Restauro mandolino antico.

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violino7
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Restauro mandolino antico.

Messaggio da violino7 »

Continuando dal topic "Conferenza e concerto 'Il mandolino antico'".

Apro il topic per tutti coloro che vogliono dire la loro sul restauro del mandolino antico, o semplicemente vogliono aiutarmi a restaurare il mio, oppure ancora di più vogliono raccontare la loro esperienza di restauro.

Il mandolino è a modo suo uno strumento affascinante, ricco di storia, quasi come il violino, e sicuramente ci sono molti di voi che lo sanno apprezzare!

Chi può farebbe cosa gradita se arricchisse l'intervento con delle foto illustrative!

Grazie a tutti! :ciao2:
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- Lino Santoro -
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Porthos
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Messaggio da Porthos »

Riprendo qui, com'è più giusto.

Si, secondo me lo stucco ottunde. Se è vero (come ritengo) che la tavola armonica debba considerarsi una membrana libera di vibrare in tanti modi ('modi' ha anche un preciso significato fisico-matematico), mi pare più adatta una decorazione in tartaruga o celluloide (foglio uniforme, abbastanza elastico, che vibra in modo solidale alla tavola) piuttosto che uno strato di stucco solidificato, meno elastico, che secondo me appesantisce e basta. Il suono verrà influenzato in maniera probabilmente trascurabile, ma lo stucco è anche molto più brutto.

Graffi e vapore.
Il legno non viene ricostruito dal vapore. Se le fibre sono rotte, non c'è nulla da fare. Ma la maggior parte dei graffi sull'abete, legno molto tenero, consiste in ammaccature concentrate in spazi piccolissmi il cui effetto prevalente è schiacciare le fibre. Se queste vengono sottoposte a vapore caldo, l'acqua penetra negli alveoli e li gonfia. Il risultato è che l'ammaccatura, se piccola, sparisce.

In pratica:
Rimuovi con una scheggia di abete lo sporco che si accumula nei graffi.
Bagna il legno, lungo l'ammaccatura e nelle immediate vicinanze, con acqua tiepida e lascia che venga assorbita. Poi immergi in acqua una pezzuola di cotone di 2 cm e appoggiala sull'ammaccatura. Poggia il saldatore caldo sulla pezzuola: si sente il vapore sfrigolare. Spostati di 3 mm, bagna, salda, etc etc.
Finito il trattamento su tutti i graffi, lascia asciugare il legno (o almeno lascia che l'umidità si uniformi) e ripeti dove necessario.
Alla fine lascia asciugare per bene, soprattutto se vuoi dare l'acqua di colla all'interno. Il rischio è che troppa umidità resti intrappolata nel legno e sigillata dalla verniciatura, alterando l'elasticità intrinseca del legno e rammollendolo.
Sono ben convinto che è un procedimento filologicamente arrischiato (che ne è della stagionatura del legno? tornerà identico a prima?[secondo me sì]) ma vuoi mettere il risultato estetico?

Per inciso, ho applicato questo procedimento alla tavola di una chitarra in cui evidentemente l'ignoto proprietario aveva l'abitudine di battere il tempo fuori dal battipenna con la punta del plettro. Pareva impallinata, ma ora non si vede più nulla.
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violino7
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Messaggio da violino7 »

Porthos ha scritto:
Si, secondo me lo stucco ottunde. Se è vero (come ritengo) che la tavola armonica debba considerarsi una membrana libera di vibrare in tanti modi ('modi' ha anche un preciso significato fisico-matematico), mi pare più adatta una decorazione in tartaruga o celluloide (foglio uniforme, abbastanza elastico, che vibra in modo solidale alla tavola) piuttosto che uno strato di stucco solidificato, meno elastico, che secondo me appesantisce e basta. Il suono verrà influenzato in maniera probabilmente trascurabile, ma lo stucco è anche molto più brutto.
Quello che dici mi convince! Anche se parliamo non di piena vibratilità della tavola, ma relativa. Teniamo presente che esattamente sotto il battipenna c'è anche una catena. Però effettivamente la tartaruga è il massimo! Mi rimarrebbe su di essa solo il lavoro di perfetta sagomatura del limite esterno e l'intaglio per l'incasso della decorazione in madreperla.
Porthos ha scritto:Graffi e vapore.
Il legno non viene ricostruito dal vapore. Se le fibre sono rotte, non c'è nulla da fare. Ma la maggior parte dei graffi sull'abete, legno molto tenero, consiste in ammaccature concentrate in spazi piccolissmi il cui effetto prevalente è schiacciare le fibre. Se queste vengono sottoposte a vapore caldo, l'acqua penetra negli alveoli e li gonfia. Il risultato è che l'ammaccatura, se piccola, sparisce.

Sono ben convinto che è un procedimento filologicamente arrischiato (che ne è della stagionatura del legno? tornerà identico a prima?[secondo me sì]) ma vuoi mettere il risultato estetico?

Per inciso, ho applicato questo procedimento alla tavola di una chitarra in cui evidentemente l'ignoto proprietario aveva l'abitudine di battere il tempo fuori dal battipenna con la punta del plettro. Pareva impallinata, ma ora non si vede più nulla.
Stiamo parlando del graffio a forma di una specie di esse che si vede sulla parte destra della tavola nella prima foto che ho mandato!
E' un graffio abbastanza profondo. Credo che le fibre siano rotte, però posso sicuramente applicare il metodo da te descritto per limitare al massimo la livellatura della tavola! Qui non c'è legno rientrato, come quando lo si colpisce con qualche cosa, ma si tratta di sfregio vero e proprio, graffio stridente con qualche cosa di tagliente.
Lo si vede meglio in quest'altra foto:


Immagine

La riparazione della crepa già fatta che vedi al centro della tavola si riferisce ad un tentativo operato, e mal riuscito, al fine di evitare la spaccatura completa netta in due per il restauro. Alla fine ho deciso per un'intervento drastico, visto il risultato non molto lusinghiero.

Oppure anche quest'altra dove si vede anche lo stato disastroso della tavola crepata, immediatamente nella fase successiva prima dello smantellamento completo (così anche ti renderai meglio conto della necessità dei rinforzi che ho operato) :

Immagine
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Porthos
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Messaggio da Porthos »

Però il graffio ha una bella forma...
Un altro simmetrico....
se ti resta un po' di madreperla o di tartaruga...

(troppi puntini, vero?)

Quand'è che svernici la tavola? Quei colpi di tampone o pennello della seconda verniciatura gridano vendetta. L'abete è già scurito dal tempo, al naturale sarà bellissimo.
ted
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Messaggio da ted »

Porthos,mi spieghi come si ammorbidisce la madreperla con l'aceto?
Quanto tempo deve stare in ammollo e quanto diventa morbida?
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violino7
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Messaggio da violino7 »

Porthos ha scritto:Però il graffio ha una bella forma...
Un altro simmetrico....
se ti resta un po' di madreperla o di tartaruga...

(troppi puntini, vero?)

Quand'è che svernici la tavola? Quei colpi di tampone o pennello della seconda verniciatura gridano vendetta. L'abete è già scurito dal tempo, al naturale sarà bellissimo.

Mah.., il graffio lo devo eliminare per forza. Sono d'accordo con te nello sverniciare la tavola. A quel punto rasando credo che al massimo se ne vada via non più di mezzo millimetro di spessore.

Tu lasceresti la tavola al naturale?
Se lo consigli, mi fiderei della tua esperienza, sicuramente!
La rasatura credo io la debba comunque fare anche per pareggiare una leggera asimmetria sul livello del piano.

Piuttosto, ci tengo a sapere la tua opinione, cosa ne pensi degli accorginenti di rinforzo che ho operato e che ho già descritto?
Ed in particolare il suono? Viene a patirne?

Dimmi qual è la tua opinione, per favore!

Ecco la foto:

Immagine
Ultima modifica di violino7 il sabato 2 febbraio 2008, 23:48, modificato 2 volte in totale.
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Messaggio da Porthos »

Poffarre! Quanto legno!

Per la bocca, direi di portar via a giro 1-2 mm di raggio, per pareggiare il bordo e preparare alla nuova rosetta, e sostituire il maltolto con un filetto supplementare di abete o acero, incollato a mo' di fodera allo spessore del piano.

Io mi sarei limitato, dopo aver reincollato le crepe, a questo:
Immagine

Mi pare che tu abbia rinforzato la tavola come se non si dovessero montare le catene. Quella visibile, come dimensioni e spessore, mi sembra che vada molto bene.
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Porthos
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Messaggio da Porthos »

ted ha scritto:Porthos,mi spieghi come si ammorbidisce la madreperla con l'aceto?
Quanto tempo deve stare in ammollo e quanto diventa morbida?
Non lo so. In questo caso provare costa poco.
Mi dicono che faceva così un artigiano locale scomparso da tempo, che riforniva tutte le fabbriche della città, e che partiva dalle conchiglie grezze. Ma, se può essere di conforto, ho letto che i piedi di una grande statua dell'antichità, mi pare il colosso di Rodi, erano rivestiti di madreperla trattata così per poterla curvare. Non credo fossero proprio ostriche perlifere, ma il concetto è quello.
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claudio
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Messaggio da claudio »

violino7 ha scritto:
Mah.., il graffio lo devo eliminare per forza. Sono d'accordo con te nello sverniciare la tavola. A quel punto rasando credo che al massimo se ne vada via non più di mezzo millimetro di spessore.

"eliminare per forza"??? e per quale motivo? se negli strumenti antichi si fossero dovuti eliminare tutti i graffi e le ammaccature prodottesi nel tempo, a questo ci sarebbe rimasto ben poco da suonare. I segni del tempo e dell'incuria fanno parte della storia dello strumento e devono essere rispettati, se si vuole uno strumento nuovo lo si deve comprare nuovo. Inoltre togliere mezzo millimetro ad una tavola di mandolino non e' cosa assolutamente trascurabile, si ricordi che negli strumenti a corda e a pizzico anche il decimo di millimetro in piu' o in meno fanno una grande differenza. Figuriamoci mezzo millimetro, vorrei vedere poi cosa ci rimane di quella povera tavola.
Il "cerotto" era probabilmente pergamena, sicuramente un materiale piu' leggero del "cerottone" che e' stato applicato in seguito. Se la riparazione e' stata fatta bene, le catene sarebbero sufficienti ampiamente per far stare insieme la tavola, crepe comprese. Si puo' talvolta ricorrere ai "diamantini" di circa 4 o 5 mm di lato, ma francamente non ne ho mai verificato l'utilita'.
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Messaggio da violino7 »

claudio ha scritto:
violino7 ha scritto:
Mah.., il graffio lo devo eliminare per forza. Sono d'accordo con te nello sverniciare la tavola. A quel punto rasando credo che al massimo se ne vada via non più di mezzo millimetro di spessore.

"eliminare per forza"??? e per quale motivo? se negli strumenti antichi si fossero dovuti eliminare tutti i graffi e le ammaccature prodottesi nel tempo, a questo ci sarebbe rimasto ben poco da suonare. I segni del tempo e dell'incuria fanno parte della storia dello strumento e devono essere rispettati, se si vuole uno strumento nuovo lo si deve comprare nuovo. Inoltre togliere mezzo millimetro ad una tavola di mandolino non e' cosa assolutamente trascurabile, si ricordi che negli strumenti a corda e a pizzico anche il decimo di millimetro in piu' o in meno fanno una grande differenza. Figuriamoci mezzo millimetro, vorrei vedere poi cosa ci rimane di quella povera tavola.
Il "cerotto" era probabilmente pergamena, sicuramente un materiale piu' leggero del "cerottone" che e' stato applicato in seguito. Se la riparazione e' stata fatta bene, le catene sarebbero sufficienti ampiamente per far stare insieme la tavola, crepe comprese. Si puo' talvolta ricorrere ai "diamantini" di circa 4 o 5 mm di lato, ma francamente non ne ho mai verificato l'utilita'.
Claudio, il cerotto è vero cerotto a maglia di stoffa! L'ho conservato. E' stato messo là dal costruttore.
In linea generale sarei d'accordo con te con filosofia di salvare l'antico, ma forse serve fare dei distinguo.

A questo punto potrei essere dibattuto tra due soluzione diametralmente opposte!

Tu salveresti anche la vernice? Come inizialmente pensavo anch'io, lasciando il graffio là dove sta? Ma a me quel graffio non piace proprio, e lo voglio togliere!
In che maniera è possibile salvare e valorizzare la vernice antica? Sia della tavola ed anche della cassa! A questa domanda sto cercando di dare una risposta!

Diciamo che la corona sotto la rosetta la posso tranquillamente togliere dopo aver completato la rosetta. Ha svolto un suo ruolo importante in fase di restauro della tavola per la tenuta della parte superiore, ma una volta messe le catene e fatto il lavoro superiormente tutto è a posto!
Teniamo anche presente che in quella zona la corona serviva anche a supplire alla terza catena più piccola, che ho eliminato. Ma qui a compensare interviene anche il prolungamento del tassello d'innesto del manico!
Invece i listelli di basso spessore hanno una loro ragione d'essere per la tenuta della tavola dove ritengo sia particolarmente fragile. E' stato notato un lavoro di questo genere in un mandolino Embergher originale mai aperto prima. Evidentemente per qualche motivo l'autore aveva ritenuto di apporre sul polmone una sorta di catene supplementari. Forse io ho ecceduto in larghezza, essendomi tenuto basso nello spessore! Sicuramente vado a ridurre!
Ultima modifica di violino7 il sabato 1 dicembre 2007, 22:47, modificato 3 volte in totale.
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Messaggio da Porthos »

Per il graffio, sono d'accordo in linea di principio con Claudio.
Ma, non esistendo una tradizione di liuteria 'classica' per il mandolino paragonabile a quella del violino, in genere il possessore di questi strumenti bada allo stesso modo al suono e all'estetica, e spesso commette l'errore di sopravvalutare questa rispetto alla sostanza.

D'accordo anche sui 'diamantini', in realtà si mettono per scrupolo, in quanto tutto il sostegno strutturale è affidato alle catene, ben tre in meno di 20 cm. La tavola deve solo vibrare nella maniera più vicina possibile a quando era nuova.

Cerotto.
Racconto la costruzione della tavola per gli strumenti nuovi.
L'incollaggio delle due metà della tavola di un mandolino è fatto in due tempi, prima della la piegatura (dalla zona ponticello all'ogiva acuta) e dopo.
La piegatura avvicina fra loro i lembi del 'semicerchio' dietro il ponticello, perchè c'è anche una lieve bombatura trasversale ottenuta per flessione. La si può notare nella foto del ponticello del mio mandolino. Pertanto la piallatura a coltello della tavola deve lasciare una "V", a zero in zona ponticello e circa 1/2 mm di spazio al bordo.
Dopodichè si passa la colla col dito come se fosse una crepa, si piega (non sempre a fuoco) e si stringe in forma, aggiungendo della carta lungo la mezzeria. La carta prende quelle due o tre gocce di colla che fuoriescono dalla mezzeria.
Asciugatosi il tutto, si strappa la carta non incollata e si lascia così com'è per i posteri che scriveranno sul forum fra cent'anni.
Ho visto usare carta di quotidiano, o la stessa carta della cassa nei casi più aristocratici. Forse una volta si usava la pergamena, non so.

Quindi anche qui i diamantini potrebbero essere esagerati.
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Messaggio da violino7 »

Porthos ha scritto: ....... La carta prende quelle due o tre gocce di colla che fuoriescono dalla mezzeria.
Asciugatosi il tutto, si strappa la carta non incollata e si lascia così com'è per i posteri che scriveranno sul forum fra cent'anni.
Ho visto usare carta di quotidiano, o la stessa carta della cassa nei casi più aristocratici. Forse una volta si usava la pergamena, non so.

Quindi anche qui i diamantini potrebbero essere esagerati.
La rottura completa, praticamente su tutta la lunghezza della tavola, multipla in alcuni punti, non era lungo la mezzeria, ma parallelamente a questa!

Il certotto stava sulla mezzeria!
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Messaggio da claudio »

il lavoro di rifoderatura del fondo mi sembra molto ben fatto, anche se alla lunga non evitera' la rottura e la macerazione della carta. Forse si puo' evitare cio' con una mano leggerissima di acqua di colla, che serve a mantenere la fibra della carta compatta e isolata. Cmq mi sembra che qualcosa vi sia gia' stato applicato sopra. Per le etichette: i lavori di restauro in genere non si firmano, o perlomeno non in modo cosi' vistoso.
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claudio ha scritto:il lavoro di rifoderatura del fondo mi sembra molto ben fatto, anche se alla lunga non evitera' la rottura e la macerazione della carta. Forse si puo' evitare cio' con una mano leggerissima di acqua di colla, che serve a mantenere la fibra della carta compatta e isolata. Cmq mi sembra che qualcosa vi sia gia' stato applicato sopra. Per le etichette: i lavori di restauro in genere non si firmano, o perlomeno non in modo cosi' vistoso.
L'acqua e colla la metterò sicuramente, prima di chiudere! La fodera, comunque, è realizzata con carta molto più resistente rispetto a quella che c'era prima. Ho utilizzato non semplice carta per pacchi ma un robusto bustone da spedizione, di quelli che usano nei ministeri od alle poste.

Diciamo che l'etichetta è un mio sfizio! Sono stato in dubbio se metterla oppure no, trattandosi non di semplice restauro, ma di rifacimento completo di alcune parti. Ma farei in tempo a toglierla!
Certo potrebbe svilire l'originalità dell'opera! Il problema è solo questo! Vero? :hum:
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Fatto salvo il fatto che il lavoro di rifoderatura a spina di pesce mi sembra pregevole nella fattura, io avrei evitato cartone pesante, limitandomi al tipo di carta che c'era prima e proteggendola con acqua di colla molto diluita. Il cartone dei ministeri pesa! :lol:
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