Stradivari, lo spettroscopio svela il segreto dei violini

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Stradivari, lo spettroscopio svela il segreto dei violini

Messaggio da claudio » mercoledì 14 agosto 2013, 1:05

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Sollecitato dagli amici del forum presente nel gruppo di Facebook "Quelli del Portale del Violino", ho deciso infine di procurarmi di una copia dell'articolo al seguente indirizzo http://link.springer.com/article/10.100 ... 013-7792-2 e di studiarmela un poco per capire se ci sono novità dal punto di vista della tecnica costruttiva stradivariana.

Le perplessità erano molte perchè si tratta della sola tavola di un violino stradivariano, per giunta pesantemente restaurata e priva della vernice originale, tuttavia le analisi scientifiche sembrano comunque aver prodotto qualche risultato. Va subito detto che dal punto di vista della vernice vera e propria non ci sono novità, invece per quel che riguarda gli intarsi e i materiali usati è stata fatta qualche osservazione utile.

Intanto la ricerca dendrocronologica fa risalire l'età del legno della tavola all'anno 1659, le rilevazioni sono state condotte con l'ausilio di una fotocamera Nikon D90 con un obiettivo 85/3.5 Micro Nikkor, e su questo non mi sento di dilungarmi oltre in quanto il dato sembra collimare con lo stile di Stradivari della seconda metà e fine 1600.

Per le decorazioni, salvo errori ed omissioni da parte mia nell'aver interpretato l'articolo, è stato usato avorio e un impasto di polvere d'ebano, così come già osservato a suo tempo da Sacconi. Ma la cosa a mio parere interessante riguarda il filetto, e più precisamente le parti esterne di esso, ossia quelle tinte di nero. Già Sacconi aveva osservato che si trattasse di pero su cui è stata operata una coloritura nera, tuttavia non avevo idea di che tipo di tintura potesse trattarsi.

A questo proposito l'articolo sembra dilungarsi abbastanza e in base alle rilevazioni si è risaliti ad un composto molto usato in antichità sia per la scrittura che nell'ebanisteria: l'inchiostro ferrogallico.

Questo inchiostro, noto fin dai tempi più remoti, è stato regolarmente usato per le sue eccellenti qualità, infatti la stragrande maggioranza dei documenti antichi è stata stilata con inchiostro ferrogallico e penna d'oca. Però non sapevo che potesse essere stato usato anche in ebanisteria e in liuteria, e pensandoci bene non poteva che essere così poichè l'inchiostro ferrogallico è in grado di dare colorazioni profonde ed indelebili.

L'inchiostro ferrogallico secondo una ricetta del calligrafo Palatino dell'anno 1545 è composto da 3 parti di noci di galla (come quelle illustrate nella foto del provino), 2 parti di vetriolo romano (solfato ferroso), 1 parte di gomma arabica. Io ho realizzato quest'inchiostro nel febbraio scorso per i miei esercizi di calligrafia "cancelleresca" ed ho ottenuto risultati veramente eccellenti, tanto che questo inchiostro rientra regolarmente nell'uso quotidiano per la calligrafia e il disegno.

Dopo aver letto l'articolo in oggetto, ho quindi sperimentato l'inchiostro su legno, e più precisamente un compensato di pioppo (legno che veniva spesso usato per i filetti). Come si può constatare dalla foto, il pioppo ha assunto una colorazione nera molto convincente e se la paragoniamo a quella dei filetti originali delle foto dell'articolo, sembra che i risultati siano ben sovrapponibili.

I filetti originali comunque non appaiono di un nero molto profondo poichè i ripetuti restauri e lavaggi del legno hanno finito con l'alterare la sostanza della coloritura, tuttavia se osservate le parti colorate più leggere del mio provino, il risultato è praticamente identico.

Quindi se si desidera una coloritura nera che non faccia spessore e che lasci al legno la sua capacità di essere incollato dalla colla animale, e che soprattutto non sporchi il bianco del filetto, l'inchiostro ferrogallico è la risposta che non lascia praticamente alcun dubbio.

Come già anticipato nel convegno sulle vernici che è stato tenuto a Cremona lo scorso maggio da me e da Moroder e Carletti, i materiali tradizionali furono regolarmente usati nella liuteria classica. Infatti nel convegno io ho mostrato un disegno realizzato con terra di siena (pigmento che uso nelle vernici ad olio), e inchiostro ferrogallico (colore che si può usare per il nero dei filetti). Sotto un altro disegno da me realizzato, si tratta di una copia realizzata da un originale dell'architetto Filippo Juvarra dell'anno 1728.


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Messaggio da 1972pianoman » mercoledì 14 agosto 2013, 6:24

grazie Claudio, è molto ineressante. Alla fine l'inchiostro ferro gallico ci è tornato utile anche per altri utilizzi.

Per quanto riguarda la preparazione del legno? Non si è scoperto nulla?

ciao e grazie ancora.

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Messaggio da famar » mercoledì 14 agosto 2013, 9:43

Molto interessante, troppo forte 'sto Claudio!!! Hai anche capacità di anticipare il futuro? Ma guarda un po', eri già pronto col tuo magico inchiostro ed ecco un'altra sua applicazione. Oltre ai bellissimi disegni!

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Messaggio da davidesora » mercoledì 14 agosto 2013, 10:32

Ma le noci di galla dove le hai trovate?
Si trovano in commercio o vanno raccolte direttamente dalle Querce?
E se si, c'è un periodo particolare per la raccolta e come si riconoscono quelle giuste?

L'articolo (che presumo sia quello relativo alla ricerca fatta nel laboratorio di Pavia, che avrà una sua depandance nel museo del violino) mi sembra non dica niente di nuovo, al massimo conferma cose già ipotizzate da tempo.
Interessanti le abrasioni sulle losanghe di osso, potrebbero far pensare all'uso di abrasivi, anche se le pessime condizioni del reperto non permettono di concludere se queste abrasioni siano originali o causate dall'asportazione successiva della vernice.
Ma per questa osservazione bastava una foto macro un po' spinta, magari fatta sull'Hellier o sul Sunrise che sono esposti in museo stradivariano qui a Cremona, non serviva il team di ricercatori pagati dal magnate dell'acciaio......

Belli i disegni.

Davide

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Messaggio da 1972pianoman » mercoledì 14 agosto 2013, 11:11

Le noci di galla sono in vendita da kremer, per raccoglierle non sono un esperto, ma mi hanno detto che non è il momento giusto, magari Claudio ne sa di più.

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Messaggio da claudio » mercoledì 14 agosto 2013, 12:54

Per avere una copia dell'articolo scrivetemi in privato, così potrete farvi un'idea personale.
Per quanto riguarda la preparazione del legno è il buio completo in quanto la tavola armonica è stata ripulita così a fondo da non lasciare residui che possano dare qualche utile indicazione.
Le noci di galla come detto da Giovanni, si trovano da Kremer e sono della varietà più pregevole perchè si tratta delle noci di galla di Aleppo. Quelle che vedete nella foto sono comunque noci di galla provenienti dalla valle dell'Aniene dove vivo, la stagione per la raccolta dovrebbe iniziare da fine estate in poi.
Sull'articolo anch'io ero abbastanza scettico perchè di solito i laboratori scientifici hanno un atteggiamento arrogante rispetto alle tradizioni, ma in questo caso mi è sembrato che ci fosse solo volontà di ricerca e condivisione.
Sul laboratorio di Pavia mi pare che questo sia un tasto dolente perchè ci si aspettava che una struttura del genere fosse a Cremona.
Non ci sono scoperte eclatanti, ma io mi fido molto più di queste ricerche che confermano deduzioni ed indagini precedenti, piuttosto che di qualcuno che si proclama scopritore del segreto universale stradivariano. Molto meglio un cammino rigoroso, seppure lento, rispetto ai proclami, del resto ogni ricerca che abbia un minimo di serietà è sempre frutto di lacrime e sangue.
Riguardo alle mie capacità di divinazione posso solo dire che l'inchiostro ferrogallico è stato ampiamente usato da Stradivari nelle sue lettere autografe e nei suoi disegni, per cui non c'era altro da fare che attendere il momento giusto per affrontare l'argomento. Io ci sono arrivato per vie molto traverse, ossia attraverso l'opera dell'artista Eric Hebborn, che mi ha permesso di approfondire lo studio della calligrafia, da lì a realizzare l'inchiostro ferrogallico, il passo è stato breve.
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Messaggio da davidesora » mercoledì 14 agosto 2013, 13:13

Grazie a tutti per le informazioni.

Il laboratorio di Pavia gestirà direttamente uno dei due laboratori scientifici del museo del violino di Cremona (l'altro sull'acustica sarà gestito dal politecnico di Milano) che sulla carta potrebbero fare cose molto interessanti.
Il problema è il solito : resteranno sulla carta e nella bocca dei personaggi di turno o riusciranno a fare seria ricerca?
Io so solo che i liutai non sono nemmeno stati interpellati sul possibile funzionamento di tutte queste cose (museo compreso), non pretendo per l'impostazione scientifica ma almeno due dritte potevano chiederle.......

Mah, i presupposti non sono confortanti, speriamo che il tutto non si trasformi nella solita operazione di facciata.

Il museo dovrebbe inaugurare il 14 settembre, staremo a vedere come andrà.

Davide

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Messaggio da _ale » mercoledì 14 agosto 2013, 13:25

Grazie Claudio!
Un contributo molto interessante, la tavola esaminata, se non sbaglio, era esposta due anni fa alla mostra a Cremona "Stradivari e l'estetica del sublime", ebbi modo di osservarla per bene ed è riportata anche sul catalogo.

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Messaggio da _ale » mercoledì 14 agosto 2013, 13:32

davidesora ha scritto: Interessanti le abrasioni sulle losanghe di osso, potrebbero far pensare all'uso di abrasivi, anche se le pessime condizioni del reperto non permettono di concludere se queste abrasioni siano originali o causate dall'asportazione successiva della vernice.
Ma per questa osservazione bastava una foto macro un po' spinta, magari fatta sull'Hellier o sul Sunrise che sono esposti in museo stradivariano qui a Cremona, non serviva il team di ricercatori pagati dal magnate dell'acciaio......

Belli i disegni.

Davide
Gentile Davide,

inoltro una conversazione di qualche tempo fa, il lungo elenco di link del secondo post contengono fotografie molto interessanti!

http://www.claudiorampini.com/modules.p ... highlight=

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Messaggio da davidesora » mercoledì 14 agosto 2013, 15:23

_ale ha scritto:
davidesora ha scritto: Interessanti le abrasioni sulle losanghe di osso, potrebbero far pensare all'uso di abrasivi, anche se le pessime condizioni del reperto non permettono di concludere se queste abrasioni siano originali o causate dall'asportazione successiva della vernice.
Ma per questa osservazione bastava una foto macro un po' spinta, magari fatta sull'Hellier o sul Sunrise che sono esposti in museo stradivariano qui a Cremona, non serviva il team di ricercatori pagati dal magnate dell'acciaio......

Belli i disegni.

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Gentile Davide,

inoltro una conversazione di qualche tempo fa, il lungo elenco di link del secondo post contengono fotografie molto interessanti!

http://www.claudiorampini.com/modules.p ... highlight=
Grazie per il link, ma le foto dei particolari del filetto sono prese con una illuminazione che non permette di vedere il rilievo e non sono abbastanza ingrandite per poter decifrare la superficie delle losanghe.

Occorrerebbe qualche ingrandimento in più e un'illuminazione radente che renda visibile il rilievo, magari dove la vernice è saltata via scoprendo il filetto.
Probabilmente il microscopio è indispensabile ma anche la consulenza di un liutaio che dica allo scienziato cosa guardare.

Davide

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Messaggio da claudio » mercoledì 14 agosto 2013, 17:31

Per la ricetta dell'inchiostro ferrogallico qualora lo vogliate provare, ecco il testo originale:
http://rarebooks.filosofia.sns.it/index ... 2&n=59&L=0
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Messaggio da 1972pianoman » mercoledì 14 agosto 2013, 19:40

io ho provato a farlo con tannino in polvere, ma le proporzioni fra i vari ingredienti vanno cambiate. Comunque l'inchiostro è venuto, ma ha riflessi tendenti al blu.

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Messaggio da claudio » venerdì 16 agosto 2013, 20:08

Forse hai usato il tannino destinato alla vinificazione, direi invece di attenersi alle ricette ed ingredienti originali. Comunque l'inchiostro ferrogallico seppure di colore inconfondibilmente nero, può dar luogo a dominanti bluastre, violette o marroncine, dipende appunto dagli ingredienti e dai loro dosaggi.
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