in principio: cassa in legno con corde. Storia del violino

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gewa89
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in principio: cassa in legno con corde. Storia del violino

Messaggio da gewa89 » sabato 9 giugno 2007, 17:44

Vi chiedo solo di iniziare a scrivere.
A voi aggiungere altri post.

Grazie

Gewa

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Messaggio da aldeo » sabato 9 giugno 2007, 23:26

Sembra che l'arco sia stato "inventato" nell'asia centrale durante il nostro medioevo.
La prima menzione si ha in Persia nel IX secolo; in Cina nel IX/X secolo si parla di una cetra ad arco usata dai Mongoli. In Asia é voce comune che il liuto ad arco provenga dalla zona del Kurdistan.

Il liuto ad arco divenne di uso comune in tutto l'oriente. Questo strumento primitivo é formato da una cassa piccolissima intersecata da un bastone che funge da manico e sul quale sono tirate da piroli le due corde accordate in genere per quinte. La cassa é formata da una corta porzione di canna di bambù chiusa sul lato superiore da una pelle che funge da tavola armonica; talvolta la canna di bambù é sostituita da una noce di cocco tagliata (tipo uovo alla coque). Una particolarità di questo strumento é data dall'arco che scorre nel mezzo alle due corde toccandone una con la parte inferiore dei crini e l'altra con la parte superiore. Lo strumento veniva tenuto verticale e le corde venivano tastate con i polpastrelli non avendo tastiera.
Un tipo ancora più primitivo di questo strumento, con una sola corda e privo di piroli era in uso ancora nel secolo scorso presso alcune tribù dell'Asia centrale.

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Messaggio da gewa89 » sabato 9 giugno 2007, 23:52


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Messaggio da aldeo » domenica 10 giugno 2007, 0:04

a vedere la figura direi proprio di si; :D :D
non capisco il testo essendo scritto in idioma barbaro :lol: :lol: :lol:


ho imparato la differenza tra il sorriso e la linguaccia, grazie per avermi avvertito :lol: :lol: :lol:

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Messaggio da aldeo » domenica 10 giugno 2007, 1:03

Uno strumento un poco più evoluto é una specie di viola presente in India in due tipi:
- la Sarinda, con cassa in legno di una forma molto parcicolare, piano armonico in pelle, manico non tastato, piroli laterali e tre corde di budello o di crine di cavallo con accordatura sol3 fa3 do3;
- il Sarangi, intagliato in unico blocco di legno con la parte anteriore strozzata (tipo profilo di clessidra) e ricoperta di pelle, manico non tastato (formato in pratica dai soli laterali) tre corde di budello ( do3 sol2 do2 ) cui spesso si aggiunge una quarta corda metallica accordata re2; le corde vengono tirate da altrettanti piroli posti lateralmente alla sommità del manico e tastate con l'unghia lateralmente. Sotto alle corde suonate con l'arco, tenuto con il palmo della mano rivolto verso l'alto, ci sono circa una dozzina di corde di metallo, tirate da piroli disposti ai lati su tutta la lunghezza del manico, con risonanza "per simpatia" come nella viola d'amore settecentesca.

Questi strumenti sono relegati in ambito popolare.

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Messaggio da gewa89 » domenica 10 giugno 2007, 6:55

Sarinda:

http://www.netscum.com/~spider/newsite/ ... inda.shtml


Sarangi:


http://www.chandrakantha.com/articles/i ... rangi.html


Due osservazioni:
Il piano armonico in pelle sembra ricordare i tamburi. La vibrazione della pelle tesa fu una primitiva tecnica per creare suono.
Il fatto di tirare l'arco con la mano rivolta verso l'alto sembra tipico dei primi strumenti ad arco, mentre con la viella la mano si sposta verso il basso.
La tecnica di suonare con la mano verso l'alto resta nella scuola tedesca per il contrabbasso.


P.S. qualcuno di buon cuore mi insegna ad inserire le foto nel post? Grazie

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Messaggio da neuma » domenica 10 giugno 2007, 11:01

Io mi sentirei di fissare ancora più indietro le prime tracce (verificabili) di strumenti ad arco, per la precisione almeno intorno al VII sec. se non addirittura prima, con la famiglia delle lire ad arco: strumenti che, dall'area origiraria, la Scandinavia, attraverso le invasioni vichinghe sono stati poi importati nel resto d'Europa, finendo per svilupparsi e migliorarsi sul piano tecnico soprattutto in area germano-anglosassone (in Scandinavia esistono tuttora nell'ambito popolare, ma per lo più ancora nella loro forma più arcaica).
Inizialmente si tratta strumenti assolutamente non tastati, che hanno un limitato range sonoro e che prevedono l'uso delle sole corde vuote. Anche in questo caso, si parte da strumenti che venivano suonati inizialmente a pizzico (vedi foto sotto) e a cui poi si abbina l'uso dell'arco per consentire varianti timbriche ed un suono più potente.

Immagine

In seconda battuta, si inizia ad utilizzare il sistema degli armonici prodotti con corde solo sfiorate (come avviene ancora, ad esempio, per la lira calabra), fino a giungere ad una tastiera aggiunta che darà origine ad una seconda famiglia strumentale, con cui cominciamo ad avvicinarsi agli strumenti ad arco come li conosciamo oggi.

Qui di seguito, mi auto-copioincollo, riportando il testo di un articolo che avevo pubblicato tempo fa su un altro sito (per la precisione QUI)

"In numerose tradizioni musicali nord-europee è ancor oggi presente, in forme che poco differiscono fra loro, uno degli strumenti a corda più antichi d'Europa: la lira ad arco. Troviamo varianti locali di questa, fra gli altri, in Galles, dove porta il nome di crwth (esportata anche in Irlanda, dove viene definita cruith), in Svezia (stråkharpa, anche detta "arpa vichinga") ed Estonia (tallharpa) ed in Finlandia (jouhikko)

Questo strumento, che gli studiosi sono incerti se ritenere totalmente autoctono ed attribuito all'area scandinava, o se parzialmente debitore di comune origine con l'omonima (ma a pizzico) lyra greca, compare verso il II° sec. d.C., comicia a presentarsi in una forma analoga a quella attuale intorno al VII° sec., e si diffonde - probabilmente a causa delle invasioni vichinghe - dapprima nei paesi dell'Europa settentrionale, e fra il 1000 ed il 1200, col nome di crotta o rotta germanica, anche nel resto d'Europa. Qui è necessaria una precisazione: gli autori italiani e francesi del periodo hanno usato spesso in modo arbitrario il termine di "arpa", "crotta/rotta", "lyra" e "citara" in riferimento ad una ampia gamma di strumenti a corda di origine nordica: le fonti antiche sono perciò talvolta causa di confusione al riguardo.

Elemento distintivo della lira ad arco è la cassa, di forma rettangolare più o meno arrotondata, ed in genere realizzata a partire da un unico blocco di legno.

Nei modelli più antichi le corde non venivano tastate e correvano attraverso lo strumento, tenute sollevate con l'ausilio di un ponte rudimentale e fissate al braccio superiore della cassa. Successivamente viene aggiunto un braccio centrale alla cassa che reca una tastiera piatta e non frettata.


Solo lo jouhikko (e talvolta la tallharpa) è tuttora generalmente privo di tastiera, per quanto una delle sue corde, la più vicina al suonatore, viene tastata (a volte con l'uso delle nocche della mano sinistra, anzichè dei polpastrelli) mentre la stessa mano sorregge lo strumento tenendolo per il braccio laterale della cassa. Le altre due o tre corde invece vengono suonate libere e assolvono al ruolo di bordone.
La crwth gallese monta in media sei corde e di queste una o due, le drone strings appunto, non sono tastabili in quanto corrono al di fuori della tastiera stessa, trasversalmente alla cassa: esse possono essere suonate anche a pizzico per variare la timbrica dello strumento.

Interessante è anche il ponticello della crwth: infatti assolve al doppio compito di ponte ed anima dello strumento, in quanto uno dei due piedi è poggiato sulla tavola armonica mentre l'altro, più lungo, entra attraverso uno dei due fori di risonanza e giunge fino al fondo della cassa, trasmettendo perciò a quest'ultimo le vibrazioni della tavola.
Le corde sono di solito in budello (secondo l'uso antico, a volte anche in tendine di pecora) negli strumenti gallesi, mentre quelli scandinavi e baltici montano corde realizzate in crine di cavallo ritorto od intrecciato (a volte anche impeciato per aumentarne la coesione e la durata nel tempo). L'arco , piuttosto corto, è costruito secondo un modello in uso nel primissimo Medioevo ed è ad alzo fisso (ossia non è possibile modificarne di volta in volta la tensione e la curvatura), privo di nasetto: la curvatura è data dalla tensione del fascio di crine che viene fissato con piccoli cunei, annodato o cucito alle due estremità. Tradizionalmente in Finlandia i costruttori cercavano rami giovani, ancora verdi, diritti e senza nodi o difetti, e fissavano all'estremità di questi un piccolo peso, in modo che crescessero con una curvatura naturale: da questi venivano poi ricavati archi per jouhikko.

Le lire ad arco, quasi scomparse in Galles fra Sette- ed Ottocento (perchè soppiantate dal violino, più agile e con una maggiore estensione, potenzialità tecnica e potenza sonora) e cadute in disuso anche se non totalmente dimenticate in Scandinavia, dall'inizio di questo secolo hanno goduto di un progressivo e costante ritorno di interesse, grazie soprattutto al loro timbro sì molto più esile di quello del violino, ma arcaico e suggestivo."



Per ciò che riguarda l'impostazione dell'arco a palmo in su o in giù, la discriminante è l'impostazione dello strumento: se suonato a ginocchio o a gamba si preferirà il palmo verso l'alto, perchè consente in migliore controllo del peso, se suonato a braccio invece per ovvi motivi verrà usata l'impostazione a palmo in giù (altrimenti ci si disarticolerebbe una spalla! :lol: ). Io utilizzo entrame le impostazioni, e sono pochi gli strumenti per cui siano realmente intercambiabili. Un caso è quello della ribeca, che inizialmente veniva suonata, come l'antenato arabo rabab, poggiato sul ginocchio e con l'arco a palmo in su. Lo strumento si è poi spostato sul petto solo successivamente, perchè in tal modo all'esecutore era consentita una maggiore mobilità: ma tuttora è possibile trovare strumentisti che utilizzano l'impostazione con la ribeca poggiata in grembo.
La scuola tedesca sul contrabbasso in Italia è diffusa pochissimo: peccato perchè questo tipo di impostazione può favorire di molto un certo tipo di arcate... ma qui usciamo dal seminato, per il momento.
Ultima modifica di neuma il domenica 10 giugno 2007, 11:17, modificato 1 volta in totale.

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Messaggio da neuma » domenica 10 giugno 2007, 11:07

gewa89 ha scritto:P.S. qualcuno di buon cuore mi insegna ad inserire le foto nel post? Grazie
Metti la URL della fotografia che vuoi riportare (la trovi con tasto dx > proprietà) fra i tag [img]e[/img] badando a non lasciare spazi fra i tag e l'inidirzzo, in questo modo
(img)http://www.indirizzo.eccetera(/img): io ho messo le parentesi tonde per evitare che venissero realmente letti come tag, ma tu sostituiscile con le parentesi quadre

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Messaggio da aldeo » domenica 10 giugno 2007, 11:43

A proposito dell'invenzione dell'arco il Sachs si limita a dire: "Nel secolo scorso (XIX) diversi studiosi ne hanno attribuito il merito alla Scandinavia, alcuni all'India. Ma sbagliavano.
Ricercando le più antiche testimonianze dell'arco, noi ne troviamo la prima menzione in Persia nel IX secolo;..."

C'é da osservare che il Sachs scriveva queste cose prima del 1940 (data di prima pubblicazione della " Storia degli strumenti musicali" in Italia) per cui non é improbabile che nel frattempo siano state fatte scoperte che spostino indietro e/o in altro luogo la invenzione dell'arco.

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Messaggio da neuma » domenica 10 giugno 2007, 11:53

aldeo ha scritto:A proposito dell'invenzione dell'arco il Sachs si limita a dire: "Nel secolo scorso (XIX) diversi studiosi ne hanno attribuito il merito alla Scandinavia, alcuni all'India. Ma sbagliavano.
Ricercando le più antiche testimonianze dell'arco, noi ne troviamo la prima menzione in Persia nel IX secolo;..."

C'é da osservare che il Sachs scriveva queste cose prima del 1940 (data di prima pubblicazione della " Storia degli strumenti musicali" in Italia) per cui non é improbabile che nel frattempo siano state fatte scoperte che spostino indietro e/o in altro luogo la invenzione dell'arco.
Si, il Sachs è appunto una di quelle fonti oggi poco ben viste dagli studiosi: è stato uno dei primi autori ad interessarsi ai percorsi a ritroso nella storia degli strumenti, ma è anche un testo la cui inattendibilità è emersa più volte dagli studi successivi. Diciamo che almeno, volendo ammettere il Medioeriente come culla di questa famiglia strumentale (cosa plausibile, viste le discrepanze sulla collocabilità geografica di diversi strumenti antichi, come dicevo in un altro post) ci sarebbe però da trovare testimonianze che possano portare indietro di almeno quattro secoli gli strumenti mediorientali, perchè possano essere considerati coevi delle lire vichinghe.
Ecco uno dei molti casi in cui la speranza di fissare una cronistoria attendibile cozza con i pochi dati di cui disponiamo.

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Messaggio da claudio » domenica 10 giugno 2007, 14:53

Io ho avuto sempre l'idea che gli strumenti ad arco, come quelli a pizzico, abbiano origini antichissime. Certo ci vogliono le prove per affermarlo, ma il fatto che non siano sopravvissuti strumenti originani o fonti documentarie che li illustrino o li citino non vuol dire che non siano esistiti. Però un qualcosa di oggettivo è necessario, non si può inventare tutto. Anni fa ebbi occasione di comprare uno strumento senegalese che mi destato una grande curiosità, è a pizzico, ma il ponticello, il primitivo sistema di catene e la disposizione delle corde mi hanno fatto pensare ad un violino primitivo. A supportare questa ipotesi, mi furono regalati in seguito due strumentini ad arco, uno dall'Egitto e l'altro dal Marocco, che hanno una forma del tutto simile a quello illustrato qui sotto. Strumenti del genere sono antichi come l'umanità.

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Messaggio da neuma » domenica 10 giugno 2007, 15:18

La canna con una falda di corteccia intagliata, al di sotto e perpendicolarmente alla quale corre un bastoncino, che produce un suono nasale e ronzante che cambia d'altezza a seconda del calibro della canna e della lunghezza della striscia di corteccia incisa... è uno strumento comune sia ai Boscimani chee agli aborigeni australiani, forse l'esempio più... non diciamo primitivo: diciamo "minimalista", di strumento ad arco che mi viene in mente!

Però ad arco lo è, non c'è dubbio. Semplicemente non si perde in troppi dettagli :)

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Messaggio da Porthos » domenica 10 giugno 2007, 18:21

Lo strumento postato da Claudio si chiama kaleb. Di origine nordafricana, dalle mie parti è diffuso e venduto come complemento d'arredamento etnico. Io ne ho uno ma non è accordabile (o magari non lo so fare io). Le corde sono di spago ritorto e si suona a pizzico con i pollici.

Quanto all'arco, nel senso di bacchetta di legno curva armata da crini di cavallo impeciati, c'è chi sostiene che sia nato in Mongolia e che da lì si sia poi diffuso dappertutto, molto prima del nostro medioevo. Comunque in alcuni strumenti etnici (nel senso che hanno subito poca o nessuna evoluzione tecnologica e musicale) il suono si produce con un bastoncino dritto, senza crini, trattato con resina.

La mappa sui precursori del violino che avevate chiesto a Neuma potrebbe forse assomigliare a questa:
http://www-atdp.berkeley.edu/2030/jmori ... igins.html

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Messaggio da Porthos » domenica 10 giugno 2007, 18:43

Mentre questo sembra essere il più antico violino esistente:
Andrea Amati, Cremona 1560, con il motto scritto sulle fasce
"QUO UNICO PROPUGNACULO STAT STABITQUE RELIGIO"

(latinisti, aiutatemi)

"solo questo baluardo regge e reggerà la religione"

http://www.usd.edu/smm/Violins/Amati336 ... iolin.html

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Messaggio da gewa89 » domenica 10 giugno 2007, 19:37

Porthos ha scritto: "solo questo baluardo regge e reggerà la religione"

"La religione si erge e si innalzera' per mezzo di questo baluardo senza pari "


Sono pronta alla matita blu...

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