Trio per violino, pianoforte e corno: un test decisivo.

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claudio
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Trio per violino, pianoforte e corno: un test decisivo.

Messaggio da claudio » lunedì 23 ottobre 2017, 16:17

I test acustici sono sempre fonte di incertezza per musicisti e liutai, per non parlare poi dei famosi "blind test", che paiono andare tanto di moda in questi anni, e che pure nel 1800, senza mai pervenire ad una conclusione unanime per cui, complice anche il fatto che questi test sono fatti ad arte da qualcuno interessato in modo più o meno manifesto a far comparire la presunta superiorità di uno strumento moderno nei confronti di quelli classici. una sorte di malcelato conflitto di interessi cui solo il tempo ha saputo far giustizia, relegando i famosi "violini migliori degli Stradivari" a ruoli decisamente minori, se non addirittura ammutoliti nei musei (vedi il violino di Savart), e lasciano liberi gli strumenti classici di scrivere la storia della musica occidentale.

Io ho sempre sostenuto che l'unico test attendibile è costituito solo dalla sala da concerto in un contesto precisamente ed inequivocabilmente musicale, meglio ancora se il repertorio è quello cameristico. Infatti solo in ambito cameristico è possibile ascoltare con precisione uno strumento rispetto all'altro, e poterli ascoltare tutti "senza Intenzione", ossia riservando la propria attenzione all'ascolto della musica e marginalmente a farsi domande sugli strumenti.

Domenica scorsa si è svolto un concerto dedicati ai trii ottecenteschi per violino, corno e pianoforte, sede il museo Bilotti di Roma, in una sala di dimensioni medie le cui pareti sono impreziosite da un numero cospicuo di quadri originali di De Chirico, uno dei quali faceva bella mostra di sè dietro al pianoforte.

Trio per violino, corno e pianoforte: come poteva venire in mente ad un compositore come Brahms di mettere insieme tre strumenti così diversi tra loro, ma che soprattutto sono in grado di "ammazzare" dal punto di vista del volume di suono qualunque strumento ad arco? Infatti per mettere in crisi un violino basta un pianoforte, non necessariamente a coda intera, e generalmente i pianisti vengono spesso ammoniti dai violinisti (non parliamo poi dei violisti e dei violoncellisti), di non "pestare" troppo sui tasti, e quando succede che un pianista si lascia un po' troppo trasportare dall'estro creativo, non è raro assistere a muti strali del violinista verso il pianista, e questi intimidito rientra subito nei ranghi stando attento a non "sforare".

E non parliamo del corno, uno strumento leggendario per la sua capacità espressiva e per la sua enorme capacità di suono: si pensi alle varie sinfonie di Beethoven, in cui i corni fanno spesso la parte del leone, oppure alla sinfonia alpina di Strauss, in cui il suono dei corni rende così bene gli spazi infiniti dei cieli e delle valli alpine. Insomma, uno strumento decisamente poco incline a volumi sonori contenuti, eppure capace di delicatezze e pianissimi di grande espressività.

Ecco, mettiamo insieme un pianoforte, un corno e un violino: secondo voi quante possibilità ha un violino di poter far sentire la sua voce in modo adeguato? direi che ci troviamo di fronte ad un confronto decisamente impari. Ed in questo concerto non parliamo di un violino che sia uno Stradivari o un Guarneri del Gesù, ma di uno strumento costruito da me che dal 2012 nelle mani del bravissimo Lorenzo Marquez ha affrontato tutti i tipi di repertorio sinfonico e cameristico. E' uno strumento costruito sulla forma di Guarneri, appartenuto al violinista Alard (da cui prende il nome), l'originale è oggi custodito presso il museo degli strumenti musicali di Parigi. E' una forma che prediligo perchè in grado di fornire un'ampia gamma timbrica tipicamente "italiana".

Il concerto intero, incluso di intervallo, lo si può ascoltare qui, ha una durata di circa 1 ora e 26 minuti, ma per chi non volesse o non può ascoltarlo tutto consiglio di andare direttamente ad 1 ora e 15 minuti, che corrisponde al movimento finale del trio di Brahms, peraltro famoso per brio ed energia.

Per inciso, ho chiesto al violinista se ha dovuto faticare per ascoltarsi e farsi ascoltare, oppure se ha dovuto chiedere ai due colleghi di modulare il volume dei due strumenti a quello del violino, mi ha detto che hanno suonato con grande libertà e che non hanno dovuto fare nessun lavoro di adeguamento, così che anch'essi come musicisti sono rimasti molto soddisfatti nell'avere eseguito brani di repertorio tra i più impegnativi della letteratura musicale. Come sempre, sono gradite le vostre impressioni, buon ascolto.

Allegati
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Due violini di Claudio Rampini, quello a sinistra ha suonato nel trio.
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Re: Trio per violino, pianoforte e corno: un test decisivo.

Messaggio da Arca » lunedì 23 ottobre 2017, 21:03

Da non esperto quale sono, e per quello che ho sentito trovo il tutto ben equilibrato, se penso che un corno può di fatto annullare una decina di violini devo dire che il violino ne esce proprio bene. Complimenti
Alessandro Mattei

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