Il violino di Maurizio

Suonare e costruire i violini
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » martedì 29 gennaio 2019, 0:13

Senza dubbio la preparazione di chimico ti potrà essere utile, ma a mio parere questa deve stare sempre ad un passo dietro rispetto a ciò che fa l'artista.
andante con fuoco

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » lunedì 4 febbraio 2019, 20:54

E finalmente ci siamo: incastro manico-cassa. Dopo essermi esercitato sugli scarti ho messo mano a quello che ritengo sia una delle cose più importanti in uno strumento, sia per il suono che per la resistenza strutturale intera.
Ho preparato l'incastro con calma, sporcando col gesso per verificare le aderenze, verificando di continuo angoli, spessori, distanze.... fatto prove a secco, preparato un simulacro di un ponticello per provare, preparato la colla al meglio (rapporto 1:5 in peso) ed alla fine incollato....
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Ho tristemente notato che il bordo superiore misura quasi 4mm invece dei 2 canonici... lavorando a cassa chiusa lo avrei evitato?
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Ora devo sperare solo che non faccia troppo freddo e che la colla si secchi al meglio.
Domani vedremo.
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da davidesora » lunedì 4 febbraio 2019, 23:42

mico ha scritto:
lunedì 4 febbraio 2019, 20:54
Ho tristemente notato che il bordo superiore misura quasi 4mm invece dei 2 canonici... lavorando a cassa chiusa lo avrei evitato?
Probabilmente si, ma potevi evitarlo anche finendo i bordi a cassa aperta, il segno delle fasce lo vedevi lo stesso.... :wink:

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » martedì 5 febbraio 2019, 15:34

In effetti Davide ho capito solo lavorando quanto sia importante la lavorazione dei bordi. All’inizio pensavo solo un fatto estetico..... si impara anche sbagliando
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da davidesora » mercoledì 6 febbraio 2019, 10:40

mico ha scritto:
martedì 5 febbraio 2019, 15:34
In effetti Davide ho capito solo lavorando quanto sia importante la lavorazione dei bordi. All’inizio pensavo solo un fatto estetico..... si impara anche sbagliando
Soprattutto sbagliando.... :D
"L'esperienza è il nome che ciascuno dà ai propri errori" scriveva un irlandese dell'800 che la sapeva lunga.... :jud:

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da Giuseppe45 » giovedì 7 febbraio 2019, 10:42

davidesora ha scritto:
mercoledì 6 febbraio 2019, 10:40
mico ha scritto:
martedì 5 febbraio 2019, 15:34
In effetti Davide ho capito solo lavorando quanto sia importante la lavorazione dei bordi. All’inizio pensavo solo un fatto estetico..... si impara anche sbagliando
Soprattutto sbagliando.... :D
"L'esperienza è il nome che ciascuno dà ai propri errori" scriveva un irlandese dell'800 che la sapeva lunga.... :jud:
Esperienza, ma anche varianti stilistiche!!!!!

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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » venerdì 8 febbraio 2019, 13:04

Lavorando a cassa chiusa si è praticamente obbligati a lavorare i bordi e renderli equidistanti dalle fasce, cosa che a forma aperta (lavorazione delle tavole separate dal contorno fasce), richiede molta più attenzione. Nelle foto vedo anche che lo spessore minimo della sguscia è stato lasciato un po' troppo abbondante, ricordo che in genere si aggira intorno ai 3/3.3mm.

La sporgenza del bordo rispetto alle fasce si aggira attorno ai 2.5/2.75mm

L'ordine di lavorazione procedendo a cassa chiusa, dopo avere incollato tavola e fondo (da filettare e sgusciare e con bordo grezzo), è la rettifica dei bordi, poi la filettatura e quindi la sguscia. Nel procedimento a cassa aperta le tavole vengono incollate praticamente già finite, quindi si rimane vincolati dalla filettatura e i margini di correzione della distanza tra bordo e fasce sono più ridotti. Il vantaggio di lavorare a cassa aperta è quello di poter lavorare gli spessori delle sgusce in modo più controllato, ma non si ha poi alcuna indicazione dell'evoluzione del tono della cassa durante le operazioni della lavorazione dei bordi, della filettatura e della sguscia, anche se poi a cassa chiusa si può comunque agire ancora sulle sgusce.
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » venerdì 8 febbraio 2019, 17:07

Questa prima esperienza mi ha fatto capire che lavorare a cassa aperta richiede una precisione di lavorazione molto spinta e bisogna sapere bene quello che si vuole. Ciò non significa che lavorare a cassa chiusa sia semplice: credo invece che richieda una sensibilità ancora superiore.
Inizialmente la mia scelta è stata fatta più per paura e "comodità" che altro: lavorare su un solo aspetto per volta sembra più semplice e più gestibile ma se non hai le basi ti ritrovi dove sono arrivato io. Sicuramente in un futuro (spero prossimo) proverò la lavorazione a cassa chiusa per sperimentare e cercare di capire quale metodo seguire. Non dovendo diventare liutaio ma volendomi divertire e basta posso provare e riprovare, sbagliare e ri-sbagliare.

Sulla sguscia invece stavo pensando di riprenderla anche perché il problema è più accentuato sulla tavola rispetto al fondo. Secondo voi ha senso in questa fase tornare a lavorarci sopra? La cosa corretta sarebbe capire a che punto sta "l'evoluzione del tono della cassa" e su quello basarmi per decidere se mettere mani o no alla sguscia.... ma questo è lavoro da liutai :D
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » venerdì 8 febbraio 2019, 18:40

Ha molto senso tornare a lavorare sulla sguscia, ma dipende anche da quanto è profondo il solco del filetto, che così a prima vista dalle foto mi sembra piuttosto ridotto. Si può sempre ritoccare stando attenti a lasciare intatto il filetto, magari spingendo la sguscia un poco più all'interno (parliamo sempre di qualche decimo di mm), ed il punto di massima profondità anch'esso distanziato dal filetto (così come in realtà accade di vedere sugli strumenti originali).
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » domenica 10 febbraio 2019, 0:34

In effetti, disegnando in scala quanto riportato sul Sacconi, ci sarebbe qualche millimetro tra la fine del filetto ed il centro della sguscia per cui se scavo un po' nella zona centrale dovrei solo "sfiorare" il filetto...
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » domenica 10 febbraio 2019, 15:24

Alla fine ho messo mano alla sguscia lavorando a lato del filetto e poi raccordando il tutto.
Su una punta inferiore sono arrivato quasi al limite...
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Ora dovremmo esserci:
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Ora devo rifinire la tavola e mettere i capotasti...
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » domenica 10 febbraio 2019, 19:26

Mi sembra che la sguscia, ora più pronunciata, sia cmq stretta, forse per il timore atavico di "sfondare". Brutte a vedersi, ma cmq dovrebbero svolgere il loro ruolo.
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » giovedì 14 febbraio 2019, 11:27

Claudio lo so che non sono un capolavoro ma di cose "bruttine" ce ne sono. In genere poi se una cosa parte storta per raddrizzarla in corso d'opera ce ne vuole....... e non sempre si riesce.
Comunque, mentre i lavori procedono mi sono procurato un po' di resine, oli, alcool,... per fare tutte le prove che voglio sia per vernici a spirito che ad olio. Comincerò a breve perché ora sto leggendo tutto il possibile, a partire dal Guidotti e qui la prima domanda: mi sembra leggendo il testo che le preparazioni delle vernici non contemplino né temperature troppo elevate né tempi eccessivamente lunghi. Leggendo e sentendo la conferenza sulle vernici, gli interventi di Edo ed altro ho intuito che le condizioni di cottura fossero ben diverse da quelle indicate nel Guidotti. Cosa mi sfugge?
Ho capito che il capitolo vernici è quello in cui maggiormente il LIUTAIO tende a non sbottonarsi ed è facilmente capibile e comprensibile il perché ma io non cerco la temperatura precisa, il tempo o la ricetta ma solo capire come indirizzare gli "studi".

Altra domanda: Capitolo piroli. Avendo un alesatore 1:30 ho deciso di costruirmi un tempera piroli e sembra che i primi tentativi diano risultati soddisfacenti tuttavia il problema è quanto grande deve essere il pirolo? Sui testi sembra che il gambo debba essere lungo 37mm (26 della cassetta più 11 di sporgenza) e presentare in punta un diametro di 6mm. Con una semplice proporzione ricavo che alla base deve avere un diametro di 7,2mm.
Tendenzialmente sarei favorevole ad un pirolo sottile sia per un miglior controllo dell' accordatura sia perché si lascia il buco sulla cassetta più piccolo (avrà modo di allargarsi col tempo e con l'usura. Secondo voi sono corrette le misure?
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da claudio » giovedì 14 febbraio 2019, 17:13

Mi stai parlando di cose che credo di non conoscere, il libro di Guidotti e una conferenza sulle vernici, sii più preciso sugli argomenti così posso dare qualche elemento di comprensione in più.

Le osservazioni e le critiche sul lavoro non sono fatte per il piacere sadico di farlo, ma per uno scopo didattico, al fine che non solo tu ma anche chi legge la discussione ne abbia giovamento.

Credo che 7 o 8 mm per il gambo del pirolo vadano bene. Raccomandabile l'acquisto di un calibratore per piroli, si evitano soluzioni personali che sulle prime possono avere una loro validità, ma che in un secondo tempo risulterebbero talmente personali che su quel violino andrebbero bene solo i piroli lavorati con "quel" calibratore.
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Re: Il violino di Maurizio

Messaggio da mico » giovedì 14 febbraio 2019, 17:46

Andando per punti:
- Le critiche sono sempre ben accette (altrimenti no sarei qui) e spero che possano essere utili ad altri come è stato per me con chi mi ha preceduto: i vecchi forum sono per me fonte inesauribile di informazioni e spero che anche i miei possano esserlo per altri.

- Un calibratore arriverà ma per il primo violino ci sarà una soluzione... self-made: Questo rimarrà il "mio" violino.

-Venendo al discorso vernici sto affrontando la lettura del "Nuovo trattato di vernici della china" del Guidotti che riprende e aggiorna il lavoro di padre Bonanni. Leggendo varie preparazioni, ad esempio come sciogliere la copale, parla di farlo a fuoco temperato in inverno o al sole in estate. Anche nella preparazione della pece greca (colofonia) parla di una preparazione (lavaggio) da fare sostanzialmente sciogliendo la pece al sole. Da ciò ho dedotto che non servano temperature molto alte nella prima fase di lavorazione, quella da fare sulle resine. Diverso è il discorso per l'olio.
Per contro ho potuto vedere su youtube i filmati dei convegni sulle vernici in liuteria tenutesi a Cremona nel 2015/2016, a cui hai partecipato tu, Carletti, Edo, Moroder, Sora,.... e sentendo gli interventi ho sentito di preparazioni a temperature molto alte (non raggiungibili con il semplice sole) soprattutto per la cottura delle resine quali colofonia alla calce o per la sandracca (aspetti tecnici trattati se non ricordo male da Edo nel 2016).
Da qui i miei dubbi: visti i risultati mostrati ai convegni in termini di vernici presentate come si spiega una differenza così grande nei due modi di preparare le vernici? Capisco prendere la storia come punto di partenza (e quindi ripartire dalle basi) ma così mi vengono una infinità di dubbi sull'affidabilità delle fonti storiche.

Spero di essere stato più chiaro.
Maurizio Basile
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