Quartetti di Oggi e Quartetti di Ieri

Dedicato ai musicisti.
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Messaggio da claudio » mercoledì 14 luglio 2010, 11:16

Non so come e quanto provino i quartetti odierni, ma mi è stato riferito (quindi non so quanto possa essere attendibile), che il Quartetto Italiano dedicasse moltissimo tempo alle prove, fino ad arrivare a stare "chiusi" un anno senza fare concerti. Il problema, secondo me, non è questo, in quanto se si prendono altri ensemble della stessa generazione, come il Quartetto Amadeus o il Trio di Trieste, pur nella inevitabile diversità delle interpretazioni, vi si può scorgere facilmente profondità e complessità dell'espressione del pensiero musicale. Il paradosso è che nell'esecuzione di brani contemporanei (anche ispirati agli antichi compositori), i quartetti odierni sembrano magicamente recuperare il gap, come se riuscissero finalmente a liberarsi da una schiavitù.
Qui di seguito un esempio di un quartetto contemporaneo che amo moltissimo, si tratta del Kronos Quartet che esegue "Requiem for a dream":
http://www.youtube.com/watch?v=yJdb-bNZokA
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Messaggio da andreavezzoli » mercoledì 14 luglio 2010, 13:23

forse la schivitu di essere condizionati dalle esecuzioni dei grandi quartetti del passato: da una parte la responsabilità di portare avanti una tradizione dall'altra il rischio di voler essere troppo orginale nell'interpretazione ha portato a cose assurde...

Bello il brano del quartetto kronos....

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Messaggio da claudio » mercoledì 14 luglio 2010, 23:34

Altro esempio sempre preso dal Kronos Quartet che esegue il primo mov. del quartetto n°5 di P. Glass. Le assonanze con i quartetti di Ravel e Debussy non sono a mio parere casuali, il suono è comunque libero e il quartetto non soffre di accavallamenti o fastidiose predominanze di strumenti. Inoltre è da notare come nei differenti pezzi che ho proposto, il suono del Kronos sia perfettamente riconoscibile. Ecco, il Quartetto Italiano era riuscito a costruire il proprio suono, i quartetti contemporanei invece sembrano non riuscirci.
http://www.youtube.com/watch?v=JE1mCjPr ... re=related
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Messaggio da andreavezzoli » giovedì 15 luglio 2010, 8:35

il problema della costruzione di un "suono" da parte di un quartetto è molto complesso e dipende secondo me da vari fattori:

gli strumenti usati che devono equilibrarsi tra loro, il tipo di acustica della sala prove non è ugale a quello che si troverà nelle varie sale da concerto...
forse i quartetti moderni hanno un repertorio talmente ampio da richiedere tanti tipi di suoni per ogni stile affrontato....
forse specializzandosi qualche risultato in più in termini di identità del suono si potrebbe ottenere

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Messaggio da claudio » giovedì 15 luglio 2010, 11:50

Attenzione, bisogna distinguere il suono proprio di un ensemble, da quello prodotto da un certo tipo di ambiente. Faccio un esempio: la voce di Pavarotti ascoltata nelle varie registrazioni, resta sempre quella, a prescindere dagli ambienti in cui cantava. Il suono è quello che un'orchestra, un quartetto o un solista riescono a costruire elaborando il pensiero musicale, certamente gli strumenti possono aiutare nel compito, ma fino ad un certo punto. E' il musicista che fa il suono e non il suo strumento e l'ambiente in cui viene suonato. Ogni liutaio sa bene che lo stesso strumento in mano a musicisti diversi può dare risultati completamente diversi e paradossali: suono corposo e di qualità nelle mani di Tizio, oppure debole, privo di corpo nelle mani di Caio.
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Messaggio da andreavezzoli » giovedì 15 luglio 2010, 12:10

giusto, però secondo me, se in quartetto c'è troppo differenza timbrica tra i 2 violini... il risultato non sarà mai soddisfaciente, differenza timbrica che può dipendere sia dal gusto personale del violinista, sia dalle peculiarità dello strumento.
faccio un esempio se in quartetto uno suona con un Gasparo da Salò e l'altro con un Guarneri o uno stradivari la differenza timbrica tra i 2 strumenti renderà difficile un amalgama, non impossibile ma difficile, perchè un violino bresciano del 1500 tenderò ad avere un suono più ricco nel registro basso e cosi via....

Poi è ovvio che il musicista conta moltissimo sul suono che produce....

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Messaggio da claudio » giovedì 15 luglio 2010, 13:05

Sicuramente le diversità degli strumenti devono essere tenute di gran conto da parte dei cameristi.
Ho avuto occasione di ascoltare dal vivo il cello Stradivari di Baldovino, il Guarneri di Zanettovich (Trio di Trieste), lo Stradivari di Brainin (Quartetto Amadeus), ma anche il moderno Vatelot di Meunier, ovviamente tutti strumenti stupendi suonati in modo magistrale, ma differenze di suono a parte, erano loro, i musicisti a fare il suono e ad avere cura speciale nel mettersi in rapporto con gli altri. Invece è accaduto e penso che accada ancora, che in un quartetto italiano contemporaneo che qui non dico, il primo violino che aveva un bellissimo strumento antico, "uccideva" letteralmente gli altri componenti del quartetto. Ovviamente era anche lo strumento che permetteva una esuberanza e l'espressione di un colore sonoro non comune, ma i violini antichi sono anche capaci di suonare piano e di far sentire ugualmente ogni sfumatura del loro suono.
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Messaggio da andreavezzoli » domenica 25 luglio 2010, 10:40

però concordi anche tu che sarebbe meglio che nello stesso quartetto si suonasse con strumenti più o meno della stessa epoca per ottenere un amalgama ed ugaglianza di timbro migliore?

Ho ascoltato più volte violini del 1500-1600 in concerti di musica barocca e per quel tipo di musica, ovviamente, sono insuperabili e hanno quella leggera brunitura di suono che mi attira molto...

Ho sentito un concerto invece che con questi violini eseguivano musica ottocentesca e devo dire, che pur ottenendo un risultato buono, non riuscivano a ottenere le varie sfumature di dinamica....

Tornando al post: secondo me un'altra differenza tra i quartetti di ieri e quelli di oggi, è che i quartetti di oggi iniziano a fare concerti anche quando sono ancora un pò ancora acerbi... mentre,a mio avviso, i quartetti di ieri si esibivano in un programma solo quando il risultato era del 110%...
questo è dovuto che oggi tutto è accelerato, i ritimi della società sono molto più veloci e si predende, purtroppo, velocità anche nell'apprendimento di un programma da concerto che richiederebbe invece molto più tempo
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Messaggio da claudio » domenica 25 luglio 2010, 17:34

La differenza la fanno i musicisti, non gli strumenti. Moltissimi quartetti di ieri e di oggi, compreso il Quartetto Italiano, ebbero e hanno al loro interno almeno uno strumento moderno o contemperaneo. Io sono sempre stato un accanito sostenitore ed ammiratore degli strumenti antichi perchè il lavoro di oggi di oggi è sempre ispirato alla tradizione, ma bisogna anche ammettere che sono sempre esistiti strumenti recenti che reggono benissimo il confronto con quelli antichi.
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Messaggio da andreavezzoli » martedì 27 luglio 2010, 13:26

ho capito il tuo ragionamento :)
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Messaggio da masa » lunedì 1 novembre 2010, 0:39

Oggi ho visto mia figlia a pranzo, è appena tornata dal concerto del Quartetto Prometeo. Mi dice che è stato incredibilmente bello. Purtroppo non ho potuto andare a sentirlo ma dal racconto di mia figlia traspare una grande stima e ammirazione per questo quartetto.
Quello che mi fa piacere è che questi giovani sappiano apprezzare i loro maestri (Quartetto Indaco studia con F.Dillon e A.Campagnari di questo quartetto) con grande entusiasmo e riescano umilmente rendersene conto del proprio livello. (Sarà ancora lunga e faticosa la strada)
http://www.legnanonews.com/news.php?item.10980.2

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Messaggio da andreavezzoli » venerdì 3 dicembre 2010, 14:03

infatti i veri quartetti sono quelli che non sentono mai di essere arrivati cercano sempre di migliorare, e soprattutto sono umili.

Ora mi piacerebbe fare una domanda:

secondo voi come suonavano i quartetti al tempo di Haydn??
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Messaggio da strinasacchi » giovedì 13 gennaio 2011, 15:08

mi ha sorpreso il fatto di non leggere mai il nome di ensamble contemporanei davvero notevoli. oltre all'hagen, fondamentale nell'interpretazione mozartiana, citato un paio di volte, amo molto ascoltare l'emerson. forse gli americani possono essere accusati di scarso spessore emotivo, ma in quanto a tecnica davvero pochissimi altri quartetti riescono ad ottenere una sonorità così omogenea e una precisione ritmica e di fraseggio così rigorosa. le interpretazioni dei quartetti di grieg, janacek e sibelius sono estremamente notevoli, almeno quanto le registrazioni della "morte e la fanciulla" di schubert o degli ultimi enormi lavori di beethoven.

vorrei anche ricordare il takacs, impressionante con bartok, e il quartetto berg.

e qui, a costo di attirare numerosi anatemi, ammetto che non amo molto il quartetto italiano, soprattutto in mozart. de gustibus...

ps. per l'utilizzo di strumenti moderni, rimando alla registrazione dell'arte della fuga dell'emerson, eseguita quasi interamente sullo splendido quartetto creato da zygmuntowicz

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Messaggio da andreavezzoli » venerdì 14 gennaio 2011, 7:53

L'emerson è un grande quartetto, ma come dici tu la tecnica straordinaria spesso non si combina con un interpretazione che cerchi di entrare nel profondo della partitura, è per questo che secondo me i quartetti americani sono molto interessanti quando eseguono musica minimalista, seriale... dove l'oggettività dell'esecuzione è fondamentale, ma quando si cimentano con un repertorio più classico non riescono ad entrare nella profondità del brano, forse perchè non hanno la stessa "vicinanza" con la cultura Mitteleuropea che invece hanno i quartetti come il quartetto amadeus... e aveva il "quartetto italiano"...

Porto il discorso all'estremo per far capire il mio concetto:
cosa pensereste di un cinese che dirige Wagner?
magari a livello tecnico orchestrale può arrivare quasi alla perfezione
ma a livello d'interpretazione e di comprensione profonda del "mondo musicale ed extramusicale Wagneriano? i vari risvolti psicanalitici e filosofici,...
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Messaggio da strinasacchi » venerdì 14 gennaio 2011, 13:52

concordo pienamente con quello che dici. purtroppo mi trovo spesso ad avere un approccio troppo fisico-acustico ai brani, per questo riesco a provare un gran piacere ascoltando l'emerson (se eccettuiamo mozart, esecuzioni di una freddezza imbarazzante).

per quanto concerne il nostro cinese, beh devo ammettere che ormai è difficile trovare un vero pensiero anche nell'estero più remoto non influenzato dalla filosofia europea, così abbondantemente esportata e evidentissima in molte delle nevrosi che accompagnano la nostra società globale. la storia stessa della musica è permeata del flusso filosofico del vecchio continente e, voglia o no, si percepisce anche semplicemente ascoltando. siamo stati a lungo tempo paradigmatici e per creazione e per insegnamento. l'interpretazione del brano risente poi di una storia universale ma anche personale. chi dirige wagner potrà metterci un pizzico di storia millenaria di imperatori e muraglie ma dovrà, anche solo per lo studio necessario ad affrontare una simile partitura, fare i conti con tutto il sottinteso. in poche parole, non si può scappare mai del tutto alla mente del compositore.

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