1 – Il disegno della forma del violino.

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Come già detto, Sacconi aveva l’occhio esercitato al disegno, la prima cosa che dovette notare osservando le forme originali stradivariane fu che quelle curve e quelle proporzioni non furono dettate dal caso: tutto rispondeva ad una logica geometrica e di proporzioni agite attraverso riga, squadra e compasso.

Il confronto tra quelle forme e gli strumenti originali che ne derivarono fu un passo obbligato, immediato, per cui si arrivò ben presto ad identificare nella forma “G” l’attrezzo che fu usato per piegare le fasce del violino il “Cremonese” 1715, e di molti altri strumenti del cosiddetto “periodo d’oro”, come pure la forma “P” primigenia che tra gli altri dette origine al violino “Toscano” 1690. E così pure la forma “PG” e la forma tarda “P” del 1705: tutto ebbe origine in quei rapporti di proporzione e in quelle curve che ancora oggi vediamo rispettate negli strumenti originali.

Nel 1984 possedendo io già una ottima preparazione al disegno tecnico geometrico, ma perfettamente ignorante delle cose di liuteria, pensai che la cosa più naturale del mondo fosse disegnare un violino prima di costruirlo, poiché nell’arte come nella tecnica tutto parte da un progetto, un bozzetto, che dia un’idea dell’oggetto che si vuole andare a creare.

Davo semplicemente per scontato che un liutaio degno di questo nome avesse padronanza del disegno, e che coloro che ricavavano le forme da fotografie e fotocopie varie di strumenti originali, fossero una trascurabile minoranza: ebbene, solo una decina di anni fa mi sono reso conto che la maggioranza dei liutai non è in grado di disegnare una forma se non partendo da una fotografia in grandezza reale dello strumento a cui ci si ispira.

Per non parlare poi di coloro che per arrivare alla forma partono da fotografie microscopiche ingrandite a bella posta attraverso una fotocopiatrice.

Eppure ci furono tentativi di trovare un metodo di disegno della forma prima di Sacconi, come ad esempio il breve trattato di Bagatella, che pur non essendo aderente al metodo originario, ha comunque il merito di aver aperto la strada ad un metodo di disegno della forma. E così pure i disegni della bottega Ceruti, che pure recano rivelatrici aperture di compasso che danno almeno un’idea di cosa passasse per la mente ad un liutaio animato dal proposito di creare uno strumento ad arco.

Io pensavo che ogni bottega dal 1800 fino ai giorni nostri possedesse un proprio segreto su come realizzare il disegno di una forma, ma ho scoperto con molto ritardo, che quel metodo è consistito perlopiù nella copia da strumenti originali, quando non addirittura la copia, di una copia, di una copia, di quel che poteva essere un disegno ricavato copiando uno strumento originale.

Credo che sia stato l’avvento della fotografia cha ha cambiato un poco le cose, anche se fotografare strumenti originali e poterlo fare in modo appropriato, non fosse alla portata di tutti i liutai di ieri e di oggi. Da circa una quarantina d’anni la famosa rivista “The Strad” mette periodicamente a disposizione dei suoi lettori i poster in cui vengono date le misure e le fotografie in grandezza naturale di pregiati e famosi strumenti originali.

Questi poster hanno dato vita ad un vero e proprio interminabile filone di liutai che ritagliando in modo opportuno quelle fotografie, ne hanno ricavato forme per i loro strumenti, per giunta senza mettere mano a qualcosa che assomigli ad una riga e ad un compasso. Al punto che ad oggi è piuttosto raro trovare un liutaio che sappia disegnare, italiano o straniero che sia.