Francesco Bissolotti.

I liutai: i loro strumenti e le loro biografie.
Avatar utente
claudio
Liutaio
Liutaio
Messaggi: 11123
Iscritto il: sabato 15 maggio 2004, 0:00
Località: Tivoli
Contatta:

Messaggio da claudio » sabato 16 dicembre 2006, 12:08

Masa, siamo tutti d'accordo sul fatto che uno strumento "debba suonare veramente bene", ma già su questo si possono sollevare infinite osservazioni ed opinioni. Il nostro problema di liutai è far sì che lo strumento "giusto" vada a finire nelle mani "giuste". Il che non vuol dire necessariamente che un nostro violino debba essere posseduto da Perlman, Kremer o Ughi, per quanto strano possa apparire, anche uno strumento posseduto da un grande musicista non è detto che rappresenti l'eccellenza. Anche se il liutaio è spesso è animato da un certo delirio di onnipotenza dal voler eguagliare in fama le gesta di Stradivari e Guarneri del Gesù, la nostra esperienza è costruita con musicisti che spesso non hanno mai fatto un disco e che forse mai lo faranno. Io ho da sempre investito sui giovani e questo nel tempo mi ha dato risultato confortanti, perchè alcuni di quei giovani sono cresciuti e si stanno facendo strada nel mondo della musica.
Per quanto riguarda invece la documentabilità dell'esperienza, ti faccio un esempio: è possibile documentare il lavoro di uno scultore o di un pittore?
Di certo Caravaggio e Michelangelo non hanno imparato la loro arte servendosi di strumenti scientifici, ma solo basandosi su un grande talento individuale che è poi stato sviluppato grazie a maestri ed insegnanti che a loro volta hanno trasferito su di loro un'esperienza "non documentabile".
Pensare che un violino possa essere costruito seguendo principi scientifici significa ridurre l'arte della liuteria a qualcosa di ripetibile e ripetitivo. Bissolotti stesso ama ripetere che "in liuteria due più due non fa mai quattro", cioè vale a dire che la costruzione di ogni strumento conserva in sè un margine di imponderabilità che porta ed escludere la certezza del risultato. L'esperienza del liutaio garantisce quindi che ogni strumento costruito nella sua bottega non sia mai aldisotto di un certo standard qualitativo, ma non si può dire con assoluta certezza quali saranno i risultati.
Nel mio lavoro quotidiano io "taglio" i miei strumenti su misura dei miei clienti, non solo per quello che riguarda le dimensioni dello strumento o del manico, ma anche per quello che riguarda il suono. Bisogna infatti interpretare il bisogno del musicista e venirgli incontro il più possibile. E' pur vero che con uno strumento nuovo è difficile avere un suono che possa eguagliare uno strumento vecchio di tre secoli, ma è altrettanto vero che un certo numero di miei clienti ha brillantemente superato concorsi ed audizioni con strumenti che in qualche caso erano stati costruiti da non più di un mese. Come è anche vero che qualcuno non sono riuscito ad accontentarlo. Questa è la vita del liutaio.
andante con fuoco

Avatar utente
Susanna
Mago della Sgorbia
Mago della Sgorbia
Messaggi: 594
Iscritto il: giovedì 3 febbraio 2005, 0:00
Contatta:

Messaggio da Susanna » sabato 16 dicembre 2006, 12:22

La domanda sull'intervento dell'uomo, su quanto questo influenzi qualsiasi risultato, anche quello scientifico e matematico, pone da sempre tanti dubbi.
Se pone dubbi su esperimenti scientifici credo che chiarisca quanto di imponderabile ci sia in un lavoro come quello del liutaio, di un pittore, di uno scultore, di un musicista...
Insegno da vent'anni il violino e sono cosciente di quanta importanza ha avuto questo periodo di tempo, così come spero che mi serviranno gli anni che ora passeranno. Non c'è un metodo o un libro che ti insegna ad insegnare; devi aver studiato, devi continuare a farlo, devi documentarti continuamente sulla didattica, ascoltare violinisti e colleghi, leggere, guardare e capire, ma anche "fare", ossia mettere in pratica tutto questo. Oltre alla passione che muove tutto quanto. Il "mestiere" si impara con il tempo che passa e con l'ESPERIENZA.
Certo, i miei risultati non saranno mai quelli di Perlman che osservo commossa su Youtube, ma sull'esperienza ci passiamo tutti quanti.
So che hanno provato -credo in Giappone- a smontare uno Stradivari per cercare di capire tecnicamente come fosse costruito; ovviamente il risultato non ha portato a nulla.
Insomma, credo che la nostra stessa vita abbia una parte che non si può spiegare razionalmente che muove le cose più importanti.

Avatar utente
masa
Mago della Sgorbia
Mago della Sgorbia
Messaggi: 481
Iscritto il: giovedì 30 novembre 2006, 0:00
Località: Milano
Contatta:

Messaggio da masa » domenica 17 dicembre 2006, 19:12

Grazie delle risposte.
Colgo l’occasione per la mia stima per voi cosi disponibili e professionali.
Sono d’accordo quando parlate dei valori che non si possono misurare. Ma in questo forum, ho impressione che si parli poco della qualità acustica nella costruzione del violino, se la maggior parte del valore del violino sta nella sua qualità acustica, non possiamo ignorare questo fattore,
E ci sono anche dei canoni tradizionali che trovano riscontri scientifici,
- Se Sacconi dice che tutte le tavole di Stradivari hanno il tono di risposta in Fa, non sarebbe valida la ricerca di Hutchins (guarda caso è allieva di Sacconi) sui piani liberi? In fondo ascoltare il legno è considerato l’arte della liuteria tradizionale. Quello che sentiva il liutaio ad orecchio, può essere misurato più precisamente col Real-time sound analyser o qualcosa del genere.
- E queste tavole hanno spessore incredibilmente ridotto rispetto al tono di risposta, forse meglio ossificare (si dice così?) il legno in qualche maniera per arrivare alla simile condizione (col solito silicato di potassio, o con i raggi UV) come sostengono David Rubio (liutaio di tutto rispetto) o Lnngsather? La conseguente riduzione del peso conta molto.
Claudio, nella procedura che hai descritto, la sgusciatura viene dopo il montaggio della tavola armonica, in questo caso il tono di risposta finale non si può controllare, ritieni che è inutile regolare lo spessore in base al tono di risposta? E quale metodo ci consigli per la regolazione acustica? Purtroppo noi dilettanti non abbiamo la tua esperienza, però se vogliamo costruire un violino come uno strumento musicale, per me senza criterio acustico non ha senso farlo.
Forse sto andando off topic, sarebbe meglio spostare quest’argomento nella costruzione del violino? Mi piacerebbe sentire le opinioni anche degli altri liutai dilettanti e professionali.
Masa

Avatar utente
claudio
Liutaio
Liutaio
Messaggi: 11123
Iscritto il: sabato 15 maggio 2004, 0:00
Località: Tivoli
Contatta:

Messaggio da claudio » domenica 17 dicembre 2006, 21:51

Il valore di un violino, come hai detto tu, Masa, sta nella sua qualità acustica, su questo non ci sono dubbi. Ma si pone il problema di quantificare il valore dell'oggetto "violino" e qui entrano in campo altri fattori come la costruzione, la vernice, il valore di antiquariato e, naturalmente, il suono. E' anche per questo motivo che alcuni liutai contemporanei non volendo attendere la fine dei propri giorni per godere del valore dei propri strumenti, decida in qualche caso di adottare strategie di commercializzazione che definire spregiudicate è un eufemismo.
In questo senso, il valore del violino risiede nella sua voce e anche un orecchio inesperto può cogliere la differenza tra uno strumento che suona bene e uno che suona male.
Tuttavia dal punto di vista del liutaio è anche importante la creazione di un proprio stile, di solito avviene che le acquisizioni sia in campo sonoro che costruttivo vadano di pari passo, nel senso che il liutaio che ha imparato qualcosa di più nell'espressione del suo stile, al tempo stesso ha guadagnato qualcosa anche nell'acustica. Questo perchè in liuteria la sintesi tra estetica e funzionalità è in perfetto equilibrio e non si può variare un aspetto senza che ne venga influenzato anche l'altro.
In quanto alla nota fisica e studiosa Hutchins, posso solo dire che Sacconi in vita sua ha avuto allievi che in seguito sono divenuti allievi ed esperti di grande bravura, tra questi cito: Charles Beare, Francesco Bissolotti, Hans Weisshaar e moltissimi altri. La lezione di Sacconi, o per meglio dire il suo modo di leggere la lezione degli antichi liutai cremonesi, ha fatto scuola ovunque e grazie a lui siamo finalmente usciti dall'alone di leggenda che ha circondato gli strumenti classici. Anzi, si potrebbe dire tranquillamente che la vera leggenda è iniziata grazie alle conoscenze che Sacconi ha contribuito a diffondere attraverso la sua esperienza.
Ciò detto, la Hutchins facendo tesoro della lezione sacconiana, ha sviluppato un metodo di indagine scientifica basato sulla risposta in frequenza dei piani armonici del violino, confermando l'esperienza di Sacconi stesso. Ma questo aspetto della “vibrazione dei piani li
andante con fuoco

lele
Violinaro
Violinaro
Messaggi: 75
Iscritto il: giovedì 24 febbraio 2005, 0:00

Messaggio da lele » martedì 9 gennaio 2007, 14:07

non avevo letto prima questo topic... vedere l'opera di Bissolotti fa venir voglia di essere liutai! Precisione si... ma che bellezza e purezza.Non riesco a pensare che uno strumento cosi' non abbia un suono nobile.

Rispondi