1 – Il disegno della forma del violino.

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Sovrapposizione della Forma “G” stradivariana con una foto del celebre violino “Il Messia” 1716 di Stradivari – da poster di The Strad.

Infine, come omaggio a Stradivari e Sacconi, non posso esimermi dal verificare la corrispondenza del mio disegno della forma “G” con una foto del celebre “Messia” del 1716, uno tra i violini più celebri e controversi della storia della liuteria, appartenuto tra gli altri al Conte Cozio di Salabue e al collezionista e trafficante di strumenti Tarisio.

Nel 1988 non sapevo nemmeno dell’esistenza di questo leggendario violino. Fu in occasione di una mia visita presso il negozio J & A Beare a Londra che Charles Beare stesso mi invitò ad andare all’Ashmolean Museum per ammirare questo e tanti altri pregiati strumenti antichi della tradizione liutaria italiana.

Ne rimasi letteralmente affascinato, ma devo confessare che nel tempo il dubbio circa la sua autenticità non mi ha mai abbandonato. Non tanto per il fatto che negli anni ’80 fossi dotato di uno speciale occhio da esperto tale da essere già in grado di fare attribuzioni, ma proprio perché, trattandosi di uno strumento controverso, ritenni opportuno fin da allora mantenere aperta una discussione personale permanente, senza dare nulla per scontato.

Ovviamente con Charles Beare c’era poco da discutere: lui è sempre stato convinto della sua autenticità. Il problema è che spesso anche agli esperti manca un po’ la parola circa i fatti a supporto delle loro tesi, poiché la verità non si costruisce sulla fiducia.

Ma è anche vero che spesso gli esperti sono piuttosto pressati, anno dopo anno, da discussioni sempre uguali sullo stesso strumento, per cui ad un certo punto passa la voglia di stare a parlare per anni delle stesse cose.

Un po’ come quando a un liutaio chiedono: “Con che legni è costruito un violino?”.

Fu Stewart Pollens, nel 1997, ad avanzare i primi dubbi, aprendo una controversia mai definitivamente sopita, condita da controverse indagini dendrocronologiche e da analisi stilistiche e metodologiche apparentemente in contrasto con lo stile stradivariano.

Sono quasi sempre dell’opinione che, se in campo artistico vi sono dubbi circa l’autenticità di un’opera d’arte, sia bene che questi rimangano, perché nel tempo vi sia spazio per ulteriori studi e approfondimenti. Una sorta di cantiere permanente di una ricerca della verità.

Sulla base di una mia semplice sovrapposizione del disegno della forma “G”, realizzato e perfezionato recentemente e fondato sul metodo della sezione aurea, su una fotografia tratta da un poster di The Strad, la corrispondenza dei punti e delle curve è tale che i miei dubbi sono finalmente venuti meno: un violino così rispondente a una sua forma originaria, pur ricostruita ad arte, non può che essere stato costruito con una forma originale.

E questo tanto basta, per me, per chiudere la questione, anche se in futuro penso di tornare ancora sull’argomento per ulteriori approfondimenti, in particolare coinvolgendo il “Medici” del 1716, che è a tutti gli effetti considerato un vero e proprio gemello del “Messia”.

Al momento possiamo apprezzare come la forma “G” da me disegnata corrisponda ottimamente alle curve e ai punti del Messia, in particolare alle altezze degli zocchetti e alle loro curve, alle tacche interne delle “effe” nel punto B, ai punti M e L delle larghezze massime inferiore e superiore dei polmoni.

Questo è il metodo del disegno della forma stradivariana, la sua storia e la sua genesi, che è bene imparare affinché lo strumento esca nella sua unicità dalle mani del liutaio. Abbiamo evidenziato come una stessa forma possa dare luogo a strumenti diversissimi; quindi il liutaio non dovrà mai temere di produrre strumenti in serie affrontando il disegno della forma secondo il metodo delle proporzioni auree, poiché la sua mano è unica e irripetibile.

Al contrario, se il liutaio indugia nel trarre le proprie forme dalle fotografie a grandezza reale, saltando il fondamentale passaggio del disegno, non prenderà mai coscienza del fatto che il primo passo per la realizzazione di uno strumento è con squadra e compasso, affinchè costruisca un progetto mentale e alleni il proprio occhio al delicato esercizio delle proporzioni.

A parità di forma, i violini dei diversi autori appaiono molto diversi: questa diversità non è un difetto, non è un’imprecisione, non è un residuo di “imperfezione artigianale”. È la prova che la forma geometrica non è una gabbia, ma un grembo. E che la creatività umana non è un’aggiunta accessoria, ma è costitutiva dell’opera: è la prova che il quadrato non è l’opposto della libertà, ma è la sua condizione.

Nelle immagini seguenti un violino da me costruito sulla forma “G” stradivariana a disegno basato sulle proporzioni auree.

Articolo aggiornato il 16 ottobre 2026.

Articolo aggiornato il 17 ottobre 2026

Bibliografia essenziale

  • Sacconi, Simone F. I «segreti» di Stradivari, Cremona, Libreria del Convegno, 1972.
  • Pacioli, Luca De divina proportione, Venezia, Paganino de’ Paganini, 1509.
  • Bagatella, Pietro Regole per la costruzione de’ violini, viole, violoncelli e violoni, Padova, 1782.
  • Woodrow, David The Shape of Stradivari Violins: Proportions in the Forms and Violins of Antonio Stradivari, Oxford, Tayton, 1991.
  • Scrollavezza, Zanrè pubblicazione monografica dedicata al violino Toscano di Antonio Stradivari 1690 – 2017.
  • Pigoli, Tullio La Tracciatura – Quaderni di Liuteria n.4
Testo di Claudio Rampini 
Fonti iconografiche: immagini dei CTscan reperite online e utilizzate per confronti geometrici con i disegni originali dell'autore. Elaborazioni grafiche e sovrapposizioni: Claudio Rampini.