Un violino barocco di Claudio Rampini

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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da lorenzo fossati » mercoledì 7 giugno 2017, 20:48

molto bello, la verniciatura della tavola quando riesce a mantenere l'increspatura della venatura dà un effetto che a me piace più delle vernici tirate a specchio. curiosità, quanto hai tenuto per la lunghezza di tastiera e diapason?

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claudio
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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da claudio » mercoledì 7 giugno 2017, 23:53

Con le vernici ad olio è veramente difficile, se non impossibile avere superfici a specchio, fortunatamente. Per la tastiera mi sono tenuto a 260mm e il diapason è uguale al violino moderno. Le dimensioni più vicine ad un assetto barocco sono l'inclinazione del manico per un ponticello di 29/30mm, la catena ridotta in lunghezza, spessore e in altezza (250x4.8x8). E' un assetto tipicamente fine settecentesco, per questo definito "transizionale", ossia che mantiene alcuni caratteri dei violini antichi e alcuni altri dei violini moderni, così come accadeva all'epoca di Mozart. Questo dà modo di affrontare un pò tutti i repertori.
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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da Arca » venerdì 9 giugno 2017, 9:54

Sentito da pc, non sono così esperto da poter dare giudizi, ma a pelle mi piace molto, mi da una bella sensazione di suono d'altri tempi
Alessandro Mattei

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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da claudio » venerdì 9 giugno 2017, 12:55

Grazie Alessandro, la cosa che mi ha fatto capire questo violino è che per far suonare uno strumento non è davvero necessario aumentare la tensione delle corde, così come si fa oggi adottando ponticelli e quindi proiezioni del manico/tastiera sempre più alte, cosa che ha un effetto sempre deleterio sul suono e sulla suonabilità. Anche ai tempi di Sacconi, un suo allievo e collaboratore lamentava questa tendenza e provvedeva a ridare respiro alle tavole armoniche adottando un capotasto reggicordiera di altezza maggiore. Ovviamente non si può pensare oggi di usare un ponticello alto 30mm per un violino moderno, pena una variazione di timbro che renderebbe il suono troppo diverso dai canoni attuali, ma rimanere in un ambito di 32/33mm è senz'altro auspicabile. Dico questo perchè nonostante le misure inferiori adottate per questo strumento barocco, il suono che ne è derivato, sia in termini di volume che di armonici, mi ha molto stupito, per non dire spiazzato!
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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da lorenzo fossati » domenica 11 giugno 2017, 16:53

claudio ha scritto:
mercoledì 7 giugno 2017, 23:53
Con le vernici ad olio è veramente difficile, se non impossibile avere superfici a specchio, fortunatamente. Per la tastiera mi sono tenuto a 260mm e il diapason è uguale al violino moderno. Le dimensioni più vicine ad un assetto barocco sono l'inclinazione del manico per un ponticello di 29/30mm, la catena ridotta in lunghezza, spessore e in altezza (250x4.8x8). E' un assetto tipicamente fine settecentesco, per questo definito "transizionale", ossia che mantiene alcuni caratteri dei violini antichi e alcuni altri dei violini moderni, così come accadeva all'epoca di Mozart. Questo dà modo di affrontare un pò tutti i repertori.
sarebbe interessante sapere la differenza nel suono prodotta da un cambio tastiera, mettendo a confronto una tastiera piena in acero come hai usato tu ed un'altra ad esempio con una lastronatura di ebano o palissandro su un'anima di abete, e magari usare diverse lunghezze, da 240 a 270 in incrementi di 10 (8 tastiere in totale :D )

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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da claudio » domenica 11 giugno 2017, 20:32

Il liutaio è un artista, i calcoli statistici fanno male alla salute. Bisogna sempre partire dal concetto che un buon violino non verrà "ucciso" da nessun tipo di tastiera, mentre un violino mediocre resta tale anche con la tastiera più calibrata del mondo.
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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da lorenzo fossati » domenica 11 giugno 2017, 21:40

a me non piace tanto le parole arte, artista e simili, comunque a prescindere da questo e senza entrare in campo filosofico, non vedo cosa ci sia di male a sperimentare, in fondo il violino è quello che è proprio grazie a secoli di prove e sperimentazioni, successi ed insuccessi di tantissime persone. Se sperimentavano gli antichi non vedo cosa ci sia di male se anche i contemporanei continuano a farlo, con l'ausilio dei mezzi che sono a disposizione oggi sono sicuro che sia possibile continuare l'otttimizzazione. Poi che un violino mediocre resti tale a prescindere dalla tastiera usata, sono d'accordo. Per me è interessante sapere se un buon violino possa trarre beneficio da una tastiera piuttosto che da un'altra

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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da claudio » domenica 11 giugno 2017, 21:56

E chi ti dice che non si sperimenti? con arte e sensibilità si sperimenta tutto. Scusa, ho scritto la parola che non ti piace! :D
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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da lorenzo fossati » domenica 11 giugno 2017, 22:42

Allora faremo della statistica un'arte :)

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Re: Un violino barocco di Claudio Rampini

Messaggio da claudio » domenica 11 giugno 2017, 23:51

La lunghezza della tastiera è dettata da ragioni di ordine pratico dalle quali è difficile sottrarsi, ma che fortunatamente hanno poco o nessun impatto sul suono. Mentre il manico e la forma del piede hanno maggior influenza sul suono, con una pratica sufficiente si è in grado di capire cosa fare, seguendo il proprio gusto e la propria esperienza. Esperire nel senso più ampio.
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