Danish String Quartet: sintonia pura, energia trascinante.

Condividi

Per i concerti della I.U.C. (Istituzione Universitaria dei Concerti), lo scorso 28 Marzo si è esibito presso l’Aula Magna della Sapienza, il Danish Quartet.

Questo il programma della serata:

  • Alfred Schnittke Quartetto n. 2
  • Jonny Greenwood Suite da There will be blood (Il petroliere) – Prima Romana
  • Dmitrij Šostakovič Quartetto n. 3 in fa maggiore op. 73

Il primo violino Rune Tonsgaard Sørensen suona uno strumento di Domenico Montagnana.

Il Danish Quartet, con la sua più che ventennale esperienza sul campo, rappresenta un’eccellenza di livello mondiale per ciò che riguarda il repertorio moderno e tradizionale, ed è stato anche per questo che ci siamo apprestati all’ascolto con particolare attenzione e curiosità.

Specializzato nel repertorio moderno e contemporaneo, il Danish String Quartet si distingue per la sua straordinaria elasticità, cioè a dire un sottile confine tra l’essere esecutori e compositori, poiché è in tali contesti che l’esecutore è in qualche modo “costretto” ad uscire fuori dai canoni convenzionali del quartetto, per esplorare nuove dimensioni del suono e dell’interpretazione.

Il secondo violino Frederik Øland Olsen suona uno strumento di Nicola Gagliano.

Questa impostazione, se da una parte sembra allontanare dalla tradizione classica, dall’altra induce quel distacco necessario affinché il repertorio classico appaia sotto una luce rinnovata, inedita. Il tutto mediato dal repertorio tradizionale scandinavo/celtico, una sorta di ponte che lega il classico al contemporaneo, poiché entrambe attingono a piene mani dal repertorio cosiddetto popolare.

Quindi, l’energia dimostrata dal Danish String Quartet, assieme ad una straordinaria capacità di esprimere un suono unico e definito, trae ispirazione da ritrovate radici sonore.

Il violista Asbjørn Peter Nørgaard suona una viola di Vincenzo Sannino.

In questo concerto il Danish Quartet si è esibito in programma contemporaneo, ma ascoltando le loro incisioni si percepisce distintamente il loro amore incondizionato per Beethoven e i classici in generale, non foss’altro per dimostrare la loro spontanea capacità di entrare ed uscire dai repertori più diversi.

Nelle mani del Danish Quartet anche le dissonanze più aspre suonano musica alle nostre orecchie, questa crediamo che sia la peculiarità inimitabile ed impagabile del quartetto danese. Cioè a dire che frequentare vari generi musicali porta indubbiamente a fare di sè strumenti della musica, ed è questo che noi come ascoltatori ci aspettiamo dalla musica.

Altro aspetto a nostro avviso che caratterizza l’originalità del Danish String Quartet, è quella elasticità portata all’estremo che vede primo e secondo violino scambiarsi nei ruoli senza soluzione di continuità: può sembrare poca cosa, ma all’interno degli equilibri delicatissimi di un quartetto d’archi, questo significa una capacità di trasfigurazione non comune.

Il violoncellista Fredrik Schøyen Sjölin suona uno strumento di Francesco Ruggieri.

Non ci saremmo aspettati strumenti di particolare qualità da parte del Danish Quartet, poiché il repertorio contemporaneo porta spesso, a nostro avviso a ragione, ad una sorta di “disincanto” circa il blasone degli strumenti.

Ma con un primo violino che suona un Montagnana, un secondo violino un Nicola Gagliano, un violoncellista un Francesco Ruggieri e un violista una novecentesca viola di Vincenzo Sannino concepita sul modello Maggini, viene felicemente confermata un’attenzione al suono fuori dal comune da parte del Danish String Quartet.

Testo e Fotografie di Claudio Rampini