Ultimo violino Rampini anno 2019

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claudio
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Ultimo violino Rampini anno 2019

Messaggio da claudio »

Questo è il violino "Vittorio", che è stato lavorato nel 2019 e appena finito di verniciare. E' stato uno strumento impegnativo perché per chi come me costruisce solo strumenti nuovi, non è concepibile una produzione in serie in cui ci si basa su un certo stile per tutta la vita. Stradivari e gli altri liutai cremonesi antichi ci insegnano che la ricerca non deve avere mai fine, e che bisogna essere elastici, e cercare sempre di migliorare il risultato.

Come è ben noto, il fiore all'occhiello di ogni liutaio è la vernice, ognuno crede giustamente di aver fatto meglio degli altri, dico "giustamente" perché in ogni caso bisogna davvero crederci. Ma la vernice è anche il tallone d'Achille di ogni liutaio, un po' perché la vernice del liutaio vicino è sempre più bella (ma non lo ammettiamo), un po' perché siamo cresciuti nel mito del segreto della vernice degli antichi cremonesi, il fatto è che spesso i risultati si fanno attendere e nel frattempo le frustrazioni non mancano.

Infatti anche se la vernice è bella e di buona composizione, spesso ci dimentichiamo che la cosa più importante resta sempre quella di saperla applicare. Infatti, anche la vernice più bella può dare risultati mediocri se applicata male.

Mentre per le vernici ad alcool ormai c'è una tradizione consolidata e una numerosa letteratura che aiutano il principiante nelle inevitabili difficoltà, nelle vernici ad olio di antica concezione, come ad esempio quella del violino in foto, che è a base di olio di lino crudo e sandracca, pigmentata con ossidi di ferro e lacca di robbia, si è soli di fronte all'universo. Cioè a dire che nessun documento e praticamente nessun liutaio ci può affiancare per superare le inevitabili difficoltà legate all'applicazione e alla colorazione.

Io ho iniziato con le vernici di Koen Padding, a base di olio di lino e sandracca perché le prove con olio e colofonia che avevo fatto in precedenza non avevano dato i risultati sperati, la vernice di Padding anche se imperfetta, rappresentava un valido punto di partenza.

Il problema della vernice di Padding era l'essiccazione, infatti i tempi diventavano biblici anche dopo una prolungata esposizione al sole o agli UV. Solo dopo alcuni anni fui in grado di prepararmi autonomamente la mia vernice a base olio e sandracca. Avevo infatti escluso la possibilità di usare la colofonia così come è stato rilevato dalle analisi strumentali sugli strumenti originali, ma la colofonia è una resina imprevedibile e può dare sorprese anche dopo centinaia d'anni, anche se da un punto di vista estetico essa non ha eguali.

Invece la sandracca ha un punto di fusione superiore a quello della colofonia, ma nell'olio di lino si scioglie malissimo e la cottura in olio rappresenta difficoltà anche per chi ne ha pratica, si viene però ripagati da risultati stabili e sicuramente non inferiori a quelli della colofonia. Inoltre è da considerare che la colofonia è una resina storica usata in tutte le epoche, quindi filologicamente coerente.

Poi c'è la questione dei pigmenti, ed anche qui una lunga questione sul quale non basterebbe scrivere dieci libri, ma per amor di brevità anche in questo caso basta osservare gli strumenti originali e interpretare i risultati delle analisi, non esclusa la stratigrafia. La procedura di stesura non è diversa nel concetto da quella delle vernici ad alcool, ma la pigmentazione presenta invece diversità molto profonde, per cui chi usa la vernice ad olio fatta secondo filologia deve tornare nella bottega del pittore antico, là dove le vernici furono concepite, e creare le proprie tavolozze, quindi imparare ad usarle. Non ci sono altri modi o scorciatoie, una volta acquisito il metodo verniciare uno strumento non sarà più un problema, infatti io normalmente impiego circa tre settimane per portare a compimento una verniciatura.

A parte le considerazioni sulla vernice, i risultati sonori sono più che soddisfacenti, ma purtroppo non sono condivisibili se non ascoltando lo strumento dal vivo, ma fidatevi, suona molto bene.
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sullacorda
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Re: Ultimo violino Rampini anno 2019

Messaggio da sullacorda »

Molto bello. Curiosità: dici che è stato un lavoro impegnativo ma poi dal testo parli della vernice .. hai cambiato qualcosa nella vernice? O cosa?
Grazie

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claudio
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Re: Ultimo violino Rampini anno 2019

Messaggio da claudio »

Parlo della vernice perché è l'abito con cui si presenta lo strumento, rappresenta i risultati del percorso di ricerca portato a compimento fino ad ora. Mentre per il suono ho raggiunto risultati man mano sempre migliori perfezionando l'equilibrio delle bombature e degli spessori (circa 15mm di altezza massima per la tavola armonica, circa 14.2mm per il fondo), si è poi trattato di equilibrare il tutto con una catena ben dimensionata e non molto differenziata nelle varie altezze.

Il tutto per una giusta risposta e comfort nella suonabilità dello strumento. Su questo modello Guarneri Alard del 1742 ho usato una qualità sceltissima di abete proveniente dalle foreste di Mittenwald, nel violino precedente costruito sullo stesso modello invece usai un legno italiano della Val Canale di qualità "spaccata". La differenza tra i due abeti, oltre che estetica (quello tedesco con una fibra più regolare e stretta), evidenziavano una notevole differenza di peso. La cassa finita (ricordo che sempre che io filetto e sguscio a cassa chiusa), del violino nella foto risultava di circa 255 grammi, invece quella del violino precedente era di ben 270 grammi, una differenza enorme, tale da far dubitare sulla riuscita dello strumento.

Posso però assicurare che le differenze nel suono e nella suonabilità, pur presenti, non sono tali da giudicare uno strumento buono e l'altro cattivo, il che fa pensare che infine quel che gioca veramente nel far suonare uno strumento è la sensibilità di chi lo costruisce. Io stesso sono rimasto sorpreso perché mi sarei aspettato una differenza sonora e timbrica più evidente, ma nei fatti così non è, ed oltretutto entrambe gli strumenti evidenziano anche un leggero "lupo" tra il Do# e il Re sulla quarta corda nelle posizioni alte.

Ovviamente gli anni di esercizio che aspetta questi strumenti porteranno ad affinare le loro qualità e ad evidenziare maggiormente le differenze timbriche dovute al legno, ma anche qui molto dipende da chi suona lo strumento. Giova anche far presente che l'abete del violino precedente mi era stato venduto dal M° Gio Batta Morassi nel 1995, invece l'abete del violino di questa discussione ha circa 4 anni. Anche questo ha evidenziato che usare un legno stagionatissimo non porta vantaggi sonori così evidenti rispetto ad un legno giovane.

Quel che invece è da attribuirsi alle qualità intrinseche degli abeti è la particolare timbrica del legno tedesco che conferisce ai bassi un tono più scuro, e al legno italiano una proiezione del suono più diretta, e questa è la differenza principale che si riscontra usando legni morbidi e duri, avvolgenti i primi, selettivi i secondi.

In quanto alla vernice non ho cambiato nulla, è sempre la ricetta a base di olio di lino crudo e sandracca di mia composizione, ho cambiato invece il modo di applicare i colori e le mani colorate. Dato che fare provini lascia sempre il tempo che trova perché il legno pieno di curve di uno strumento non potrà mai essere paragonato ad una tavoletta rigida e piatta, ne consegue che si è costretti a fare esperienza direttamente sugli strumenti che si stanno costruendo. Ovviamente calcolando il rischio al miglior margine possibile, assicurando una resa finale comunque più che soddisfacente.

Nel caso di questo ultimo violino ho messo a frutto le osservazioni sugli strumenti originali, cioè a dire una buona preparazione del legno ed una colorazione abbastanza decisa prima della verniciatura vera e propria (lampade e aloe), quindi uno strato corposo di vernice trasparente, seguito dagli strati colorati, in cui il colore a base di pigmenti in polvere di lacca di robbia e ossidi di ferro, vengono impastati direttamente nel quantitativo di vernice destinato ad ogni mano colorata.

Tolte le primissime mani che richiedono più vernice, le successive vengono portate a compimento con un impiego effettivo di circa 0.3 grammi di vernice per ogni mano. Naturalmente sto parlando di 0.3 grammi di vernice che ricoprono interamente la cassa e lo strumento, il tutto applicato servendomi delle dita e di un pennello piccolo per raggiungere gli angoli. Quindi stiamo parlando di un quantitativo di vernice per ogni mano assolutamente basso, il cui spessore è incalcolabilmente sottile, ma che inganna perfino me stesso perché mi sembra sempre che lo strato sia maggiore di quel che appare. Queste caratteristiche, manco a dirlo, si riscontrano regolarmente nelle vernici originali ben conservate, ovviamente fatto salvo che gli antichi sulle vernici avevano un'esperienza enormemente maggiore alla nostra, che per forza di cose siamo stati costretti a diventare i pionieri nella scoperta di una tradizione perduta.
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Re: Ultimo violino Rampini anno 2019

Messaggio da sullacorda »

Grazie per la spiegazione, molto interessante. Rimango sempre affascinato da quanti aspetti entrano in gioco e come ogni volta si “scopra” qualcosa o si riscopra .. come diceva un mio professore, chi ri-cerca ri-trova. Grazie ancora

Obo
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Re: Ultimo violino Rampini anno 2019

Messaggio da Obo »

scusate la domanda, probabilmente banale :oops: ...

non ho potuto fare a meno di notare che ogni liutaio ha la sua ricetta per la vernice. Chissà quante prove su prove, per creare un intruglio perfetto! :lol:

Immagino esistano vernici moderne, più resistenti e che asciughino in fretta...più versatili sotto tutti i punti di vista...
Non vengono utilizzate per motivi di qualità sonora, o anche per tradizione, si preferiscono sostanze naturali?
per quanto riguarda gli strumenti di fabbrica invece cosa usano?

Ho letto da qualche parte che comunque la vernice toglie potenza...e pur sempre uno strato, a contatto con il legno, che vibra diversamente dal legno...Allora uno strumento prima di verniciarlo, suonerebbe meglio? :roll:

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claudio
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Re: Ultimo violino Rampini anno 2019

Messaggio da claudio »

Ogni liutaio ha la sua ricetta di vernice e ha un suo modo di applicarla, così che ogni strumento d'autore non sia mai uguale ad un altro, un po' come per i pittori e gli scultori. Io ho iniziato ad occuparmi di vernici ad olio una trentina di anni fa circa, ma ho iniziato ad avere risultati stabili solo una decina di anni fa.

Le vernici moderne non fanno testo in liuteria e nessuno le usa, almeno nell'ambito della liuteria d'autore.
Le sostanze naturali offrono in generale risultati più belli, nessuna resina sintetica è paragonabile per trasparenze e luce ad una naturale.

Per gli strumenti di fabbrica si usano spesso vernici a base di cellulosa.

La vernice non toglie propriamente potenza, a meno di non averne applicate quantità esorbitanti, nel caso delle vernici ad olio addirittura le qualità sonore ne risultano migliorate, questo perché la vernice toglie quel timbro legnoso tipico degli strumenti il cui legno è nudo.

In genere lo strumento senza vernice ha un volume di suono maggiore, ma di qualità piuttosto legnosa, ma questo è dovuto soprattutto il fatto che lo strumento è nuovo, perchè con un adeguato esercizio anche lo strumento nuodo può affinare le sue qualità.
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