Il suono del violino

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Peo
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Il suono del violino

Messaggio da Peo » sabato 15 marzo 2008, 21:01

Dopo che Claudio, alcuni mesi fa, aveva condiviso con noi le registrazioni di arie eseguite con tre dei violini costruiti per il mercato americano, mi era venuta la curiosità di capire la diversità di suono tra uno Stradivari, un Guarneri, un Amati e soprattutto a cosa è dovuto (magari Claudio lo ha già spiegato in altri topic, in questo caso mi scuso :oops: ). Esteban ha riproposto la domanda in qualche topic, ma non sono riuscita a ritrovarla e non posso esortarlo a dare il là ... per cui lo faccio io.
Il discorso penso si possa estendere anche alle viole, ai violoncelli ed i contrabassi. Non so assolutamente se esistevano scuole diverse per questi altri strumenti ... però Stradivari, che io sappia, non si è limitato a costruire solo violini. Di altri non so ... aspetto di essere erudita!
Grazie
Peo

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claudio
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Messaggio da claudio » domenica 16 marzo 2008, 9:02

E' un argomento molto interessante e piuttosto complesso, quando avrò due minuti di tempo ne parlerò più che volentieri.
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edi
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Messaggio da edi » domenica 16 marzo 2008, 11:08

Mi associo alla richiesta di Peo, l'argomento interessa molto anche me. E poi io non ho trovato "le registrazioni di arie eseguite con tre dei violini costruiti per il mercato americano", mi piacerebbe ascoltarle.

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claudio
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Messaggio da claudio » lunedì 17 marzo 2008, 0:43

Parlare delle differenze di suono tra uno strumento e l'altro, in specie tra strumenti leggendari come i Guarneri e gli Stradivari, è cosa abbastanza ardua. E bisogna tenere conto dei limiti di un forum, qui purtroppo non si possono fare esperienze dirette e bisogna lasciare molto spazio all'immaginazione. E poi bisogna intendersi di quali strumenti si parla perchè uno Stradivari del 1690 suona diversamente da uno del 1715 e quindi le approssimazioni sono inevitabili.
Mi trovo meglio a parlare di esempi concreti di cui ho avuto esperienza diretta, poi ognuno trarrà le conclusioni che vorrà.
Gli strumenti che mi hanno colpito per la loro potenza e capacità di portata del suono sono i Guarneri del Gesù, in particolare ricordo quello di Shlomo Mintz, che colsi durante la fase di riscaldamento prima di un concerto. Il suono era ampio, generoso, gli accordi erano ricchi e stracolmi di armonici, era una delizia solamente stare ad ascoltare gli esercizi preliminari del violinista. La quarta corda appariva incombente, scura ed aggressiva e si aveva l'impressione che sprizzava potenza non appena l'arco arrivava a sfiorarla. Questo è un aspetto che solo i migliori violini hanno, ossia danno l'impressione di "anticipare" il suono del musicista. In poche e semplici parole questo si può definire come "capacità di risposta", l'impressione che se ne ricava è quella di una riserva di potenza pressochè inesauribile, così come quando si ha occasione di essere alla guida di un'auto sportiva di grossa cilindrata. Gli acuti erano molto penetranti e pervasivi, ma mai sgradevoli, non si aveva granchè la percezione del passaggio di corda tra il LA e il MI nelle posizioni alte.
Provai invece un'impressione completamente diversa quando ebbi occasione di provare parecchi anni fa nello studio di Charles Beare, un Guarneri della metà degli anni '30 del 1700, era uno strumento minuto e molto compatto, non era molto dissimile a quello appartenuto a Zukermann che oggi è esposto nel palazzo comunale di Cremona. Mi sarei aspettato un grande volume di suono, invece ne uscì un suono "sottile", molto uniforme sulle quattro corde e di grande prontezza. Questo mi fece venire il primo dubbio su ciò che comunemente si intende o dovrebbe intendersi sul termine "potenza": il suono è quello che arriva agli spettatori, non solo quello che il musicista sente sotto l'orecchio. Oggi siamo abituati un pò maluccio perchè il nostro orecchio ha perso molta della sua capacità di percepire gli armonici e questo unito alla nostra inguaribile sete di emozioni, ci fa aspettare un violino che sotto l'orecchio suona come un organo. Ma il musicista esperto sa distinguere tra uno strumento che "arriva", da uno che "non arriva", semplicemente percependo gli armonici che egli stesso e il suo strumento sono in grado di esprimere.
Poi venne la volta dello Stradivari di Viktoria Mullova, che ebbi occasione di ascoltare ed esaminare grazie alla grande disponibilità della musicista russa, quello che mi colpì di questo strumento fu principalmente la sua capacità di "trasformazione", infatti era straordinario ascoltare come quel violino fosse in grado di eseguire perfettamente una partita di Bach, con una quarta corda che appariva scura e quasi inerte, rispetto ad un concerto romantico in cui la stessa quarta corda emanava una potenza insospettata. Questo strumento non veniva mai suonato con "forza", ma ogni volta e momento per momento la musicista sapeva che suono cavarne. Forse la capacità di uno Stradivari, generalmente parlando, è proprio quella di potersi adattare a qualunque tipo di repertorio. Ma contrariamente ai Guarneri, il suono di quello Stradivari sembrava essere il frutto di una laboriosa ricerca, per cui se il Guarneri è capace di venirti incontro con una riserva inesauribile di potenza, lo Stradivari ha bisogno di una mano leggera e precisa. Da ciò ne scaturisce quel suono ormai proverbiale che la letteratura liutaria definiscono come "nobile", ricco di sfumature delicate che ricordano il suono dell'oboe e dell'organo.
Un altro suono che mi è rimasto in mente per la sua grande bellezza, è stato quello di un Nicolò Amati della metà del 1600, suonato dal primo violino del Quartetto di Venezia, avendolo potuto ascoltare ed esaminare da vicino, ne ho potuto cogliere le peculiarità principali. Secondo me non è vero quel che si dice intorno agli Amati, che sarebbero strumenti poco potenti adatti solo alla musica da camera, perchè il suono di quel violino, come di altri simili che ho avuto occasione di ascoltare, era di una ricchezza e di una potenza veramente affascinanti e stupefacenti. Non credo di aver ascoltato in seguito un timbro di migliore qualità, perchè riuniva in sè tutte le qualità dei migliori Stradivari e Guarneri. Fu anche per questo motivo che decisi di capire meglio la tecnica costruttiva seguita dagli Amati per poi applicarne i principi anche sui miei strumenti. E non mi stupisce affatto che all'epoca di Stradivari, gli Amati e gli Stainer fossero i preferiti, e questo non solo perchè all'epoca vigeva un gusto musicale diverso dall'attuale, ma anche perchè si era giunti all'elaborazione di una qualità timbrica assoluta che anche oggi possiamo bene distinguere e valutare. Ad esempio, non tutti i musicisti apprezzano o hanno apprezzato la suonabilità degli strumenti di Stradivari, perchè il suono di questi strumenti è principalmente frutto di ricerca, ossia è il musicista che va incontro allo strumento e non viceversa. Se si pretende di "schiacciare" il suono di uno Stradivare se ne ricaverà una delusione piuttosto cocente ed è anche per questo motivo che molti musicisti contemporanei preferiscono di gran lunga uno strumento con le caratteristiche di un Guarneri del Gesù. E' la stessa differenza che si ricava suonando con un arco d'autore francese o tedesco, il primo non sopporta "violenze", mentre il secondo è predisposto per le "zampate". Ovviamente parlo in modo assolutamente generico per cui può ben verificarsi il contrario, ma le caratteristiche principali rimangono però quelle che ho descritto.
Dimenticavo un altro paio di violini importanti di cui voglio raccontare brevemente la mia esperienza di ascolto: il David di Heifetz e il Guarneri di Zanettovich.
Il David è uno strumento "autorevole" di Guarneri del Gesù oggi custodito a San Francisco e che in passato ha accompagnato la gloriosa carriera di Heifetz. Raramente mi è successo di percepire una simile dolcezza, pensando che quel violino è rimasto praticamente intatto dalla morte di Heifetz in poi, viene il dubbio che i restauratori moderni abbiano modificato i violini antichi in modo da sviluppare potenza a scapito della qualità del timbro. Con accorti espedienti, lavorando sugli spessori, la catena e la montatura, si può bene trasformare un violino "dolce" in uno potente: è questione di compromesso. Anche il violino di Zanettovich (Trio di Trieste) aveva la caratteristica di una grande dolcezza, sembrava suonare piano sotto l'orecchio, ma a giudicare da qualcuno che è riuscito a percepirne il suono fino al piano terreno (io abito al secondo piano), pare che la portata di suono di questo violino fosse eccezionale. Non si sapeva bene se questo fosse un vero Guarneri o no, ma Sacconi lo aveva esaminato ed era pronto a farne l'expertise come Guarneri.
In conclusione si può dire che non tutti i Guarneri siano fulmini tonanti di potenza assoluta e che tutti gli Stradivari vadano suonati con i guanti di velluto, ma è sicuro che ogni musicista ha saputo trarne il suono di cui aveva bisogno per esprimere il proprio talento. Io credo che il percorso migliore di un liutaio che voglia imparare qualcosa sul suono sia non solo andare ad ascoltare molti concerti dal vivo, ma anche quello di capire bene le peculiarità di ogni scuola liutaria, a partire dagli Amati.
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Messaggio da Atomino » lunedì 17 marzo 2008, 10:41

Ciao Claudio.
Nel ringraziarti per la tua grande disponibilità nell'illustrarci gli aspetti tecnici della costruzione degli archi e per chiarezza dell'esposizione, vorrei sapere se nella tua valutazione consideri una distanza ottimale dallo strumento al fine di percepirne l'insieme delle caratteristiche e se per le differenti caratteristiche esistono distanze diverse.

Grazie ancora..
Albert
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Messaggio da claudio » lunedì 17 marzo 2008, 11:40

Nella grande diversità degli ambienti che ho frequentato, mi è sembrato che la distanza ottimale sia compresa tra gli 8 e i 15 metri.
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Messaggio da aldeo » lunedì 17 marzo 2008, 12:01

Voglio portare anche la mia esperienzza (limitata) rispetto al suono degli strumenti dei grandi liutai.
Comincerò proprio dal Guarneri di S.Mintz che ho ascoltato l'anno scorso in un teatro (platea da circa 250 posti) da un palchetto (diciamo da circa 15/20 metri). Che fosse un Guarneri...era scritto sul programma, il suono era ampio e potente ma l'impressione che ne ho ricevuto era di una certa "crudezza" o "tendenza all'aspro" - diciamo una esuberante richezza di armonici slle frequenze intorno ai 4/6.000 hz! -
A questo posso contrapporre lo Stradivari di Accardo che ho avuto modo ed opportunità di ascoltare tantissime volte da vicino (1 metro circa) da medie distanze e anche da piuttosto lontano: Ricordo che una volta durante uno dei concerti che Accardo - quale docente della Chigiana di Siena - e diversi studenti dei corsi, tenevano nelle rovine del castello di Cennina: si sedeva in terra sulla paglia o si stava in piedi sulla terra battuta; durante l'esecuzione di un brano da parte di un ottetto piano piano, senza disturbare, mi allontanai dalla sala ed uscii all'aperto. Allontanandomi, via via si attenuava il suono degli strumenti, ma più che mi allontanavo e più sentivo Accardo sovrastare l'intero complesso.
Il suono è molto equlibrato, potente e corposo ma mai aspro.
Un suono simile, forse meno potente, ma avendolo sentito in ambiente molto diverso non potrei giurarci, l'ho riscontrato nelllo Stradivari di Michelucci.
Ricordo un bellissimo suono anche del violino di Milstein.
Uno strumento che mi ha piacevolmente sorpreso è stato un Amati che ho ascoltato (e grazie a Claudio anche visto da molto vicino) l'estate scorsa.
Voce dolce, corposa potente anche sulla corda bassa; un gran bel violino!!!

oh! sto diventando proprio logorroico eh!!!

:lol: :lol:
dice che l'età porta saggezza; la mia deve averla dimenticata da qualche parte!

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Messaggio da sullacorda » lunedì 17 marzo 2008, 13:11

due domande: la caratteristica di suono di uno strumento in che "percentuale" è data dalla forma? Mi spiego meglio, se prendo un modello guarnieri e modifico bombature e/o altezza delle fasce riesco ad avvicinarmi ad un guaneri? Se cerco un certo tipo di suono più scuro o più chiaro un liutaio cambia modello o magari lavora sulle bombature o altro per venire incontro alle mie "richieste" di musicista? Quando anni fa andai a Cremona perchè volevo comprarmi un violino chiesi a tutti che differenza c'era tra un modello e un altro ma non ho mai avuto una risposta che mi abbia soddisfatto. Mi ha dato idea che proponessero un modello solo perchè lo conoscevano e niente di più. Ci sono anche liutai che usano "modelli personali" che immagino siano un mix .. ma di che tipo?
Sarebbe poi interessante mettere in mano lo stesso strumento a più persone e con diversi archi ("corde"): il suono può cambiare molto e magari si può essere "tratti in inganno".

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Esteban86
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Messaggio da Esteban86 » lunedì 17 marzo 2008, 14:37

ringrazio Claudio per le delucidazioni e Peo perchè ha ripreso la mia domanda ed aperto il topic, in effetti avredi dovuto farlo subito ma quest' ultimo periodo non sto mai a casa anzi......passo + tempo in treni e autobus che a dormire....
"ha solo quattro misere corde, per tutte le meraviglie del suono!! anche l'uomo ha un cuore solo.............eppure gli basta per tutto!!!!"

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Messaggio da edi » lunedì 17 marzo 2008, 16:37

Grazie Claudio per l'interessante, attenta e chiara esposizione, ma mi chiedevo se non potresti dirci qualcosa anche sui violoncelli... questi poveri bistrattati fratelli maggiori, ma considerati "minori" dei violini :D

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claudio
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Messaggio da claudio » mercoledì 19 marzo 2008, 7:16

Dal punto di vista del liutaio il violino, la viola e il violoncello hanno la stessa importanza. Si parla sempre del violino, ma si potrebbe benissimo trasporre il punto di vista per il violoncello: si giungerebbe alle stesse conclusioni.
Naturalmente il violoncello ha la sua specificità, mi piacerebbe che fosse Alfredo ad aprire il discorso a questo proposito.

@Aldeo: bisogna ringraziare Cristiano Gualco per averci concesso di ammirare lo splendido Amati che suonava quella sera in quel di Loro Ciuffenna.
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