Come si taglia un tronco

Suonare e costruire i violini
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Gianmaria
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Messaggio da Gianmaria »

...e ricorda di farmi un fischio quando la carovana del forum la vegnirà su per el trentin! :wink:
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claudio
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Messaggio da claudio »

OrzO ha scritto:
claudio ha scritto:Nel manoscritto di Marchi si parla delle varie specie di abete e viene citata anche questa, di fibra forte e "rossa".
Esattamente forte e "rossa".
Claudio non conosco il "manoscritto di Marchi", me ne potresti parlare?

claudio ha scritto: Cmq sia, partirò con camioncino e busserò alla tua porta! :lol:
Ahaha :lol:, qui finisce che mi tocca prendere la motosega e vado a rifornire tutto il forum :wink:
Il manoscritto liutario di Giovanni Antonio Marchi fu pubblicato da Roberto Regazzi nel 1986, risale all'anno 1786 e raccoglie osservazioni che vanno dalle teorie acustiche, alla forma del violino, alla scelta dei legni, fino alla montatura dello strumento finito. Lo considero di particolare importanza perchè è testimone di un'epoca di profonda trasformazione della liuteria, si iniziava la pratica della montatura "alla moderna" degli strumenti classici, che allora si potevano ancora reperire abbastanza facilmente e non erano ancora oggetto di plurimi interventi di restauro. Non si parla quasi mai di questa opera e non mi sembra che sia stata oggetto di particolari studi di approfondimento, ma a mio parere su certi particolari è importante quanto il libro di Sacconi.
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Atomino
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Messaggio da Atomino »

claudio ha scritto:Certamente si sapeva scegliere sul come, perchè e quando tagliare, si aveva cognizione esatta sul tipo di legno da usare (alta, media o bassa densità), ma l'accostamento delle due semitavole sembra una conseguenza abbastanza casuale. O no?....
Ciao Claudio.
Rileggendo il tuo post mi è sorto un dubbio. Pensi che la scelta di emitavole con caratteristiche differenti potesse essere in alcuni casi voluta più che una necessità? Personalmente credo di no, ma mi piacerebbe avere un parere da parte tua e di chiunque altro volesse esprimere la propria opinione in merito.
- Alberto Soccini -
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claudio
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Messaggio da claudio »

A mio parere era voluta perchè era una necessità consumare tutto il legno disponibile in bottega. A giudicare dalle riparazioni e dalle integrazioni sugli strumenti, sembra che a quell'epoca non si buttasse via proprio niente, anche se una tavola danneggiata preferivano sostituirla integralmente piuttosto che ripararla.
Mi interesserebbe sentire anche l'opinione di Orzo e di quant'altri abbiano un'idea in proposito.
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Atomino
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Messaggio da Atomino »

claudio ha scritto:A mio parere era voluta perchè era una necessità consumare tutto il legno disponibile in bottega. A giudicare dalle riparazioni e dalle integrazioni sugli strumenti, sembra che a quell'epoca non si buttasse via proprio niente, anche se una tavola danneggiata preferivano sostituirla integralmente piuttosto che ripararla.....
Indubbiamente il risparmio delle materie prime era un obbligo nelle botteghe di qualsiasi arte e mestiere dell'epoca. Il mio quesito era però relativo al fatto che le due metà della tavola, a fini acustici, potessero essere state scelte volutamente con caratteristiche differenti.
- Alberto Soccini -
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claudio
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Messaggio da claudio »

La risposta è implicita nel messaggio precedente: non credo che il legno sia stato assemblato tenendo conto di particolari proprietà acustiche, tra le altre cose, una delle due metà ha anche una fibra un pò "storta", quindi un pò anomala dal punto di vista dell'ottimizzazione del suono. Però le due metà hanno caratteristiche comuni, essendo dello stesso tronco, sono caratterizzate da legno morbido, di densità medio bassa.
Stradivari ha utilizzato praticamente tutti i tipi di legno, particolarmente nell'abete si è sbizzarrito a più non posso. Abbiamo il conte de Fontana del 1702 con una tavola intera e la venatura giudiziosamente allargantesi nella zona dei bassi, ma abbiamo anche qualche altro strumento con tavola armonica intera dove si verifica esattamente l'opposto (purtroppo non ricordo il nome e l'anno di quello strumento).
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OrzO
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Messaggio da OrzO »

claudio ha scritto:A mio parere era voluta perchè era una necessità consumare tutto il legno disponibile in bottega. A giudicare dalle riparazioni e dalle integrazioni sugli strumenti, sembra che a quell'epoca non si buttasse via proprio niente, anche se una tavola danneggiata preferivano sostituirla integralmente piuttosto che ripararla.
Mi interesserebbe sentire anche l'opinione di Orzo e di quant'altri abbiano un'idea in proposito.
Quella di Claudio mi sembra la soluzione più ovvia....
Forse potrebbe essere che dopo il taglio dell'albero, per problemi di trasporto fino a Cremona, ci fosse la necessità di ripartire con i pezzi più piccoli possibile (forse semitavole appunto) per facilitarne il trasporto; e magari per questo le semitavole di un violino sono dello stesso albero ma a diversa altezza....

8O è solo un'ipotesi.
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curiosità

Messaggio da roby101 »

scusate se mi intrometto ma ho una curiosità :)
Mi sembra di aver capito che non tutti gli abeti rossi vadano bene per la costruzione del violino in quanto non semplicemente il legno dovrebbe esser privo di nodi ma dovrebbe possedere determinate caratteristiche che solamente poche piante hanno. (altrimenti perche prendere proprio quelli della val di fiemme o zone limitrofe?) Ma un abete di milano privo di nodi proprio non suona o suona poco e male?
Prima dell abbattimento della pianta sembra che poco si possa sapere...ma usare degli strumenti per carotare la pianta prima di abbatterla? dalla carota che si estra non si possono ricavare informazioni preziose per la liuteria? Peso specifico, dimensione degli anelli annuali possono essere d aiuto?

GRazie e saluti
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claudio
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Messaggio da claudio »

A distanza di così tanto tempo dall'apertura di questa discussione ne approfitto per rispondere ad Atomino: alla luce delle varie analisi delle tavole armoniche di strumenti antichi, tra cui il Cremonese 1715 e il cello Cristiani 1700, che hanno tavole diverse tagliate ad altezze diverse, o addirittura provenienti da tronchi diversi, non sembra esservi in questo altra logica diversa da quella del mero utilizzo a fine di risparmio.

Per quanto riguarda invece la questione degli abeti provenienti da diverse zone geografiche, l'esperienza mostrerebbe che le piante provenienti dalle zone del nordest Italia, Tirolo e Austria, siano le migliori per l'uso in liuteria. Ovviamente un abete della Val di Fiemme ha caratteristiche diverse rispetto ad uno cresciuto nella Stiria o anche nel Latemar, che si possono riassumere grosso in modo in una diversa densità, elasticità, bellezza della tessitura, a patto che siano piante nate e cresciute intorno ai 1500m e su un terreno piuttosto difficile. Non mi risulta che a Milano siano presenti foreste di abeti come in Val di Fiemme.
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Atomino
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Messaggio da Atomino »

OrzO ha scritto:.....Forse potrebbe essere che dopo il taglio dell'albero, per problemi di trasporto fino a Cremona, ci fosse la necessità di ripartire con i pezzi più piccoli possibile (forse semitavole appunto) per facilitarne il trasporto; e magari per questo le semitavole di un violino sono dello stesso albero ma a diversa altezza....

8O è solo un'ipotesi.
Il discorso della fluitazione del legname è coperto molto bene da questo interessante libro di Roswitha Asche, Gianfranco Bettega, Ugo Pistoia "Un fiume di legno: Fluitazione del legname dal Trentino a Venezia"

Immagine
claudio ha scritto:...alla luce delle varie analisi delle tavole armoniche di strumenti antichi, tra cui il Cremonese 1715 e il cello Cristiani 1700, che hanno tavole diverse tagliate ad altezze diverse, o addirittura provenienti da tronchi diversi, non sembra esservi in questo altra logica diversa da quella del mero utilizzo a fine di risparmio.
Anche dell'abete non si buttava via niente ..... :lol:
claudio ha scritto: Non mi risulta che a Milano siano presenti foreste di abeti come in Val di Fiemme.
Confermo, non ci sono :wink: .
Ma nei giardini pubblici, nelle ville storiche e in molte proprietà comunali, esiste una vasta rappresentanza di conifere. Ho un conoscente che si occupa della manutenzione di alcune di queste realtà e ogni anno vengono abbattuti alberi di dimensioni a volte incredibili. Il loro legno però, anche qualora appartenesse a specie adatte alla liuteria, viste le condizioni pedoclimatiche in cui si trovano a crescere gli alberi, risulta adatto al massimo all'ebanisteria.
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Messaggio da claudio »

Atomino ha scritto: Il loro legno però, anche qualora appartenesse a specie adatte alla liuteria, viste le condizioni pedoclimatiche in cui si trovano a crescere gli alberi, risulta adatto al massimo all'ebanisteria.
A parte l'aria tossica del milanese, c'è proprio una questione climatica per cui le piante cresciute in pianura avrebbero di solito un legno piuttosto denso e con distanze molto ampie tra gli anelli di accrescimento. Questo non vuol dire che non se ne potrebbe ricavare una tavola armonica decente, ma per me che amo un legno leggero e con una venatura molto fitta, sarebbe impossibile.
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Arcale
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Messaggio da Arcale »

Fabio_Chiari_liutaio ha scritto:Io te lo spiegherei anche volentieri come si può lavorare un tronco ma sono ignorante e non conosco il significato del termine "split" a meno che non abbia qualcosa a vedere con la "banana split", anche se non conosco nemmeno quella.......sicchè!
p.s. ma perchè non parlate in italiano maledetta la mania di parlare in inglese e maledetto quel bischero che ve l'ha attaccata...... :dev2:
Mi paian tanto grulli quei dirigenti incravattati, che fra il romanesco e il milanese, mentre parlan fra di loro sul taxi, sciorinano (ma sciano o orinano...) delle sequele di: ci hanno chiesto un consulting, dobbiamo fare del reberting, pranziamo al catering, abbiamo il boarding manaaaageeriing...
Cioè... ogni concetto deve finire con "ing". Sarà per sentirsi più ing-egneri, ma per me son tanto ing-rulliti.

Comunque io non fo testo, perchè sono talmente infastidito dall'inglese che quando su 103.3 iniziano a dare il traffico in inglese, cambio canale.
Sorry no inglisch, la mia frase ricorrente quando in quel di Pistoia si avventura il turista straniero. E devo essere talmente impedito nel dire queste tre parole, che la maggior parte delle volte quello parte con un suo discorso articolato in lingua inglesia. :roll:
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Atomino
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Non so perché, ma ho sempre considerato l'essere in grado di esprimersi in almeno una lingua straniera una vera ricchezza.
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Messaggio da roby101 »

scusate ma continuo a non capire ...il fenomeno della maschiatura in cosa consiste praticamente?
Questa anomalia di accrescimento degli anelli da dove la si vede? o la si sente?
E' solo una questione di terreno (grasso o magro) per cui gli anelli sn piu o meno sviluppati?
Nessuno che abbia una foto per confrontare? :)
Nel nord est esistono centinaia di valli dove l abete cresce sopra i 1500 metri ma le valli prese in considerazioni non mi risultano siano poi molte...
un motivo ci sarà ... no?

Grazie ancora
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claudio
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Messaggio da claudio »

la maschiatura dell'abete consiste una modificazione della fibra, se cerchi in rete "bear claws spruce" vedrai immagini più esplicative di ogni parola. Questo tipo di legno ha un bell'impatto visivo, ma a mio parere non aggiunge e non toglie nulla al suono, quasi sempre mi sono trovato di fronte ad esemplari piuttosto pesanti e densi per cui sono portato a pensare che un legno di tal fatta sia di natura forte. Inoltre bisogna aggiungere che le maschiature togliendo omogeneità alla venatura rendono il legno alquanto più difficile da lavorare.
Come già detto, i luoghi di approvvigionamento dell'abete variano abbastanza, si parla di Foresta Nera, Stiria, Trentino, Friuli e via dicendo. Per qualche anno ho usato con profitto l'abete proveniente dalla Val Canale, tanto per fare un esempio, con cui ho costruito ottimi strumenti. Ma ho usato con grande piacere anche abete tedesco ed austriaco, che mi ha restituito strumenti dalla sonorità molto pronta ed ampia, caratterizzati da un Sol scuro ed energico. Per me non esiste una pianta o una foresta perfetta, ma solo tipi di legno che si adattano meglio all'uno o all'altro scopo. Se dovessi dire qual è il legno più bello che ho trovato finora, senz'altro quello del Latemar è uno dei migliori per bellezza della tessitura, leggerezza ed elasticità.
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