Consigli sulla vernice ad olio

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claudio
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Re: Consigli sulla vernice ad olio

Messaggio da claudio »

Per la tavola il problema è non macchiare e avere una finitura a rasiera che permetta alla venatura di uscire in rilievo, così come appare a me non piace perché ricorda un po' i violini di fabbrica.

De Mayerne e Bonanni erano studiosi che raccoglievano ricette ed esperienze degli artisti e degli artigiani, quindi tutte le pratiche necessarie alla realizzazione delle ricette non sono descritte semplicemente perché nemmeno loro ne avevano esperienza.

L'olio di lino giova dell'azioni siccativa fornita da moltissimi ossidi metallici, attualmente si usa il manganese e il cobalto, ma anche quelli usati tradizionalmente in pittura e che sono in vendita nei negozi di restauro e pittura vanno bene.
andante con fuoco

AleZanesco
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Re: Consigli sulla vernice ad olio

Messaggio da AleZanesco »

Mah, che posso dire...nella foto un violino cinese (con etichetta) e venature in evidenza, chissà...avranno imparato anche loro. A me piace finire ad asprella perché i violini che mi hanno affascinato erano lisci, lucidi e caldi...cerco questo. Con l'asprella ho un piano liscio e lucido, il che mi aiuta. Che poi la fabbrica tenda a copiare i lavori fatti a mano...be', lo è sempre stato; il guaio è quando succede il contrario, cioè quando invece di usare le mani si accendono macchine dal rumore infernale per velocizzare (a volte anche per farlo meglio) il lavoro. C'è chi ha vinto concorsi verniciando con l'aerografo, figurati. E non mi stupirei se tra qualche anno uscissero dalla fabbrica verniciati ad olio. Restano etica e coscienza di ognuno e il piacere di lavorare il legno come meglio si può con le proprie mani...

De Mayerne era il primo medico del re d'Inghilterra, non uno studioso qualsiasi, "l'Opera Medica" da lui scritta sui vari farmaci e terapie impiegati per la cura del cancro, divenne una fondamentale testimonianza della medicina dell'epoca. La vernice era un hobby, piacevole e interessante, e avendo a disposizione un laboratorio che forse anche oggi invidierebbero, provava tutto ciò che studiava, seguendo il modo scientifico, cioè con teoria e pratica applicata. Lo stesso per Bonanni, pupillo di Kircher, gesuita che possedeva un laboratorio alchemico nel Collegio Romano. L'industria dei solventi, farmaci, colori, distillati alcolici vari, nonché contraffazioni di gioielli penso che avesse come ultimo obiettivo quello di fare una bella vernice per il liutaio, ma la storia ha voluto che uscisse anche questa.
La mia domanda era sul perché il litargirio debba essere chiuso in un sacchetto in sospensione nell'olio in cottura, quindi non deve toccare il fondo del recipiente e perché nella pirogenazione dell'ambra non dev'esserci contatto con l'aria.
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claudio
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Re: Consigli sulla vernice ad olio

Messaggio da claudio »

Proprio perché spesso i violini cinesi sono fatti meglio di tanti violini italiani che la lezione dovrebbe essere imparata bene. Tuttavia, anche i violini cinesi hanno i loro limiti ed anche quello in foto aldilà dell'augurabile venatura in rilievo mostra i segni tipici di una verniciatura molto sottile e decisamente tirata via, non paragonabile a quella di un violino d'autore.

I violini antichi originali spesso recano superfici lisce per le ripetute azioni di levigatura e anche riverniciatura, ritocchi, e quanto possa essere loro successo in 300 anni di vita. Ma gli esemplari meglio conservati recano la venatura in rilievo, che non deve essere mai esagerata, e che accompagni in modo armonico la proprietà della vernice ad olio di adagiarsi plasticamente sulle superfici. Nel tuo strumento la tavola manca di trasparenza, il colore sembra andato nelle fibre, cosa che non si osserva nei violini antichi e nemmeno in quelli moderni fatti bene. Se poi questo non ti "suona" bene, pazienza.

Io ho scritto che De Mayerne e Bonanni erano studiosi che hanno raccolto ricette, talune molto importanti, e così pure Kircher (che ha studiato per primo la famosa lacca cinese), certamente erano tutt'altro che ignoranti, ma il loro lavoro era altro da quello degli artisti e degli artigiani, da cui traevano le loro ricette e le modalità dei loro esperimenti. Erano persone umili e curiose che hanno avuto anche il pregio di fare divulgazione delle loro ricerche, Kircher primo fra tutti.

A me sembra di avere risposto in modo cortese e tranquillo finora, ma vedo che si insiste su alcune richieste e lo si fa con una certa pretesa, questo mi dispiace perché penso che il mio ruolo di divulgatore in questo forum, a volte non facile e irto di difficoltà, richieda rispetto. Mi fa piacere che tu conosca le figure di De Mayerne, Bonanni e Kircher, certamente non pretendo di essere l'unico a conoscerne le opere dopo circa 30 anni, ma nel tuo caso mi sembra che ci siano cose che debbano essere ancora maturate ed assimilate.

Il sacchetto di litargirio è simile a quello del rosmarino che si mette nel sugo di pomodoro, non ha importanza che tocchi o meno il fondo (o perlomeno lo si ponga in una posizione del recipiente dove la temperatura non sia eccessiva), ma ha importanza che lo si possa estrarre senza difficoltà. Invece per l'ambra, le condizioni della sua cottura così particolari le consentono di non carbonizzarsi, cosa che credo tu avresti già dovuto sapere, visto che la difficoltà principale dell'ambra è proprio quella di renderla liquida senza farla bruciare.
andante con fuoco

AleZanesco
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Re: Consigli sulla vernice ad olio

Messaggio da AleZanesco »

Buongiorno Maestro,
È tutto vero ciò che hai scritto, chiedo venia se sono sembrato poco rispettoso. Gestire un portale con argomenti così complessi è segno di grande intelligenza (oltre che molta pazienza), e mi dispiace per la sensazione che ho trasmesso, capita a volte nei dialoghi scritti (tanto spesso anche su whatsapp si equivoca). La mia insistenza era dovuta alla fretta di sapere, perché, a breve, dovrò ricuocere l'ambra e cercavo nuovi riferimenti, ma si sa, la fretta è un errore... e si paga.
Non sono sicuro che i violini che sono stati poco rimaneggiati nei secoli siano usciti così come li vediamo dalle mani dei liutai, saranno stati almeno puliti in trecento anni (e chissà in che modo), oltre ai mutamenti chimici naturali di legno (per alcuni addirittura muore in un'ottantina d'anni) e vernici; l'ipse dixit risparmia molte notti a studiare e riflettere, ed è sicuramente un riferimento importante, ma a me continuano a piacere lisci.
I testi antichi (e anche quelli moderni) vanno letti e riletti anche a distanza di anni, perché la nostra esperienza è cambiata e perché nascondono sempre nuove interpretazioni; mi pare che lo stesso Maestro Chiari avesse da poco trovato un nuovo spunto di sperimentazione sul testo di Bonanni, ma di questa storia so poco e mi fermo qui.
Non ho idea del perché il litargirio lo mettesse nei sacchetti (tu metti il rosmarino nei sacchetti? Ma perché?), quando l'ho fatto me lo sono comunque ritrovato sul fondo della pentola, è molto sottile e attraversa facilmente qualsiasi tela a contatto con l'olio. Forse perché deve attraversare l'olio caldo lentamente...mah.
Sciogliere l'ambra non è affatto facile, sia con le beute, che con i bicchieri riuscivo comunque, ma ho notato che si formavano dei filamenti sui bordi in alto, all'interno, come una cristallizzazione di chissà che. Pensavo che la bottiglia di Mariotte potesse funzionare meglio, ma aldilà dei costi (che se la cosa funziona davvero e meglio, sono irrisori), non volevo buttar via tempo (selezionare l'ambra, lavarla, andare fuori città, ecc...) e speravo qualcuno avesse già provato.

Facciamo pace.

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