Ma il Cannone è di Guarneri?

Suonare e costruire i violini
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davidesora
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Messaggio da davidesora »

Come si trovano questi lavori di Cesare Candi e Sesto Rocchi?
Ammetto che non li ho mai letti, anche se devo dire che il Cannone non mi ha mai interessato più di tanto come violino, forse perchè troppo copiato da tutti e divenuto per un certo periodo sinonimo del lavoro di Del Gesù, mentre invece ne è solamente un aspetto.
Comunque personalmente credo che sia opera sua con la testa fatta dal più scarso della famiglia, anche se attribuire alla moglie Caterina i lavori peggiori non mi sembra troppo cavalleresco da parte degli esperti.....
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claudio
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Messaggio da claudio »

Il libretto di Cesare Candi lo trovi da Cremonabooks al modico prezzo di 5euro:
http://www.cremonabooks.com/shop_dettaglio.php?id=988

L'articolo di Rocchi io lo trovai pubblicato su un numero della rivista pubblicata dall'ALI, forse se chiedi a Morassi o alla Maramotti ti saprebbero aiutare. Se lo ritrovo ne faccio una scansione e te le invio.

Una venticinquina di anni fa la casa discografica genovese Dynamics pubblicò una incisione speciale corredata dai disegni. Purtroppo la memoria mi tradisce e non ricordo se si trattava dei disegni fatti da Candi o Rocchi.
andante con fuoco
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gelido
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Messaggio da gelido »

Per quel che ne so io i disegni furono di Rochhi.
Esiste una registrazione dei capricci di Paga con il cannone ancora col manico non restaurato (cioè quasi insunabile) di R.Ricci l'edizione è "Vaticano " o qualcosa di simile
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davidesora
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Messaggio da davidesora »

claudio ha scritto:Il libretto di Cesare Candi lo trovi da Cremonabooks al modico prezzo di 5euro:
http://www.cremonabooks.com/shop_dettaglio.php?id=988

L'articolo di Rocchi io lo trovai pubblicato su un numero della rivista pubblicata dall'ALI, forse se chiedi a Morassi o alla Maramotti ti saprebbero aiutare. Se lo ritrovo ne faccio una scansione e te le invio.

Una venticinquina di anni fa la casa discografica genovese Dynamics pubblicò una incisione speciale corredata dai disegni. Purtroppo la memoria mi tradisce e non ricordo se si trattava dei disegni fatti da Candi o Rocchi.
Grazie per l'informazione, ricordo in effetti quel libretto sugli scaffali di Cremonabooks, ma la mia scarsa passione per il Cannone mi ha sempre trattenuto dall'acquisto.
La prossima volta che ci passo lo prenderò, 5 euri li posso anche investire in conoscenza storica :D
Arca
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Messaggio da Arca »

Tutto molto interessante, magico portale del violino :-)
Alessandro Mattei
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claudio
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Messaggio da claudio »

Come penso si possa capire bene, l'intento non è quello di dimostrare che il "Cannone" sia un falso, ma di tenere aperta una discussione in cui ognuno possa bene valutare ogni ogni fatto e ogni ipotesi, così come penso abbiamo fatto anche per il "Messia".

Come liutai italiani avremmo tutto l'interesse a dare per buone le tesi oggi accreditate per cui secondo i maggiori studiosi, tra i quali Charles Beare, Roger Hargrave, John Dilworth, Carlo Chiesa, Bruce Carlson, ed altri ancora che non nomino per brevità, questi famosi violini antichi siano autentici fuori da ogni dubbio.

Ma se così fosse, e quindi si chiudesse ogni discussione a priori, cosa avrebbe imparato il liutaio? D'altronde in ogni campo dell'arte, specie nella pittura antica, si discute moltissimo sulle attribuzioni e sui modi con cui esse furono effettuate e sono effettuate ancora oggi, non vedo perchè ciò non debba valere anche per la liuteria.

Ma non si tratta solo di elevare la liuteria ad un rango storico artistico (ad esempio Hargrave in un suo articolo sul metodo costruttivo degli Amati, sostiene che il violino non debba essere ritenuto un prodotto artistico), bensì è necessario fare esercizio continuo in quel metodo scientifico di ricerca che, guarda caso, vide la luce assieme alla nascita della liuteria classica, seppure in contesti diversi.
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gelido
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Messaggio da gelido »

claudio ha scritto: sostiene che il violino non debba essere ritenuto un prodotto artistico
Sì certo. Il classico discorso degli organoligi-musicologi-paleografi ecc. o promossi tali. A me sti discorsi fanno senso. Sarà artistico lo scultore altoatesino che dal tronco ricava uno stuzzicadenti... Comunque è la personalità che conta, vorrei dire l'"unicità", l'unico, senza nessuna altra definizione o collacazione. Poi la cultura è un patrimonio personale e non deve avere nessun costo.
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Ananasso
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Messaggio da Ananasso »

gelido ha scritto:
.... A me sti discorsi fanno senso. Sarà artistico lo scultore altoatesino che dal tronco ricava uno stuzzicadenti... Comunque è la personalità che conta, vorrei dire l'"unicità", l'unico, senza nessuna altra definizione o collacazione. Poi la cultura è un patrimonio personale e non deve avere nessun costo.
Preciso per i più giovani che 'Lo scultore altoatesino che dal tronco ricava uno stuzzicadenti' ricorda una vecchia gag di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello.
Tognazzi, cremonese (!), è stato per me un grande artista.

Per quanto riguarda la cultura e i suoi costi, è un discorso talmente vasto e complesso che penso sia sbagliato ridurlo a una sentenza.

Così com'è complesso il rapporto tra arte e cultura. A proposito: un artista si scrive senza apostrofo, a meno che non si tratti di una artista donna. Gelido mi perdonerà questa pedanteria; quando faccio io errori di questo tipo soffro come una bestia per almeno un quarto d'ora (questa è una citazione. Ah, la cultura ...)
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gelido
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Messaggio da gelido »

Ananasso ha scritto: A proposito: un artista si scrive senza apostrofo, a meno che non si tratti di una artista donna. Gelido mi perdonerà questa pedanteria; quando faccio io errori di questo tipo soffro come una bestia per almeno un quarto d'ora (questa è una citazione. Ah, la cultura ...)
Come scrisse un tuo amico:

"L'ignoranza è un'apostrofo tra le parole "un" e "apostrofo". :lol:
Arca
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Re: Ma il Cannone è di Guarneri?

Messaggio da Arca »

Ho davanti gli spessori del fondo, sembrano spessori buttati a caso, cioè, si notano differenze generose tra la parte destra e sinistra che non sono logiche e si invertono spesso, ad esempio si può notare che sulla parte sinistra si notano spessori che differenziano sulla stessa linea di un millimetro e anche un un millimetro e mezzo dalla parte destra, magari scendendo di una quinta si invertono le differenze di spessore tra sinistra e desta, l'unica costante che mi par di notare è una "costola" più spessa sulla mezzeria che arriva ai 6,3 millimetri al livello del diapason.
Voi che ne pensate? E vi chiedo, voi avete mai azzardato spessori così Generosi?
Stesso discorso vale per la tavola che nella parte centrale che supera anche di un millimetro lo spessore nella zona delle effe.
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claudio
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Re: Ma il Cannone è di Guarneri?

Messaggio da claudio »

Gli spessori vanno anche considerati nel metodo con cui sono stati presi, difficile dire senza osservare le tue tavole di riferimento. Io ho in mente i disegni di Rocchi. Le incongruenze degli spessori sono comunque abbastanza usuali nei violini antichi.
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Ananasso
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Re: Ma il Cannone è di Guarneri?

Messaggio da Ananasso »

Arca ha scritto: martedì 21 marzo 2017, 22:05 ... l'unica costante che mi par di notare è una "costola" più spessa sulla mezzeria che arriva ai 6,3 millimetri al livello del diapason.
Voi che ne pensate? E vi chiedo, voi avete mai azzardato spessori così Generosi?
Stesso discorso vale per la tavola che nella parte centrale che supera anche di un millimetro lo spessore nella zona delle effe.
A me è capitato di lasciare 5.5 mm di spessore massimi su un fondo in pezzo unico di acero occhiolinato tagliato tangenziale. Ma l'ho fatto per evitare che il fondo risuonasse troppo in basso. Non penso che l'acero del Cannone potesse avere problemi di bassa rigidità. Lo spessore aumentato sulla mezzeria della tavola per me è un mistero: interferisce con movimenti importanti della cassa, e non so con quale effetto. Bisognerebbe provare. Potrebbe anche darsi che questo accorgimento sulla tavola faccia il paio con il fondo spesso, per ottenere uno strumento più vivace alle medie frequenze. Mah.
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Re: Ma il Cannone è di Guarneri?

Messaggio da claudio »

Ananasso ha scritto: mercoledì 22 marzo 2017, 0:18 Lo spessore aumentato sulla mezzeria della tavola per me è un mistero: interferisce con movimenti importanti della cassa, e non so con quale effetto. Bisognerebbe provare.
Gli strumenti degli Amati hanno molto spesso la caratteristica che dici, e non sembra che suonino così male tanto da vedere impediti gli importanti movimenti della cassa.
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Re: Ma il Cannone è di Guarneri?

Messaggio da claudio »

Riapro questa vecchia discussione per un piccolo contributo alla figura del commerciante Livron di Livorno che secondo la storiografia ufficiale ha donato il famoso "Cannone" attribuito a Guarneri del Gesù a Nicolò di Paganini. Le cronache riportano che effettivamente due commercianti presumibilmente soci in affari, Livron e Hamelin, nel 1802 comprarono un terreno in quel di Livorno per edificarvi quello che fu uno dei più bei luoghi di spettacolo della città: il teatro di San Marco. Fu in occasione della sua inaugurazione che Livron donò il "Cannone" a Paganini.

Qui alcune notizie sul teatro e relativi assetti urbanistici che videro Livron e Hamelin tra i protagonisti:
https://www.livornononstop.it/porte-san-marco
La prima porta San Marco nacque nel 1703 nella attuale piazza dei Domenicani che era protetta da un rivellino, a forma triangolare, anch’esso chiamato S. Marco, ideato allo scopo di sistemare le artiglierie per la difesa della città.

La porta era ornata di marmi del maestro Andrea Baratta, scultore massese, con le forme di rocca merlata (vedi l’incisione di Giuseppe Maria Terreni a lato). In alto la scritta: “COSMUS III MAGNUS DUX ETRURIAE. AN. D. MDCCIII”.

Le antiche mura si possono notare anche oggi lungo via del Toro e via dei Floridi. All’epoca il porto di Livorno era diventato uno dei più frequentati dalle navi inglesi che qui portavano le merci e le derrate dei paesi da loro dipendenti. Non solo, la intelligente neutralità mantenuta dalla Toscana durante la guerra di successione in Spagna fece aumentare in assoluto il traffico portuale.

I consoli esteri, in Livorno, avevano stabilito che dovesse trascorrere un certo lasso di tempo tra la partenza di una nave armata e un’altra di nazionalità diversa, il tempo necessario per evitare possibili inseguimenti. Con l’apertura della porta S Marco, di lì a poco (1720, Wiquel) nella piazza antistante iniziò la costruzione della chiesa di S. Caterina da Siena (per i livornesi “dei Domenicani”), aperta nei primi anni cinquanta (la lanterna, invece, è del 1869) e poco più in là le Case Pie del Refugio (1755).

Sotto il regno di Etruria, regnante l’infante di Spagna Ludovico Borbone (quindi siamo agli inizi dell‘800), le finanze statali erano al limite del collasso tanto che il governo fu costretto a sottoscrivere un prestito con una banca genovese all’interesse incredibile del 37% (sic!).

Già dal 1795 vari commercianti avevano avuto la concessione di costruire capannoni in legno, ad uso magazzini, sul rivellino di S. Marco per farne depositi di uva passa in botti, cotone in balle e prodotti vegetali da usare per la concia delle pelli. Ma ora, vuoi per le finanze deficitarie del regno, vuoi per il crescere della popolazione, si cominciò a sentire il bisogno di costruire case e il rivellino di San Marco fu individuato come terreno edificabile.

Livron, un ricco commerciante che insieme al socio Hamelin si era accollato la sussistenza delle truppe francesi, avanzò pretese sulla tenuta del Suese e sul rivellino di San Marco. Questi ultimi terreni vennero ceduti a 7 lire il braccio quadro (praticamente una sorta di svendita), inoltre una somma pari a lire 30.000 fu raccolta per la costruzione di un teatro.

Naturalmente fu abbattuta la prima porta San Marco (1802). Il 3 maggio 1803 fu posta la prima pietra per il nuovo teatro, poco oltre la prima porta S.Marco, finito nel 1806 e chiamato “Carlo Lodovico”, in onore del piccolo re di cinque anni, la cui madre, reggente, era Maria Luisa di Borbone, che faceva le balneazioni in una piccola piscina, protetta da tendaggi, che si era fatta costruire in quello che sarà lo “Scoglio della Regina”.

Il teatro, uno dei più belli ed armoniosi d’Italia, aveva cinque ordini di palchi, più il loggione, e fu impreziosito con gli affreschi di Luigi Ademollo che dipinse sull’esterno dei palchi i fatti più salienti dell’Iliade.

Qui, nel 1921, quando il teatro era già mal messo tanto che, se pioveva, la pioggia entrava dal tetto e dalle finestre, nacque il Partito Comunista d’Italia. A proposito, quel giorno, il 21 gennaio, pioveva.

Con l’abbattimento della prima porta S.Marco ne fu progettata un’altra, poco più in là, nella attuale piazza dei Legnami la cui funzione era quella di collegare la città con i sobborghi, al di là del fosso reale. Ma questa porta incontrò insospettabili ostacoli al suo normale funzionamento.

Il ponte in muratura, al di là di essa, che si volle costruire su sei piloni e cinque archi, crollò nella parte centrale alla fine di gennaio 1806, quando i lavori ormai volgevano al termine.
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