine l'ho lasciata andare un po' sotto i 150 Hz. Però, a cassa chiusa, ho un B1- a 415 Hz che con l'anima dovrebbe (dovrebbe, provo domani) avvicinarsi ai 480-490 Hz per poi scendere a violino finito con mentoniera vicino a quanto mi prefissavo. Vedremo.
Fa caldo, però.

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da Ananasso » mercoledì 1 agosto 2018, 23:56

Grazie Claudio

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da piase » giovedì 2 agosto 2018, 0:19

Dove hai trovato la relazione tra #2 e B1-?
Nei tuoi strumenti?

Ad ogni modo penso che un rapporto #5/#2 di 2.20-2.30 sia preferibile. Stando al lavoro di Evans, che se vuoi ti giro.

Speravo in un 90 con catena...

E probabilmente l'allievo di Bissolotti aveva indovinato il materiale e la forma giusta. Magari in particolare proprio il materiale. ;-)

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » giovedì 2 agosto 2018, 0:53

Anche Maurizio ha deciso di seguire la strada dei "modi"?

Lo chiedo perché non so se riusciamo a parlare un linguaggio reciprocamente comprensibile, qualcosa mi dice di no. Per liutai che non seguono i "modi" è difficile parlare con chi li segue, e viceversa chi li segue non riesce a sintonizzarsi con chi non li adotta (il paradosso, quando si parla di frequenze, non mi sembra trascurabile).

E' evidente che seguendo un cammino nella tradizione di "modi" non si parla, o perlomeno non vi è traccia alcuna che ce lo faccia pensare, se non alcuni studi che avrebbero rintracciato una metodicità nella capacità vibratoria delle tavole, che poi sono si sono coagulati in una vera e propria "teoria dei modi".

La questione dei "modi" è purtroppo diventata dirimente perché divide le esperienze e blocca il confronto tra linguaggi diversi. Pur con tutta la volontà di seguire un percorso di un liutaio che adotta i "modi", purtroppo niente posso fare con chi sceglie di adottare orecchie artificiali, piuttosto che le proprie. E vani furono i miei inviti a lasciarsi andare ad una liuteria vissuta sulla propria pelle, senza l'uso di polmoni o reni artificiali, ma il richiamo della tecnologia in un'arte squisitamente umanistica come quella della liuteria sembra per alcuni irresistibile.

Un po' come quando si parla di filettare e sgusciare a cassa chiusa, si viene guardati con diffidenza e si preferisce una strada che si ritiene sicura, cioè quella di costruire una casa a partire dal tetto (anche se poi una cassa la si può comunque lavorare anche se si è filettato e sgusciato a cassa aperta, ma quanti lo fanno, ma soprattutto, quanti lo sanno fare?).

Sinceramente mi trovo in difficoltà perché con chi adotta i "modi" è difficile confrontarsi, e forse è anche giusto che sia così, ma dato che questo non è un forum generalista (altrimenti avrei dato maggiore spazio al signor Edopraga e alle sue teorie strampalate), è bene che ognuno segua la propria strada e le persone con cui comunicare.

Questo è un forum che segue la strada della tradizione e dell'esperienza personale ed artistica vissuta in prima persona, io non rappresento niente di ufficiale nel mondo della liuteria, sono solo un liutaio che ha deciso di seguire gli insegnamenti di Sacconi, dei suoi maestri e dei suoi allievi, perché credo che nessun altro meglio di loro abbia saputo raccogliere l'eredità della liuteria classica.

Ho pensato che questo potesse essere più che sufficiente per creare buoni strumenti, ma evidentemente non per tutti è così. Però non capisco perché usare questo forum per questo genere di confronti, laddove sono anni che mi trovo a ripetere i concetti che sto ancora una volta chiarendo in questa occasione.

Questa non è la stessa "guerra" in cui si è combattuto stupidamente nei decenni passati tra forma interna e forma esterna (non c'è niente da fare, ci sono ancora tanti liutai italiani che usano la forma esterna, facciano pure), è qualcosa di più che coinvolge il modo stesso di vivere la liuteria, la scelta di capire le cose con le proprie mani e le proprie orecchie, in una parola: "sensibilità". Sensibilità diretta, personale e guidata dal proprio gusto e dal proprio talento.

Io non voglio che le persone in questo forum si sentano inibite, o peggio ancora intimidite, nell'affrontare gli argomenti della liuteria secondo la loro inclinazione, anzi, sono stato il primo a lasciare spazio a chi la pensava diversamente da me per ampliare uno spazio informativo e di confronto, ma mi accorgo che negli anni qualcosa è cambiato e che i "modi" tornano sempre con maggiore frequenza nelle nostre discussioni.

E' evidente, che ai neofiti e ai sacerdoti dei "modi", tutto ciò appare normale e perfino inevitabile e scontato. Così che se da una parte i miei sforzi sono quelli di recuperare il linguaggio perduto dei simboli e dell'alchimia, dall'altra si percorre una strada che è invece la negazione di tutto questo, magari tacciandolo come superato o magari sciocca superstizione.

Un adagio che va per la maggiore è quello che recita "se Stradivari avesse avuto la tecnologia di oggi non avrebbe esitato ad usarla". Ebbene, io rispondo che tu non sei Stradivari per pensare una cosa del genere, e che la storia non si è mai fatta con i "se".

Quindi camminiamo in direzioni opposte, ostinate e contrarie, ed io francamente mi sono stancato di ripetere le stesse cose, e voi pure credo vi siate stancati di me. Per questo chiedo a coloro che professano i "modi" se non sia il caso di uscire a prendere un po' d'aria, di riflettere e di trovare lo spazio a loro necessario altrove.

Potrebbe anche accadere che questo forum potrebbe ad un certo punto essere abbandonato in massa ed io lasciato solo a recitare le mie litanie su Mercurio, Giove e i miei indovinelli della Pizia di Delfi, ma che ci volete fare, dopo quasi quindici anni di attività giornaliera dedicata alla divulgazione liutaria, 90.000 messaggi, di cui quasi 11.000 scritti da me, la cosa non mi spaventa e non mi dispiace, dico solo: andate e cercate la vostra strada.
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