Il mistero del violoncello di Sacconi del 1927

da Bach a Kodaly, uno strumento di incredibile bellezza.
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violino7
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Messaggio da violino7 » lunedì 6 febbraio 2017, 9:25

claudio ha scritto:Lino, non so da dove tu possa aver trovato lo spunto per questa tua riflessione, ma lo strumento di Sacconi rivela tutta la sua maturità artistica, poichè si tratta di un'opera di grandissimo livello, come rivelato dai particolari costruttivi, tutti di altissima qualità.
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In aggiunta il M° Marchini afferma, ed io mi trovo abbastanza concorde, che il Sacconi "romano" fosse di carattere addirittura più personale e distinto di quello "americano", sempre riferito ai suoi strumenti prima e dopo la partenze per gli USA.
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Mi sono sicuramente espresso male! Non volevo assolutamente minimizzare lo strumento...ma anzi metterlo in evidenza calzando il tasto sulla sua "originalità"! :)

L'idea è che nella vita di ciascun liutaio c'è sempre una fase più "giovanile" di sperimentazione e ricerca di uno stile proprio, sicuramente più briosa, ed un'altra più in età avanzata che tende ad una certa standardizzazione. Anche se qui già stiamo in una "giovinezza avanzata" (nel 1927 Sacconi aveva 32 anni) penso che per lui questo si possa dire, in positivo! Che è poi esattamente quello che afferma il M° Marchini.

Non credi che anche per Sacconi si possa fare questa distinzione, cioè distinguere tra la fase "romana" e quella successiva? :roll:
.
Ricercare sopra tutto due cose: la verità e la bellezza.

- Lino Santoro -

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claudio
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Messaggio da claudio » lunedì 6 febbraio 2017, 12:09

Certamente, si può e si deve, l'incontro con Wurlitzer segna sicuramente uno spartiacque nella vita artistica e professionale di Sacconi. Per tanti anni la liuteria mondiale ha ruotato attorno al binomio Sacconi-Wurlitzer creando una sinergia unica che aveva al centro un amore assoluto per gli strumenti antichi.
andante con fuoco

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