The Economist - Panoramica sulla liuteria a 360°?

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The Economist - Panoramica sulla liuteria a 360°?

Messaggio da Atomino » sabato 26 dicembre 2009, 19:27

Segnalo un'articolo apparso il 17 Dicembre sulla versione cartacea di "The Economist" e reso disponibile oggi nella versione Online.
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Messaggio da Fabio_Chiari_liutaio » sabato 26 dicembre 2009, 20:56

Siccome io parlo solo in toscano stretto avrei preferito una piccola traduzione riassuntiva......specialmente se proveniente da una persona di cui conosco le capacità linguistiche come te. Mi pare che non sia la prima volta che si affronta questo argomento, l'unica cosa che posso dire è che proveniendo tale articolo da pubblicazioni estere anche se basato su presupposti giusti, c'è sempre la possibilità che si tenda a minimizzare le capacità italiane a vantaggio di quelle non italiane. Comunque se questo topic andrà avanti ho già deciso di re-intervenire per dire la mia con maggior cognizione di causa.
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Messaggio da Atomino » sabato 26 dicembre 2009, 21:29

Parla anche di Cremona, della scuola di liuteria, del consorzio e dei liutai stranieri che viv vivono e, a detta loro, vi prosperano, dei violini moderni che tra 100 anni saranno vicini come prestazioni ma mai in grado di eguagliare quelli antichi. Di giovani musiucisti che impegnano l'anima per raccogliere 250.000 sterline per comprare lo strumento che stanno suonando..... mi sembra un pò l'articolo di Hargrave a titolo "Cose da sapere prima di acquistare uno strumento Cremonese" ........ per la traduzione mi sto attivando..... :wink:
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Messaggio da Fabio_Chiari_liutaio » sabato 26 dicembre 2009, 22:03

Si, mi rincuora vedere che a grandi linee avevo capito pur senza essere bravo in inglese. Mah, che ti devo dire Alberto, dopo tanti anni che tratto con l'estero ormai ho un pò fatto il callo a tutto. Da una parte è pur vero che tutto quello che proviene dall'Italia è assai ricercato ma di contro gli italiani vengono sempre presentati come furbi, profittatori etc.
Da una parte è tutto vero, abbiamo in passato (ed ancora viene fatto) riempito il mondo di falsi, non abbiamo un albo in cui un liutaio professionista si possa riconoscere e tutto quello che viene organizzato nasce dall'iniziative personale dei singoli, scuole, manifestazioni, pubblicazioni, articoli, ricerche......
Tutto vero come è anche vero che dall'altra parte non si è mai voluto sentir parlare di liutai italiani moderni, tanto che i liutai di subito dopo la guerra si sono dovuti comportare più come commercianti che come artigiani. Io stesso ho assistito da allievo nella bottega del mio maestro ad una infinita serie di richieste di strumenti antichi o per lo meno vecchi e famosi. Molti commercianti mi chiedono per mail se ho disponibilità di tali strumenti e non si sognano nemmeno di chiedermi dei miei.
Per quanto riguarda il suono, io penso che sia anche vero che molti strumenti antichi sentiti oggi, non siano all'altezza di molti moderni.
Per esperienza personale ho quasi fatto a botte con una ragazza durante un concerto presso la chiesa di Orsammichele perchè mi ero permesso di esprimere il mio pensiero circa il fatto che il violino Pietro Guarneri che era stato suonato, facesse veramente pena.
Credo che dopo trecento o quattrocento anni molti violini, viole o celli che durante la vita hanno subito grossi traumi o vicissitudini poco simpatiche, possamo veramente perdere il nerbo e trovarsi a valere più come oggetto di cultura storica che come usabili strumenti musicali. Il maestro Carlo Vettori chiedeva a gran voce la rottamazione dei violini di oltre cento anni, io mi accodo alla sua iniziativa..........e comprateli nuovi cazzo!
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Messaggio da Atomino » sabato 26 dicembre 2009, 22:39

Per tenermi in esercixzio ho tradotto la prima parte

Più vecchio e più ricco
La liuteria è florida, ma quelli vecchi di 450 anni suonano ancora meglio.
Il concerto alla Wigmore Hall di Londra era tutto esaurito e l’ esecuzione e dei trii per violino, violoncello e pianoforte di Schumann e Mozart ha ottenuto una accoglienza entusiasta. Il violoncello, suonato da Tanja Tetzlaff, era un Guadagnini del 1776dal suono meravigliosamente pieno. Il violino, suonato dal fratello, Christina Tetzlaff, lo accompagnava in maniera adeguata, ma la sua origine era più inattesa. È stato costruito un più liutaio tedesco contemporaneo, Peter Greiner.
Il sig. Tetzlaff suona non uno ma due violini di Greiner: uno dal suono più forte, quello che più brillante che possiede da dieci anni e che è particolarmente buono per le parti soliste e uno più scuro, più adatto a musica d’insieme, che ha usato quella sera. La maggior parte dei virtuosi degli archi suonano strumenti fatti dai maestri italiano alcuni secoli fa e preferibilmente da Antonio Stradivari, il più grande di tutti loro. Il sig. Tetzlaff precedentemente ha suonato due Stradivari e un Guadagnini. Ora, quando esegue un concerto con uno dei sui Greiner, la gente chiede spesso se si tratta di uno Stradivari. Egli reputa che i migliori liutai moderni offrano una qualità eccezionale ad una piccola frazione del prezzo di vecchio da un autore famoso.
Il sig. Greiner costruisce violini (fiddle come alla confraternita piace chiamarli) dall’età di 14 anni. Ora, all’inizio dei suoi 40 anni, ne ha prodotti finora 250. Lavora in stretta collaborazione con un fisico, Heinrich Dünnwald e mira a costruire violini di cui il tono sia vicino alla voce umana. Il prezzo e di circa €32,000-38,000 ($48.000-57.000) l’uno, ben sopra la media per un buon liutaio moderno, ma la sua lista di attesa è così lunga che non vedrà mai la fine.
I due decenni scorsi hanno visto una rinascita della liuteria (violini, viole e violoncelli) attraverso i liutai sparsi in tutto il mondo. Possono imparare la loro professione alle più rinomate scuole in alcuni paesi. Ma quelle con maggiore reputazione sono in Italia: a Milano, Parma e particolarmente a Cremona, casa dei più leggendari liutai del XVI – XVII Secolo: le famiglie Amati, Guarneri e Stradivari.
Vantaggio Cremona
In una mattina piena di sole d’ autunno gli allievi formano piccoli capannelli nel cortile della Scuola Internazionale di Liuteria “A. Stradi
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Seconda Parte

Messaggio da Atomino » domenica 27 dicembre 2009, 12:50

Conservare un bene prezioso

Il restauro di alta qualità può essere finanziariamente più remunerativo che non costruire strumenti nuovi. I violini sono abbastanza fragili e la maggior parte dovranno essere sottoposti ad interventi di restauro prima o poi, per tale motivo la richiesta di tali interventi sarà sempre elevata. Se lo strumento vale molto, la qualità del restauro può significare una grande differenza nel suo valore finale, questo permette a un restauratore esperto di veder remunerate le sue prestazioni in maniera adeguata (facendo lui il prezzo).
L’abilità nella costruzione e nella riparazione è essenziale in un’attività commerciale quale è J& A Beare, una antica società londinese di commercianti, di periti e restauratori di strumenti ad arco che è in affari da oltre 100 anni. Frances Gillham, la direttrice, precedentemente in forze al reparto strumenti musicali di Christie’s, afferma che i musicisti professionisti comprano raramente all'asta: preferiscono un rapporto diretto con un commerciante di fiducia. Beare possiede una banca dati enorme (derivata da Sacconi?) per quanto riguarda i violini antichi, che impiega per autenticare gli strumenti ed offre un servizio di restauro. La Signora Gillham dice che le scoperte scientifiche hanno migliorato le tecniche di intervento ed i restauratori si sono diventati maggiormente rispettosi dell'originale.
Peter Beare, un altro dei direttori della società, ha costruito, tra l'altro, uno strumento per Nigel Kennedy. Molti musicisti famosi suonano violini moderni oltre a quelli degli antichi maestri, specialmente perché sono spesso più resistenti ai disagi di un viaggio aereo e inferti dal riscaldamento centralizzato, ma anche perché possono essere più adatti a determinati generi di musica. A volte i musicisti preferiscono realmente questi strumenti. La violoncellista Jacqueline du Pré ha suonato due Stradivari e uno strumento di Matteo Goffriller, attivo a Venezia 300 anni fa, ma verso la fine della sua carriera è passata ad un violoncello moderno fatto a Philadelphia da un liutaio di origine italiana, Sergio Peresson.
Il prezzo più elevato tuttavia pagato per un violino contemporaneo, ad un'asta in 2003, è stato di $130.000 per uno strumento costruito da un liutaio americano, Samuel Zygmuntowicz (l’ultiomo passato all’asta venduto per 8.000£ N.d.t.), che precedentemente era stato posseduto dal virtuoso, Isaac Stern. Il sig. Zygmuntowicz, che ha fatto inoltre strumenti per Joshua Bell e per l’Emerson String Quartett, è stimato essere uno di migliori liutai viventi. Nondimeno, quel prezzo record probabilmente ha avuto molto a che fare con il proprietario precedente. “Questo non è come il mondo dell’ arte,„ spiega un collezionista. Non ci sono Andy Warhols o Damien Hirsts fra i liutai. Per acquistare strumenti moderni eccezionali si vanno a spendere raramente più di $30.000-40.000.
Con quella somma non andrete da nessuna parte se volete comprare un bel violino antico. Stradivari ha prodotto circa 1.100 strumenti, un gran numero se paragonato alla media, perché ha vissuto sino a 93 ed ha lavorato in maniera ossessiva, sino all’ultimo respiro. A tutt’oggi circa 650 di quegli strumenti esistono ancora, essenzialmente violini. Ma anche se ci sono parecchi Stradivari in giro e non tutti di qualità eccelsa, persino il meno costoso è valutato oggi intorno a 1.6milioni di dollari. Il prezzo più elevato per uno Stradivari all'asta è stato di 3.5 milioni di dollari, pagati nel 2006. Ma il pochi che vengano generalmente messi sul mercato, passano di mano privatamente e per molto di più: un esemplare eccezionale è probabile possa arrivare a costare 10 -12 milioni di Dollari. Violini di antichi maestri italiani meno apprezzati dal mercato valgono ancora centinaia di migliaia di dollari ed i prezzi continuano ad aumentare. Secondo una valutazione espressa da un commerciante, i prezzi dei violini antichi si sono apprezzati con una media di quasi il 12% all'anno a partire dal 1950.
Ciò rende la vita particolarmente difficile per i giovani musicisti ambiziosi. Sono in molti, raggiungono i livelli più alti prima e la concorrenza che sta diventando globale rende la professione oggetto di una competizione feroce. A meno che vengano da famiglie ricche, devono vincere moltissimi concorsi, farsi rapidamente un nome e sperare che qualcuno presti loro un grande strumento. Nicola Benedetti, un giovane e famoso violinista scozzese, suona uno Stradivari 1712 valutato 2milioni di sterline ($3.3m), prestatole da uno sponsor generoso. Jennifer Pike, una giovane violinista inglese, sta provando mettere insieme £250,000 per comprarla un Goffriller del 1708. I migliori giovani musicisti possono ottenere un prestito esente da interessi da uno sponsor o da una associazione, ma lo ripagheranno per la maggior parte della loro vita.
In alternativa otrebbero andare da qualcuno come il sig. Zygmuntowicz, o il sig. Greiner o un altro liutaio moderno affermato ed ottenere uno strumento in modo bello realizzato appositamente per loro per loro ad un prezzo che possono permettersi. Suonerà in maniera splendido e pochi del pubblico ne sapranno distinguere la differenza. Ma la maggior parte dei musicisti “in carr
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Messaggio da Atomino » domenica 27 dicembre 2009, 13:20

Quale è lo Stradivari?

Ogni esperto ha una storia circa una prova “cieca„ in cui parecchi strumenti sono suonati senza essere mostrati e gli ascoltatori devono indovinare quale è lo Stradivari e quale lo sfidante moderno. Spesso sbagliano. Ci sono buoni e cattivi Stradivari così come alcuni violini moderni molto validi. Si può fare molto per mettere a punto uno strumento per renderne migliore il suono così come un esecutore brillante può rendere grande per cinque minuti persino il suono di un violino mediocre. Ma non vorrà doversi impegnare in quel modo continuamente. E molti musicisti ritengono in tutta onestà che un grande strumento antico sia più adatto a loro che uno nuovo.
Entra in gioco ora un elemento di snobismo autorinforzantesi. Se tutti pensano che i vecchi strumenti siano migliori, è chiaro che un virtuoso che si rispetta vorrà suonarne uno perché è ciò che ci si aspetta da lui. Ed i vecchi strumenti hanno spesso una storia che si aggiunge al loro lustro. Stradivari è diventato ricco facendo i violini per i ricchi e i potenti. I suoi strumenti sono stati estimati, suonati dai virtuosi del suo tempo, forse sentiti da compositori famosi. Soltanto un invidioso potrebbe negarne il fascino.
Ma la differenza non può tutta essere nella testa della gente. Anche gli ammiratori degli strumenti moderni ammettono spesso che il più grandi tra gli antichi sono migliori del migliore dei nuovi. Ciò può avere qualcosa a che fare con l'età in se. La maggior parte dei strumenti musicali si usurano. Ma i violini, le viole ed i violoncelli durano per centinaia di anni se sono trattati in maniera adeguata. Sono oggetti d'antiquariato che funzionano: desiderabili, collezionabili e nella maggior parte dei casi suonati quotidianamente. Diverse centinaia anni dal taglio dell'albero ha reso il di legno asciutto e l’esposizione alla luce e l'uso costante ne possono aver cambiato le rispettive qualità.
Florian Leonhard, un commerciante londinese, dice che il tempo “ha vibrato il legno„. La Signora Gillham da Beare pensa che alcuni violini italiani a partire dai primi del ‘900 stiano iniziando ora a migliorare notevolmente mentre invecchiano. Così forse in altro secolo gli strumenti più buoni creati oggi saranno diventati ancora migliori. Ma i migliori di vecchi Maestri italiani probabilmente li surclasseranno ancora.


Fine
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Messaggio da Fabio_Chiari_liutaio » domenica 27 dicembre 2009, 14:16

Articolo generico, pensavo che l'autore avesse più coraggio.....
Come non detto allora, rinnovo l'invito: Comprate strumenti nuovi italiani,
i classici sono finiti da molto, moltissimo tempo. 8O
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Messaggio da claudio » domenica 27 dicembre 2009, 15:16

Fabio_Chiari_liutaio ha scritto:Articolo generico, pensavo che l'autore avesse più coraggio.....
Come non detto allora, rinnovo l'invito: Comprate strumenti nuovi italiani,
i classici sono finiti da molto, moltissimo tempo. 8O
proprio una bella discussione, soprattutto obiettiva e disinteressata. :roll:
andante con fuoco

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Messaggio da Atomino » domenica 27 dicembre 2009, 16:13

Fabio_Chiari_liutaio ha scritto:Articolo generico, pensavo che l'autore avesse più coraggio.....
A mio parere è un articolo prettamente divulgativo, l'autore ha risolto la ricerca con 4 telefonate e ha tenuto un profilo basso basso. Certo che inneggiare a un rinascita dell'interesse e parlare di crisi a Cremona porta a pensare un pò dove si sia spostata questa rinascita...........
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Messaggio da Fabio_Chiari_liutaio » domenica 27 dicembre 2009, 16:15

Allora comprate tutti Stradivari....! 8O
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Messaggio da edo » domenica 27 dicembre 2009, 16:24

Atomino ha scritto: parlare di crisi a Cremona porta a pensare un pò dove si sia spostata questa rinascita...........
Mi sembra che l'autore sia stato sufficientemente esplicito :dev2:

ciao

edo

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Messaggio da Atomino » domenica 27 dicembre 2009, 16:38

edo ha scritto:
Atomino ha scritto: parlare di crisi a Cremona porta a pensare un pò dove si sia spostata questa rinascita...........
Mi sembra che l'autore sia stato sufficientemente esplicito :dev2:

ciao

edo
Ma dai! Non mi dirai che anche tu hai pensato agli stati uniti! Nuova patria della liuteria classica mondiale, custode degli "Stradivari's Secrets".

Ma non vi ricorda un pò un articolo che era stato commentato poco tempo addietro sul forum?
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Messaggio da Fabio_Chiari_liutaio » domenica 27 dicembre 2009, 16:58

Sarà perchè io ho un diverso polso del mercato, ma non mi risulta che all'estero e soprattutto dai paesi dell'ovest esista una benchè minima simpatia nei confronti degli italiani moderni come liutai (potrei dire anche come popolo ma si rischierebbe di generalizzare, sebbene a parte pochi casi la mia esperienza personale mi ha portato a sentirmi spesso additato come italiano). La stampa estera specializzata e generica, non ha mai perso l'occasione di criticarci in ogni nostra accezione. Io non voglio entrare nel merito se avessero ragione o meno, dico solo che non mi risulta che gli italiani abbiano mai pubblicamente su articoli o riviste buttato merda sul lavoro degli americani, dei francesi o degli inglesi.
Ora si dice che Cremona è in crisi, io non lo so, non sono cremonese ed ho solo una generica conoscenza di quella piazza, io non ne gioisco, chi lo fa avrà il suo bel tornaconto. In ogni caso non mi piace che gli altri ci giudichino sempre e comunque, specialmente ora che tutti noi stiamo pagando una crisi nata proprio in quei paesi che ci danno di mafiosi e dove hanno avuto origine proprio quelle vendite immobiliari che hanno distrutto l'economia globale dando mutui a persone che ovviamente non avrebbero mai potuto ripagarli. Come italiano mi sento oggetto di sfruttamento da parte di altri paesi. La liuteria è prerogativa di tutti i popoli.
E' stato deciso quando l'Italia ancora non esisteva che i violini italiani classici fossero i migliori del mondo, chi lo decise? All'estero. Poi si decise che con le fabbriche si potevano creare strumenti ad arco di qualità. Chi lo decise? All'estero. Ora si decide che i liutai italiani sono degli incapaci. Chi lo ha deciso? All'estero....mi starei cominciando a fracassare gli zebedei di tutto questo decisionismo. Se si vuol dire che la colpa è la nostra diciamolo pure, ma quale può essere la colpa di essere quelli che si è?
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Messaggio da claudio » domenica 27 dicembre 2009, 17:43

Fabio_Chiari_liutaio ha scritto:Sarà perchè io ho un diverso polso del mercato, ma non mi risulta che all'estero e soprattutto dai paesi dell'ovest esista una benchè minima simpatia nei confronti degli italiani moderni come liutai (potrei dire anche come popolo ma si rischierebbe di generalizzare, sebbene a parte pochi casi la mia esperienza personale mi ha portato a sentirmi spesso additato come italiano).
se si iniziasse a smettere un certo qualunquismo e a voler rottamare gli Stradivari, forse si potrebbe addirittura tentare un dialogo!
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