Il violoncello di Lino.

da Bach a Kodaly, uno strumento di incredibile bellezza.
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Il violoncello di Lino.

Messaggio da violino7 » venerdì 8 giugno 2012, 1:42

Dopo la presentazione della tavola di fondo del mio primo violoncello, fatta sulle ultime pagine de "I violini di Lino - analisi critica":

http://www.claudiorampini.com/modules.p ... &start=135

vi faccio vedere sommariamente con qualche foto come procede il lavoro, certamente volutamente con molta lentezza, e subito vi metto davanti al dilemma che mi sta affliggendo in questi giorni:
sto lavorando la tavola armonica, in particolare sto procedendo esternamente allo scavo delle bombature su un legno che si presentava abbastanza spesso:

Immagine

ed ecco che inaspettatamente:

Immagine

è venuta fuori una bella sacca di resina larga circa 4 cm. Questa davvero non ci voleva! :(

Ho provato a tamponare con una zeppa sagomata ad arte ed incassata a spinta forzata:

Immagine

Immagine

Il risultato mi è sembrato apparentemente buono.

Ho continuato il divertente lavoro di scavo con la sgorbia ed ecco nuovamente

Immagine

un'altra sacca di resina, per fortuna di grandezza inferiore, circa 15 mm. :cry:

Mi sono un'attimo scoraggiato, ed anche se so che la seconda zeppa risulterà meno evidente della prima, ho quasi deciso di accantonare per il momento questa tavola ad aspettare fine settembre per comprarne un'altra in fiera a Cremona.
Peccato perchè avevo fatto un bel lavoro di pareggiatura sommaria, per il momento lavorando solo con la sesta:

Immagine

Domani vi mostro il resto dello stato dei lavori. :cry:
.
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Messaggio da davidesora » venerdì 8 giugno 2012, 11:24

Stradivari non avrebbe mai scartato un buon pezzo di legno solo per una sacca di resina, ne puoi vedere una in bella evidenza sulla destra della tastiera del Messia 1716, figuriamoci poi una tavola per cello!!!

Ovviamente va valutata la posizione, nel caso si trovi in zona anima potrebbe essera un problema e non basterebbe chiuderla ma occorrerebbe fare una riparazione tipo pezza d'anima (ne varrebbe la pena solo nel caso di un pezzo di legno veramente di alta qualità).

In tutti gli altri casi io continuo la lavorazione senza chiudere le sacche (a volte se ne vanno con i trucioli) e passo all'operazione di chiusura a bombatura e spessori finiti, in modo da poter controllare bene le superfici di incollaggio.

Adatto perfettamente il pezzo da inserire (prestando attenzione alla luce del legno per trovare la giusta direzione) previa pulizia perfetta della sacca con il coltello, curando di non togliere la parte invernale della venatura, fino a che che chiude bene senza tensione.
Poi lo incollo con la colla a caldo senza usare nessun tipo di morsetto per non creare tensioni eccessive che potrebbero favorire la formazione di crepe.

Una riparazione fatta in questo modo non va a intaccare minimamente la resistenza strutturale della tavola.


Davide

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Messaggio da claudio » venerdì 8 giugno 2012, 11:33

l'abete è bello, ci penserei prima di scartarlo. Scavando ulteriormente può darsi che le tasche tendano a diminuire in dimensioni. Se non scavi non lo saprai mai, a meno che le tasche non siano passanti da parte a parte.
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Messaggio da violino7 » venerdì 8 giugno 2012, 17:15

davidesora ha scritto: Ovviamente va valutata la posizione, nel caso si trovi in zona anima potrebbe essera un problema e non basterebbe chiuderla ma occorrerebbe fare una riparazione tipo pezza d'anima (ne varrebbe la pena solo nel caso di un pezzo di legno veramente di alta qualità).

In tutti gli altri casi io continuo la lavorazione senza chiudere le sacche
...............................


In questa foto si vede bene la posizione effettiva della sacca, ho riportato il disegno dalla dima esterna, quindi mi trovo, per fortuna, in prossimità della punta inferiore sinistra

Immagine

Mi viene ora il dubbio su dove cada l'occhio inferiore della effe ed allora vado a verificare. Riporto esattamente la posizione della effe dal disegno di progetto:

Immagine

Immagine

Come vedi sono lontano dalla catena. Mi sono fermato nello scavo approssimativamente sull'altezza di bombatura prevista, con qualche decimo in più, per entrambe le sacche, per la rasatura finale.
Io preferisco operare la chiusura quando ancora ho un leggero margine per il livellamento del foro, altrimenti se lo facessi alla fine avrei sempre paura che mi manchi del legno per farlo.


Per quanto riguarda la sacca grande, purtroppo era passante e per di più anche a traverso, per cui, dopo un primo tentativo che non mi è riuscito molto bene, ho preferito andare a togliere legno internamente per rendere le pareti perpendicolari a 90°. Sono quasi sicuro che questa dovrebbe essere l'estetica definitiva, infatti qui non tocco più niente! :?

La zeppa era praticamente a spessore uniforme e l'ho lavorata per farla fuoruscire di pochi mm. inferiormente dal foro:

Immagine
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Messaggio da violino7 » venerdì 8 giugno 2012, 17:35

claudio ha scritto:l'abete è bello, ci penserei prima di scartarlo. Scavando ulteriormente può darsi che le tasche tendano a diminuire in dimensioni. Se non scavi non lo saprai mai, a meno che le tasche non siano passanti da parte a parte.
Come ho spiegato a Davide, non ho ulteriore margine di scavo e dunque sono sicuro che dovrò mettere un'altra toppa in questa fase.
Quello che mi chiedo è se la vernice riesca in qualche maniera a nascondere l'anomalia, sia pure relativamente, per via dell'uniforme tonalità di colore.
E' anche vero che prediligo sulla tavola armonica vernici sufficientemente chiare tanto da esaltare le venature del legno, anche per effetto della preparazione di base, ed in questo caso ci sarebbero due necessità contrastanti.
Ma d'altro canto di queste problematiche nel forum ne abbiamo già parlato. Secondo me non c'è via d'uscita: valutare a priori non è possibile e bisognerebbe arrivare fino in fondo per vedere il risultato prima di qualsiasi decisione.....ma a quel punto.....il gioco è già stato fatto! :)
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Messaggio da davidesora » venerdì 8 giugno 2012, 18:08

violino7 ha scritto: Quello che mi chiedo è se la vernice riesca in qualche maniera a nascondere l'anomalia, sia pure relativamente, per via dell'uniforme tonalità di colore.
E' anche vero che prediligo sulla tavola armonica vernici sufficientemente chiare tanto da esaltare le venature del legno, anche per effetto della preparazione di base, ed in questo caso ci sarebbero due necessità contrastanti.
Ma d'altro canto di queste problematiche nel forum ne abbiamo già parlato. Secondo me non c'è via d'uscita: valutare a priori non è possibile e bisognerebbe arrivare fino in fondo per vedere il risultato prima di qualsiasi decisione.....ma a quel punto.....il gioco è già stato fatto! :)
Con la vernice non riesci a nascondere molto, a meno che tu non abbia intenzione di fare una verniciatura antichizzata, nel qual caso un po' di "patina" piazzata strategicamente potrebbe aiutare.

Con una vernice moderna sarà sempre visibile l'eloquente deviazione della venatura, anche nel caso di una riparazione invisibile.

Quindi non preoccuparti, se il cello suonerà bene nessuno ci farà caso, se suonerà male non sarà una tavola senza il minimo "difetto" estetico a salvare la situazione........

Davide

PS la posizione della sacca vicino alla effe mi preoccupa un po', porrei particolare attenzione nella riparazione.

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Messaggio da claudio » venerdì 8 giugno 2012, 18:13

Lino, quanto sarà l'altezza massima finale della tavola?
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Messaggio da violino7 » venerdì 8 giugno 2012, 18:45

Da progetto 28 mm., ma nel caso ce ne fosse la necessità non ho difficoltà ad abbassare fino a 25 circa. Tieni conto che su questo posso ancora godere di ampia libertà perchè non ho messo mano alla tavola di fondo.
Abbassando la bombatura, nel punto della sacca grande certamente non guadagnerei nulla, qualcosa certamente sulla piccola in quanto là ci troviamo a metà del declivio.
Ma la profondità della fenditura può essere quantificata. Ti sarò essere preciso su questo a breve.

Grazie.
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Messaggio da violino7 » venerdì 8 giugno 2012, 19:52

violino7 ha scritto: ...........................
Ma la profondità della fenditura può essere quantificata. Ti sarò essere preciso su questo a breve.

Grazie.
Allora Claudio, la profondità della sacca è di 4 mm. circa, max 4,5, uniforme su tutto il fondo-sacca.

Essa si trova esattamente sulla linea della quinta n. 4, come anche l'altra più grande.
La lunghezza della quarta dalla mezzeria al bordo è di 180 mm.
La sacca piccola si trova a mm. 80 a partire dalla mezzeria,
la sacca grande è a 137.
Lo spessore attuale è, sulle varie posizioni:
mezzeria mm. 29,5
sacca piccola 20,0
sacca grande da 7,0 a 8,0 .
Teniamo presente che l'altezza di partenza della quarta, anche volendo rispettare lo spessore massimo della tavola di 28 mm, è un pochino inferiore,
però a sfavore gioca il fatto che la sacca piccola, essendo non a metà ma più vicino alla mezzeria, sta più verso l'alto in un punto dove l'inclinazione della tavola è meno accentuata che non procedendo più avanti verso il bordo.

Il quesito è (ed è anche un bell'esercizio di liuteria per chi si voglia cimentare):
fino a quanto dovrei abbassare l'altezza massima della tavola per eliminare la sacca?
In teoria la soluzione è facile da ottenere, basta simulare varie quarte con altezza centrale differenziata, e regolarsi di conseguenza. Ed è quello che farò prossimamente, quasi per divertimento, anche perchè le quinte ancora non le avevo preparate, solo la sesta...........ma intanto, a naso, tu che dici, c'è qualche possibilità? :roll:
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Messaggio da claudio » venerdì 8 giugno 2012, 21:15

Io farei tranquillamente 25 o 24mm l'altezza massima della bombatura, modificando in proporzione anche quella del fondo (circa 21-22mm). Ma una cosa a cui fare attenzione e che di solito non viene molto curata dai dilettanti e da parecchi professionisti, è una "tromba" centrale molto scavata o svasata, una sorta di lavoro ai fianchi che porterebbe ad un certo restringimento della curva centrale. Questo farebbe molto bene anche al suono, sempre che si desideri un suono piuttosto potente. Il timbro, se fai gli spessori regolari (sacconiani o giù di lì) e una buona catena (sacconiana pure lei), non ne risentirà affatto, quindi a mio parere non puoi trarne altro che vantaggi. Sperando che le sacche spariscano o che perlomeno si riducano alquanto. Consiglierei anche uno spessore del bordo inferiore ai 4.5mm canonici, se fai una buona sguscia sarà un ottimo violoncello, altrimenti risulterà duro da suonare.
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Messaggio da violino7 » venerdì 8 giugno 2012, 22:15

Grazie Claudio, farà tesoro dei tuoi insegnamenti! :wink:
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Messaggio da violino7 » venerdì 8 giugno 2012, 23:09

In passato un altro amico liutaio mi aveva parlato della questione della "tromba" negli stessi termini di risposta sonora che tu hai descritto. Mi ricordo di aver visto una foto in bianco/nero di inizio '900, apparsa su un copia di Strad di qualche anno fa, di un violoncello di Pietro Guarneri di Venezia, suonato da Beatrice Harrison, che, proprio per esser in b/n evidenziava per riflesso le curvature centrali della cassa armonica molto ristrette verso il centro.

Mi sono segnato la questione (tu sai che prendo appunto di ogni cosa che in liuteria mi offra un qualsiasi interesse) ed ho sempre pensato fosse interessante reperire un poster di tale cello, se esistesse, proprio per avere un confronto tra bombature e spessori.
Ma, a dir la verità, quello che mi incuriosiva di più era se a determinare la "tromba" fosse un'accentuata bombatura oltre la media, come sembrava al primo colpo d'occhio, oppure se l'effetto di restringimento fosse dovuto effettivamente allo scavo accentuato sui fianchi e con altezza di bombatura standard.
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Messaggio da claudio » venerdì 8 giugno 2012, 23:43

confermo, un modo per "stringere" la tromba dello strumento è proprio quello di fare una sguscia ampia e decisa, anche nella zona centrale. Anzi, direi che è l'unico modo veramente efficace. Un indizio abbastanza sicuro è quello di osservare alcuni violini antichi nella zona degli occhi inferiori, questi giacciono spesso in una zona accuratamente sgusciata e quindi concava, invece nei violini moderni o di altri autori antichi, questa zona è spesso lascia piuttosto piena. L'asta delle effe per questo motivo giace su un piano orizzontale, e non in salita come spesso accade di vedere.
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Messaggio da violino7 » sabato 9 giugno 2012, 0:13

Vengo al mio violoncello!

L'elencazione delle caratteristiche principali:

-- la forma interna è di mia ideazione. L'idea principale era quella di riferirmi al cello De Muenck/Feuermann, ma con alcune misure, specialmente quelle laterali, migliorate (in più!). Oltre al poster di questo cello ho anche il disegno del Piatti, che invece per i miei gusti ritengo eccessivo nelle misure. Alla fine è venuto fuori qualche cosa di intermedio, che in ogni caso posso comunque per questo definire stradivariano:

- naturalmente è un 4/4;
- fondo-fasce e manico sono in acero marezzato e tavola armonica in abete rosso Val di Fiemme;
- la lunghezza della cassa è 750 mm., contro i 755 del Piatti e 745 del De Muenck;
- le altre misure: 340 - 230 - 440 mm;
- spessore delle fasce 1,5 mm;
- altezza fasce da 118 al manico a 124 al puntale;
- controfasce 2,5 di spessore per 16 mm. di altezza.

La prima cosa che ho lavorato è stato il manico. Vi faccio vedere qualche immagine:

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In ultimo, rivestito di piroli ed in attesa di ulteriori rifiniture, per il momento ho messo questo magnifico pezzo di acero da parte. :)
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Messaggio da 1972pianoman » sabato 9 giugno 2012, 7:27

Complimenti Lino, mi sembra che stai facendo un ottimo lavoro, non vedo l'ora di vederlo finito. Mi servirà come spunto per cominciarne uno anche io.
Ciao

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