Alla domanda se sia questo il metodo usato dagli Amati, da Stradivari e dai Guarneri per disegnare le forme dei loro violini, la risposta è: probabilmente sì, ma non abbiamo prove. Possiamo affermare con certezza che le curve delle forme originali stradivariane corrispondano a precise aperture di compasso posto in precisi punti della forma, ma non abbiamo nessun disegno originale che preceda le forme.
Se poi consideriamo che non tutte le forme stradivariane a noi pervenute, pur obbedendo alla geometria del compasso, non seguano affatto le proporzioni auree, che invece possono essere applicate per le forme “P”, “PG”, “G”, ne possiamo concludere che Stradivari nel corso della propria carriera di liutaio abbia fatto molti tentativi prima di arrivare ad una forma considerata definitiva, sulla quale abbia costruito un considerevole numero dei suoi strumenti.
Senz’altro un posto d’onore spetta alla forma “P” con cui Stradivari ha disegnato uno tra i più famosi violini in stile “amatisé”: il Toscano 1690, forse una delle più belle espressioni della grazia barocca in stile stradivariano, in cui il violino mostra ancora visibili richiami alle proporzioni e allo stile dettato dagli Amati.

Negli anni mi sono dedicato spesso alla realizzazione di violini con la forma “P” del Toscano 1690, riprendendone le proporzioni originali, ma adeguandone le bombature e le punte ai modelli più tardi e al mio gusto personale. Quindi, mai una copia, ma solo un’ispirazione a quel modello particolare, nessuna eccezione nemmeno quando con la forma “P” decisi di realizzare un violino in versione propriamente barocca di transizione, spinto anche dalla curiosità di verificarne il suono nel suo stato “originale”.
La forma “P” mi ha sempre restituito violini molto apprezzati dai musicisti, per la sua prontezza e brillantezza, non disgiunta da una particolare dolcezza timbrica e suonabilità. Se in un violino si ricerca un suono “classico” italiano archetipico, credo che la forma “P” rappresenti il compromesso ideale.
Mi sono divertito, oltre a realizzare violini con la forma “P” da me disegnata seguendo le proporzioni auree, anche a realizzarne qualcuno basandomi esclusivamente sulla fotografia a grandezza naturale pubblicata nel 1991 in una monografia dall’Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco, ma con la sola accortezza di utilizzare la fotografia al solo scopo di rilevare le curve e i centri di curvatura della forma: quindi, nessuna fotocopia di una fotografia da poter incollare a bella posta su un pezzo di compensato per ottenerne una forma.
Ebbene, il confronto tra i due disegni della forma “P”: quello realizzato attraverso una fotografia a grandezza reale e quello realizzato seguendo un disegno originale guidato dal metodo della sezione aurea, ha rivelato una sostanziale differenza della posizione dei cosiddetti punti critici distribuiti sull’asse principale della forma, quali i punti A, C, B, D, E, F, G, L, M, con la conseguenza di avere dinanzi due forme simili ma non coincidenti, cioè a dire che i violini risultanti evidenziassero non solo differenze sostanziali nella forma e nello stile, ma anche nelle proporzioni. Ed ovviamente anche nelle prestazioni.

Ignoro al momento se uno strumento disegnato con il metodo della sezione aurea sia per grazia divina, o della fisica, migliore di quello copiato da una fotografia, certamente nel disegno originale lo stile risultante appare coerente, i riferimenti alla posizione delle effe chiari e nella posizione in cui devono essere, la porzione centrale nei dovuti rapporti con i polmoni, i quali perfettamente proporzionati nella loro relazione.
Il disegno realizzato con i rapporti aurei è stato poi sovrapposto ad un CTscan del contorno fasce del Toscano 1690 contenuto in una monografia appositamente dedicata (Scrollavezza&Zanrè – 2017), in cui è evidenziata una coincidenza a dir poco sorprendente, con tutto che le punte nel disegno e le curve degli zocchetti di testa e di fondo della forma siano sempre soggette ad ampio arbitrio. Vale appena ricordare che il disegno con il metodo della sezione aurea è stato realizzato prima di qualsiasi sovrapposizione con fotografie e sezioni computerizzate dello strumento originali, queste ultime apparentemente scevre dai problemi di deformazione dovute alla fotografia e alla riproduzione tipografica.
