
Le musiche in programma:
Per il ciclo Minerva della 81 stagione IUC, ieri si è esibito un duo d’eccezione costituito da Luigi Piovano e Antonio Pappano, che io ho sempre visto e ascoltato nel contesto sinfonico dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia: Piovano come primo violoncello, e Pappano come acclamato direttore.
Queste le musiche in programma:
- Johannes Brahms Sonata n. 1 in mi minore op. 38
- Sergej Rachmaninov Sonata in sol minore op. 19

Il sodalizio Pappano-Piovano non è una novità nel panorama musicale italiano, infatti è da circa 20 anni che questi due musicisti collaborano e si ebiscono regolarmente in concerto. Tuttavia, la memoria non riesce a prescindere dal contesto sinfonico in cui Pappano e Piovano sono da sempre inseriti, la domanda che potrebbe sorgere spontanea è la seguente: come se la caveranno con il repertorio cameristico?
Già al primo attacco della Sonata n.1 di Brahms ho notato un’intesa spontanea, decisamente per niente improvvisata, una capacità naturale di lasciar parlare la musica. Istintivamente la mia attenzione era rivolta su Pappano, non foss’altro perché non l’ho mai ascoltalto come pianista, e devo ammettere che il suo suono mi è piaciuto : energico e attento alle dinamiche, per nulla secondario o “accompagnatorio” rispetto al violoncello, il suo fluire mi è subito molto piaciuto.

Piovano, suonando un magnifico violoncello di Alessandro Gagliano del 1710, si è espresso con un suono di straordinaria dolcezza, che unitamente ad un’ottima dinamica, mi ha colpito per la sua bellezza e la sua capacità di proiettare il suono in sala.
Brahms e Rachmaninov richiedono sempre molta energia ai musicisti, non è facile in queste occasioni mantenere la giusta tensione per tutta la durata del concerto, per di più il violoncello, così come per ogni strumento ad arco, mette sempre a dura prova le capacità di intonazione, in specie se in un contesto in cui il musicista ci ha già convinto con la sua bravura, se ne esce con qualche inavvertita sbavatura.
Invece Piovano ha suonato tutto il programma con naturalezza e sicurezza, è stato bello vederlo impegnato nella musica, ha un bel modo di porsi al pubblico, anche questo contribuisce alla bellezza di un concerto.
Per contro, Pappano, abituato a vederlo sbracciarsi sul podio di S. Cecilia, non si è scomposto minimamente, certamente un gran rigore, ma non rigidezza. Come se il suono del piano risultasse lo schermo delle note proiettate dal violoncello.

Poi siamo passati a Rachmaninov, un compositore che io amo particolarmente perché qualsiasi cosa abbia composto lo si riconosce fin da subito, e in questa Sonata op.19 il pianoforte evoca atmosfere lontane venate di una certa dolente nostalgia che il violoncello non sembra avere nessuna intenzione di contraddire.
L’interpretazione Pappano-Piovano è risultata quindi molto equilibrata e sentita, ed è questa l’eccezione di cui si parla nel titolo: lasciar parlare un compositore attraverso la sua musica non è cosa facile, spesso si tende a drammatizzare e a uscire fuori dalle righe mettendoci del proprio, mentre Pappano e Piovano hanno saputo metter da parte ogni narcisismo, facendo parlare la musica. Un eccezione, appunto.
Testo e fotografie di Claudio Rampini
