Il piccolo violino magico

09 febbraio 2006

E’ organizzato dalla Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro, il primo “Concorso Internazionale per Giovanissimi Violinisti e Orchestra” che si svolgerà dal 26 al 31 agosto nell’ambito dell’estate musicale 2006. La competizione è riservata ai bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni e sarà promossa presso settecento tra conservatori, istituti musicali, accademie, scuole sparse per i cinque continenti.

E’ organizzato dalla Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro, il primo “Concorso Internazionale per Giovanissimi Violinisti e Orchestra” che si svolgerà dal 26 al 31 agosto nell’ambito dell’estate musicale 2006. La competizione è riservata ai bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni e sarà promossa presso settecento tra conservatori, istituti musicali, accademie, scuole sparse per i cinque continenti. I finalisti (quindici, preselezionati da un’apposita giuria mediante registrazioni video) non vivranno la fredda sensazione delle audizioni singole, che caratterizzano quasi tutti i concorsi, ma saranno sempre in sana compagnia: durante la prima fase della finale, proveranno e si esibiranno con un’orchestra di coetanei, l’Orchestra dei Ragazzi della Scuola di Musica di Fiesole, una compagine di otto-quattordicenni che accompagnerà le prime prove dei concorrenti; poi saranno gli stessi giurati a mettersi in gioco suonando insieme ai concorrenti il primo tempo del Concerto in re minore di Bach per due violini. Anche nella finalissima i mini-violinisti non saranno soli, perché è prevista la partecipazione dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Agli undici violinisti che non supereranno la prima prova della finale, la Fondazione offrirà una masterclass di due giorni tenuta da due violinisti facenti parte della giuria. Sono previste consistenti borse di studio per i quattro vincitori, un concerto inserito nelle manifestazioni del Festival, nella serata del 31 agosto 2006 e un premio “magico” per il finalista più giovane e più bravo: il prestito gratuito per un anno di un piccolo violino settecentesco di eccezionale pregio, offerto dalla Fondazione Pro Canale di Milano. “Il piccolo violino magico” vuole essere un’autentica vetrina per i finalisti, un’occasione per farsi ascoltare e per ascoltare altri coetanei provenienti da paesi e da scuole diverse, un’opportunità per un futuro lancio nel mondo del concertismo, ma soprattutto una grande meravigliosa festa dove i padroni di casa saranno la musica, i giovanissimi interpreti ed un piccolo, antico, meraviglioso strumento, il violino. “Il piccolo violino magico” Concorso Internazionale per Giovanissimi Violinisti & Orchestra, Fondazione Musicale Santa Cecilia Borgo Sant”Agnese 87, 30026 Portogruaro Tel. 0421 27 00 69 – fax 0421 27 38 78

Susanna Persichilli.

JuniOrchestra a Roma

08 febbraio 2006

E’ stata presentata a fine gennaio la prima orchestra formata da ragazzi e costituita dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma con il contributo dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma e dell’Ipab Santa Maria in Aquiro. Il più piccolo ha quattro anni, si chiama Sebastian e suona il violino, il più grande ne ha diciassette, si chiama Fabricio e suona il fagotto: sono due dei 110 elementi della neonata JuniOrchestra, una nuova iniziativa del Settore Education dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. L’idea nasce per incoraggiare i giovanissimi allo studio della musica, offrendo loro la possibilità di vivere un’esperienza di massimo livello artistico e nello stesso tempo di imparare a suonare tutti insieme. Info: www.santacecilia.it

E’ stata presentata a fine gennaio la prima orchestra formata da ragazzi e costituita dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma con il contributo dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma e dell’Ipab Santa Maria in Aquiro. Il più piccolo ha quattro anni, si chiama Sebastian e suona il violino, il più grande ne ha diciassette, si chiama Fabricio e suona il fagotto: sono due dei 110 elementi della neonata JuniOrchestra, una nuova iniziativa del Settore Education dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. L’idea nasce per incoraggiare i giovanissimi allo studio della musica, offrendo loro la possibilità di vivere un’esperienza di massimo livello artistico e nello stesso tempo di imparare a suonare tutti insieme.

La giovanissima orchestra è stata presentata all’Auditorium Parco della Musica dall’Assessore alle Politiche Sociali Raffaela Milano, dal Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Bruno Cagli e dal Vicepresidente dell’Ipab Istituti di Santa Maria in Aquiro Enrico Serpieri. La conferenza si è conclusa con una piccola esibizione di alcuni dei giovani musicisti. “250 anni fa è nato Mozart – ha detto il Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Bruno Cagli – Ma anche oggi tra i nostri ragazzi ci sono molti giovani talenti. Sempre più di rado, purtroppo, per loro c’è la possibilità di coltivare e far crescere queste loro preziose capacità. Per questo, anche grazie al contributo del Comune e degli Istituti S. Maria in Aquiro, abbiamo dato vita a questo progetto, unico in Italia, che speriamo possa nei prossimi mesi ulteriormente ampliarsi.” “Nelle nostre case famiglia e nei nostri centri di accoglienza – ha aggiunto Raffaela Milano, Assessore capitolino alle Politiche Sociali – incontriamo spesso bambini e ragazzi con la passione per la musica, che incontrano però difficoltà nel coltivarla proprio a causa delle loro condizioni di fragilità socio-economiche. Così abbiamo pensato di favorire questi giovani talenti mettendo a disposizione, grazie agli Istituti S. Maria in Aquiro, le prime cinque borse di studio di durata triennale.

Un contributo che servirà a sostenere oltre la rata di partecipazione all’Orchestra anche l’acquisto degli strumenti musicali e eventuali lezioni aggiuntive che potrebbero rendersi necessarie. ” “Siamo particolarmente orgogliosi di poter partecipare a questo progetto” – ha dichiarato Enrico Serpieri Vicepresidente dell’ISMA – Anche per questo abbiamo scelto di dargli un respiro ampio, sostenendo le borse di studio per i prossimi tre anni.” I numeri. La compagine è composta in pari quantità da maschi e femmine. Il 60% dei musicisti è rappresentato da ragazzi con un’età compresa tra i 10 e i 14 anni, un 20% ha fra i 4 e i 10 anni e un altro 20% di partecipanti è compreso nella fascia d’età fra i 15 e i 17 anni. Sono tutti ragazzi che studiano musica, sia nei Conservatori che privatamente, e saranno diretti dai Maestri Antonio Pantaneschi e Simone Genuini. I giovani orchestrali si avvarranno anche degli insegnamenti dei Professori dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che saranno presenti alle prove (due per ogni appuntamento) in modo da seguire gli allievi nell’uso del proprio strumento. I progetti. Le audizioni della JuniOrchestra si sono tenute il 14 e 15 gennaio e hanno visto la partecipazione di moltissimi candidati. Sono previsti 20 giorni di prova che si svolgeranno il sabato pomeriggio e un saggio-concerto finale in Sala Santa Cecilia il 12 giugno 2006.

Tanto entusiasmo, una buona disciplina come dei veri orchestrali e, soprattutto, tanta voglia di imparare a fare musica d’insieme hanno caratterizzato il primo incontro di sabato 21 gennaio durante il quale la giovane orchestra si è concentrata sull’ouverture da “La gazza ladra” di Gioacchino Rossini. I progetti per questi ragazzi sono tanti: dalla collaborazione con il Coro di Voci Bianche dell’Accademia, alla possibilità di suonare in un futuro non lontano anche con direttori d’orchestra di grande fama, a cominciare dal Maestro Antonio Pappano, Direttore Musicale di Santa Cecilia. I costi. La quota di partecipazione annua è di 400 euro, e grazie all’Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Roma e all’IPAB Santa Maria in Aquiro che hanno messo a disposizione 5 borse di studio per tre anni, sono stati inseriti 5 giovani talenti che non avevano la possibilità economica di partecipare alla JuniOrchestra, né di acquistare uno strumento musicale. Info: www.santacecilia.it

Susanna Persichilli.

Cremona, il ritorno degli Stradivari – Violoncello Cristiani anno 1700

29 gennaio 2006

In occasione dell’importante acquisizione del Violoncello ”Cristiani” da parte della città di Cremona, pubblichiamo un pregevole articolo di Charles Beare su questo leggendario strumento.

Il violoncello ”Cristiani” è uno strumento eccezionalmente bello e storicamente assai importante. Venne infatti costruito da Antonio Stradivari nel 1700, e per il liutaio cremonese segnò – insieme all’altro violoncello realizzato nello stesso anno e ora nella Collezione Reale di Madrid (ma non nelle stesse buone condizioni di questo) – il passaggio dai grandi formati realizzati nell’ultimo decennio del 1600 secondo la scuola degli Amati verso quel modello di violoncello che lo stesso Stradivari chiamò “forma B”, che è considerato come il modello perfetto di violoncello e perciòuna delle più geniali creazioni stradivariane. L’acero del “Cristiani” è quanto di più bello si possa trovare, e l’abete rosso della tavola possiede la venatura ideale. Le proporzioni dello strumento, le curve del suo contorno, il posizionamento dei fori di risonanza, il maestoso riccio sono tutti elementi che concorrono a determinare l’eccellente fattura e la perfetta armonia di quelloche si può considerare uno dei più bei violoncelli realizzati da Antonio Stradivari. Anche la vernice, di un intenso color rosso bordeaux e di perfetta trasparenza, concorre a conferirgli un aspetto magnifico.
Si ritiene che questo violoncello sia giunto in Francia alla fine del XVIII secolo e che sia appartenuto a Jean Louis Duport (1749-1819), il grande violoncelli sta francese che possedeva anche lo Stradivari a cui venne dato il suo nome e che ora appartiene Mstislav Rostropovich.

Tramite il liutaio parigino Sébastien Auguste Bernardel, detto Bernardel Père, entrò in possesso di Lisa Cristiani, la giovane violoncellista per la quale Mendelssohn scrisse la sua Romanza senza parole in Re Maggiore op. 109, e che morì nel 1853, a soli 26 anni di età. Fu successivamente posseduto da un amatore di nome Benazet, prima di essere venduto a Hugo Becker, noto violoncellista e didatta, nel 1885. Nel 1894 pervenne alla ditta londinese W. E. Hill and Sons, che lo vendette a Charles Oldham e C. B. Lutyens, entrambi collezionisti, prima di passare a Lewis Bruce nel 1936. E’ dalla nipote del Sig. Bruce che il “Cristiani” ora giunge a Cremona grazie alla Fondazione Walter Stauffer, che l’ha acquistato per depositarlo in comodato presso la collezione ‘Gli Archi di Palazzo Comunale’, dove si può ammirare.
Scrisse nel 1894 Arthur Hill della ditta W. E. Hill and sons: ‘Il violoncello Stradivari di Becker, che appartenne alla Cristiani, è uno dei migliori, e non vene sono di più belli per colore né per la qualità del legno’. Quando lo stesso Arthur Hill mostrò il violoncello a Gregor Piatigorsky nel 1933 annotò nel suo diario che il giovane virtuoso russo rimase ‘senza parole’. aggiungendo che riteneva che nessuno avrebbe potuto smentire il giudizio di suo fratello Alfred Hill, secondo il quale questo strumento costituisce ‘uno degli esemplari più belli dell’opera del grande Maestro’.

Charles Beare

Nota: Articolo apparso su ‘Cremonaliutaria’ n° 2/2005, periodico dell’Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco.

Violino Stradivari ‘Vesuvius’ 1727

29 gennaio 2006

Pubblichiamo un articolo apparso sul n°2/2005 del Periodico di informazione dell’Ente Triennale degli Strumenti ad Arco, a firma di Bruce Carlson, relativo all’importante acquisizione di un violino stradivariano. Buona lettura!

Il violinista Remo Lauricella, con nome italiano, ma residenza in Inghilterra, iniziò a frequentare Cremona attorno al 1977. Veniva con il suo violino, opera di Antonio Stradivari del 1727, conosciuto come “Vesuvius”. Durante le sue visite, il violinista si affezionò alla nostra città a tal punto da voler indicare nel suo testamento l’assegnazione del violino alla città, dove fu creato 278 anni fa. Il passaggio di proprietà, che inizialmente sembrava una procedura semplice, diventò gradualmente più complesso per problemi legali e come ultimo ostacolo vi fu la necessità del pagamento dei diritti di successione in Inghilterra, per poter permettere il ritorno a Cremona dello strumento.

Salvatore Accardo e il “Vesuvius” di Stradivari

Una tale offerta non poteva essere rifiutata. Infatti, grazie alla generosità della cittadinanza, di diversi Enti locali e del Comune, tutti interessati alle questioni del patrimonio culturale della liuteria, la somma è stata raccolta e il violino ha così potuto ritornare a casa.
Il violino ha relativamente poca storia. Nel 1920 arrivò in Europa dall’Australia e in seguito fu venduto dalla ditta Hill di Londra al liutaio parigino Ernest Maucotel, il quale gli diede il soprannome di “Vesuvius” quando fu venduto al signor Jan Hambourg di Toronto nel 1937. Nel 1938 il violino fu acquistato da Antonio Brosa, noto solista e pedagogo spagnolo e membro del quartetto Pro-Arts. Più tardi il violino passò al suo allievo Remo Lauricella. In confronto al violino “Il Cremonese” del 1715. lo strumento dimostra di ver avuto una vita forse più sofferta. Gli è rimasta meno vernice, presumibilmente per un continuo utilizzo dello strumento. La testa e la fascia superiore del lato delle corde acute non sono originali, essendo state sostituite anni fa.

Il violino possiede i canoni tipici della produzione del Maestro del periodo 1724-28. Un esempio sono i paletti inferiori del fori armonici, ora relativamente snelli ed allungati. Siamo entrati in un periodo di produzione del quale, per un motivo o l’altro, non vediamo la scelta di materiali che siamo abituati a vedere negli anni precedenti: ciò vale a dire fra il 1700-1720 circa, anni che l’esperto londinese George Hart ha definito “il periodo d’oro”. L’abete di prma qualità era più facilmente reperibile, ma si può notare un mutamento nella scelta dell’acero non sempre straordinariamente bello, sebbene acusticamente meritorio. Nonostante l’età avanzata di Stradivari al momento della sua costruzione, lo strumento rappresenta una staordinaria affermazione della sua capacità di realizzare ancora un violno per incantare, sia con la voce sia con l’armonia visiva.

Bruce Carlson

 

Violinisti al Maggio Musicale Fiorentino

24 settembre 2005

La Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino indice un’audizione per violino di fila ai fini della costituzione di una graduatoria per eventuali assunzioni a termine, secondo le esigenze di produzione. Le domande di ammissione devono pervenire all’Ufficio Personale entro il 30 settembre 2005. Le selezioni si terranno presso la sede della Fondazione in via Solferino 15 a Firenze mercoledì 5 ottobre (prove eliminatorie) e giovedì 6 ottobre (prove finali). Bando scaricabile dal sito www.maggiofiorentino.com. Per informazioni tel. 055-2779389.

Anatomia Violinistica

20 settembre 2005

Edoardo Oddone “Anatomia violinistica”-Ricordi
http://www.ricordi.it/
Non fatevi spaventare dal titolo “Anatomia”, l’argomento è trattato in modo molto chiaro e semplice. L’autore conosce bene il corpo umano e soprattutto i problemi fisici di chi suona il violino. Nel libro ci sono spunti interessanti per suonare in modo consapevole, esercizi per una postura più corretta, spiegazioni sull’impostazione delle diverse scuole violinistiche (gomito alto-gomito basso)…
La soluzione non è unica e non c’è nessuna formula magica, anzi il pregio dell’autore è proprio quello di lasciare aperte diverse porte.
Sicuramente il volume aiuta i violinisti a prendersi cura del proprio corpo, il vero strumento!

Anima Mundi – Il Festival della Musica Sacra a Pisa 2005

01 settembre 2005

Nato da un’idea artistica proposta dal Maestro Giuseppe Sinopoli, il Festival Internazionale di Musica Sacra “Anima Mundi”, iniziato nel 2001 e giunto nel 2004 alla quarta edizione, rappresenta una delle manifestazioni più importanti e prestigiose nel genere a livello nazionale e internazionale.

Esso si è affermato, nel segno della continuità e della stabilità, per merito dell’Opera Primaziale Pisana, alla quale si è immediatamente associata, con un fondamentale contributo finanziario e operativo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, permettendo di sostenere e indirizzare la non facile impresa verso l’obiettivo della massima qualità.

L’idea di realizzare proprio a Pisa un Festival di Musica Sacra si basava su alcuni presupposti, poi dimostratisi vincenti, sviluppati dal Direttore Artistico M.o Sergio Sablich, musicologo ed operatore musicale di chiara fama, consulente musicale del Teatro alla Scala di Milano e direttore artistico dell’Orchestra Regionale Toscana, indicato da Giuseppe Sinopoli.

Anzitutto la mancanza, in Italia, di una rassegna di questo tipo che presentasse i capolavori della musica di ogni tempo legati al concetto di “sacro” inteso nella accezione più vasta (non soltanto liturgica e chiesastica, ma anche in senso lato religiosa, spirituale, meditativa) in esecuzioni di riferimento dal punto di vista sia interpretativo sia filologico sia critico.

In secondo luogo la particolare bellezza, solennità e sintonia della Cattedrale di Pisa, fin dall’inizio luogo prescelto per i concerti, rivelatesi poi anche sotto il profilo acustico e ambientale specialmente adatto alla musica, e a quella sacra in particolare.

Su tutto ha pesato però l’intenzione, coraggiosa in quanto in palese controtendenza con i nostri tempi, di dare voce e spazio a un’iniziativa artistica di alto profilo, impegnativa sotto ogni punto di vista e testimone di un’idea di cultura non effimera, seria ma non seriosa, umanamente ed eticamente propositiva di un’esigenza spirituale ma capace anche di offrire emozioni e riflessioni in virtù della forza di coinvolgimento del linguaggio musicale, di tutti il più universale e immediato.

Garanti di questo percorso di sentimenti e di conoscenza sono stati i grandi compositori che si sono dedicati alla musica sacra, da Palestrina a Monteverdi, da Bach a Mozart, da Schubert a Brahms a Mahler, fino alle opere dei contemporanei che hanno continuato a dare testimonianza della difficile ricerca e del rapporto con il sacro nella nostra epoca: di questi e di molti altri autori non meno importanti, “Anima Mundi” ha offerto una panoramica ampia ed esauriente, spaziante in ogni versante del repertorio antico e moderno.

Si sono potuti così ascoltare a Pisa, in istruttivi e affascinanti confronti, voci, cori e orchestre provenienti da ogni parte del mondo e specializzati in questo repertorio, nonché artisti di fama internazionale come Riccardo Muti, Zubin Mehta, Nikolaus Harnoncourt, Yuri Temirkanov, Daniele Gatti, Gustav Kuhn e Leopold Hager, per citare solo i maggiori: tutti coinvolti in eventi che sono stati anche momenti di approfondimento interpretativo e fonte di gioia per gli ascoltatori.

Gli scopi che il Festival si era prefissi, dare testimonianza della ricchezza e della versatilità della produzione musicale in rapporto al “sacro” – una sacralità che è già di per se stessa elemento costitutivo della musica in quanto tale , e riaffermare l’importanza dei valori della spiritualità per l’esperienza umana e civile, sono stati raggiunti grazie alla varietà delle musiche proposte e alla eccellenza delle esecuzioni, di cui hanno dato riscontro organi di informazione sia generali sia specialistici, concordi nell’assegnare al Festival Internazionale di Musica Sacra “Anima Mundi” di Pisa, e di conseguenza ai suoi promotori, i significativi e unanimi riconoscimenti di una rassegna di punta nel suo campo.

Il festival, articolato su otto-nove concerti, tenuti per la maggior parte nell’incomparabile cornice della Cattedrale (può ospitare oltre 1100 spettatori), si svolge, di norma, fra il venti di settembre ed il venti di ottobre, concentrando gli eventi maggiori nei giorni del fine settimana così da permettere una maggiore affluenza di pubblico.

Il successo della manifestazione, testimoniato dal notevole afflusso di pubblico (una media di oltre 5000 presenze per stagione, con il “tutto esaurito” per gli eventi maggiori) nonostante una campagna promozionale modesta, e dall’eco sulla stampa specialistica e non, nazionale e locale, permettono di considerare ormai consolidata la qualità dei “prodotto” e rodata la macchina organizzativa.
http://www.opapisa.it/

 

V Festival Internazionale di Musica Sacra Anima Mundi

Mercoledì 14 settembre 2005 sett. A 70є, B 40є, C 15є Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino Direttore Zubin Metha Soprano Ingrid Kaiserfeld Contralto Bernadette Manca di Nissa Tenore Jörg Schneider Baritono Johan Reuter Giuseppe Verdi, dai Quattro Pezzi Sacri Laudi alla Vergine Maria Te Deum Ludwig Van Beethoven, Sinfonia n° 9 op. 125

Mercoledì 28 settembre sett. A 70є, B 40є, C 15є Orchestra Filarmonica di Vienna Direttore Pierre Boulez Arnold Schönberg, Verklärte Nacht (Notte trasfigurata) op.4 Anton Bruckner, Sinfonia n° 7

Sabato 1 ottobre sett. A 30є, B 20є, C 10є Ex Novo Ensemble Olivier Messiaen, Quatuor pour la fin du temps (Quartetto per la fine dei tempi) con letture dall’Apocalisse di San Giovanni

Sabato 8 ottobre sett. A 30є, B 20є, C 10є L’Homme Armé Direttore Fabio Lombardo Collaborazione scenica Luciano Alberti Giacomo Carissimi, Historiae Sacrae

Domenica 9 ottobre sett. A 50є, B 30є, C 10є Orchestra e Coro del Teatro San Carlo di Napoli Direttore Regia di Roberto de Simone Le Cantate di San Gennaro su musiche di Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa

Sabato 15 ottobre sett. A 30є, B 20є, C 10є Concerto d’organo Organista Riccardo Donati J.S. Bach, Fantasia e fuga in sol minore BWV. 562 Wolfgang Amadeus Mozart, Fantasia in fa minore K. 608 Franz Liszt, Fantasia e fuga sul corale: “Ad nos, ad salutarem undam”

Giovedì 20 ottobre sett. A 50є, B 30є, C 10є Gächinger Kantorei Stuttgart Direttore Helmuth Rilling J.S.Bach, Cantate

Mercoledì 26 ottobre sett. A 30є, B 20є, C 10є Cappella Musicale della Cattedrale di Pisa La polifonia sacra da Giovanni Pierluigi da Palestrina ai nostri giorni Luigi Picchi (1899-1970), MissaMisericors Deus” per coro e organo

Sabato 29 ottobre sett. A 50є, B 30є, C 10є Orchestra Giovanile Italiana Direttore Sir Jeffrey Tate Benjamin Britten, Sinfonia da Requiem op. 20 Ernest Chausson, Soir de fête op. 32 Johannes Brahms, Sinfonia n° 4 op. 98

Musica sotto la Torre (Pendente)

21 giugno 2005

Nella serie dei concerti di  “Musica sotto la Torre” dell’anno 2005, organizzata dall’Opera Primaziale Pisana, segnalo un pregevole concerto che si terrà il 30 Giugno: Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi. Orchestra “Nova Harmonia”, Maria Costanza Nocentini soprano, Alessandro Carmignani controtenore.
Si potrebbe obiettare che il concerto di cui sopra non ha una rilevanza particolare per gli strumenti ad arco, invece c’è una bella sorpresa: il concerto è eseguito su strumenti originali, tra cui una preziosa viola attribuita ad Antonio Casini, anno 1661. Non tutti sanno che….

… Non tutti sanno che la viola contralto di Antonio Casini fu rinvenuta nei locali dell’Opera Primaziale Pisana nell’anno 1997, insieme ad un contrabbasso a tre corde databile entro la prima metà del ‘700. Il restauro di questi strumenti fu affidato al sottoscritto, sotto la direzione di Maria Giulia Burresi (Sopritentendenza Beni Artistici di Pisa), e del M° Giobatta Morassi (Liutaio in Cremona). Dopo due anni di lavori, i due strumenti sono stati riportati in condizioni di essere suonati e sono tuttora custoditi nei locali della Primaziale.
Qui di seguito il link che riporta le immagini dello strumento e alcune fasi del restauro: foto Viola Casini
Questa è la prima volta che la Viola Casini viene esposta e suonata in pubblico, quindi è una occasione preziosa per gli appassionati di poter vedere ed ascoltare uno strumento che a buon diritto occupa un posto dignitoso nella storia della liuteria classica italiana.
Spero, inoltre, che questo sia l’incipit perchè l’Opera Primaziale Pisana organizzi in un prossimo futuro un concerto ed una conferenza sul restauro espressamente dedicati ai due antichi strumenti.

Per ulteriori informazioni:

Segreteria organizzativa e biglietteria
Auditorium G. Toniolo
Piazza Arcivescovado – 56100 Pisa
tel. +390503872229/210 – fax +390503872245
www.opapisa.it
animamundi@opapisa.it

Un sito sul Quartetto Italiano.

14 giugno 2005

Nonostante che il Quartetto Italiano rimanga tuttora uno dei maggiori complessi musicali di riferimento, in rete non esisteva un sito che dedicasse loro la giusta attenzione. Grazie all’interesse di Enrico Baraldi e Renato Negri, nonchè alla indispensabile collaborazione di Guido Alberto Borciani (fratello di Paolo Borciani, primo violino del Quartetto Italiano) è nato www.quartettoitaliano.com . Il sito si schiude davanti ai nostri occhi rivelando una notevole raccolta di informazioni, documenti fotografici e sonori, che faranno sicuramente la gioia degli appassionati.Il sito si presenta con una grafica sobria e di agevole lettura e dopo una breve presentazione, possiamo apprendere tra le altre cose alcune utili informazioni dal punto di vista liutario. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il Quartetto Italiano privilegiò l’uso di corde in metallo “Spirocore” dell’austriaca Thomastik. Una caratteristica questa che fa storcere il naso ai puristi del suono, ma che consentiva al famoso quartetto una intonazione perfetta, altrimenti impossibile con altri tipi di corde. Eppure, una volta mi disse Piero Farulli, il suono non era affatto così male, le registrazioni parlano chiaro. Ciò, unito al fatto che il Quartetto si esibiva su Strumenti sicuramente eccellenti (Villaume, De Comble, Sderci, Capicchioni), ma piuttosto distanti da nomi altisonanti come Stradivari o Guarneri, fa capire come il suono sia un qualcosa che trova espressione prima di tutto nell’anima dell’esecutore/interprete. Se ciò non dovesse bastare, nel sito è riportato che il Quartetto Italiano ha dato circa 3000 concerti in tutto il mondo, negli anni dal 1945 al 1980. Il Quartetto Italiano dava molto importanza all’espressione della propria sonorità curando nei minimi particolari quello che può essere definito il “fronte sonoro” offerto da un gruppo cameristico, disponendo i componenti in due diagonali: violino primo/violoncello, violino secondo/viola. Questo assicurava una resa sonora pressoche perfetta, con la giusta profondità, tridimensionalità e ottima resa dei toni medi. Chi può dire oggi di offrire qualcosa di meglio?
Per il resto vi rimando al sito www.quartettoitaliano.com, mi sia quindi consentito di ringraziare sentitamente i realizzatori e i collaboratori ed in particolare all’amico Enrico Baraldi.

andrea amati family

07 maggio 2005

Ma…Volevo scrivere qualche notizia sulla fam. Amati visto che il prossimo ottobre a Cremona sarà dedicata completamente una mostra di violini del capostipite della scuola classica cremonese.Ho trovato il vostro o il suo sito molto interessante e quindi ho avuto l’idea di provare a scrivere quello che studio ormai da svariati anni .

Ma…Volevo scrivere qualche notizia sulla fam. Amati visto che il prossimo ottobre a Cremona sarà dedicata completamente una mostra di violini del capostipite della scuola classica cremonese. Ho trovato il vostro o il suo sito molto interessante e quindi ho avuto l’idea di provare a scrivere quello che studio ormai da svariati anni . Mi presento mi chiamo Augusta sono un’allieva della ormai famosa scuola cremonese, ma mi intessa la costruzione in generale dello strumento ormai traformato negli anni ma studio principalmente la stilistica dei liutai italiani di tutta la liuteria in generale perche con tutto il rispetto per un grande maestro non vi è vissuto solo Stradivari ma ben tanti altri maestri degni di grande rispetto. Insomma cerco di scovare violini nelle aste nei famosi liutai restauratori e nei musei per distinguerne ben le caratteristiche di costruzione e della stilistica .In italia vi sono state tante scuole dalla bresciana con G. da Salo e G P Maggini alla scuola veneziana gia dal 500 con i Ciciliano e la fam.
Tiffembruker a Kaiser.. ecc Ma mi dilungherei molto se vi raccontassi da dove in realta parte la liuteria antica ma si sa che a Cremona intorno al 1475 un certo Giovanni da Martinengo arriva ebreo convertitosi al cristianesimo apre una bottega di pateraio vende e compra oggetti usati e da li due garzoni lavoravano per lui Antonio e Andrea da queste notizie 10 anni dopo parte la scuola classica cremonese con Andrea Amati che crea uno stile indimenticabile ed incredibilmente sonoro sarebbe molto lungo raccontare tutta la fam amati con un articolo ma se siete interessati mi farebbe molto piacere raccontarvi tanti particolari poiche sto studiando molto ma come lui tanti altri liutai italiani. per riconoscere un vero amati inconfondibile è la vernice giallo chiaro ambra no ancora esistevano i rossi solo a venezia dsal 700 in poi si iniziano a vedere i rossi… quindi la vernice è spettacolare gli strumenti sono attualmente solo 16 al mondo e di lui si conoscono solo 10 anni di lavoro dal 1564 al1764 hanno un valore inestimabile e sono appartenenti quasi tutti ai museum Sadecota ,comune di Cremona di violoncelli ve ne sono 3 tutti ritoccati e vi sono 3 gruppi di strumenti il primo appartenenti al re Carlo IX e le misute dei violini sono due il primo suono argentino il secondo suono umano piu grande còe misure della lunchezza cassa sono 34 e 35,2 gli strumenti appartenevano al re di Francia e tutti sono stati decorati con lo stemma reale e delle figure politiche una bilancia con scitto Pietat e Justizia decoratissimo in oro e colori ancor oggi luminosi uno in particolare lo si puo ammirare nel comune di Cremona il secondo gruppo e appartenente al marchese ma in realta non si è mai saputo che Marche se fosse lo stemma non ce lo permette ed il terzo sono violini normali la vernice è originalissima le viole sono in due formati tenore e contralto alli’interno degli strumenti amati troviamo un piccolo buco rotondo aperto che poi verra richiuso in acero cio veniva fatto per calcolare il punto del max spessore , lui e suo fratello antonio che non non cosciamo lavoreranno sempre insieme deglli strumenti amati notiamo molto spesso la diversita del modello molto rotondo le fasce sono sempre in un pezzo unico ed i perni di fissaggio sono sempre sulla mezzeria le tacche delle effe sono sempre arrotondate e possiamo notare che all’interno della tavola le effe sono tracciate per ottenere il risultato migliore notiamo in alcuni delle linee d’inchiostro il filetto è piccolo bianco in legno di pioppo e nero tinto di pero o solo in pochissimi casi ebano lo spessore medio e di 0,50 0,35 ok concludo qui altrimenti forse vi annoioierò con tutte queste misure ma state sicuri che se vi capita qualcuno che vi dirà ho un’amati con questa lettura ne saprete senz’altro qualcosina in più per pronunciarvi vi ringrazio anche se non sara publicato no problem ….vi auguro un in bocca al lupo e complimenti questa iniztiva mi e piaciuta e scusate la forma della scrittura ho scritto veloce poichè ho un pò fretta.
Augusta Di Leonardo