Quartetti di Oggi e Quartetti di Ieri

Dedicato ai musicisti.
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Messaggio da claudio » venerdì 14 gennaio 2011, 14:41

strinasacchi ha scritto:concordo pienamente con quello che dici. purtroppo mi trovo spesso ad avere un approccio troppo fisico-acustico ai brani, per questo riesco a provare un gran piacere ascoltando l'emerson (se eccettuiamo mozart, esecuzioni di una freddezza imbarazzante).
Perchè "purtroppo"? se ti dà piacere non dovrebbe procurarti cruccio.
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strinasacchi
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Messaggio da strinasacchi » venerdì 14 gennaio 2011, 15:16

verissimo! diciamo che mi accorgo che c'è anche altro, oltre all'algida tecnica della sonorità. attendo il confronto con l'emerson nell'arena di un teatro. penso sia lì che in fondo si possa comprendere la comunicabilità di un artista.

molti live di grandi interpreti mi hanno riservato sorprese piacevoli, altri mi hanno sinceramente lasciato perplesso. l'alchimia di un successo dal vivo è molto più complessa di quanto riuscivo a percepire pochi anni fa.

ps. quale onore, il mio primo post commentato dal maestro :)

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claudio
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Messaggio da claudio » venerdì 14 gennaio 2011, 15:52

Strinasacchi, la cosa mi ha incuriosito perchè i liutai hanno un rapporto piuttosto fisico-acustico con musica, un pò come andare alla sorgente dei suoni. Trovo che questo non sia "algido", o perlomeno non sempre, anzi, penso che al termine "fisico-acustico" bisognerebbe aggiungere, almeno per me, anche il termine "mistico". Ossia quella proprietà di ascoltare un suono per quel che è senza il "disturbo" dell'emozione, questo può aprire il pensiero verso nuove mete. E' per questo motivo che trovo il Quartetto Italiano il migliore di ieri e di oggi, per quanto possa essere possibile, avverto nelle loro esecuzioni, specialmente in Brahms e in Beethoven, il pensiero del compositore senza il "disturbo" dell'esecutore. Ma ciononostante una esecuzione del Quartetto Italiano la si riconosce al primo ascolto. Trovo invece che gli esecutori contemporanei, siano essi gruppi cameristici oppure solisti, un certo rigore esecutivo non sia affatto sinonimo di aderenza al pensiero del compositore.
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Messaggio da strinasacchi » venerdì 14 gennaio 2011, 18:11

senza dubbio moltissimi ensamble spacciano un intellettualismo esecutivo privo di respiro per qualcosa di visceralmente vicino alla vera partitura, al vero pensiero. mi riferisco anche agli eccessi della filologia, ovviamente.
tuttavia la mistica (approvo il termine) del suono è alla base stessa della pulsione neurologica che ci spinge alla musica. e questa si raggiunge, per la consumazione domestica, anche attraverso tecniche sempre più precise di registrazione.

il quartetto italiano ha segnato la storia della musica italiana, anche dal punto di vista didattico perchè la scuola di fiesole è, in senso lato, nata in seno al gruppo stesso. le incisioni dell'integrale dei quartetti di beethoven sono meravigliose, ed è forse solo per la mia giovane età che preferisco a volte un approccio di registrazione più moderno, con le sonorità adamantine posteriori al '75. è logico che ne riconosco l'enorme valore, fosse anche solo per la coerenza di forma, nella selezione dei tempi, dei fraseggi, che accompagna ogni singolo quartetto e quindi tutta l'opera.

poi conta anche molto l'imprinting, per quanto mi riguarda: capita che la prima registrazione che ascolti influisca molto sull'idea stessa che ti fai di una musica.

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Messaggio da andreavezzoli » lunedì 17 gennaio 2011, 7:54

strinasacchi ha scritto:concordo pienamente con quello che dici. purtroppo mi trovo spesso ad avere un approccio troppo fisico-acustico ai brani, per questo riesco a provare un gran piacere ascoltando l'emerson (se eccettuiamo mozart, esecuzioni di una freddezza imbarazzante).

per quanto concerne il nostro cinese, beh devo ammettere che ormai è difficile trovare un vero pensiero anche nell'estero più remoto non influenzato dalla filosofia europea, così abbondantemente esportata e evidentissima in molte delle nevrosi che accompagnano la nostra società globale. la storia stessa della musica è permeata del flusso filosofico del vecchio continente e, voglia o no, si percepisce anche semplicemente ascoltando. siamo stati a lungo tempo paradigmatici e per creazione e per insegnamento. l'interpretazione del brano risente poi di una storia universale ma anche personale. chi dirige wagner potrà metterci un pizzico di storia millenaria di imperatori e muraglie ma dovrà, anche solo per lo studio necessario ad affrontare una simile partitura, fare i conti con tutto il sottinteso. in poche parole, non si può scappare mai del tutto alla mente del compositore.
In effetti secondo me un Cinese non potrà mai dirigere Wagner col giusto pensiero, perchè fa parte di un'altra cultura, si è vero oggi le culture extraeuropea sono influenzata dall'europa ma forse assimilano quasi solamente gli aspetti esteriori della nostra cultura, e spesso gli aspetti più "negativi", forse perchè, parte di noi occidentali ha ormai "perso" gli aspetti autentici della nostra cultura, che non è ne inferiore ne superiore alle altre, ma è la nostra.

La mente del compositore: secondo me uno degli errori di molti intepreti è quello di cercare a tutti i costi di entrare "troppo" nella mente del compositore, quando invece un pò di "intepretazione personale" non fa mai male se però è mediata da una conoscienza del pensiero del compositore.
Cioè ritengo che l'esecuzione deve essere un equilibrio quasi perfetto tra inteprete e compositore, nessuno dei 2 deve emergere, se si sente troppo il compositore, potremmo avvertire una mancanza di "carisma" dell'inteprete, se invece emerge troppo il carattere dell'esecuotre, si rischia di fare un esecuzione "egoista"...
è per questo che è molto difficile trovare questo equilibrio specie nella musica da camera dove sono 4 gli strumentisti che devono amalgamarsi tra loro cercando un'unità d'intenti intepretativi che però non soffochi le singole peculiarità dei 4 strumentisti.
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Messaggio da claudio » lunedì 17 gennaio 2011, 10:28

Andrea, quel che dici mi trova sostanzialmente d'accordo, tuttavia non bisogna considerare Wagner del tutto estraneo alla cultura giapponese, altrimenti potremmo cadere nella rischiosa conclusione che Puccini non avrebbe mai dovuto comporre la Turandot o Madame Butterfly. Insomma, la diversità delle culture a volte porta a capire le cose con un distacco che coloro possono essere considerati i depositari di una certa cultura non possono avere. Qui di seguito un direttore cinese che conosco piuttosto bene e che a mio parere ha sempre fatto una grandissimo lavoro:
http://www.arena.it/it-IT/PersonnelDeta ... sonnel=237
Se poi vogliamo denunciare il fatto che una certa cultura cinese porta all'omologazione dell'arte, questo mi va benissimo, perchè in effetti i violinisti e i liutai cinesi sono come piegati da una disciplina ferrea che impedisce loro di far emergere l'individualità.
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Messaggio da andreavezzoli » lunedì 17 gennaio 2011, 11:29

Hai perfettamente ragione quando 2 o più culture s'incontrano c'è solo da guadagnarsi, è pur vero il tuo discorso sul fatto che una persona "non coinvolta" nella cultura da "analizzare" può essere più oggettivo nella valutazione, cioè non si fa condizionare da preconcetti.

Il problema è che il modo in cui viene divulgata la nostra cultura musicale in Cina o in altri paesi orientali, è secondo me troppo dozzinale e spesso "commerciale"... vedi per esempio Lan Lang che è stato rovinato propio da questa "sete dozzinale di cultura e del genio", cioè è stato spremuto fino all'osso...
Forse tecnicamente è migliore di molti pianisti occidentali ma se ascoltiamo una esecuzione di Listz capiremo come si debba fare ancora molta ma molta molta strada a livello di "pensiero musicale" ...

Poi ci sono le eccezioni come Chung Myung-whun...

Sulla "turandot" di Puccini:

in realtà Puccini non è penetrato nel pensiero della cultura cinese ma ha preso ciò che gli occidentali pensavano sulla musica cinese, e ha costruito la sua opera.
Che resta un'opera occidentale, innovativa dal punto di vista musicale
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Messaggio da masa » mercoledì 2 febbraio 2011, 19:45

Sperò che sia ammesso mettere un annuncio.

I Concerti della Domenica

La rassegna di concerti, dopo aver tagliato nel 2010 il prestigioso traguardo della 20.ma edizione, celebrato con vivissimo successo, si è confermata un punto di riferimento della vita musicale milanese, con grande partecipazione di spettatori e particolare attenzione da parte dei mass-media. Si proseguirà nella proposta di programmi e ensemble che presenteranno repertori molto particolari, mantenendo la caratteristica dei "concerti tematici", che hanno incontrato vivo gradimento da parte del pubblico e della critica.

Teatro Filodrammatici

Via Filodrammatici 1
Milano (MI)
Tel: 02.36.59.56.71; 02.36.59.56.75

Concerti ore 11.00

Biglietto (compreso aperitivo in teatro)UNICO € 13

.........................................................................................................

6 febbraio

“MOZART, SCHUBERT: una mattinata vien

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Messaggio da claudio » giovedì 3 febbraio 2011, 11:01

Ottimo Masa, puoi anche aprire una discussione apposita per annunciare l'evento.
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Messaggio da edi » giovedì 3 febbraio 2011, 12:40

masa ha scritto:Sperò che sia ammesso mettere un annuncio.
Anzi! Grazie per la segnalazione!!! :D

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Messaggio da andreavezzoli » giovedì 3 febbraio 2011, 13:50

Tornando al topic vorrei porre altre considerazioni e spunti di discussione:

in altra sede discutevo con altri musicisti sul concetto di intepretazione e di precisione nella partitura, o meglio si discuteva di quanto doveva essere precisa e piene di segni la partitura, e quanto invece doveva essere lasciato come libertà intepretativa all'esecutore e nel nostro caso al quartetto:
io sostengo che una partitura che vincoli troppo il quartetto rischi di essere troppo cervollotica e ostacoli la libertà intepretativa.
Questo non significa che in alcuni casi si debba specificare nei dettagli come deve essere l'arcata, o il tocco d'arco, o il metronomo ma che lasciando libertà al quartetto ogni esecuzione o meglio intepretazione acquista una sua autonomia che ci fa capire aspetti diversi della partitura.

Credo che la differenza dei quartetti di ieri con quelli di oggi sia propio quella che ieri si prendevano maggiore responsabilità intepretativa mentre spesso oggi il quartetto, per evitare troppe responsabilità, cerchi dal compositore di sapere nei dettagli come vuole il pezzo, questo a mio avviso dimostra a volte, mancanza di personalità dell'interprete
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Messaggio da masa » lunedì 7 febbraio 2011, 1:16

A volte mi capita di pensare dopo ascolto di una interpretazione (non solo di quartetto)“ forse neanche il compositore avrebbe immaginato che potrebbe essere interpretato in questa maniera cosi b

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Messaggio da andreavezzoli » lunedì 7 febbraio 2011, 9:04

questo perchè, secondo la mia visione, il compositore non inventa la musica ma la scopre, cioè ritengo che la musica già esiste in qualche posto nascosto ed il compositore deve tirarla fuori...
Quindi secondo me, come il compositore scopre la musica per comporla, l'interprete scopre i vari modi per rendere questa musica
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Messaggio da masa » giovedì 16 giugno 2011, 1:01

Posto una recente registrazione del quartetto indaco.

http://www.youtube.com/watch?v=kxYx2h7r ... re=related

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Messaggio da claudio » giovedì 16 giugno 2011, 11:40

Bellissima esecuzione, e pensare che a me la musica da camera di Haydn non è mai andata troppo a genio, ma eseguita dal Quartetto Indaco mi sembra che abbia assunto un tono di riflessione e profondità che non avevo percepito prima. Grazie per aver condiviso e un saluto al Quartetto Indaco.
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