Personalità in liuteria

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claudio
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Personalità in liuteria

Messaggio da claudio » sabato 15 giugno 2019, 11:24

Ma siamo sicuri di aver ben compreso il significato di "personalità" di uno strumento ad arco? Oggi si dà grande importanza alla precisione, mentre ieri e l'altro ieri ogni liutaio era abbastanza libero di esprimere a piacimento tutta la propria personalità. Lo so, bisognerebbe fare degli esempi, ma non ho tempo e non posso fare un articolo "perfetto", mi limito solo ad invitarvi a dare una guardata ai lavori dei liutai del '900, come Ansaldo Poggi, Marino Capicchioni, Ferdinando Garimberti, e ci metterei anche il toscano Piero Badalassi, che a suo modo è stato un gran perfezionista ed ha vinto la prima Triennale nel lontano 1976.

Stili diversi, grande rigore formale, personalità diametralmente opposte, se pensiamo a Poggi rispetto a Capicchioni, rigoroso il primo, quanto irruento e passionale il secondo, e questo si riflette anche nel suono dei loro strumenti.

Ma c'è un solo problema, in liuteria i risultati arrivano tardi, e spesso non arrivano mai. Per il carattere del lavoro del liutaio la precisione è il primo dei parametri che il principiante deve imparare a mettere bene a fuoco, al pari della preparazione culturale. Di un liutaio ignorante ne possiamo fare a meno, di un liutaio istruito ma poco preciso anche.

Il canone della precisione non è qualcosa che di per sè esprima personalità, non si può mai essere solo precisi, eppure oggi questo valore sembra essere quello il più apprezzato tra i principianti e i professionisti. Forse perchè una volta acquisita una sufficiente precisione, questa resta un sicuro rifugio in cui si vive abbastanza tranquilli senza essere costretti ad essere creativi.

Al tempo stesso non ci si possono prendere licenze che deroghino dai canoni fondamentali della precisione, infatti è cosa molto brutta osservare in uno strumento una incollatura fatta male della giuntura della tavola o del fondo, un manico incollato storto, una tastiera piallata male o incollata in modo approssimativo sul manico, un capotasto lavorato per la mano di una scimmia, per non parlare delle bombature, che spesso sono combinate a caso e con sgusce e bordi realizzati in modo seriale.

Non si può essere solo precisi e al tempo stesso non ci si può permettere di essere cialtroni, quindi tanto vale imparare bene la lezione ed essere rigorosi con sé stessi e il proprio lavoro, la personalità verrà con il tempo e ci aiuterà a produrre tutte quelle piccole impronte che non potranno più essere chiamati errori, e che ci distinguono.

Penso agli strumenti antichi originali e ai miei realizzati i primi anni, bellissimi e irraggiungibili i primi quanto acerbi ma ostinati i secondi. Mi è capitato qualche tempo fa di riavere tra le mani una mia viola realizzata 25 anni prima il cui suono mi è sembrato buono e generoso, ma sono rimasto sorpreso dal carattere del lavoro, ho potuto guardare ad esso con maggior distacco, e a parte alcune ingenuità e le incollature fatte comunque a regola d'arte, mi è sembrato indiscutibilmente uno strumento che parla del mio tempo, e questo in qualche modo mi ha sollevato da un'ansia.
andante con fuoco

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sullacorda
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Re: Personalità in liuteria

Messaggio da sullacorda » sabato 6 luglio 2019, 13:59

Ho visto adesso questo tuo post Claudio e mi permetto di commentare avendo in casa 4 strumenti di liuteria che suono amatorialmente ma regolarmente e quasi 20 anni di giri nel mondo della liuteria/visite. La liuteria è un'arte e come tutte le arti richiede una grande conoscenza tecnica ma anche una grande creatività: senza entrambe non si fa nulla. Qualche settimana fa ho sentito un'intervista ad Accardo che diceva che il motto di Ojstrach era che la tecnica bisogna padroneggiarla perfettamente per potersela dimenticare. Lo stesso vale in liuteria. Io rimango sempre colpito da come possano esserci strumenti anonimi come strumenti che pur nuovi e "perfetti" nella loro vernice, .. riescano chiaramente a distaccarsi da questi ultimi e esprimere una bellezza infinitamente superiore. Ad esempio, a mio puro parere personale, ho trovato spesse volte che l'antichizzazione degli strumenti sia un sotterfugio per cercare di dare un carattere a qualcosa che carattere non ha. Ho trovato strumenti armoniosi nella forma e nelle bombature che uniti ad una bella vernice creavano dei giochi di luce che sembravano antichi o che meglio avevano un colore non definito e una luce sempre diversa. Ecco, questi sono i veri strumenti, che bisogna aver la pazienza di cercare e secondo me saper apprezzare e pagare. Che che me ne dicano anche vari conoscenti che fanno i musicisti di professione, nella mia piccolezza, rimango del parare che poter prendere in mano uno strumento per farsi guidare nella ricerca del suono, degli armonici e del calore che sprigiona siano un viaggio che riscalda il cuore e ti porta su un'altra dimensione. Un suono sgradevole o che non ha colore non ti permette questo ..: per me è meglio questa esperienza che non un iPhone di ultima generazione o l'ultimo modello di auto ..
Scusate la lungaggine .. :)

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